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Come eliminare rughe ed acne, con l’aiuto naturale della lumaca

Sembra uno scherzo ed invece, alla base, ci sono ricerche miratissime e risultati ottimali, che hanno portato alla nascita di prodotti cosmetici specifici per combattere acne, rughe e molte altre imperfezioni della pelle, il tutto sfruttando un unico elemento naturale.

Vi domanderete quale prodotto possa garantire, nella sua semplicità, funzioni così specifiche che, normalmente, richiedono strumenti estetici altamente qualificati e, putroppo per noi, economicamente molto dispendiosi.

Ebbene, ricordate quando, da piccoli, eravate intenti ad osservare gli strani percorsi delle lumache e vi chiedevate cosa fosse la sottile striscia trasparente che segnava il loro passaggio?

E’ lì il segreto del nuovo elisir di bellezza e giovinezza, il concentrato naturale antirughe ed antimacchie.

I recenti studi hanno infatti dimostrato che i polisaccaridi contenuti nel muco rilasciato dalle lumache (mucopolisaccaridi), chiamato nello specifico bava di Helix, hanno notevoli proprietà cicatrizzanti e ricostituenti e presentano una composizione del tutto analoga ai prodotti utilizzati per curare ulcere ed infiammazioni.

Ma vediamo nello specifico quali sono le sostanze funzionali presenti nella “bava di lumaca”, che possono curare un’infinita di problemi ed imperfezioni della pelle. Troviamo Allantoina, dalle proprietà lenitive ed elasticizzanti, Acido Glicolico che stimola la produzione di collagene (efficacissimo, quindi, nel donare tono alla pelle e combattere le rughe con un effetto lifting naturale), Collagene in percentuale pura, Elastina, proteine e vitamine naturali, sali ad azione purificante.

E come mai, tutte le sostanze benefiche per la nostra pelle si trovano riunite in tale secrezione?

C’è un motivo fisiologico ben preciso: la “bava” serve alla lumache per scorrere e scivolare agilmente su superfici ruvide ed accidentante. Deve quindi garantire elasticità, fluidità, ma soprattutto deve essere in grado di ridurre e ripare le eventuali abrasioni all’organismo, causate dal continuo sfregamento al suolo.

Imparando dalla natura, possiamo sfruttare, anche per scopi estetici, tale rimedio naturale. La bava, raccolta in maniera indolore e non invasiva dalle lumache, dopo il loro passaggio, viene concentrata in una crema cosmetica che oltre ad idratare, può risolvere numerose imperfezioni. Essa svolge azione di ringiovanimento della pelle del viso, del contorno occhi e labbra, attutisce le rughe di espressione, ma soprattutto riduce visibilmente i segni dell’acne, di cicatrici, di macchie e scottature.

La prossima volta che guarderete le lumachine nel vostro giardino, vi converrà non avere più un’espressione diffidente ed inorridita!

Seno più tonico con gli oli essenziali

Gli oli essenziali possono essere molto utili per rassodare il seno. Un trattamento di base, da effettuare tutti i giorni, consiste nelle spugnature rassodanti. Ecco come farle.

Diluite 5 gocce di essenza di cipresso e 3 gocce di menta in un cucchiaino di acqua di colonia e versatele in una bacinella contenente un litro d’acqua. Immergetevi una spugna, quindi usatela per tamponare il seno per qualche secondo. Procedete con una doccia o una spugnatura di acqua fredda sul petto, alternate queste operazioni per qualche minuto. Terminate passando per qualche secondo un cubetto di ghiaccio, in senso circolare, sulla pelle del seno.

Seno piccolo: più elastico con olio di vinaccioli | Miscelate 2 cucchiai di olio di vinaccioli o mandorle dolci, 4 gocce di essenza di finocchio, 5 gocce di essenza di geranio, 4 gocce di essenza di salvia sclarea, una goccia di essenza di pepe nero. Applicate sul seno qualche goccia della miscela, evitando l’area del capezzolo, massaggiando in senso circolare. Queste erbe unite al massaggio aiutano a ridare tono e compattezza.

Seno grande: tonificalo con menta e cipresso | Prendete 2 cucchiai di olio di jojoba, 2 gocce di essenza di lemongrass, 4 gocce di essenza di cipresso, 2 gocce di essenza di menta, 4 gocce di olio di carota, 3 gocce di essenza di rosa. Diluite le essenze nell’olio e applicate sul seno qualche goccia della miscela, con movimenti circolari, escludendo i capezzoli. Si tratta di un rimedio ideale contro cedimenti e perdita di tonicità.

IMPORTANTE Gli oli essenziali di cipresso, salvia sclarea e finocchi sono controindicati in caso di mastopatia fibrocistica.

Qualche accorgimento in più | Per evitare cedimenti del seno è importante ridurre le oscillazioni di peso: l’effetto yo-yo caratterizzato da consistenti aumenti di peso e bruschi dimagrimenti può determinare il rilasciamento cutaneo e la comparsa di smagliature. Se praticate uno sport “nemico” del seno come tennis, equitazione e pallacanestro è consigliabile usare un reggiseno ben sostenuto.

La pelle del seno, infine, è una barriera permeabile. Per tale ragione durante la gravidanza e l’allattamento occorre prestare particolare attenzione ai prodotti che applichiamo, soprattutto nel caso di oli essenziali, che in questi periodi è opportuno evitare.

Magro è bello? L’ossessione per la linea nasce nell’adolescenza

melaProprio come in una famosa pubblicità televisiva, i ragazzi proprio non si riescono a vedere “tutti ciccia e brufoli”. Anzi: l’attenzione e l’ansia per la linea nascono piuttosto presto, nell’età prepuberale, a partire dai 10-11 anni. E se le ragazze sono tanto più felici quanto più sono magre, i ragazzi tendono invece a essere contenti solo quando sentono di pesare “il giusto”, e non si compiacciono né dell’eccessiva magrezza, né dell’eccessiva robustezza. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista BMC Public Health condotto da un gruppo di ricercatori della Harvard University (Boston, Stati Uniti) e della University of Alberta (Canada) guidati da Bryn Austin.

Lo studio, condotto su 4.254 studenti canadesi in età prepuberale, ha dimostrato l’associazione diretta tra l’Indice di Massa Corporea (IMB o BMI, dall’inglese Body Mass Index) e la soddisfazione per la forma del corpo: mentre per le ragazze la risposta è risultata lineare – la contentezza è direttamente proporzionata al sentirsi magre -, per i ragazzi invece la linea della soddisfazione era a forma di “U”, e risultavano felici solo se si sentivano in peso-forma, mentre se si percepivano troppo magri o troppo in carne manifestavano insoddisfazione. “La scarsa soddisfazione del proprio corpo tra i maschi con un basso indice di massa corporea può riflettere l’ideale culturale dell`uomo muscoloso mentre, tra le femmine, la magrezza rimane la forma corporea ritenuta ideale”.

fonte SALUTE24.it

Sbiancanti fai da te danneggiano lo smalto dei denti

Un sorriso bianchissimo e abbagliante è il desiderio di tutti e, nella mentalità odierna, è visto come sinonimo di bellezza e cura della propria persona, nonché come strumento di seduzione. Per avere denti bianchissimi sono in commercio diverse strisce, gel e prodotti vari sbiancanti che, applicati sui denti, sono in grado di schiarirne notevolmente la colorazione. Tuttavia bisogna fare molta attenzione ad usare questi sistemi sbiancanti. Un nuovo studio li ha messi sotto accusa, dimostrando che il loro utilizzo può indebolire ed erodere lo smalto dei denti.

La ricerca scientifica è stata svolta dal gruppo di Shereen Azer dell’Ohio State University (Usa) e pubblicata sul “Journal of Dentistry”. Gli studiosi americani ritengono pericoloso cercare di avere un sorriso smagliante senza l’ausilio di un bravo dentista e pensano sia necessario migliorare le formulazioni chimiche dei cosmetici dentali attualmente in commercio. I denti umani sono in grado di recuperare la loro forza originaria in seguito a piccole perdite di calcificazione dello smalto, tuttavia esso viene indebolito, su scala nanometrica, dagli sbiancanti “fai-da-te”: lo studio statunitense ha provato per la prima volta, seppur su piccola scala, la reazione dei denti umani agli sbiancanti “commerciali”.

