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C’è una relazione stretta tra Celiachia e Aborto

I ricercatori dell’Università Cattolica di Roma hanno scoperto il meccanismo che si cela dietro a questa relazione.

Si è scoperto che gli anticorpi “impazziti” alla base della celiachia, l’intolleranza al glutine che è la proteina del grano, si intrufolano sin nella placenta, andando a distruggere le cellule placentari che permettono al feto di annidarsi in utero e nutrirsi.

Questo meccanismo autoimmune è stato decifrato in una ricerca pubblicata sulla rivista The American Journal of Gastroenterology.

Spesso la Celiachia non viene riconosciuta perché da’ scarsa o nulla sintomatologia. Ciò significa che molte persone ne soffrono senza saperlo. Questa situazione può essere molto pericolosa per le donne, perché “è ormai certo che la celiachia è collegabile a molti problemi ginecologici (dagli aborti ricorrenti, a problemi e ritardi di sviluppo fetale, dai parti prematuri alla menopausa precoce e all’osteoporosi)”.

Gli studiosi della Cattolica di Roma hanno per primi dimostrato come anticorpi anti-transglutaminasi siano in grado di determinare un danno alla funzionalità placentare con inibizione della capacità invasiva delle cellule placentari, essenziale per permettere l’impianto dell’embrione.

Inoltre, poichè precedenti studi avevano dimostrato che a livello placentare in donne celiache si formano dei depositi di gliadina, i ricercatori dell’Università Cattolica hanno valutato l’effetto della gliadina su campioni di placenta di donne celiache in cura (cioè a dieta senza glutine), che avevano portato normalmente a termine una gravidanza. I ricercatori hanno rilevato una forte risposta immunitaria con infiltrazione linfocitaria tissutale e al tempo stesso infiammatoria che ha portato a morte le cellule placentari.

Tenendo sotto controllo la malattia con la dieta il tasso di aborti delle donne celiache diventa pari a quello delle donne sane.

Celiachia, scovate le tre proteine tossiche

  Un gruppo di scienziati britannici e australiani ha svelato un pezzetto del puzzle misterioso che è oggi la malattia celiaca. Secondo quanto riportato dalla rivista ‘Science Translational Medicine’, i ricercatori sono riusciti a individuare le proteine tossiche per chi è intollerante al glutine. La celiachia fa sì che se si mangiano alimenti composti da glutine – presente nel frumento, nel segale, nell’orzo – il sistema immunitario attacca l’intestino. Ora gli scienziati hanno scoperto il perchè di questa intolleranza. Per farlo hanno dato a 200 pazienti pane, focacce di segale o orzo bollito, e hanno analizzato il sangue sei giorni dopo per vedere come il sistema immunitario ha risposto. Ebbene, dai risultati è emerso che 90 dei 2.700 frammenti di proteina che compongono il glutine sono stati trattati dall’organismo come se fossero tossici. In particolare tre di questi sono risultati maggiormente pericolosi. “Queste tre componenti – ha detto il ricercatore di Melbourne, Bob Anderson – costituiscono la maggior parte della risposta immunitaria al glutine”. Per Anderson questi risultati rappresentano il ‘Sacro Graal’ nella ricerca della malattia celiaca. La Nexpep, una società biotech di Melbourne, ha creato un vaccino in grado di desensibilizzare le persone intolleranti al glutine. 


Celiachia e Psoriasi, un legame?

