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Il riso fa bene e disintossica

Il riso (Oryza sativa) è un cereale della famiglia delle graminacee alla base della dieta di molte popolazioni. Soltanto in Italia si coltivano più di cinquanta varietà di riso, diverse per forma (chicchi corti o lunghi), dimensione (piccoli o grossi) e contenuti (glutinoso, integrale, brillato, parboiled). La culla della civiltà del riso è l’Asia. Quanto alle sue origini, reperti fossili di 5000 anni a.C. le pongono nella valle dello Yang Tze. Tuttavia, Wang Zaude dell’Università di Pechino ha reperito tracce di paddy, riso semilavorato, vecchie addirittura di diecimila anni! 

Il riso è un alimento rinfrescante, disintossicante e ha un effetto blandamente astringente (se brillato) oppure di stimolo all’evacuazione intestinale (se integrale, e perciò più ricco di fibre). Le caratteristiche delle sue proteine verdi (povere di tossine e prive di glutine) fanno sì che il riso possa essere consumato senza controindicazioni anche da chi soffre di intolleranza al glutine (celiachia) e di alcune malattie renali; per la sua azione blandamente ipotensiva e diuretica è consigliato anche nelle malattie cardiache, nell’ipertensione, negli edemi e nelle cirrosi epatiche. All’inizio del Novecento era molto frequente l’uso di somministrare a malati e convalescenti l’acqua di riso, preparata facendo macerare per tre ore in mezzo litro d’acqua un pugno di chicchi, da far poi bollire un’ora prima di venire filtrata e bevuta. Per la sua alta digeribilità, il riso non affatica lo stomaco ed è quindi l’alimento ideale per chi teme la sonnolenza dopo il pasto. Adatto pertanto a chi deve mettersi in viaggio o deve riprendere il lavoro subito dopo aver mangiato

Ricette per la salute a base di riso

  • Sovrappeso: consumare regolarmente riso integrale al posto della pasta, una volta al giorno, e formare un piatto unico aggiungendo verdure a volontà e 4 cucchiai di legumi (lenticchie, fagioli, ceci).
  • Stitichezza: Anche in questo caso preferire il riso integrale, da consumare una volta al dì.
  • Diarrea: bere l’acqua di cottura del riso all’occorrenza e consumare riso raffinato.
  • Ipercolesterolemia, ipertensione: scegliere riso rosso almeno 3 volte a settimana e riso nero 2 volte. 

Il riso in cucina | Il riso viene utilizzato sotto forma di chicco, per primi piatti come risotti, zuppe e minestre, oppure come ingrediente di verdure ripiene, torte dolci o salate, sformati, insalate ecc.; come farina è impiegato soprattutto per le pappe dei bambini durante lo svezzamento. Per preparare risotti, antipasti, contorni e dolci, 80 g per persona; per le minestre asciutte 70 g e per le minestre in brodo 30 g. 

Tutto quello che devi sapere sul riso integrale

  • Kcal/100 g: 357
  • Grassi: 2,8 g
  • Proteine: 6,7 g
  • Glucidi: 81,3 g
  • Fibre: 3,8 g
  • Colesterolo: 0
  • Vitamine: tiamina (vit. B1) 0,59 mg; riboflavina (vit. B2) 0,07 mg; niacina (vit. B3) 5,30 mg; acido folico (vit. B9) 49,00 mcg; betacarotene 0 mcg; vit. C 0 mg.
  • Sali minerali: sodio 3 mg; potassio 250 mg; ferro 1,4 mg; calcio 10 mg; fosforo 310 mg; zinco 1,8 mg.
  • Perché ti fa bene: il riso integrale è indicato nelle diete dimagranti perché, a pari quantità, dà un senso di appagamento della fame superiore a quello degli altri cereali; è utile in caso di stanchezza psicofisica, uricemia, disturbi renali, malattie cardiache, epatiche e intestinali. 

Alcuni tipi di riso e loro caratteristiche

Riso basmati | A basso apporto di grassi. Tra tutte le varietà di riso è quella che contiene meno lipidi. È ben digeribile e ideale come contorno, al posto del pane. 

