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Scoperto il gene della fertilità e dell’appetito

Il solido rapporto tra il cibo e la riproduzione, e ovviamente lo stato di nutrizione, viene chiarito e ancora una volta confermato attraverso uno studio condotto dal Salk Institute californiano. Il risultato di questo studio condotto su topi mette in evidenza il ruolo della leptina, ormone coinvolto nel peso e del gene TORC1 implicato nell’appetito e nella fertilità. Il Gene Torc1 funzionerebbe come un interruttore capace di spegnersi quando c’è mancanza di appetito e malnutrizione, questo meccanismo infatti regola la riproduzione impedendo che avvenga il concepimento quando non ci sono sostentamenti per il piccolo nascituro. Sembrerebbero inoltre implicati anche altri due geni Cart e Kiss1, rispettivamente deputati alla fame e alla riproduzione. La scoperta pubblicata su Nature Medicine, una volta confermata sull’uomo, sembra molto interessante per la possibile introduzione di un farmaco capace di intervenire su questo gene responsabile dell’obesità e della fertilità.


Stomaco chiama, cervello risponde: un ormone attiva la fame

Bimbo che mangiaVerso l’ora dei pasti, un ormone andrebbe a “dire” al cervello che lo stomaco “ha fame”. È quanto sostengono su Proceedings of the National Academy of Sciences i ricercatori della Columbia University e della Rockefeller University di New York (Usa), secondo cui sarebbe l’ormone chiamato grelina a stabilire l’orario di colazione, pranzo e cena.

“La grelina – spiega Donald W. Pfaff , ricercatore della Rockefeller University – viene rilasciata dalle cellule dello stomaco e viaggia attraverso il flusso sanguigno fino al cervello, dove influenza il processo decisionale delle cellule cerebrali riguardante la necessità di assumere cibo”.

La ricerca è stata condotta su due gruppi di topi, uno di controllo e uno composto da roditori geneticamente modificati e privati del recettore che riconosce la grelina. Durante lo studio gli esperti hanno osservato che i topi privi del recettore iniziavano a cercare il cibo molto più tardi e in misura inferiore rispetto agli altri. Gli scienziati, hanno anche dimostrato che l’ormone viene messo in circolazione prima dei pasti, e che, una volta rilasciato, stuzzicava l`appetito dei topi, spingendoli a cercare attivamente il cibo e a consumarlo, pur non avendo fame.

Secondo i ricercatori lo stomaco, tramite la grelina, comunicherebbe al cervello che è giunta l’ora di mangiare, influenzando il nostro orologio interno. “Se si mangia di continuo – afferma Rae Silver, capo del Laboratory of Neurobiology and Behavior della Columbia University – la secrezione di grelina non viene controllata in modo adeguato, per cui è un bene consumare i pasti in orari regolari”. Lo studio apre la strada alla sperimentazione di nuovi medicinali basati sulla grelina che “a differenza dei farmaci che si concentrano sulla sazietà – conlude l’esperto -, avranno l’obiettivo di contenere l`appetito”.

Mangi e dimagrisci: ecco i cibi che spengono la fame

All’Institute of Food Research di Norwich, in Inghilterra, un team di ricercatori sta lavorando per esaudire un sogno. L’obiettivo è quello di modificare i cibi in modo da renderli capaci di rallentare il sistema digerente e sopprimere il segnale di appetito che viene inviato al cervello. In  pratica si tratta di spegnere l’interruttore della fame. Secondo Peter Wilde, coordinatore della ricerca,  “sarà possibile costruire cibi, dal pane allo yogurt, che rendano più facile una dieta”. La ricerca è ancora in fase preliminare, ma l’espediente per bloccare l’appetito si baserebbe sul meccanismo di digestione dei grassi: normalmente i lipidi vengono elaborati dagli enzimi nella prima parte dell’intestino. In caso di un pasto particolarmente ricco di grassi, però, essi arrivano più in fretta anche nella parte profonda dell’intestino, inviando al cervello la sensazione di sazietà. Wilde ha intenzione di simulare un pasto pieno di grassi. Come? Introducendo negli alimenti dei grassi ricoperti con proteine modificate capaci di ritardare l’azione degli enzimi che scompongono i lipidi. In questo modo i cibi arriverebbero più velocemente in fondo all’intestino. Il segnale di sazietà viene quindi anticipato. Secondo Wilde “la tecnica dovrebbe funzionare con qualsiasi alimento che contenga grassi, come i prodotti lattiero-caseari, maionese, pane e dolci, e senza influire sui sapori”. In pratica si tratta di prendere in giro il nostro organismo. Semplice a dirsi, ma il cervello non è così sprovveduto. Il corpo ha molteplici forme di protezione per impedire ai suoi meccanismi di regolazione di essere ingannati. I ricercatori di Norwich sono però ottimisti e sono convinti che, se tutto andrà bene, i prodotti che spengono la fame potrebbero essere sugli scaffali nel giro di pochi anni.

 

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