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I disturbi mestruali: cosa significano, come superarli

 

I disturbi mestruali | Le mestruazioni racchiudono in sé la specificità più forte della femminilità: la facoltà di procreare, di essere “terra” feconda e corpo sensuale. Ecco perché l’apparato riproduttivo, più di altri, è un organo che porta con sé diversi significati culturali, tabù e curiosità. Gli uomini primitivi furono colpiti ad esempio dalla straordinaria corrispondenza tra i cicli della luna e il ciclo mestruale. La donna venne così associata simbolicamente alla luna e alle divinità lunari, simboli dispensatori di vita e di fertilità da un lato (la luna piena), ma anche mortiferi e inquietanti dall’altro.

Le patologie del ciclo mestruale | Pur essendo un fenomeno naturale e del tutto fisiologico il ciclo mestruale viene vissuto da molte donne con un malessere e un disagio tali da condizionare il loro stile di vita. Vediamo quali sono i principali disturbi del ciclo, il loro significato e le caratteristiche della personalità di chi ne soffre.

Amenorrea. È l’assenza del ciclo mestruale, spesso indicativa di una rinuncia, più o meno sofferta, alla propria femminilità, profondamente rifiutata o vissuta in modo ambivalente e conflittuale. Probabilmente accade perché è presente il desiderio inconscio di restare o ritornare bambine, evitando in questo modo tutti i conflitti e le problematiche connesse a una gestione di una sessualità matura. Rimanere “piccole” infatti consente di evitare le responsabilità di una consapevolezza adulta. Può anche accadere che un’eccessiva identificazione con un modello maschile impoverisca l’essenza femminile impedendo così la sua libera espressione. Sono più a rischio le donne che sacrificano la dimensione materna e l’eros a favore della carriera, chi non si stima e si percepisce come fragile, insicura o che vive in un ambiente famigliare che non ha mai accettato il loro diventare adulte.

Dismenorrea. Le mestruazioni dolorose, accompagnate da crampi addominali, talvolta anche cefalea, nausea e vomito, sono un fenomeno frequente. Possono verificarsi perché la donna vive come pericolosi o limitanti gli aspetti di passività, di accoglimento e di trasformazione tipici del femminile. Il dolore inoltre può esprimere una sessualità non liberamente vissuta e giudicata come “sporca” e minacciosa, con sentimenti di colpevolezza e di conflitto. Sono più a rischio donne che hanno uno stile di vita iperattivo e frenetico, con difficoltà di fermarsi e ad accettare di cambiare.

Oligomenorrea. Molte donne lamentano un ciclo mestruale particolarmente scarso e breve, stentato, spesso neppure doloroso. Durante le mestruazioni l’energia femminile prorompe all’esterno, a livello simbolico il mestruo porta fuori la parte più “viscerale” del nostro essere. Basti pensare che dopo periodi di intensa attività sessuale il flusso di solito aumenta, quasi a rappresentare un’energia accumulata in sovrappiù. Date queste premesse, possono soffrire più frequentemente di questo disturbo le donne che hanno una vita sessuale inibita e insoddisfacente, che vivono la femminilità come un ostacolo alla loro realizzazione, ma anche le donne che tendono a razionalizzare anche gli stati emotivi più istintivi.

Ipermenorrea. Si tratta di flussi particolarmente lunghi e abbondanti tanto da indurre anemia e da assumere l’aspetto di un’emorragia. In questi casi il flusso ininterrotto segnala una femminilità trascurata e il suo impulso a imporsi ed essere considerata di più. La capacità creativa, pulsionale, sanguigna chiede di essere presa in considerazione. La perdita abbondante di sangue, da un punto di vista simbolico, può rappresentare anche il “pianto” di un utero che non riesce a esprimere la sua funzione creativa. Sono più soggette a ipermenorrea le donne identificate in un ruolo femminile poco valorizzato, che si impongono sacrifici e rinunce negando l’espressione delle emozioni, prime fra tutte la tristezza e il rimpianto.

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La pillola migliore contro i dolori mestruali

Il dolore mestruale è comunemente curato con FANS. Per fare il punto sui diversi farmaci utilizzati, la Cochrane Collaboration – l’associazione internazionale no profit che raccoglie e valuta criticamente le informazioni sull’efficacia degli interventi sanitari – ha riportato un’ultima revisione sistematica con i dati di 73 studi effettuati in 18 diversi paesi: una mole di indagini scientifiche che coinvolgono oltre 5mila donne. Questi studi confrontano i FANS con il placebo, con altri farmaci antinfiammatori e con il paracetamolo.

Risultato: tutti i FANS si sono dimostrati più efficaci del placebo, con l’eccezione dell’aspirina (acido acetilsalicilico). La revisione, invece, non ha confrontato la diversa efficacia e tolleranza dei diversi FANS, data l’estrema diversità dei dati dei vari studi.

La novità rispetto alla precedente revisione, datata 2003, è sul fronte del confronto con il paracetamolo. Sette anni fa non sembravano esservi prove scientifiche che questa molecola, avesse un’efficacia diversa rispetto ai agli anti-infiammatori non steroidei. Quest’anno invece tre nuovi studi hanno confrontato i due tipi di molecole e in tutti gli studi i FANS sono risultati più efficaci del paracetamolo nel ridurre i sintomi dolorosi. 

“Le donne che fanno uso di questi farmaci devono essere informate correttamente dei possibili effetti avversi – ha affermato Jane Marjoribanks, responsabile della revisione. 

Fonte sito FAROMED.it


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