Riso nero selvatico | Ricco di proteine. Cresce nel Nordamerica e si ricava dal seme di una pianta acquatica (Zizania aquatica). Ha un altissimo contenuto proteico (doppio di quello del riso comune) ed è indicato in caso di colite e gastrite. 

Riso bianco classico | Utile in caso di diarrea. È carente di vitamine e minerali; è invece ricco di amido, che lo rende astringente, aiuta a combattere diarree e fermentazioni intestinali. 

Riso rosso | Riduce il colesterolo cattivo. A chicco lungo o corto, è il riso ideale per chi vuole mantenere pulite le arterie. 

Riso integrale | Aumenta il senso di sazietà. È indicato per chi desidera perdere peso e in caso di stitichezza. 

Riso Parboiled | Stimola il metabolismo. Rispetto al riso brillato, il parboiled ha un contenuto di vitamine del gruppo B e di ferro da 2 a 4 volte superiore. 

Scrub al riso per rigenerare la pelle

  • Ingredienti: 100 g di riso; olio di mandorle dolci q.b.
  • Preparazione: frullare il riso sino a ottenere una farina granulosa media. Aggiungere olio di mandorle fino ad avere la consistenza desiderata.
  • Applicazione: massaggiare il corpo con l’unguento sotto la doccia con la pelle umida. Insistere sulle parti critiche come i gomiti e le ginocchia. 

 

Estratto dal secondo volume del Corso Pratico di Alimentazione Sana e Naturale.

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Soffrire di colite

La colite è uno stato di infiammazione del grosso intestino, che può essere causata dalla localizzazione e moltiplicazione di germi patogeni nella cavità intestinale o dall’azione di sostanze tossiche (provenienti dai germi stessi o prodotte da una cattiva digestione e scissione degli alimenti). L’insorgenza può essere favorita anche da altri fattori, come errori alimentari, raffreddamento o infezioni in sedi lontane, come un’otite, una tonsillite o una bronchite. I sintomi che si manifestano sono: dolori addominali, diarrea o stitichezza alternate, emissioni di gas, evacuazioni frequenti di feci poco formate, febbre più o meno elevata e vomito.

Prima di consultare un medico occorre controllare il numero e le caratteristiche delle evacuazioni per riferire al dottore se le feci sono liquide, verdi e se contengono muco o sangue; bisogna sospendere anche l’alimentazione nel caso si tratti di un lattante, dando però da bere abbondanti quantità di acqua o di tè con un pò di zucchero. La colite è un’affezione benigna con una evoluzione in genere favorevole in pochi giorni. Non va tuttavia trascurata a causa del rischio di ricadute o di cronicizzazione. La dieta e la somministrazione di farmaci ad azione antibatterica sono indicati per la terapia della colite acuta di origine infettiva. Quando le alterazioni del transito intestinale sono particolarmente fastidiose e persistenti, sono consigliabili anche farmaci che regolano l’intestino e riducono i processi fermentativi e la produzione di gas. Per quando riguarda la rialimentazione occorre molta prudenza per evitare le ricadute. Si dovranno somministrare cibi leggeri (riso in bianco, patate, carote, pollo lesso, carne ai ferri, mele passate) e in quantità ridotte, almeno per qualche giorno.

Consigli dietetici per la Sindrome del colon irritabile (malattia “funzionale” dell’apparato digerente).

Non vi sono alimenti proibiti in senso stretto. Vanno evitati i pasti abbondanti. Si sconsigliano alimenti contenenti cioccolato, caffè, tè, bevande alcoliche, bevande gassate, latte che possono talora indurre stipsi o diarrea.