Psoriasi e celiachia potrebbero essere accomunate da aspetti in comune. È quanto riferisce uno studio condotto da alcuni ricercatori israeliani che hanno analizzato i dati di migliaia di pazienti, pubblicando i risultati sul British Journal of Dermatology. In passato, si era ipotizzato il collegamento possibile fra la psoriasi e malattie su base immunitaria come appunto il morbo celiaco. Gli scienziati israeliani hanno esaminato i dati in possesso di Clalit, la principale organizzazione sanitaria di Israele, scegliendo innanzitutto circa 12.500 pazienti oltre i 20 anni che soffrivano di psoriasi. A questi ne hanno affiancati il doppio – circa 25.000, della stessa età – che invece non mostravano sintomi della dermatite. Il ricercatore Arnon Cohen dell’Università Ben Gurion del Negev a Beer-Sheva spiega: “a questo punto abbiamo contato quanti casi di celiachia ci fossero nel primo e nel secondo gruppo e abbiamo osservato che i malati di psoriasi avevano anche un’intolleranza al glutine certificata nello 0,29 per cento dei casi, mentre in coloro che non avevano manifestazioni cutanee la prevalenza della celiachia era dello 0,11 per cento”. Entrambe le malattie sono scatenate da una serie di fattori che si aggiungono a una predisposizione genetica; traumi fisici e psichici per la psoriasi, il glutine per la celiachia. Sia psoriasi che celiachia inoltre coinvolgono diverse aree del corpo e non un semplice organo. La psoriasi, infatti, viene sempre più spesso definita malattia psoriasica perché in molti casi associa alle macchie sulla pelle effetti derivanti da un’artrite psoriasica. Probabilmente, le due patologie condividono un gruppo di geni che regolano l’attività del sistema immunitario. L’importanza dello studio, sottolinea il ricercatore Cohen, “sta soprattutto nei grandi numeri, che mettono in luce la necessità di indagare sempre, nei malati di psoriasi, l’eventuale presenza di altre patologie concomitanti”. In Italia, in alcuni centri specializzati per la cura della psoriasi si fanno analisi più approfondite per confermare o smentire la presenza di malattie autoimmuni ad essa collegabili, come la celiachia appunto. Quest’ultima, negli ultimi tempi, è sempre più diffusa per via del fatto che su di essa è salito il livello d’attenzione dei medici. In tal senso, lo studio israeliano si rivela importante, perché la psoriasi potrebbe essere interpretata, almeno in alcuni casi, come un sintomo della celiachia, patologia più difficile da scovare.


 

 

 


 

A RISCHIO OSTEOPOROSI CHI E’ AFFETTO DA CELIACHIA

radiografia maniLe persone affette da celiachia potrebbero essere piu’ esposte a sviluppare l’osteoporosi perche’ il loro sistema immunitario attacca il tessuto osseo. Lo suggerisce un nuovo studio. Era gia’ noto agli scienziati che la celiachia comportasse un aumentato rischio di osteoporosi, ma finora si pensava che la causa fosse un’incapacita’ di assorbire il calcio o la vitamina D. Il nuovo studio, pubblicato dal New England Journal of Medicine, suggerisce invece che i pazienti affetti da celiachia producono degli anticorpi che attaccano una proteina fondamentale per mantenere intatta la salute delle ossa. Una situazione a cui si puo’ ovviare con i farmaci che prevengono la perdita di tessuto osseo, aggiungono i ricercatori. Secondo l’equipe, della University of Edinburgh, e’ questa proteina, chiamata osteoprotegerina, la spiegazione del collegamento tra celiachia e osteoporosi. Nel 20% dei pazienti celiaci esaminati, venivano prodotti anticorpi che bloccavano il corretto funzionamento dell’osteoprotegerina, fondamentale per mantenere le ossa forti. Il coordinatore della ricerca, Professor Stuart Ralston dell’Institute of Genetics and Molecular Medicine, dichiara: “E’ un avanzamento molto importante: non solo abbiamo scoperto un nuovo motivo che spiega perche’ chi e’ affetto da celiachia si ammala piu’ facilmente di osteoporosi, ma anche che si puo’ ottenere un’ottima risposta ai farmaci che prevengono la perdita di tessuto osseo“. In futuro bastera’ sottoporre i pazienti celiaci a un test che misura la presenza degli anticorpi che uccidono la proteina chiave per la salute delle ossa: se gli anticorpi sono presenti, potra’ partire la cura farmacologica per evitare l’osteoporosi.

