Posts Tagged 'allergie'

Insicuri del partner? Si rischia infarto o ictus

Ecco essere insicuri e sempre preoccupati per la fedeltà del proprio partner, sicuramente non fa bene al cuore. A scoprirlo è una ricerca canadese, pubblicata sulla rivista American Psychological Association. A essere preoccupati si rischia il 50% in più di avere un infarto o un ictus rispetto a chi vive dei rapporti più spensierati.
Lo studio ha preso in esame le pene d’amore di 5.645 persone tra i 18 e i 60 anni, passando ai raggi X lo stato di salute di tutti, soprattutto in relazione a malattie croniche come artrite, mal di schiena, emicrania, allergie stagionali e malattie cardiovascolari, compresa la pressione alta.
Queste ultime sono risultate associate maggiormente a quello che gli studiosi guidati da Lachlan McWilliams definiscono “attaccamento ansioso”, un sentimento di incertezza che porta il partner timoroso ad allontanarsi dagli altri.
“I risultati – spiega McWilliams sulle pagine della rivista – suggeriscono che l’attaccamento ansioso è un fattore di rischio per una vasta gamma di malattie”. Una conclusione che stimola a cercare “strumenti per migliorare la condizione psicologica, incrementando la salute”.

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Un esame del sangue predice le allergie

Basterà un esame del sangue per prevedere le allergie a cui andremo incontro. Lo afferma una ricerca svolta presso l’Università di Adelaide, in Australia, da un’équipe di immunologi guidata dal prof. Tony Ferrante. Secondo lo scienziato che lavora nel Pathology and the Children’s Research Centre dell’Università di Adelaide, il marcatore scoperto nel corso dello studio sarà in grado di stabilire fin dall’infanzia le possibilità di sviluppare un’allergia anche in età adulta.
Si tratta di una proteina presente nelle cellule immunitarie dei neonati che può predire la predisposizione o meno del bambino a future allergie. Nei bambini a rischio di allergia la cellula che segnala la presenza della proteina chinasi zeta C è a un livello molto più basso rispetto alla media. Ciò rende questo nuovo esame, secondo il prof. Ferrante, molto più significativo di altri indicatori come la verifica degli anticorpi IgE o la storia clinica della famiglia. Il team di ricerca del prof. Ferrante ha collaborato con altri centri australiani per mettere a punto un semplice esame del sangue che si serva del nuovo marcatore per stabilire con precisione il rischio di allergie nei bambini.
Gli stessi ricercatori stanno valutando la possibilità che supplementi dietetici a base di olio di pesce abbiano la capacità di ridurre tale rischio: “ci sono prove che i livelli di questo aumento della proteina viene incrementato con la supplementazione di olio di pesce per la protezione contro lo sviluppo di allergie”, ha dichiarato Ferrante.

In aumento allergie a dentiere e protesi anca, +6% l’anno

Allergici a dentiere, anche ‘artificiali’, stent, cerotti che rilasciano farmaci. E’ in aumento il numero di pazienti che non tollerano dispositivi medici come questi: una persona ogni mille, secondo le stime attuali. E le reazioni allergiche crescono del 6% l’anno. La pelle si arrossa, compare il prurito, a volte si fa perfino fatica a respirare, proprio come quando a far star male è qualcosa che abbiamo toccato o mangiato. Lo segnalano gli esperti riuniti per la Winter Academy of Dermatology, a Saint Moritz, dall’8 all’11 aprile. “I dispositivi che più spesso danno luogo a reazioni allergiche sono le protesi dentali e quelle ortopediche, ad esempio le sostituzioni di anca o di ginocchio – spiega Jana Hercogovà, presidente del congresso e ordinario di Dermatologia all’Università di Praga – Il motivo quasi sempre è rappresentato dalle componenti metalliche di questi dispositivi: nichel, titanio, cobalto, cromo, che possono essere presenti nella protesi e dare luogo a reazioni allergiche, possibili tuttavia anche nei confronti dei polimeri plastici impiegati in questi strumenti”. In Italia sono ormai 26 milioni le persone che portano una protesi dentale e oltre un milione i pazienti che hanno ricevuto una protesi ortopedica, in crescita al ritmo di 180 mila nuove protesi articolari impiantate ogni anno. “Con un ‘bacino’ di utenti che man mano si è sempre più allargato, le allergie ai dispositivi medici si manifestano oggi con maggiore frequenza”, afferma l’esperto. Sono possibili anche reazioni allergiche ai pacemaker, ai defibrillatori e agli stent intravascolari impiegati per la terapia di aritmie, coronaropatie e infarto: secondo un’indagine condotta dalla Northwestern University di Chicago su oltre 5.700 persone che avevano ricevuto uno stent, le reazioni di ipersensibilità colpiscono un paziente ogni trecento e sono addirittura fatali in un caso su 1.500. A causarle sono spesso i polimeri che ricoprono lo stent: materiali di sintesi, per lo più innovativi, di cui di rado si conosce il profilo allergenico.

