Posts Tagged 'allergia'

Allergia ai gatti, cosa fare?

Il disturbo che colpisce una persona su cinque può essere controllato.

I sintomi sono noti a tutti. Una serie infinita di starnuti, prurito agli occhi e problemi a respirare colpiscono circa il 20 per cento della popolazione che si scopre allergica ai gatti. Tuttavia, si può ovviare al problema senza rinunciare alla compagnia dei felini più amati dall’uomo. Uno dei massimi esperti mondiali, Robert Wood del Johns Hopkins Children’s Center di Baltimora, negli Stati Uniti, è convinto che con il ricorso a piccoli accorgimenti si può vivere in maniera serena la convivenza fra uomo e gatto, assodato il fatto che pochi rinunciano alla compagnia di quest’ultimo, nonostante i disagi: “la maggior parte delle persone che amano i gatti preferiscono soffrire o fare uso di medicinali, piuttosto che rinunciare al loro animale domestico”, dichiara il medico. L’allergia è determinata da un’intolleranza a una proteina presente all’interno della saliva dell’animale, che si deposita sul pelo per l’abitudine che hanno i gatti di leccarsi. Tuttavia, la proteina è troppo leggera per rimanere sul pelo e comincia a fluttuare nell’atmosfera, depositandosi di volta in volta su tappeti, divani e tessuti. La prima cosa da fare è senz’altro una pulizia regolare del proprio gatto con uno straccio umido, oltre che spazzolarlo almeno una volta alla settimana e lavare di frequente i cuscini e le copertine su cui dorme. Si possono poi utilizzare degli spray da vaporizzare sul pelo del gatto per contenere la presenza degli allergeni. È possibile, com’è ovvio, anche l’utilizzo di antistaminici specifici, ma una volta messi in atto questi accorgimenti, la maggior parte dei sintomi dovrebbero ridursi in maniera significativa e si potrà vivere con più tranquillità il rapporto con il proprio animale.