Alcuni alimenti, come i cavoli e i legumi favoriscono il meteorismo intestinale. I cibi grassi, burro, margarina, carni rosse, salse come la maionese, gelati, creme, noci, mandorle, nocciole, frutta secca, dolcificanti artificiali possono esacerbare i sintomi. Per una dieta corretta è indispensabile accertarsi che l’alimentazione non sia squilibrata: proteine 10-15%, grassi 25-30%, zuccheri 55-65%. L’apporto calorico dovrà tenere conto dell’età, del sesso, del tipo di attività del singolo. L’assunzione regolare dei pasti, possibilmente sempre alla medesima ora, aiuta a regolare le funzioni intestinali. I pasti dovranno essere di piccolo volume e poco conditi. Qualora il sintomo predominante sia la stitichezza, si potrà incrementare l’apporto di fibre, tenendo tuttavia presente che queste possono peggiorare il meteorismo intestinale. Possono essere utili attività fisica regolare, yoga, esercizi e tecniche di rilassamento. La respirazione profonda contribuisce a migliorare il tono muscolare della parete addominale.

Ricette gastronomiche

ANTIPASTI

Carpaccio all’antica (ingredienti per 4 persone): g 200 di carne di vitello, g 50 di sedano, g 50 di funghi, Champignon, g 80 di Parmigiano, dl 1 di salsa citronette (olio extravergine di oliva, succo di limone e sale). Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 71,64; Lipidi g 78,06; Glucidi g 2,34; Kcal 998; Fibra g 2,3; Colesterolo mg 214,80. Procedimento: preparare il pezzo di carne, tagliarlo in fettine sottili e disporle a raggiera sopra un piatto, salsare con salsa citronette e disporre al centro una guarnizione composta da sedano, funghi tagliati a lamelle e scaglie di Parmigiano.

Sformato di spinaci (ingredienti per 4 persone): g 800 di spinaci crudi, g 100 di prosciutto cotto, 2 uova, g 100 di parmigiano, 1 spicchio d’aglio, g 50 di burro, sale, pepe. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 100,84; Lipidi g 101,33; Glucidi g 30,52; Kcal 1432; Fibra g 18,73; Colesterolo mg 704,44. Procedimento: lessare gli spinaci, tritarli e farli saltare con poco burro e aglio. Aggiustare di sale e pepe. Tritare finemente il prosciutto e fare un composto con tuorli e Parmigiano. A parte montare gli albumi a neve e unirli delicatamente all’impasto. Metterli in forno su una pirofila alta e cuocerli a 180° fino a quando lo sformato sarà diventato dorato e gonfio. Servire ben caldo.

PRIMI PIATTI

Risotto con radicchio rosso (ingredienti per 4 persone): g 300 di riso, g 500 di radicchio rosso, g 100 di cipolla, g 100 di Parmigiano grattugiato, g 50 di olio extravergine di oliva, sale, pepe, brodo vegetale. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 64,75; Lipidi g 80,13; Glucidi g 259,18; Kcal 1954; Fibra g 25,04; Colesterolo mg 91,00. Procedimento: lavare il radicchio e tritarlo finemente. Tritare altrettanto finemente la cipolla e insaporirla in una casseruola con il radicchio e poco olio. Quando saranno ammorbiditi unire il riso e mescolare. Bagnare con il brodo caldo e portare lentamente a cottura mescolando. Aggiustare di sale, cospargere di Parmigiano e mantecare.

Risotto ai frutti di mare (ingredienti per 4 persone): g 20 di olio extravergine di oliva, 1 cipolla, 2 chiodi di garofano, g 200 di riso, litri 1 di brodo vegetale, g 400 di frutti di mare, salsa pomodoro, sale. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 166,61; Lipidi g 56,48; Glucidi g 211,34; Kcal 1969; Fibra g 4,70; Colesterolo mg 1134,38. Procedimento: soffriggere la cipolla, tagliata a julienne, in una pentola; aggiungere i chiodi di garofano e il riso; fare tostare quest’ultimo per qualche secondo. Nel frattempo sbollentare i frutti di mare. Aggiungere al riso il brodo bollente, lasciarlo asciugare e successivamente incorporare la salsa di pomodoro e i frutti di mare. Salare. Far cuocere per circa 20 minuti. Mantecare con poco burro.