Altrettanto ‘pericolosi’, avvertono gli esperti, i cerotti transdermici, le cannule per ossigenoterapia, i sacchetti per colostomia: questi dispositivi possono rilasciare infatti sostanze allergizzanti come idrossipropilcellulosa, acrilati, gomme, limonene e resine epossidiche che, nei soggetti sensibili, danno luogo a dermatiti da contatto. “E’ importante essere consapevoli della possibilità di allergie a dispositivi medici”, sottolinea Gino Vena, ordinario di Dermatologia all’Università di Bari. “Sarebbe infatti opportuno, prima di impiantare una protesi o di utilizzare un dispositivo medico qualsiasi – prosegue – fare un ‘patch test’ allergico classico impiegando i materiali che compongono il dispositivo stesso. Questa precauzione è particolarmente utile in chi ha già manifestato allergie o dermatiti da contatto. Le reazioni infatti possono spesso essere gestite con cortisonici o ciclosporina, ma in alcuni casi è necessaria la rimozione dell’impianto: se si tratta di protesi articolari o di stent, pacemaker e defibrillatori ciò può essere assai problematico. Per questo è consigliabile una valutazione preventiva”, conclude Vena.

Fonte Adnkronos Salute

Allergie: è il loro momento

Come ogni anno l’arrivo della primavera ci dona il miracolo del rinnovamento e della rigenerazione della natura. Questo fermento creativo porta però con sé anche la silenziosa e invisibile diffusione dei pollini liberati nell’aria.

È un momento atteso con una comprensibile preoccupazione da chi soffre di allergie stagionali. La primavera è il periodo in cui le allergie esplodono. Il sistema immunitario fatica ad adattarsi ai cambiamenti meteorologici e ambientali, irrigidendosi in una sorta di eccessiva autodifesa contro tutto ciò che vive come “altro da sé” e quindi nemico. E gli organi-bersaglio sono proprio quelli deputati allo scambio con l’esterno, primi fra gli altri le vie respiratorie. Starnuti, naso che gocciola, congestione e ostruzione nasale, lacrimazione agli occhi sono i “classici” sintomi del raffreddore da fieno, spesso accompagnato anche da prurito al naso e alla gola, cefalea e senso di intontimento. Vi proponiamo tutti i rimedi naturali più efficaci nella prevenzione e nella cura di questo sgradevole regalo di stagione.

Stop al raffreddore da fieno

Il Ribes Nigrum è il rimedio naturale consigliato per combattere il raffreddore da fieno. I suoi principi attivi stimolano le ghiandole surrenali, incentivando la produzione di cortisolo, che, attivato naturalmente, aumenta senza superare il livello ben tollerato dall’organismo. Questo non accade con la somministrazione chimica di cortisone, che presenta sgradevoli effetti collaterali (tra cui gonfiore e abbassamento delle difese immunitarie). Ottimo per dermatiti anche ed eczema, svolge un’azione specifica contro il raffreddore da fieno, le congiuntiviti e la bronchite allergica.

Dosi consigliate: si usa sotto forma di gemmo-derivato. La posologia prevede dalle 20 alle 50 gocce di macerato glicerinato sciolte in acqua, 2/3 volte al giorno, per salire poi dalle 30 alle 70 gocce nelle fasi più critiche. In questo caso, se la crisi allergica è molto forte, le gocce si possono assumere sotto la lingua, per favorire un immediato assorbimento. Se gli strascichi dell’allergia, come tosse secca e raucedine, faticano a risolversi, il Ribes si può associare a Rosa canina, da assumere in queste dosi: macerato glicerinato I DH: 50 gocce 1-2 volte al giorno; nei bambini 30-40 gocce 1 volta al giorno.

Un altro efficace trattamento locale della rinite, molto indicato per i raffreddori per bambini, è costituito da applicazioni di un “composto” a base di rimedi omeopatici come Eophorbium, Luffa, Pulsatilla e Mercurius, ad azione specifica su secrezioni, mucosità a catarro nasale.

Come fare. Nebulizzare 2 o 3 spruzzi di Euphorbium compositum spray in ogni narice, 5 o 6 volte al giorno. Per i bambini piccoli ridurre l’applicazione a 3-4 volte al giorno.

