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Balbuzie in età infantile

La balbuzie è un disturbo del linguaggio che presenta un disordine nel ritmo della parola. Chi ne è affetto sa bene che cosa vorrebbe dire ma la sua parlata è ostacolata da numerosi arresti involontari, prolungamenti dei suoni o ripetizioni.

La prima forma di balbuzie è chiamata primaria o fisiologica, assai frequente nei bambini al di sotto dei tre anni che prolungano o ripetono le sillabe; nella maggior parte dei casi tende a risolversi con il tempo e fa parte del normale processo di apprendimento del linguaggio. Il segnale d’allarme scatta quando la balbuzie continua in modo marcato al di sopra dei quattro anni: allora è il caso di intervenire.

La balbuzie secondaria o evolutiva si manifesta infatti dai quattro ai sei anni e tende a consolidarsi nel tempo. In questo tipo di balbuzie i blocchi e i prolungamenti delle sillabe sono più frequenti, accompagnati da ansia o da sintomi somatici.

I segnali per identificarla | I segnali che accompagnano una balbuzie conclamata si possono osservare già nel periodo prescolare e potrebbero essere alcuni di questi:

  • enuresi;
  • ritardo nelle competenze motorie;
  • forte ansia e aggressività;
  • disturbi del sonno;
  • disturbi dell’alimentazione;
  • paura del buio;
  • eccessiva dipendenza dai genitori;
  • rifiuto di andare all’asilo o a scuola;
  • scarsa fiducia in se stessi e autostima.

La visione psicosomatica | Da un punto di vista psicosomatico, la balbuzie può esprime un’aggressività che viene bloccata e “taciuta” dal bambino o ancora può rappresentare una “strategia” che il bambino involontariamente mette in atto per avere più affetto e considerazione dai genitori. I fattori che la causano sono diversi e dipendono dalla storia individuale e di relazione di ogni singolo bambino che ne è affetto. È interessante però notare che i blocchi del linguaggio non si presentano mentre il bambino gioca da solo o canta:  questo porta a pensare che la balbuzie sia strettamente legata alla vita affettiva e familiare del bambino.

Può capitare  ad esempio che la balbuzie compaia quando a un bambino viene richiesto di crescere troppo in fretta e i genitori riversano sul piccolo delle aspettative troppo alte, magari parlando con lui con un ritmo incalzante. Ecco allora che il bambino, attraverso la balbuzie, manifesta una resistenza verso questo ritmo troppo rapido e che non riconosce come proprio. Questa resistenza lo protegge da una velocità verbale e mentale che lo snaturerebbe togliendogli autenticità. La balbuzie diventa, in questo caso, una risorsa “positiva” che cerca di preservare il ritmo naturale del bambino.


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Parliamo di “mutismo selettivo” con …

 

                                                             

Questa settimana tratteremo di MUTISMO SELETTIVO con la dott.ssa Valentina Sciacca, Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta in Psicoterapia Psicoanalitica (modello Tavistock) per bambini, adolescenti e famiglie , nostro Ospite in GALENOsalute.

La caratteristica principale del Mutismo Selettivo (in precedenza detto Mutismo Elettivo) è l’incapacità di parlare in una o più importanti situazioni sociali, come a scuola, nonostante eloquio, sviluppo e comprensione del linguaggio siano adeguati, anche se possono essere usati gesti o altri mezzi dì comunicazione non verbale. Il mutismo non è dovuto a un altro disturbo mentale o a un’incapacità correlata allo sviluppo, anche se è stata riferita l’incidenza dì sviluppo ritardato del linguaggio o difficoltà di articolazione. Inoltre, non deve essere dovuto all’imbarazzo di avere un disturbo dell’eloquio o del linguaggio ( per es., Balbuzie).

Questi bambini non sono più visti come oppositivi nel loro rifiuto dí parlare; piuttosto, l’incapacità di parlare può derivare da paura e ansia Spesso si osservano alterazioni comportamentali associate, specie ritiro sociale, scoppi di rabbia, comportamento “appiccicoso”, negativismo e comportamento oppositivo. L’esordio sì verifica di norma intorno ai 5 anni di età; comunque, il disturbo di solito viene riconosciuto dal personale scolastico per i bassi risultati o l’incapacità di apprendimento scolastico e l’ostracismo sociale. La scarsa ricerca disponibile sottolinea il prolungarsi delle difficoltà comportamentali, anche quando il linguaggio è recuperato. I bambini che presentano questo tipo di disturbo vengono molto aiutati da un lavoro psicoterapico, che gli permette di elaborare vissuti di angoscia spesso nemmeno riconosciuti ma, in questi casi, “nascosti” dalla sintomatologia presentata.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager di GALENOsalute


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