Posts Tagged 'aterosclerosi'

Gli Antichi Egizi avevano un cuore moderno

I fattori di rischio moderni non bastano a spiegare le malattie cardiovascolari.


È facile puntare il dito contro lo stress e la cattiva alimentazione quando si tratta di malattie del cuore. Lo afferma una ricerca condotta da un gruppo di medici americani ed egiziani, i quali hanno deciso di analizzare lo “stato di salute” di alcune mummie egizie.
La scoperta che hanno fatto è stata sorprendente: anche gli Antichi Egizi soffrivano di arteriosclerosi, l’indurimento delle arterie che finora sembrava appannaggio esclusivo degli uomini moderni.
I ricercatori hanno esaminato una ventina di mummie del Museo di antichità egiziane del Cairo e nel 30% dei casi ha riscontrato tracce di problemi cardiaci, in particolare di arteriosclerosi.
Lo studio è stato effettuato in collaborazione fra l’Università della California e alcuni ospedali americani ed egiziani, e i suoi risultati sono apparsi sul Journal of the American Medical Association.
La ricerca fa vacillare la certezza ormai acquisita che i problemi di carattere cardiovascolare siano riconducibili esclusivamente a fattori di rischio tipici della nostra epoca moderna, se si pensa che gli Egizi non conoscevano il fumo, avevano un’alimentazione sicuramente ricca grazie alle loro attività agricole, ma non caratterizzata dai grassi come la nostra, e infine avevano un’attività fisica di certo superiore alla nostra.
Il dottor Gregory Thomas dell’Università della California, che ha coordinato la ricerca, invita quindi in futuro se stesso e i suoi colleghi a guardare al di là delle certezze acquisite in questo campo: “Non possiamo dire se queste mummie siano morte per l’arteriosclerosi, ma sicuramente abbiamo confermato che molte di esse ne soffrivano. Questo significa che anche gli uomini antichi avevano la predisposizione genetica e i fattori ambientali atti a promuovere lo sviluppo delle malattie cardiache. Ciò suggerisce che dovremmo guardare oltre i fattori di rischio moderni quando studiamo le malattie cardiovascolari e vogliamo capirne le cause”.

Fonte Italiasalute.it 

Annunci

Omega3 cardioprotettivi ma senza esagerare con le quantità

SalmonePer un cuore protetto bastano 200 mg di omega 3 al giorno. Ad affermarlo sono i ricercatori dell’Università di Lione che, nell’articolo pubblicato su The FASEB Journal, sostengono sia la dose “giusta” per allontanare il rischio di incorrere in diversi problemi cardiaci, nell’aterosclerosi e nel diabete. La ricerca è stata condotta su 12 uomini di età compresa tra i 53 e i 65 anni, in buona salute, suddivisi in quattro gruppi che avevano il compito di consumare rispettivamente 200, 400, 800 o 1600 mg di omega 3 al giorno per un periodo di due settimane. Al termine dell’esperimento gli scienziati hanno rilevato che soltanto la dose pari a 200 mg aveva ottenuto l’effetto antiossidante, mentre quantità maggiori risultavano essere controproducenti per la circolazione sanguigna. “Il nostro studio – spiega Michel Lagarde,  ricercatore dell’Università di Lione – dimostra che il consumo regolare di piccole quantità di omega 3 è in grado di migliorare lo stato di salute delle persone, soprattutto a livello cardiovascolare”. Il passo successivo, affermano gli studiosi, consisterà nel realizzare una ricerca su un campione più vasto per confermare i risultati ottenuti.

Condividi su Facebook

Un virus può causare l’ipertensione

citomegalovirusIl citomegalovirus CMV, un virus molto comune che arriva ad infettare dal 60 al 99% degli adulti, potrebbe favorire l’insorgenza dell’ipertensione: è quanto sostiene uno studio condotto presso l’Harvard Medical School.