L’alimentazione anti allergie

– Chi soffre di rinite dovrebbe astenersi dagli alimenti a “rischio”, che spesso scatenano reazioni allergiche. Quindi, al bando latte e latticini, cioccolato e tutto ciò che contiene zucchero, gelati e bibite fredde.

– Bene le cipolle, crude in insalata o cotte al forno con rosmarino i carta stagnola. Nelle cipolle infatti si trovano composti solforati che inibiscono la risposta allergica e infiammatoria caratteristica delle allergie. Inoltre, depurano l’intestino e contengono vitamina C e sali minerali. Se ne suggerisce quindi un impiego abbondante, in tutte le varietà (gialla, rossa, bianca).

– Come condimenti, consigliamo l’aglio con verdure e farinacei, eil limone su carni bianche e insalate: il primo equilibra le difese immunitarie, il secondo abbassa i livelli di istamina, che fa arrossare gli occhi e colare il naso.

Fonte RIZA.it

Uno studio statunitense dimostra come i broccoli e i cavoletti aiutino allergici e asmatici

Le persone che soffrono di allergie nasali e asma dovrebbero aggiungere un po’ di broccoli nella loro dieta abituale. Lo scoprono alcuni ricercatori dell’Università della California guidati da Marc Riedl che hanno studiato 65 volontari in buone condizioni di salute ai quali è stato somministrato un preparato a base di broccoli oppure un placebo. Dalle osservazioni dei ricercatori sarebbe emerso che proprio questi ortaggi (insieme ad altri della stessa famiglia delle crocifere come i cavoletti di Bruxelles) riescono a calmare le infiammazioni alle vie aree superiori. Merito, ipotizzano gli scienziati, del sulforano che provoca un aumento degli enzimi antiossidanti che aiutano a contenere il danno cellulare e le infiammazioni ai tessuti causate dallo stress ossidativo, frutto dell’inquinamento dell’aria e degli allergeni ambientali. La ricerca, pubblicata su Clinical Immunology, pone l’accento sui benefici effetti delle crocifere sulla difesa delle vie respiratorie: lo scienziato californiano ha spiegato che il prossimo passo sarà finalizzato a comprendere quali dosi di sulforano siano sufficienti per ottenere la prima immediata azione positiva.

Parliamo di Allergie con …

Tratteremo di ALLERGIE con il dott. Giorgio Ciaccio, medico esperto in Agopuntura ed Omeopatia, Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Naturale nostro Ospite in GALENOsalute.

Cosa sono e come si presentano | Le allergie sono una eccessiva reazione a sostanze che in generale non sono pericolose per l’uomo, dato che costituiscono una risposta immunitaria parossistica rispetto al normale. Normalmente il sistema immunitario ci protegge da organismi patogeni, quali batteri, virus o sostanze tossiche. L’allergia, invece, è la risposta che un sistema immunitario ipersensibile rivolge verso organismi non patogeni. È la prima esposizione all’allergene che provoca nell’individuo la reazione allergica e fa sì che esso riconosca l’allergene ogni qualvolta ne verrà a contatto in seguito. Infatti i sintomi si presentano alla seconda esposizione e a quelle successive, e dipendono strettamente non solo dall’allergene in questione, ma anche dalla parte del corpo colpita e dall’intensità della risposta immunitaria. Quando l’allergene viene a contatto con il sistema immunitario di un individuo, stimola la produzione di anticorpi, i quali si legano a cellule contenenti istamina. È la produzione di questa sostanza che provoca nel paziente allergico i tipici sintomi: prurito, gonfiore ai tessuti colpiti, ipersecrezione di muco, spasmi muscolari. La severità e la varietà di questi sintomi è fortemente soggettiva perché varia a seconda della persona colpita. Gli allergeni più comuni sono il cibo, i farmaci, alcune sostanze contenute nei cosmetici, alcuni metalli contenuti nella gioielleria o nella bigiotteria, le punture di insetti, gli acari della polvere, i pollini e le muffe, gli animali domestici.

Prevenzione | È accertato che i bambini che sono stati allattati al seno materno hanno minori probabilità di essere soggetti da allergie; se le madri che non hanno fatto uso di alcuni alimenti durante l’allattamento, quali latte vaccino, uova, noci ed arachidi, riescono ad abbassare ancora di più le probabilità, nei propri figli, di contrarre un’allergia, compreso l’eczema. Se si è già scatenata un’allergia soltanto un’adeguata terapia e la possibilità di evitare il contatto con gli allergeni che la scatenano potrà ridurre al minimo il ritorno delle crisi allergiche in futuro.

