Posts Tagged 'anoressia'

Disturbi alimentari: curarli con la realtà virtuale

 

Le persone affette da disturbi alimentari generano le stesse risposte emotive di fronte al cibo, a prescindere dal fatto che esso sia vero o virtuale. Lo ha scoperto Alessandra Gorini dell’Istituto Auxologico di Milano, nel corso di uno studio internazionale i cui risultati sono stati pubblicati negli Annals of General Psychiatry.

“Anche se preliminari, i nostri dati dimostrano che gli stimoli virtuali sono efficaci quanto quelli reali, e che funzionano meglio delle immagini statiche nella generazione di risposte emotive nei pazienti con disordini alimentari”, ha affermato la scienziata.

Gruppi di donne colpite da anoressia e bulimia hanno così fornito risposte al cibo presentato realmente, virtualmente (per mezzo di un computer) e tramite fotografie; confrontando tali risposte e analizzando il battito cardiaco e la conduttanza cutanea, i ricercatori hanno scoperto che il livello di stress è statisticamente identico sia nella realtà virtuale che nella reale esposizione al cibo.

Grazie a questa scoperta della Gorini e del suo team, i medici potranno impiegare la realtà virtuale per effettuare screening, per valutare e quindi trattare le reazioni emotive provocate da specifici stimoli in quei pazienti affetti da disturbi dell’alimentazione.

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Riconoscere i segnali meno noti della celiachia

celiachiaUn fastidioso gonfiore persistente dopo ogni pasto, un disturbo gastrointestinale che non vuole andare via: sono questi i segnali più conosciuti della celiachia, l’intolleranza permanente al glutine che determina un’infiammazione cronica e il progressivo danneggiamento della mucosa intestinale. In Italia sanno di esserlo 75.000 persone, ma circa 500.000 aspettano ancora la giusta diagnosi: l’iter diagnostico dei pazienti parte quasi sempre dal medico di medicina generale, soprattutto nel caso di pazienti adulti. Tuttavia, se i malesseri tipici sono facilmente identificabili e noti, non sempre i segnali della celiachia sono così chiari ed evidenti.
I sintomi della celiachia possono essere infatti estremamente vari, ed in alcuni casi, a prima vista assenti. Accanto alla sintomatologia gastrointestinale più evidente esiste una enorme varietà di sintomi extraintestinali, che generalmente si presentano in età adulta, come la dermatite erpetiforme, la poliabortività, l’osteoporosi. Solo un ascolto attento e profondo, al momento dell’anamnesi, ai disturbi del paziente può far comprendere al medico di famiglia che si possa trattare proprio di intolleranza al glutine.
“Sotto l’etichetta dei cosiddetti “sintomi extraintestinali” della celiachia si raccolgono in realtà la maggior parte delle situazioni in cui si trovano i pazienti adulti – afferma il Dottor Giuseppe Caula, gastroenterologo presso la Divisione di Medicina Interna Presidio Ospedaliero Valdese ASL TO1 di Torino e membro del comitato scientifico Dr Schär (un’azienda che produce alimenti senza glutine, ndr) – Molto spesso pazienti di questo tipo arrivano ad una diagnosi definitiva solo dopo un lungo percorso punteggiato da numerosi – e spesso costosi – esami clinici per verificare patologie differenti. Al contrario, un’ipotesi di diagnosi di celiachia che partisse tempestivamente già dal medico di medicina generale o dallo specialista potrebbe ridurre sia l’impatto economico e sociale per il SSN sia il costo emotivo di pazienti che spesso soffrono a lungo prima di iniziare a migliorare adottando la dieta senza glutine”.
Per favorire un approccio di ascolto “tradizionale” al momento dell’anamnesi del paziente possono essere seguite poche linee guida, che possano aiutare i medici di medicina generale o gli specialisti a “sospettare” di una possibile celiachia e richiedere, oltre agli esami specifici per i sintomi in questione, anche il dosaggio degli anticorpi che marcano l’intolleranza.

SINTOMI EXTRAINTESTINALI E SPECIALISTA DI RIFERIMENTO:
Poliabortività: ginecologo.
Riduzione della fertilità: ginecologo.
Epilessia: neurologo.
Artriti e artralgie: reumatologo.
Alterazioni dello smalto dentario: odontoiatra.
Ipertransaminasemia: gastroenterologo.
Cefalea: neurologo.
Epilessia: endocrinologo.
Astenia: internista.
Anemia: ematologo, internista, gastroenterologo.
Alopecia: dermatologo.
Dermatite erpetiforme: dermatologo.
Malattie autoimmuni: internista.
Malattia di Down: pediatra.

La necessità di mantenere costante l’attenzione ai sintomi della celiachia non è legata ad un intervallo d’età. I risultati di uno studio americano condotto sui sieri presi nel 1974 e successivamente nel 1989 sullo stesso campione di abitanti del Maryland hanno provato infatti che negli ultimi 30 anni la prevalenza della celiachia è più che raddoppiata e che lo sviluppo dell’intolleranza può avvenire anche in tarda età. “Non esiste un’età in cui si può escludere che, nei soggetti predisposti geneticamente, non possa manifestarsi l’intolleranza al glutine. Nel campione americano da noi indagato, ad esempio, erano presenti individui che negli anni ‘70 avevano oltre 40 anni e che dopo 15 anni sono risultati celiaci – ha dichiarato il Professor Carlo Catassi dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, coautore dello studio, in pubblicazione nei prossimi mesi e membro del comitato scientifico di Dr Schär – A meno che non si escluda la possibilità con uno screening genetico, la negatività del test non elimina la possibilità di un esito positivo dopo qualche anno”.

La celiachia è un’enteropatia permanente al glutine che determina una reazione immunitaria a livello dell’intestino, con conseguente infiammazione cronica e atrofia dei villi intestinali. Nel bambino i sintomi più comuni sono rappresentati da diarrea e arresto della crescita, mentre nell’adulto la malattia si può presentare sia con sintomi gastrointestinali quali la diarrea, anoressia, nausea, vomito, dolori addominali ricorrenti sia con sintomi extraintestinali che non sempre possono fare pensare in prima ipotesi alla malattia, come bassa statura, anemia da carenza di ferro, rachitismo, osteoporosi, ritardo puberale, stipsi, idiopatica, sindromi emorragiche, alopecia, astenia, cefalea. L’incidenza del problema è in aumento, con 5.000 nuove diagnosi ogni anno.
A oggi, l’unica terapia efficace è una dieta assolutamente priva di glutine: non solo pertanto, alimenti a base di farina, come pane e dolci, ma anche cibi che nella loro fabbricazione e confezionamento possono essere stati contaminati da piccole quantità di glutine.

Consulta il nostro Ospite Specialista, dott. Giorgio Ciaccio.

Anoressia: un sito contro la malattia

Combattere la malattia con lo stesso linguaggio di chi ne è affetto: è questo il presupposto su cui si basa il nuovo portale contro i disturbi alimentari, www.timshel.it, creato grazie alla collaborazione tra i medici dell`ospedale Bambino Gesù di Roma e gli esperti del ministero del Welfare e della Gioventù. Il sito si propone come strumento di aiuto e sostegno per i tre milioni di italiani che soffrono di anoressia o bulimia, due milioni dei quali donne tra i 13 e i 35 anni, anche se bambini, maschi e over 40 che soffrono di questo genere di disturbi sono in aumento. “Generalmente si tratta di malattie che compaiono la prima volta durante l`adolescenza – spiega infatti Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù – ma ci capita sempre più spesso di vedere bambini  di 10-11 anni di sesso maschile affetti da questa malattia”. Malattia, oltretutto, è bene precisarlo, che può condurre alla morte: il 18% delle anoressiche perde la vita per complicazioni e problemi originati dal disturbo alimentare, così come l`1-3% delle bulimiche. Timshel significa “tu puoi” in ebraico, un nome scelto per attirare tutti coloro che cercano in rete suggerimenti sempre più estremi per dimagrire fino a scomparire. “Ana” e “Mia”, anoressia e bulimia, sono diventate infatti negli ultimi tempi divinità che reclutano adepti su internet: sono circa 300 mila infatti i siti e i blog tramite cui giovani e giovanissime si scambiano in chat e forum consigli su come nascondere la malattia ai propri genitori, incoraggiandosi e fomentandosi a vicenda. Un sito che si configura, quindi, come spazio di confronto per fornire sostegno medico e psicologico a chi è affetto dal disturbo e a familiari e amici di anoressici e bulimici, grazie alle testimonianze di chi ne è venuto fuori, a consigli da seguire per riequilibrare la propria dieta, all`uso di un linguaggio condiviso dai giovani.

Consulta i nostri Specialisti, chiama il n. 0923 714 660!