SECONDI PIATTI

Carpaccio di branzino e zucchine (ingredienti per 4 persone): g 800 di branzino a fette sottili, g 200 di limoni, g 500 di zucchine, menta fresca, g 50 di Parmigiano, dl 1 di olio extravergine di oliva, sale, pepe. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 270,46; Lipidi g 136,74; Glucidi g 24,03; Kcal 2404; Fibra g 12,776; Colesterolo mg 156,61. Procedimento: marinare il branzino con il succo di limoni, sale e pepe. Tagliare le zucchine sottilmente e condirle con succo di limone rimanente, sale, pepe e olio. Disporvi sopra le fettine di branzino marinato e coprirlo con scaglie di Parmigiano.

Filetti di sogliola all’arancia (ingredienti per 4 persone): g 500 di filetti di sogliola, g 50 di farina tipo”00″, 2 arance, olio extravergine di oliva, sale q. b. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 184,17; Lipidi g 45,65; Glucidi g 76,23; Kcal 1432; Fibra g 7,10; Colesterolo mg 260,42. Procedimento: far dorare i filetti precedentemente infarinati, spremere e filtrare il succo delle arance. Irrorare i filetti con il succo di arancia e lasciare asciugare. Decorare con fettine di arancia private della scorza.

DOLCI

Dessert tropicale (ingredienti per 4 persone): 4 fette di ananas, g 300 di ricotta fresca, g 100 di zucchero, 4 ciliegine candite, 4 cimette di menta. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 28,15; Lipidi g 32,70; Glucidi g 150,09; Kcal 970; Fibra g 3,51; Colesterolo mg 171,00. Procedimento: unire le ricotta con lo zucchero, le fette di ananas tagliate a cubettoni. Mettere nelle coppette e lasciar raffreddare per 20 minuti. Servire con foglioline di menta e le ciliegine candite.

Riso dolce alle fragole (ingredienti per 4 persone): g 200 di latte scremato, g 40 di riso Carnaroli, g 100 di fragole, g 10 di zucchero, 1 baccello di vaniglia, g 20 di zucchero a velo, menta fresca per decorare. Valori nutrizionali per 4 persone: Protidi g 10,84; Lipidi g 0,99; Glucidi g 79,75; Kcal 351,12; Fibra g 2,10; Colesterolo mg 4,00. Procedimento: portare a bollore il latte con la vaniglia; aggiungere il riso e lasciar cuocere per 20 minuti. Il riso dovrà essere ben cotto. Eliminare la vaniglia e aggiungere lo zucchero. Mettere il riso in alcuni stampini o piccole coppette e lasciar raffreddare. Lavare accuratamente le fragole e tagliarle a tocchetti. Sformare gli stampini con il riso nei piatti, decorare con le fragole e le foglioline di menta fresca. Spolverare con lo zucchero a velo e servire.

 a cura della dietista Mariagnese Torrisi

Riconoscere i segnali meno noti della celiachia

celiachiaUn fastidioso gonfiore persistente dopo ogni pasto, un disturbo gastrointestinale che non vuole andare via: sono questi i segnali più conosciuti della celiachia, l’intolleranza permanente al glutine che determina un’infiammazione cronica e il progressivo danneggiamento della mucosa intestinale. In Italia sanno di esserlo 75.000 persone, ma circa 500.000 aspettano ancora la giusta diagnosi: l’iter diagnostico dei pazienti parte quasi sempre dal medico di medicina generale, soprattutto nel caso di pazienti adulti. Tuttavia, se i malesseri tipici sono facilmente identificabili e noti, non sempre i segnali della celiachia sono così chiari ed evidenti.
I sintomi della celiachia possono essere infatti estremamente vari, ed in alcuni casi, a prima vista assenti. Accanto alla sintomatologia gastrointestinale più evidente esiste una enorme varietà di sintomi extraintestinali, che generalmente si presentano in età adulta, come la dermatite erpetiforme, la poliabortività, l’osteoporosi. Solo un ascolto attento e profondo, al momento dell’anamnesi, ai disturbi del paziente può far comprendere al medico di famiglia che si possa trattare proprio di intolleranza al glutine.
“Sotto l’etichetta dei cosiddetti “sintomi extraintestinali” della celiachia si raccolgono in realtà la maggior parte delle situazioni in cui si trovano i pazienti adulti – afferma il Dottor Giuseppe Caula, gastroenterologo presso la Divisione di Medicina Interna Presidio Ospedaliero Valdese ASL TO1 di Torino e membro del comitato scientifico Dr Schär (un’azienda che produce alimenti senza glutine, ndr) – Molto spesso pazienti di questo tipo arrivano ad una diagnosi definitiva solo dopo un lungo percorso punteggiato da numerosi – e spesso costosi – esami clinici per verificare patologie differenti. Al contrario, un’ipotesi di diagnosi di celiachia che partisse tempestivamente già dal medico di medicina generale o dallo specialista potrebbe ridurre sia l’impatto economico e sociale per il SSN sia il costo emotivo di pazienti che spesso soffrono a lungo prima di iniziare a migliorare adottando la dieta senza glutine”.
Per favorire un approccio di ascolto “tradizionale” al momento dell’anamnesi del paziente possono essere seguite poche linee guida, che possano aiutare i medici di medicina generale o gli specialisti a “sospettare” di una possibile celiachia e richiedere, oltre agli esami specifici per i sintomi in questione, anche il dosaggio degli anticorpi che marcano l’intolleranza.