Sintomi | I sintomi possono variare in intensità e tipologia a seconda della reazione, della parte colpita e della sensibilità del sistema immunitario del paziente. In generale, però, alcuni sintomi sono comuni: si possono verificare rinite, tosse, difficoltà nella respirazione, un’aumentata lacrimazione, prurito dove c’è stato il contatto (occhi, naso, gola, pelle in generale), rash cutanei, vomito, diarrea, mal di testa.

allergia-testsEsami | Per formulare la diagnosi di allergia è innanzitutto importante tenere conto della storia clinica del paziente (periodo e stagione di esposizione all’allergene, lavoro, tempo libero, presenza di animali in casa). Il colloquio con il paziente va integrato con i test allergici, cutanei o del sangue. Questi test servono fondamentalmente ad avere una conferma dell’allergia in atto e a cercare l’allergene che l’ha scatenata. Per esempio, alti livelli di anticorpi ed immunoglobuline (specialmente IgE) oppure un aumento di eosinofili stanno ad indicare che il sistema immunitario è già venuto a contatto con l’allergene. I test cutanei, ad ogni modo, sono i test per eccellenza volti alla ricerca degli allergeni e possono essere anche utilizzati su neonati e bambini perché fondamentalmente innocui. Quando, invece, l’allergene potrebbe essere un farmaco oppure un alimento, si preferisce utilizzare il test di eliminazione o di provocazione: la sostanza sospetta viene rispettivamente sospesa oppure introdotta nella terapia (nel caso di farmaci) o nella dieta (nel caso di alimenti) del paziente in attesa di una riduzione o esacerbazione della risposta immunitaria.

Terapia | Solitamente si distingue una terapia a breve termine, che tende ad eliminare i sintomi immediati, ed una a lungo termine, che ha invece come scopo quello di impedire future crisi allergiche. In generale le allergie vengono curate con i farmaci antistaminici, che riescono ad alleviare i sintomi lievi e moderati ma che, purtroppo, causano sonnolenza, quindi non sono indicati se si svolgono mestieri con attrezzature potenzialmente pericolose, o se si guida, o in qualsiasi altra occasione in cui l’attenzione è un requisito essenziale. Per quanto riguarda la congestione nasale è consigliabile utilizzare prodotti decongestionanti, anche se bisogna fare attenzione all’uso cronico di questi spray, che può causare assuefazione. In ogni caso evitare il contatto con l’allergene resta di gran lunga il miglior trattamento dell’allergia (soprattutto se si tratta di allergie alimentari o farmacologiche). Un altro tipo di trattamento a lungo termine è rappresentato dall’immunoterapia. L’immunoterapia consiste in diverse iniezioni nel tempo di dosi sempre più alte dell’allergene che scatena la reazione, in modo da desensibilizzare l’organismo verso quella sostanza. Vengono effettuate delle iniezioni sottocutanee di concentrazioni di allergene che provocano una diminuzione delle IgE ed un aumento delle IgG. Molti pazienti hanno trovato giovamento da questo tipo di trattamento, ed alcuni di essi hanno sperimentato una diminuzione nei sintomi dell’allergia già a distanza di un anno dall’inizio della terapia. Solitamente l’immunoterapia viene sospesa dopo 3 anni; sebbene alcuni pazienti abbiano avuto buoni risultati anche dopo la sospensione del trattamento, ve ne sono altri che, invece, hanno constatato un peggioramento dei sintomi. Nella maggior parte dei casi, comunque, l’immunoterapia si è rivelata una terapia efficace nella cura di rinite allergica, asma e punture d’insetti.

Prognosi | La maggior parte delle allergie viene curata tempestivamente e con successo, ma solo per quanto riguarda la crisi presente; un futuro contatto con l’allergene scatenerà comunque un’altra crisi. La desensibilizzazione del sistema immunitario operata grazie all’immunoterapia può essere un ottimo metodo per prevenire future crisi allergiche, ma bisogna tener conto che le iniezioni possono provocare rash cutanei o, in alcuni soggetti, anche uno shock anafilattico. In ogni caso questo metodo può essere utilizzato soltanto per alcuni allergeni, come pollini, polvere e simili, ma non, ad esempio, per le allergie alimentari. È anche vero però che l’immunoterapia si rivela efficace nei due terzi dei casi, sebbene richieda un trattamento a lungo termine.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

 

Parliamo di Allergie ed Intolleranze Alimentari con …

Questa settimana tratteremo di ALLERGIE ed INTOLLERANZE ALIMENTARI con il dott. Giorgio Ciaccio, medico specialista in Anestesia e Rianimazione, esperto in Agopuntura ed Omeopatia, Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Naturale nostro Ospite in GALENOsalute.