Riconoscere i segnali meno noti della celiachia

celiachiaUn fastidioso gonfiore persistente dopo ogni pasto, un disturbo gastrointestinale che non vuole andare via: sono questi i segnali più conosciuti della celiachia, l’intolleranza permanente al glutine che determina un’infiammazione cronica e il progressivo danneggiamento della mucosa intestinale. In Italia sanno di esserlo 75.000 persone, ma circa 500.000 aspettano ancora la giusta diagnosi: l’iter diagnostico dei pazienti parte quasi sempre dal medico di medicina generale, soprattutto nel caso di pazienti adulti. Tuttavia, se i malesseri tipici sono facilmente identificabili e noti, non sempre i segnali della celiachia sono così chiari ed evidenti.
I sintomi della celiachia possono essere infatti estremamente vari, ed in alcuni casi, a prima vista assenti. Accanto alla sintomatologia gastrointestinale più evidente esiste una enorme varietà di sintomi extraintestinali, che generalmente si presentano in età adulta, come la dermatite erpetiforme, la poliabortività, l’osteoporosi. Solo un ascolto attento e profondo, al momento dell’anamnesi, ai disturbi del paziente può far comprendere al medico di famiglia che si possa trattare proprio di intolleranza al glutine.
“Sotto l’etichetta dei cosiddetti “sintomi extraintestinali” della celiachia si raccolgono in realtà la maggior parte delle situazioni in cui si trovano i pazienti adulti – afferma il Dottor Giuseppe Caula, gastroenterologo presso la Divisione di Medicina Interna Presidio Ospedaliero Valdese ASL TO1 di Torino e membro del comitato scientifico Dr Schär (un’azienda che produce alimenti senza glutine, ndr) – Molto spesso pazienti di questo tipo arrivano ad una diagnosi definitiva solo dopo un lungo percorso punteggiato da numerosi – e spesso costosi – esami clinici per verificare patologie differenti. Al contrario, un’ipotesi di diagnosi di celiachia che partisse tempestivamente già dal medico di medicina generale o dallo specialista potrebbe ridurre sia l’impatto economico e sociale per il SSN sia il costo emotivo di pazienti che spesso soffrono a lungo prima di iniziare a migliorare adottando la dieta senza glutine”.
Per favorire un approccio di ascolto “tradizionale” al momento dell’anamnesi del paziente possono essere seguite poche linee guida, che possano aiutare i medici di medicina generale o gli specialisti a “sospettare” di una possibile celiachia e richiedere, oltre agli esami specifici per i sintomi in questione, anche il dosaggio degli anticorpi che marcano l’intolleranza.

SINTOMI EXTRAINTESTINALI E SPECIALISTA DI RIFERIMENTO:
Poliabortività: ginecologo.
Riduzione della fertilità: ginecologo.
Epilessia: neurologo.
Artriti e artralgie: reumatologo.
Alterazioni dello smalto dentario: odontoiatra.
Ipertransaminasemia: gastroenterologo.
Cefalea: neurologo.
Epilessia: endocrinologo.
Astenia: internista.
Anemia: ematologo, internista, gastroenterologo.
Alopecia: dermatologo.
Dermatite erpetiforme: dermatologo.
Malattie autoimmuni: internista.
Malattia di Down: pediatra.

La necessità di mantenere costante l’attenzione ai sintomi della celiachia non è legata ad un intervallo d’età. I risultati di uno studio americano condotto sui sieri presi nel 1974 e successivamente nel 1989 sullo stesso campione di abitanti del Maryland hanno provato infatti che negli ultimi 30 anni la prevalenza della celiachia è più che raddoppiata e che lo sviluppo dell’intolleranza può avvenire anche in tarda età. “Non esiste un’età in cui si può escludere che, nei soggetti predisposti geneticamente, non possa manifestarsi l’intolleranza al glutine. Nel campione americano da noi indagato, ad esempio, erano presenti individui che negli anni ‘70 avevano oltre 40 anni e che dopo 15 anni sono risultati celiaci – ha dichiarato il Professor Carlo Catassi dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, coautore dello studio, in pubblicazione nei prossimi mesi e membro del comitato scientifico di Dr Schär – A meno che non si escluda la possibilità con uno screening genetico, la negatività del test non elimina la possibilità di un esito positivo dopo qualche anno”.

La celiachia è un’enteropatia permanente al glutine che determina una reazione immunitaria a livello dell’intestino, con conseguente infiammazione cronica e atrofia dei villi intestinali. Nel bambino i sintomi più comuni sono rappresentati da diarrea e arresto della crescita, mentre nell’adulto la malattia si può presentare sia con sintomi gastrointestinali quali la diarrea, anoressia, nausea, vomito, dolori addominali ricorrenti sia con sintomi extraintestinali che non sempre possono fare pensare in prima ipotesi alla malattia, come bassa statura, anemia da carenza di ferro, rachitismo, osteoporosi, ritardo puberale, stipsi, idiopatica, sindromi emorragiche, alopecia, astenia, cefalea. L’incidenza del problema è in aumento, con 5.000 nuove diagnosi ogni anno.
A oggi, l’unica terapia efficace è una dieta assolutamente priva di glutine: non solo pertanto, alimenti a base di farina, come pane e dolci, ma anche cibi che nella loro fabbricazione e confezionamento possono essere stati contaminati da piccole quantità di glutine.

Consulta il nostro Ospite Specialista, dott. Giorgio Ciaccio.

Le sorprese della celiachia

Lo studio di una grave patologia di origine alimentare ha portato alla luce un processo che potrebbe essere alla base di molte malattie autoimmuni.