Secondo lo studio il virus CMV potrebbe aumentare l’infiammazione dei vasi sanguigni causando ipertensione e se il virus infetta persone che prediligono diete ricche di grassi può favorire l’indurimento delle arterie.

Quando le arterie si induriscono aumenta la probabilità di attacco cardiaco, infarto e malattie renali.
Se come sostiene questo studio, l’ipertensione è causata dal CMV, si può pensare di affrontare l’ipertensione anche con antivirali e vaccini.

Gli autori dello studio hanno lavorato su 4 tipi di topi di laboratorio: 2 gruppi sono stati alimentati con una dieta equilibrata mentre 2 gruppi sono stati alimentati con una dieta molto ricca di grassi. Dopo 4 settimane di questo regime alimentare i ricercatori hanno inoculato il CMV a metà dei topolini della dieta normale e a metà dei topolini dalla dieta ricca di grassi. Dopo 6 settimane, tutti i topolini esposti al virus, di entrambi i gruppi hanno mostrato ipertensione, ma il 30% dei topolini dalla dieta grassa oltre all’ipertensione hanno mostrato anche chiari segni di aterosclerosi.

Fonte Sanihelp.it

Occhio al colesterolo: anche quello «buono» non è sempre innocuo

C`è un “colesterolo buono” e un “colesterolo cattivo”: quello che cambia è il fatto che le molecole che lo trasportano nel sangue tendano o meno a depositarlo sulle pareti delle arterie. Ma siamo sicuri che il “colesterolo buono” sia sempre così innocuo per la nostra salute?

A porsi la domanda sono stati i ricercatori dell`Università di Chicago e la risposta cambierebbe le carte in tavola smentendo la tesi secondo la quale avere nel sangue alti livelli di “colesterolo buono” o HDL (High Density Lipoprotein) e bassi livelli di “colesterolo cattivo” o LDL (Low Density Lipoprotein) sia necessariamente sintomo di buona salute.

Il “colesterolo buono”, spiegano i ricercatori americani, potrebbe al contrario subire delle mutazioni nella sua “bontà”. Gli scienziati hanno scoperto che l`HDL contenuto nel sangue di persone affette da malattie come artrite reumatoide, disturbi renali o diabete sia diverso da quello contenuto nel sangue di soggetti in salute. Infatti, se il “colesterolo buono” normalmente è in grado di combattere le infiammazioni, quello modificato, trasformatosi in HDL “cattivo”, al contrario non lo fa.

La differenza tra HDL e LDL? Queste molecole, definite lipoproteine, gestiscono il trasporto del colesterolo. Si dice, però, che le LDL trasportino il “colesterolo cattivo” poiché  tendono a depositarlo sulla parete delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche. Delle HDL, al contrario, si dice che trasportino il “colesterolo buono” in quanto  tendono a rimuoverlo ostacolando la formazione delle placche. Quello che conterebbe per essere in buona salute, quindi, non è il livello di colesterolo totale, ma il rapporto tra questo e i livelli di HDL.

“Per molti anni – dice Angelo Scanu, che ha guidato la ricerca – l`HDL è stato visto come “colesterolo buono”, generando la falsa percezione che alti livelli di questo tipo di colesterolo nel sangue fossero indice di buona salute”. I soggetti con alti livelli di HDL nel sangue, spiegano i ricercatori, non sarebbero invece necessariamente protetti dall`insorgenza di disturbi cardiovascolari. “Questo spiega – conclude Scanu – perché alcuni soggetti con ottimi livelli di “colesterolo buono” sviluppino comunque malattie cardiovascolari”.  Cosa fare allora? Gli scienziati consigliano ai pazienti di accertare, mediante analisi specifiche, se il “colesterolo buono” sia rimasto tale o sia diventato “cattivo”.

 

fonte SALUTE24.it


da gennaio 2011 ci trovi su HarDoctor News, il Blog

da gennaio 2011!

Il Meteo a Marsala!

Il Meteo

Bookmark & Share

Condividi con ...

Farmaci a prezzi imbattibili!

Farmacia On Line
Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: