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L’acido fosforico delle bibite gassate accelera l’invecchiamento

La passione per le bibite gassate può accelerare il processo di invecchiamento, per la presenza di acido fosforico, l’ingrediente che regala alla maggior parte dei soft drink il loro gusto particolare. A mettere in guardia i consumatori sono i ricercatori dell’università di Harvard (Usa), in uno studio pubblicato su Faseb. I test condotti sui topi mostrano che l’acido fosforico, presente anche nelle carni processate e nei dolci, fa avvizzire pelle e muscoli e può anche danneggiare cuore e reni. I risultati evidenziano, secondo il team di studio, le conseguenze potenziali di dosi elevate della sostanza incriminata. I ricercatori, coordinati da Shawkat Razzaque, hanno testato gli effetti dell’acido fosforico in tre gruppi di roditori. Al primo, modificato geneticamente, è stato aggiunto il gene klotho, in modo che avessero livelli di acido fosforico più alti del normale. Sono vissuti fra le 8 e le 15 settimane, facendo i conti con numerosi problemi di salute legati all’invecchiamento precoce. Il secondo gruppo, privo del gene in questione e dunque con livelli normali della sostanza, è tranquillamento arrivato alle 20 settimane di vita. L’ultimo gruppo di cavie ha seguito una dieta ricca di acido fosforico e i topi sono morti tutti entro le 15 settimane, come quelli del primo gruppo. 


I dolcificanti delle bibite hanno effetti dannosi sul fegato!

Lo sciroppo di fruttosio ottenuto dal mais (HFCS, High Fructose Corn Syrup), il dolcificante utilizzato nella maggior parte delle bevande e dei succhi di frutta zuccherati, ha effetti molto dannosi sul fegato, soprattutto se si è già affetti da steatosi epatica non alcolica.

 

Lo rivela uno studio pubblicato dalla rivista specializzata Hepatology. I ricercatori del Duke University Medical Center coordinati da Manal Abdelmalek hanno preso in esame 427 pazienti con steatosi epatica non alcolica, e scoperto che solo il 19% di loro non consuma bevande zuccherate. Incrociando i dati sulle abitudini dietetiche di questi pazienti e i referti delle biopsie epatiche alle quali sono stati sottoposti, è emerso che il consumo di sciroppo di fruttosio è associato allo sviluppo di fibrosi epatica. Spiega Fabio Marra del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Firenze: “Con il termine di fibrosi epatica si intende l’accumulo di tessuto di tipo “cicatriziale” nell’ambito del fegato. Con il progredire della fibrosi la matrice si accumula tra i vasi capillari e le cellule epatiche, impedendo i processi di scambio. Inoltre nuovi vasi si formano nell’ambito del tessuto cicatriziale, ed sangue non fluisce più come in precedenza, prendendo contatto con le cellule nobili, ma “sfugge” dal contatto con le cellule, determinando quindi una mancata detossificazione da parte del fegato.

Fonte SANITA’news 

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