SINTOMI EXTRAINTESTINALI E SPECIALISTA DI RIFERIMENTO:
Poliabortività: ginecologo.
Riduzione della fertilità: ginecologo.
Epilessia: neurologo.
Artriti e artralgie: reumatologo.
Alterazioni dello smalto dentario: odontoiatra.
Ipertransaminasemia: gastroenterologo.
Cefalea: neurologo.
Epilessia: endocrinologo.
Astenia: internista.
Anemia: ematologo, internista, gastroenterologo.
Alopecia: dermatologo.
Dermatite erpetiforme: dermatologo.
Malattie autoimmuni: internista.
Malattia di Down: pediatra.

La necessità di mantenere costante l’attenzione ai sintomi della celiachia non è legata ad un intervallo d’età. I risultati di uno studio americano condotto sui sieri presi nel 1974 e successivamente nel 1989 sullo stesso campione di abitanti del Maryland hanno provato infatti che negli ultimi 30 anni la prevalenza della celiachia è più che raddoppiata e che lo sviluppo dell’intolleranza può avvenire anche in tarda età. “Non esiste un’età in cui si può escludere che, nei soggetti predisposti geneticamente, non possa manifestarsi l’intolleranza al glutine. Nel campione americano da noi indagato, ad esempio, erano presenti individui che negli anni ‘70 avevano oltre 40 anni e che dopo 15 anni sono risultati celiaci – ha dichiarato il Professor Carlo Catassi dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona, coautore dello studio, in pubblicazione nei prossimi mesi e membro del comitato scientifico di Dr Schär – A meno che non si escluda la possibilità con uno screening genetico, la negatività del test non elimina la possibilità di un esito positivo dopo qualche anno”.

La celiachia è un’enteropatia permanente al glutine che determina una reazione immunitaria a livello dell’intestino, con conseguente infiammazione cronica e atrofia dei villi intestinali. Nel bambino i sintomi più comuni sono rappresentati da diarrea e arresto della crescita, mentre nell’adulto la malattia si può presentare sia con sintomi gastrointestinali quali la diarrea, anoressia, nausea, vomito, dolori addominali ricorrenti sia con sintomi extraintestinali che non sempre possono fare pensare in prima ipotesi alla malattia, come bassa statura, anemia da carenza di ferro, rachitismo, osteoporosi, ritardo puberale, stipsi, idiopatica, sindromi emorragiche, alopecia, astenia, cefalea. L’incidenza del problema è in aumento, con 5.000 nuove diagnosi ogni anno.
A oggi, l’unica terapia efficace è una dieta assolutamente priva di glutine: non solo pertanto, alimenti a base di farina, come pane e dolci, ma anche cibi che nella loro fabbricazione e confezionamento possono essere stati contaminati da piccole quantità di glutine.

Consulta il nostro Ospite Specialista, dott. Giorgio Ciaccio.