Parliamo di Anoressia e Bulimia con …

Questa settimana tratteremo di ANORESSIA e BULIMIA con la dott.ssa Federica Salomone, Psicologa, Esperta nei disturbi del comportamento alimentare, in psicoterapia sistemico-relazionale ed in psicoterapia di coppia, famiglie, ed adolescenti, nostro Ospite in GALENOsalute.

Da circa cinquant’anni il rapporto dell’uomo con l’alimentazione si è complicato. Si mangia e ci si guarda allo specchio stretti nella morsa di due forti pressioni: da un lato l’ampia e variegata offerta di cibo, dall’altro il culto estetico della magrezza. Numerosi sono oggi i giovani insoddisfatti del loro aspetto e pronti a seguire diete non necessarie, a sottoporsi ad esercizi fisici eccessivi e ad interventi estetici, nell’illusione di poter migliorare il rapporto con se stessi, con gli altri, con la vita.
Molti studi dimostrano come l’estrema valorizzazione della magrezza abbia un ruolo primario nello sviluppo e nella diffusione dei disturbi del comportamento alimentare. Sembra che l’estetica del “bello” e del “magro” sia diventata un nuovo valore sociale. Oggi, per molti giovani, un momento di socializzazione è andare in palestra per fare ore di attività per lo più ossessiva, parlare di cibo, ma non mangiare. Conoscere i disturbi alimentari probabilmente non basta a prevenirli, tuttavia la diffusione di informazioni corrette è utile per produrre conoscenza e consapevolezza. 

I disturbi del comportamento alimentare sono caratterizzati da un profondo disagio con il cibo e con il corpo, insorgono per lo più nell’adolescenza e hanno maggiore incidenza nella popolazione femminile. Una caratteristica che accomuna tali patologie è il disagio che il soggetto prova per la propria immagine a tal punto che il peso e le forme del corpo diventano l’unico indice di valore personale. 

Due sono i principali disturbi alimentari: anoressia nervosa e bulimia nervosa; la prima, caratterizzata dalla restrizione alimentare fino al digiuno, dalla scomparsa (nelle donne) del ciclo mestruale, spesso associata ad iperattività, è esteriormente più visibile; la seconda, presente per lo più in soggetti normopeso, è più difficile da individuare; si manifesta con due comportamenti tipici: l’abbuffata, ovvero l’ingestione di grandi quantità di cibo, e le condotte di compenso, cioè tutti quei comportamenti messi in atto nel tentativo di eliminare il cibo ingerito. Ciò che può aiutare a distinguere la vera patologia da una semplice alterazione del comportamento alimentare è la valutazione della qualità della vita del soggetto. Spesso, infatti, troviamo una forte tendenza al controllo ossessivo in quasi tutti gli ambiti della vita ed un certo grado di isolamento sociale. 

I disturbi del comportamento alimentare possono avere molteplici cause, come molteplici sono gli effetti che tali patologie producono all’interno di una famiglia, modificandone il quotidiano, le relazioni, la struttura. La patologia diventa, infatti, il nucleo attraverso cui ruota tutta la vita familiare, aumentano iperprotettività e coinvolgimento, i ruoli non sono più ben definiti, le relazioni divengono assai disturbate. Tuttavia, attraverso il supporto terapeutico, si può aiutare la famiglia ad evitare ed ostacolare quei comportamenti che favoriscono il mantenimento della patologia; la famiglia può così diventare una valida risorsa utile alla terapia. 

Per quanto riguarda la cura dei disturbi del comportamento alimentare, esistono diversi livelli e modalità; la terapia deve comunque essere specifica per quel determinato paziente e adeguata alla situazione, avendo ben presente la storia personale del soggetto. Il principale trattamento è la psicoterapia, associata spesso a supporti farmacologici, nutrizionali, pedagogici. I trattamenti possono essere di tipo ambulatoriale o prevedere, nei casi più gravi, il ricovero in centri specializzati. Per valutare le singole esigenze di cura bisogna, innanzitutto, aver chiare le condizioni fisiche del paziente, la sua motivazione e capacità di collaborazione, il supporto che la famiglia è in grado di offrire ed è disposta ad offrire, eventuali comorbidità psichiatriche. Per correttezza, è giusto dire che la guarigione è un processo molto lento e difficile, ma tuttavia assolutamente possibile, almeno nel 70 per cento dei casi. Il percorso può essere segnato da ricadute, solo degli “scivoloni”, però non tali da segnare un ritorno indietro.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna


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