La celiachia è un disturbo autoimmune causato dall’ingestione di glutine, la principale proteina del grano, o da proteine simili presenti in altri cereali. Ricerche mirate a identificarne le cause indicano che il disturbo si sviluppa quando una persona esposta al glutine ha anche una suscettibilità genetica alla celiachia e una parete intestinale insolitamente permeabile. Sorprendentemente, sembra che questo terzetto – un innesco ambientale, una suscettibilità genetica e un «intestino permeabile» – sia alla base anche di altre malattie autoimmuni. La scoperta fa supporre che nuove terapie per la celiachia possano migliorare anche altri disturbi.

Fonte “Le Scienze”

celiachia.trapani

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Vaccino per i celiaci

Al via in Australia i test clinici sull’uomo di un vaccino che per la prima volta al mondo non previene una malattia autoimmune, ma la cura. L’annuncio a Genova durante il Congresso Internazionale sulla Celiachia. La sperimentazione avverra’ entro fine anno. Soltanto in Italia la malattia colpisce oltre 75.000 persone, ma si stima che siano oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere celiaci. Il vaccino curativo intende indurre il sistema immunitario a tollerare il glutine.

Fonte ANSA  – ROMA, 19 settembre 2008

Celiachia

Si calcola che in Italia ci siano cinquecentomila celiaci, ma soltanto settantamila sono consapevoli della loro condizione. Il risultato è che moltissime persone assumono alimenti che non dovrebbero, che causano seri problemi, compromettendo la qualità della loro vita e il loro stato di salute.La celiachia è una patologia che, fino a qualche anno fa, era un mistero o un tabù: se ne parlava poco, la si conosceva ancor meno e i celiaci avevano grandi difficoltà nel reperire alimenti senza glutine e nel poter andare tranquillamente in un ristorante. L’unica soluzione era quella di abolire dalla propria dieta i cibi contenenti il glutine e evitare di andare a cena fuori o di ordinare piatti ‘dubbi’.Ma cos’è e come si manifesta la celiachia? Si tratta di un’intolleranza al glutine – proteina presente nel grano, nella segale e nell’orzo nonché nei loro derivati – che ha una componente genetica e che probabilmente viene scatenata da un’enterite virale nei primi mesi di vita. L’assunzione del glutine scatena un’abnorme e anomala reazione immunitaria nell’intestino con sintomi come colite, enterite e atrofia dei villi intestinali, che provoca un blocco dell’assorbimento dei principi nutritivi e un significativo calo di peso. La diagnosi si effettua eseguendo un esame del sangue in ospedale associato a una biopsia in gastroscopia, anche se oggi è disponibile in commercio un kit per eseguire un semplice test su una goccia di sangue che, se dà esito positivo, va seguito da un controllo in ospedale.Unico modo per arginare la celiachia è quello di evitare i cibi che contengono il glutine, accortezza che diventa con gli anni sempre più difficile da conservare visto che sono sempre più numerosi i prodotti alimentari che contengono glutine “a tradimento”. Un esempio per tutti: molto spesso il glutine viene utilizzato come addensante nella produzione dei salumi e ciò costringe i celiaci ad escludere un numero sempre maggiore di alimenti dalla propria dieta con il risultato, soprattutto per i bambini, di sembrare un diverso rispetto ai coetanei che possono permettersi di mangiare ogni alimento senza tante restrizioni.L’utilizzo crescente del glutine nell’industria alimentare ha contribuito in gran parte anche all’aumento del numero di celiaci in Italia e in tutti i Paesi industrializzati. Il trend è chiaro: negli anni Ottanta si registrava un celiaco ogni tremila persone, negli anni Novanta uno ogni mille e oggi addirittura uno ogni 150.Negli ultimi anni per fortuna le numerose campagne informative e la pubblicazione di numerosi studi sulla celiachia hanno contribuito a squarciare il velo di silenzio che avvolgeva questa malattia e aprire la strada a informazione e supporto. Sono sempre più numerosi gli esercizi commerciali e i ristoranti che propongo alimenti e prodotti glutin-free che rappresentano finalmente un sicuro approdo per i celiaci. Al tempo stesso, la ricerca scientifica si concentra sulle possibilità di mettere a punto un vaccino e nuove terapie farmacologiche in grado di limitare il numero di celiaci e di permettere loro una vita equilibrata e quanto più normale possibile. Ultima, solo in ordine cronologico, è una ricerca condotta presso l’Istituto Gaslini di Genova e presso l’Università di Verona: al vaglio degli scienziati la possibilità di ottenere un vaccino che entri in azione una volta che si è riusciti ad identificare il Rotavirus responsabile dell’enterite virale scatenante. Ma moltissimi sono i progetti di ricerca in atto in numerosi Istituti scientifici internazionali. 


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