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Occhio all’allergia al sole

soleAttenti all’esposizione al sole se soffrite di fotodermatosi, l’allergia al sole. Quest’antipatica patologia rende intolleranti ai raggi solari e bastano pochi minuti d’esposizione per ritrovarsi la pelle coperta da vescicole e arrossata. Il problema riguarda soprattutto le giovani donne che hanno passato la pubertà (l’80 % dei pazienti), come ricorda, nel suo congresso annuale, la Società di Dermatologia medica (SIDeMaST). I medici segnalano che l’incidenza dell’allergia al sole è raddoppiata negli ultimi dieci anni, ma basterebbe mangiare più frutta e verdura per contrastare l’aumento dei casi. La fotodermatosi è un problema molto ignorato dalle persone comuni e, spesso, viene confuso con l’eritema solare, che fa accusare sintomi simili, come arrossamento e prurito dopo un’eccessiva esposizione al sole. Il coordinatore nazionale pro-tempore del Gruppo Italiano di Fotodermatologia (GIFDE), Antonello Baldo, segnala che i casi di fotodermatosi sono in aumento anche tra coloro che dovrebbero “curarsi” con la tintarella, come gli psoriasici, tra cui si registra un incremento del 7% delle allergie al sole, e le persone colpite da dermatite atopica. Non sono note e universalmente condivise le cause dell’allergia al sole: attualmente si pensa che alla base vi sia una predisposizione individuale, per cui chi si espone molto al sole, se non è incline alla fotodermatosi, non vede aumentare il proprio grado di rischio; al contrario, chi è predisposto all’allergia, diventa rosso con pochi minuti d’esposizione ai raggi solari. La colpa è anche della diffusione della mania della tintarella e della possibilità di fare viaggi in Paesi tropicali. Da non escludere, poi, l’effetto del sole diventato ‘più cattivo’ per l’assottigliamento della fascia d’ozono che filtra meno i raggi UV nocivi. Baldo spiega che bisogna evitare di fare “abbuffate” di sole in due-tre giorni, magari in un fine settimana al mare: tutto questo sole in così poco tempo fa male e rende la pelle più vulnerabile e intollerante. Da non dimenticare è, poi, che i danni solari si accumulano nel tempo nella nostra epidermide, che ne conserva memoria: da qui l’aumento dei casi di allergie e l’accresciuto rischio di melanomi. L’allergia al sole si manifesta con la bella stagione: tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. I sintomi, già citati e facilmente individuabili da un dermatologo esperto, sono l’arrossamento della pelle e la comparsa su essa di vescicole e bollicine. Nel nostro paese si riscontra, nella maggioranza dei casi, la forma meno aggressiva di fotodermatosi, per cui sono colpiti il décolleté e le braccia, ma viene risparmiato il viso. Secondo alcune stime il 15-20% degli italiani ha avuto un episodio di fotodermatosi che, nella metà dei casi, si ripresenta divenendo un problema abbastanza serio. ”Siamo di fronte ad un incredibile aumento delle fotodermatosi, una patologia emergente, quasi completamente ignorata dalla sanità pubblica perché viene considerata, a torto, minore”, ha spiegato Giovanni Leone, responsabile del servizio di Fotodermatologia dell’Istituto Dermatologico San Gallicano (IRCCS), di Roma e coordinatore del gruppo di Fotodermatologia della SIDeMaST. Le fotodermatosi, infatti, ”provocano sfoghi sulla pelle molto fastidiosi – continua Leone – chi ne è colpito deve usare cortisonici nella fase acuta e non può esporsi al sole. La qualità della vita peggiora e questo, generalmente, accade in periodi ‘strategici’ come quelli delle vacanze”. Per far fronte alla nuova emergenza, all’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, è nato un ambulatorio dedicato alle fotodermatosi, in cui sono a disposizione gli strumenti d’avanguardia per lo screening di queste affezioni. ”Nel nostro centro – precisa Leone – facciamo indagini sofisticate, attraverso un apparecchio speciale, il ‘simulatore solare’, in grado di riprodurre in laboratorio i raggi del sole. In questo modo realizziamo il check-up del fototipo, un esame indolore e non invasivo, che può stabilire con precisione come reagisce la pelle al sole. In base al risultato il medico può consigliare il filtro più adatto dell’esposizione solare”. E’ proprio sull’evoluzione dei filtri solari che puntano i ricercatori per bloccare la crescita esponenziale delle intolleranze al sole ed in particolare tramite l’assunzione di pastiglie per via orale. ”Ci aspettiamo molto, nel prossimo futuro, dalla fotoprotezione per via sistemica – continua Leone – cioè da quei prodotti che contribuiscono ad una protezione solare se presi per bocca”. ”Si tratta -prosegue l’esperto – di mix a base di antiossidanti, di derivati del betacarotene, di alcune vitamine. Oggi si cominciano a prendere circa un mese, o anche più, prima di esporsi al sole, ma non sostituiscono totalmente le creme. Piuttosto aiutano a difendere la pelle. Ma questo è un capitolo importante del prossimo futuro. Non a caso le ricerche sulla pillola protettiva contro il sole sono in continuo avanzamento”. Bisogna comunque evitare di ricorrere continuamente a farmaci e pasticche per ogni problema, anche per quello dei rischi derivanti dall’esposizione solare.

Cos’è la Fotodermatologia: Reazioni al sole, filtri solari, prevenzione dei danni legati ai raggi solari come l’invecchiamento della pelle, le macchie e persino i tumori cutanei. Sono alcuni argomenti studiati dalla fotodermatologia, quella branca delle dermatologia che si occupa degli effetti dei raggi ultravioletti, sia in negativo che in positivo. La prevenzione, dunque, non è l’unico obiettivo di questa specialità. Ci sono anche le terapie, ovvero la cura di malattie della pelle con i raggi ultravioletti. La fototerapia è molto utilizzata, in particolare, per due malattie: la psoriasi e la vitiligine, anche se oggi viene impiegata per curare persino particolari linfomi, la dermatite atopica, alcune allergie da contatto. L’evoluzione della disciplina è quella di utilizzare i raggi in modo sempre più circoscritto e mirato. Gli studi puntano, infatti, sulla messa a punto di luce molto selettive, che abbiano lunghezze d’onda che curano meglio e più velocemente, con meno danni sulla pelle.