Parliamo di Allergie con …

Tratteremo di ALLERGIE con il dott. Giorgio Ciaccio, medico esperto in Agopuntura ed Omeopatia, Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Naturale nostro Ospite in GALENOsalute.

Cosa sono e come si presentano | Le allergie sono una eccessiva reazione a sostanze che in generale non sono pericolose per l’uomo, dato che costituiscono una risposta immunitaria parossistica rispetto al normale. Normalmente il sistema immunitario ci protegge da organismi patogeni, quali batteri, virus o sostanze tossiche. L’allergia, invece, è la risposta che un sistema immunitario ipersensibile rivolge verso organismi non patogeni. È la prima esposizione all’allergene che provoca nell’individuo la reazione allergica e fa sì che esso riconosca l’allergene ogni qualvolta ne verrà a contatto in seguito. Infatti i sintomi si presentano alla seconda esposizione e a quelle successive, e dipendono strettamente non solo dall’allergene in questione, ma anche dalla parte del corpo colpita e dall’intensità della risposta immunitaria. Quando l’allergene viene a contatto con il sistema immunitario di un individuo, stimola la produzione di anticorpi, i quali si legano a cellule contenenti istamina. È la produzione di questa sostanza che provoca nel paziente allergico i tipici sintomi: prurito, gonfiore ai tessuti colpiti, ipersecrezione di muco, spasmi muscolari. La severità e la varietà di questi sintomi è fortemente soggettiva perché varia a seconda della persona colpita. Gli allergeni più comuni sono il cibo, i farmaci, alcune sostanze contenute nei cosmetici, alcuni metalli contenuti nella gioielleria o nella bigiotteria, le punture di insetti, gli acari della polvere, i pollini e le muffe, gli animali domestici.

Prevenzione | È accertato che i bambini che sono stati allattati al seno materno hanno minori probabilità di essere soggetti da allergie; se le madri che non hanno fatto uso di alcuni alimenti durante l’allattamento, quali latte vaccino, uova, noci ed arachidi, riescono ad abbassare ancora di più le probabilità, nei propri figli, di contrarre un’allergia, compreso l’eczema. Se si è già scatenata un’allergia soltanto un’adeguata terapia e la possibilità di evitare il contatto con gli allergeni che la scatenano potrà ridurre al minimo il ritorno delle crisi allergiche in futuro.

Sintomi | I sintomi possono variare in intensità e tipologia a seconda della reazione, della parte colpita e della sensibilità del sistema immunitario del paziente. In generale, però, alcuni sintomi sono comuni: si possono verificare rinite, tosse, difficoltà nella respirazione, un’aumentata lacrimazione, prurito dove c’è stato il contatto (occhi, naso, gola, pelle in generale), rash cutanei, vomito, diarrea, mal di testa.

allergia-testsEsami | Per formulare la diagnosi di allergia è innanzitutto importante tenere conto della storia clinica del paziente (periodo e stagione di esposizione all’allergene, lavoro, tempo libero, presenza di animali in casa). Il colloquio con il paziente va integrato con i test allergici, cutanei o del sangue. Questi test servono fondamentalmente ad avere una conferma dell’allergia in atto e a cercare l’allergene che l’ha scatenata. Per esempio, alti livelli di anticorpi ed immunoglobuline (specialmente IgE) oppure un aumento di eosinofili stanno ad indicare che il sistema immunitario è già venuto a contatto con l’allergene. I test cutanei, ad ogni modo, sono i test per eccellenza volti alla ricerca degli allergeni e possono essere anche utilizzati su neonati e bambini perché fondamentalmente innocui. Quando, invece, l’allergene potrebbe essere un farmaco oppure un alimento, si preferisce utilizzare il test di eliminazione o di provocazione: la sostanza sospetta viene rispettivamente sospesa oppure introdotta nella terapia (nel caso di farmaci) o nella dieta (nel caso di alimenti) del paziente in attesa di una riduzione o esacerbazione della risposta immunitaria.