Ascolta l’audio-intervista con il dott. Ciaccio realizzata dalla Redazione di Marsala.it

alimentiNoi siamo quello che mangiamo! Pertanto l’uso di cibi non tollerati dal nostro organismo è la prima causa del nostro malessere. Le Intolleranze alimentari sono troppo spesso vengono trascurate sia dal paziente che dalla medicina tradizionale. Si sente spesso parlare di allergie ed intolleranze alimentari quasi come fossero sinonimi, mentre in realtà sono due patologie ben distinte anche se talvolta possono manifestare alcuni sintomi simili. Sicuramente, da recenti studi, sia le allergie che le intolleranze alimentari appaiono in costante crescita nella popolazione adulta e appaiono collegate alle nostre abitudini alimentari. Quando si può parlare di allergia alimentare e quando, invece, è più corretto usare il termine intolleranza alimentare?

Vediamo le differenze che contraddistinguono queste due patologie.

ALLERGIE ALIMENTARI | Nella allergie alimentari i disturbi si manifestano rapidamente, subito dopo l’ingestione di un particolare alimento ed è quindi più facile collegarli al cibo ingerito. Le reazioni dell’organismo oltre ad essere immediate sono, di solito, violente e ripetute ad ogni assunzione. Di solito rispondono ai tradizionali Test Allergici Cutanei e quindi, sono anche relativamente più facili da individuare. Sono molto meno frequenti delle intolleranze alimentari. I sintomi delle allergie alimentari sono simili a quelle di chi soffre di allergia ai pollini: arrossamenti pruriginosi della pelle, eczemi, gonfiori, orticaria e dermatiti; ma anche irritazione delle labbra e della bocca o problemi respiratori (riniti, congiuntiviti, asma) o problemi gastrointestinali (nausea, vomito, dolori addominali e diarrea), shock Anafilattico. Un esempio classico di allergia alimentare è quello di chi allergico alla fragole né mangia anche solo un pezzettino e dopo pochi minuti tutto il suo corpo sarà coperto di orticaria. I cibi tendenzialmente allergizzanti possono essere: pesce, arance, uova, soia, latte vaccino, pesche, kiwi, crostacei, fragole, pesche, pomodoro ecc. Per individuarle è necessario effettuare i tradizionali test per le allergie (prick test sulla pelle o Prist e Rast su sangue). L’unica terapia ovviamente consiste nell’escludere l’alimento verso cui la persona è allergica dalla dieta, per sempre.

INTOLLERANZE ALIMENTARI | I disturbi da Intolleranze alimentari invece compaiono dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile. Accade, infatti, che l’organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo. Sono molto frequenti. Si calcola che l’1% della popolazione italiana né soffra e sembrano essere in continuo aumento. Spesso sono correlate a disordini del peso Corporeo (soprappeso, cellulite, eccessiva magrezza, etc.), sia in eccesso che in difetto. I disturbi legati alle intolleranze sono diversi da quelli delle allergie, sono meno acuti, tendono a ripetersi nel tempo e sono difficilmente collegabili all’assunzione di un determinato alimento. Si manifesta quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, etc.) o tosse,tonsilliti a ripetizione, rinite e asma. Esse sono riconducibili all’accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di Ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la “dose soglia”. A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa “improvvisamente” diventare intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio pluriquotidianamente (frumento, olio di oliva, latticini, etc.). Non è semplice individuare l’intolleranza alimentare visto che, come abbiamo visto, non provoca sintomi precisi, unici e riconducibili facilmente ad essa. Statisticamente gli alimenti che più frequentemente possono causare intolleranza sono: latte e latticini, lieviti, frumento, olio di oliva, pomodoro, etc. Vi sono attualmente diversi esami per “scoprire” se si soffre di una intolleranza alimentare ma senz’altro il più preciso ed affidabile è il Test delle Intolleranze mediante apparecchiature di EAV o Bicom. Con questo sistema in poco tempo possiamo fare un check-up bioenergetico e disegnare una mappa alimentare del paziente sulla quale impostare poi un’adeguata dieta. Per la terapia delle Intolleranze l’esclusione dell’alimento dalla dieta è temporaneo e non definitivo come nelle allergie. Infatti per ottenere un miglioramento del quadro sintomatologico, è necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall’assunzione del cibo incriminato anche nelle sue forme nascoste (es. siero del latte usato come conservante nel prosciutto cotto). Inoltre, nei casi più gravi, delle sedute con apparecchiatura Biorisonanza-Bicom aiuteranno a risolvere nel più breve tempo i disturbi legati alle intolleranze ed il paziente potrà tornare ad assumere l’alimento prima escluso.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.



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