Allergia da nichel cellulari per 10.000 Italiani

cellulareSono ormai oltre 10 mila gli italiani che soffrono di dermatite da telefono cellulare, scatenato dal nichel o, meno spesso, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Metalli presenti, secondo uno studio americano, in almeno la metà dei telefonino. Nonostante esistano norme europee che ne regolano le quantità massime in alcuni prodotti, come la bigiotteria, questo non avviene per i cellulari che restano a contatto con la pelle molto tempo durante la giornata. Più colpiti, infatti, proprio i giovanissimi che li usano per più di un’ora e mezza al giorno. Il dato sarà presentato all’84esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), che si terrà a Firenze la prossima settimana. “Sono sempre più numerosi i casi di pazienti che arrivano dal dermatologo con una dermatite localizzata intorno all’orecchio e sull’orecchio stesso – rivela Torello Lotti, presidente del Congresso e neoeletto presidente dell’International Society of Dermatology – e i segni sono quelli di una dermatite da contatto classica: arrossamento, prurito, vescicole. E la zona, molto circoscritta, aiuta a sospettare subito del cellulare”. La causa è la presenza di nichel o, in forma minore, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Praticamente tutti i casi si registrano infatti in soggetti allergici a uno di questi metalli, che secondo le stime più recenti, non sono tollerati da circa il 20 per cento della popolazione. E i due metalli sono spesso impiegati nei cellulari: secondo un’indagine recente condotta da un gruppo di ricercatori della Brown University del Rhode Island, negli Stati Uniti, un telefonino su due contiene nichel nel metallo attorno allo schermo, nella tastiera, nel logo. “Le normative della Comunità Europea impongono limiti ai contenuti di nichel in alcuni prodotti, ad esempio la bigiotteria, ma non esistono regole specifiche per i telefoni cellulari – prosegue Annarosa Virgili, direttrice della Clinica Dermatologica dell’Ospedale Universitario Sant’Anna di Ferrara – ma purtroppo è molto difficile, quando si acquista un telefonino, sapere se contiene nichel o cromo: meglio comunque, soprattutto se già è stata diagnosticata un’allergia da contatto, preferire cellulari che abbiano le parti esterne in plastica. In ogni caso si può fare un piccolo test per la presenza di nichel: in commercio sono disponibili semplici kit che consentono di rilevare la presenza del metallo. E se il telefonino dei desideri è a rischio e proprio non se ne può fare a meno, è meglio rivestirlo con una copertura protettiva in plastica o tessuto”. Per ridurre il rischio la soluzione è semplice: diminuire l’uso del cellulare e magari utilizzare gli auricolari, che generalmente non danno problemi di allergia. Una volta che la dermatite si è manifestata, bisogna intervenire con i classici farmaci impiegati in caso di allergie cutanee, come creme a base di antistaminici o cortisonici.

Starnuti di primavera: contro le allergie vaccini e antistaminici

allergia“Maledetta primavera”: per chi è vittima di allergie respiratorie il titolo della famosa canzone rischia di assumere tutt`altro significato. Insieme alle belle giornate, infatti, arrivano pollini e fioriture e il 15-20% degli italiani comincia a starnutire, ad avere gli occhi arrossati, a respirare con difficoltà, a soffrire di un più generale disagio fisico.

Donne e bambini i più colpiti –  Sono questi i sintomi della pollinosi, una delle malattie più diffuse in Italia, che colpisce ogni anno circa 9 milioni di individui, un numero che oltretutto sembra sia in costante incremento. Sono in particolare i più giovani e le donne a soffrire di questa forma di allergia stagionale: i fattori scatenanti dell`insorgere del disturbo sono di natura genetica e ambientale. “Le allergie – spiega Lucia Testoni, allergologa di Humanitas – sono scatenate dagli ‘allergeni’, sostanze, tra cui anche i pollini, capaci di indurre una risposta immunitaria di tipo allergico in un ospite suscettibile. Numerosi studi dimostrano che le caratteristiche genetiche dell’ospite sono molto importanti nello sviluppo di allergie, anche se attualmente non sono ancora stati ben definiti i geni coinvolti nelle reazioni”. 

Allergie: 7 consigli per difendersi. Guarda la fotogallery. 

Come combatterle – L`inquinamento atmosferico, il fumo di sigaretta e lo smog alterano sia i meccanismi di difesa dell`organismo sia i ritmi naturali dell`impollinazione: gli allergeni sono aumentati e il periodo durante il quale circolano nell`aria si è allungato. Combattere le allergie è possibile: una volta individuato l`allergene che ne è la causa, basta sottoporsi ad un vaccino specifico che, se è effettuato regolarmente per alcuni anni, può ridurre considerevolmente i sintomi. 

Il pronto-intervento – Quando invece l`attacco allergico arriva imprevisto, è necessario intervenire con le terapie ad hoc: “Sì ad antistaminici, quelli di ultima generazione danno sempre meno sonnolenza – prosegue Testoni – e alla terapia topica oculare, nasale o bronchiale con cromoni, cortisone o broncodilatatori, sempre a discrezione dello specialista curante”.

fonte SALUTE24.it


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