Terapia | Solitamente si distingue una terapia a breve termine, che tende ad eliminare i sintomi immediati, ed una a lungo termine, che ha invece come scopo quello di impedire future crisi allergiche. In generale le allergie vengono curate con i farmaci antistaminici, che riescono ad alleviare i sintomi lievi e moderati ma che, purtroppo, causano sonnolenza, quindi non sono indicati se si svolgono mestieri con attrezzature potenzialmente pericolose, o se si guida, o in qualsiasi altra occasione in cui l’attenzione è un requisito essenziale. Per quanto riguarda la congestione nasale è consigliabile utilizzare prodotti decongestionanti, anche se bisogna fare attenzione all’uso cronico di questi spray, che può causare assuefazione. In ogni caso evitare il contatto con l’allergene resta di gran lunga il miglior trattamento dell’allergia (soprattutto se si tratta di allergie alimentari o farmacologiche). Un altro tipo di trattamento a lungo termine è rappresentato dall’immunoterapia. L’immunoterapia consiste in diverse iniezioni nel tempo di dosi sempre più alte dell’allergene che scatena la reazione, in modo da desensibilizzare l’organismo verso quella sostanza. Vengono effettuate delle iniezioni sottocutanee di concentrazioni di allergene che provocano una diminuzione delle IgE ed un aumento delle IgG. Molti pazienti hanno trovato giovamento da questo tipo di trattamento, ed alcuni di essi hanno sperimentato una diminuzione nei sintomi dell’allergia già a distanza di un anno dall’inizio della terapia. Solitamente l’immunoterapia viene sospesa dopo 3 anni; sebbene alcuni pazienti abbiano avuto buoni risultati anche dopo la sospensione del trattamento, ve ne sono altri che, invece, hanno constatato un peggioramento dei sintomi. Nella maggior parte dei casi, comunque, l’immunoterapia si è rivelata una terapia efficace nella cura di rinite allergica, asma e punture d’insetti.

Prognosi | La maggior parte delle allergie viene curata tempestivamente e con successo, ma solo per quanto riguarda la crisi presente; un futuro contatto con l’allergene scatenerà comunque un’altra crisi. La desensibilizzazione del sistema immunitario operata grazie all’immunoterapia può essere un ottimo metodo per prevenire future crisi allergiche, ma bisogna tener conto che le iniezioni possono provocare rash cutanei o, in alcuni soggetti, anche uno shock anafilattico. In ogni caso questo metodo può essere utilizzato soltanto per alcuni allergeni, come pollini, polvere e simili, ma non, ad esempio, per le allergie alimentari. È anche vero però che l’immunoterapia si rivela efficace nei due terzi dei casi, sebbene richieda un trattamento a lungo termine.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

 

Morbo di Crohn

crohnDescritta per la prima volta nel 1932 da Burrill Bernard Crohn, è una malattia infiammatoria cronica intestinale. L’infiammazione coinvolge tutta la parete della zona dell’intestino interessata, costituita nella maggior parte dei casi dal tratto terminale dell’ileo e dal colon. Frequentemente è associata anche a disturbi autoimmunitari, come le ulcere orali e le artriti reumatiche. All’inizio la malattia interessa la mucosa dell’intestino, con la formazione di ulcere che lentamente penetrano poi in profondità negli altri strati dell’intestino. I sintomi variano in base alla localizzazione della malattia, con dolori crampiformi agli addominali inferiori, diarrea, febbre, perdita di peso e occlusioni intestinali. La patologia non ha una tendenza alla guarigione spontanea. Tuttavia una dieta ricca di calorie e vitamine, che escluda cibi irritanti come grassi e latte, può dare giovamento. L’unica terapia risolutiva rimane quella chirurgica, cui ricorrere necessariamente in caso di occlusione o di perforazione intestinale. L’intervento chirurgico non porta tuttavia a una guarigione definitiva, ma in alcuni casi è necessario per evitare complicazioni gravi come stenosi, ascessi o fistole.

 

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Parliamo di Patologie Colorettali con …

Questa settimana tratteremo di PATOLOGIE COLORETTALI con il dott. Elio Sciarrino, docente della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell’Università di Palermo, nostro Ospite in GALENOsalute.