Gli studiosi hanno condotto il loro esperimento su campioni di denti umani, sottoponendoli a trattamenti sbiancanti messi in commercio da cinque diversi produttori: in seguito al periodo di controllo di tre settimane (per 4 prodotti) e 10 giorni (per un unico prodotto), e dopo un controllo con alcuni denti non trattati, lo smalto dei denti “sbiancati” si mostrava indebolito e l’elasticità della superficie dentale si era ridotta. Il gruppo di studiosi dell’Ohio State University ha utilizzato, nella sua sperimentazione, molari estratti ad alcuni pazienti per ottenere 65 campioni di 4 millimetri per quattro (e 2 di profondità) da sottoporre ai test. Poi è stato provato l’effetto di strisce sbiancanti o gel seguendo le raccomandazioni d’uso dei produttori, mentre alcuni campioni sono stati utilizzati come controlli.

Tutti i trattamenti sono stati condotti per tre settimane, tranne uno che è durato 10 giorni. I risultati ottenuti indicano che la perdita di smalto è stata di 1.2-2 nanometri sui denti trattati, mentre quelli non sbiancati hanno addirittura guadagnato 0.4 nanometri nello stesso lasso di tempo. Shereen Azer ricorda che, seppure questi danni non sono visibili a occhio nudo, tuttavia sono importanti per la ricerca, perché stimolano a trovare nuove formulazioni per gli sbiancanti dentali. Gli sbiancanti in commercio contengono soluzioni con varie concentrazioni di perossido di idrogeno o perossido di carbamide, che promettono un sorriso “abbagliante”.

Tuttavia tali trattamenti “candeggiano” i denti, producendo radicali liberi instabili, che attaccano le molecole pigmentate nelle parti organiche dello smalto. Con meno pigmento il dente appare più bianco perché riflette per più breve tempo la luce. Bisogna ricordare che lo smalto è organico e traslucido: in molti casi appare giallo perché sotto di esso c’è la dentina, che è naturalmente gialla come colorazione. Azer avverte che non bisogna assolutizzare gli effetti estetici degli sbiancanti dentali, ma è necessario considerare anche gli effetti collaterali a cui si può andare incontro usando determinati prodotti.

Insomma è bello avere denti bianchi, ma è più importante avere denti sani.

Bellezza naturale che dura nel tempo? Ricorri all’acido L-Polilattico.

Filler-non-filler. E’ così che vengono comunemente definiti i ristrutturanti non chirurgici di ultima generazione. L’Acido L-Polilattico è questo e molto di più. Un vero lifting non chirurgico che in comune con i normali filler ha solamente la via di somministrazione: un’iniezione attraverso un ago sottile. Per il resto, si tratta di tutta un’altra cosa.

Impiegato da oltre 25 anni in chirurgia plastica e ricostruttiva, l’Acido L –Polilattico è un polimero ad alta tollerabilità, biocompatibile e interamente riassorbibile e soprattutto anallergico perché di origine non animale.  A differenza dei filler di ultima generazione, usati soprattutto per la correzione delle rughe di espressione e i cui effetti hanno una durata massima di otto mesi, l’Acido L –Polilattico è perfetto non solo per eliminare rughe e rughe sottili, ma anche solchi e depressioni del viso, con effetti  che durano fino a due anni.

L’indicazione principe per l’Acido L-Polilattico è l’ipotrofia, cioè la perdita di tessuto sottocutaneo, dovuta agli effetti dell’invecchiamento e della menopausa sul viso: la pelle infatti si assottiglia, perde la sua naturale elasticità dando al volto un aspetto smunto e incavato. Per questo i trattamenti con L’Acido L-Polilattico sono particolarmente consigliati alle over 40: con poche sedute si può rimodellare il viso e ripristinare il volume cutaneo, aiutando in modo naturale la pelle a riprendere il suo aspetto turgido e compatto senza alterare la naturale fisionomia del volto. L’Acido L-Polilattico agisce infatti sugli strati profondi della cute, levigando e rassodando le parti trattate. Questo ristrutturante a base di acido polilattico porta indietro l’orologio di dieci anni, con un risultato così naturale che difficilmente gli altri se ne accorgono perché assicura risultati graduali.

E’, in sostanza, un make-over, cioè la nuova filosofia dei trattamenti estetici: una ritrovata bellezza naturale senza “effetto Barbie”. E in più, i trattamenti con l’Acido L-Polilattico si possono fare tutto l’anno, non solo in inverno ma  anche in previsione della stagione estiva: il divieto ad esporsi al sole è limitato a un paio di settimane dopo la seduta, giusto il tempo  per consentire alla pelle di ristabilirsi e al prodotto di stabilizzarsi. L’esposizione al sole, dunque non rappresenta una vera controindicazione ma solo una precauzione.


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