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Lattoferrina: dal latte la proteina contro le infezioni

latteI neonati venuti alla luce prematuri o sottopeso che ricevono una proteina del latte chiamata lattoferrina sono meno a rischio di sepsi, la risposta infiammatoria ad un’infezione che li espone, tra l’altro, a polmonite. A dirlo uno studio italiano pubblicato su JAMA che ha sperimentato la proteina da sola o in associazione con un probiotico.

Potere anti-batterico – Il merito è delle proprietà antibatteriche della lattoferrina, una glicoproteina che ostacola la moltiplicazione di una vasta gamma di batteri, funghi e virus. Quella di origine bovina ha un potere antimicrobico anche maggiore di quella umana e la sua azione, stando alla ricerca, può essere rafforzata dalla somministrazione combinata del probiotico Lactobacillus rhamnosus.

Il latte a colazione aiuta a sentirsi sazi fino a pranzo

La ricerca – Lo studio è stato condotto in 11 unità per la terapia intensiva neonatale e ha preso in esame lo stato clinico di 472 bambini nati con un peso molto basso. Divisi in tre gruppi, hanno ricevuto la lattoferrina bovina da sola, in associazione con il probiotico o un placebo dalla nascita fino al primo mese di vita. Gli scienziati hanno osservato che i tassi di infezione da funghi o batteri si riducevano al 5,9% e 4,6% nei primi due casi, mentre erano molto più alti (17,3%) senza l’ausilio dei derivati del latte.

I rischi per i pretermine – “Le infezioni – ricordano gli autori coordinati da Paolo Manzoni, dell’Ospedale Sant’Anna di Torino – sono la causa più comune di morte nei neonati prematuri”. La sepsi che si verifica nel periodo perinatale, subito prima o subito dopo la nascita, sono responsabili dell’insufficiente peso alla nascita nel 21% dei casi.

La prevenzione della sepsi neonatale, spiegano i ricercatori, si basa su alcuni punti fermi: “misure di igiene, l’uso prudente di procedure invasive, il corretto impiego dei farmaci, il latte materno fresco e la diagnosi precoce”. Tuttavia, nessuna di queste precauzioni, concludono, è completamente efficace nei casi di neonati sottopeso e nessuno studio aveva preso in considerazione il supplemento di lattoferrina.

I risultati dello studio indicano che le ricerche sugli effetti della lattoferrina sono “una priorità” soprattutto nel caso dei bambini pretermine, commenta David Kaufman, medico dell`University of Virginia Health System, in un editoriale che accompagna la ricerca. Della terapia, avverte però, “andrà verificato gli effetti sull’ematocrito e sullo sviluppo neurologico” del neonato.

Doppia azione del fumo: danneggia i polmoni, apre la strada ai batteri

SigarettaI fumatori, com’è noto, corrono un rischio maggiore di incorrere nella malattia polmonare ostruttiva cronica, ma non solo: le sigarette sarebbero anche in grado di modificare la risposta immunitaria ai batteri che aggravano la patologia. È quanto emerge dallo studio pubblicato su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine dai ricercatori della McMaster University, in Canada, secondo cui il fumo indebolisce le difese immunitarie polmonari rendendole incapaci di affrontare in modo adeguato gli attacchi batterici.

Lo studio – La patologia polmonare ostruttiva cronica risulta spesso essere associata a infezioni batteriche – in particolare provocate dall’Haemophilus influenza – che debilitano ulteriormente le condizioni dei polmoni di coloro che ne sono affetti. La ricerca è stata condotta su alcuni topi suddivisi in tre gruppi: i primi sono stati esposti al fumo di sigaretta due volte al giorno per cinque giorni nell’arco di otto settimane, i secondi soltanto per quattro giorni, mentre l’ultimo gruppo – di controllo – non ha respirato il fumo. Durante l’esperimento, gli studiosi hanno anche inoculato in tutti i roditori, un estratto del batterio Haemophilus influenza. L’esposizione dei topi al fumo aveva lo scopo di riprodurre il consumo di sigarette di un fumatore medio.

Crescono le infiammazioni – Dai risultati è emerso che il sistema immunitario di tutti i topi esposti al fumo di sigaretta, che lo fossero stati per quattro giorni o per otto settimane, era stato modificato, determinando un aumento dell’infiammazione dei polmoni in seguito all’introduzione del batterio, una maggiore perdita di peso in risposta all’infezione e una modifica nell’espressione dei marcatori infiammatori. Secondo i ricercatori, lo studio dimostra l’influenza esercitata dal fumo sul sistema immunitario, evidenziando la necessità di trattare con terapie differenti le infezioni batteriche legate alla malattia polmonare ostruttiva cronica nei pazienti fumatori e non fumatori. Con il fumo, le complicazioni raddoppiano.

fonte SALUTE24.it


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