 

Le patologie colorettali sono spesso sottovalutate dagli stessi pazienti: i pregiudizi e la scarsa informazione possono impedire a chi è affetto da tali patologie di parlare con tranquillità al proprio medico e di sottoporsi ad una visita accurata. Le patologie colorettali possono, così, svilire la qualità della vita del paziente ed obbligarlo a sopportare fastidi il più delle volte risolvibili attraverso un semplice accertamento colonproctologico. E’ fondamentale, quindi, conoscerle e saper valutare i disturbi ad esse legati: cambiamenti della consistenza delle feci, disordini intestinali e piccole perdite di sangue possono sembrare sintomi banali, ma spesso sono segnali d’allarme da non trascurare, soprattutto per evitare la degenerazione verso malattie più serie.

Le patologie colorettali comprendono tutti quei disturbi che colpiscono la zona dell’ano e del retto: Intestino irritabile, Malattia diverticolare del colon, Morbo di Crohn, Colite ulcerosa, Ragade anale.

Tra queste parleremo della seconda, riservandoci se richiesto l’approfondimento delle altre.

La diverticolosi del colon è una condizione comune che affligge circa il 50% della popolazione occidentale entro i 60 anni e quasi tutti all’età di 80 anni. Solo una piccola percentuale di persone che hanno diverticolosi presentano sintomi, e soltanto per alcuni sarà necessario un intervento.

I diverticoli sono tasche che si sviluppano nelle pareti del colon, di solito nel sigma, o nel colon sinistro, ma possono interessare anche tutto il colon. La diverticolosi descrive la presenza di queste tasche. La diverticolite rappresenta l’infiammazione o le complicazioni di queste tasche.

Quali sono i sintomi?

I principali sintomi della malattia diverticolare sono: dolore addominale (solitamente nel quadrante addominale inferiore sinistro), diarrea, spasmo colico, variazione dell’alvo ed occasionalmente una severa emorragia rettale. Questi sintomi compaiono in una piccola percentuale di pazienti con questa condizione e talvolta sono difficili da differenziare dai pazienti affetti da sindrome da colon irritabile. La diverticolite – un’infezione del diverticolo – potrebbe causare uno o più dei seguenti sintomi: dolore, brividi, febbre, alterazione dell’alvo. Una sintomatologia più importante è presente nelle complicazioni più gravi come la perforazione con accesso o formazione di una fistola.

Qual è la causa della malattia diverticolare?

Indicazioni fanno presupporre che una dieta povera di fibre, attuata per molti anni causa un aumento della pressione nel colon che porta alla diverticolosi.

Come si tratta la diverticolosi?

La diverticolosi e la malattia diverticolare, solitamente, vengono opportunamente trattate con una dieta adeguata, e alcune volte con medicine che aiutano a controllare il dolore, lo spasmo colico e le variazioni dell’alvo. Aumentando il contenuto di fibre nella dieta (cereali, legumi, verdure, etc.) e qualche volta riducendo alcuni alimenti si riduce la pressione nel colon e queste complicazioni si manifestano più raramente. La diverticolite richiede una gestione più accurata. Casi moderati possono essere controllati senza ricovero in ospedale; questa decisione deve essere presa dal medico curante.

Il trattamento consiste in antibiotici presi per via orale, restrizioni nella dieta e il possibile uso di prodotti che rendano le feci più morbide. Casi più gravi necessitano del ricovero ospedaliero, gli antibiotici verranno somministrati via endovenosa e la dieta sarà limitata.

La maggior parte degli attacchi acuti possono essere risolti in questo modo. Il trattamento chirurgico viene riservato ai pazienti con attacchi ripetuti, casi severi o complicati e quando si avverte una debole riposta o, addirittura, nessun miglioramento dopo la terapia medica. Nella pratica chirurgica, di solito una parte del colon quasi sempre la sinistra o il sigma viene asportata e il colon è agganciato e anastomizzato un’altra volta al retto. Un recupero totale può essere prevedibile. Il normale funzionamento dei movimenti intestinali, spesso recuperato dopo tre settimane, può essere prevedibile.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute


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