Posts Tagged 'dolori muscolari'

Fibromialgia: le emozioni negative peggiorano i sintomi

Rabbia e tristezza acuiscono i sintomi dalla fibromialgia: una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso, associato a rigidità dei tessuti. Le sensazioni e i sentimenti negativi accentuano il dolore e abbassano la soglia di tolleranza. Effetti simili sono riscontrabili anche nei soggetti sani. E’ quanto emerso da un’indagine condotta dai ricercatori dell’Università olandese di Utrcht, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Arthritis Care and Reasearch.

Ai fini dello studio, i ricercatori hanno preso in esame oltre centoventi donne: 62 erano affette da fibromialgia, 59 in perfetta salute. Tutte le esaminate sono state sottoposte a un singolare test per la valutazione del grado di tolleranza al dolore. In particolare, è stato chiesto alle donne di pensare a esperienze neutrali vissute in passato o a situazioni in cui avessero provato rabbia o tristezza. Contemporaneamente i ricercatori hanno sottoposto le donne a una scossa elettrica, che diveniva man mano più dolorosa: le partecipanti dovevano segnalare quando iniziavano a sentire il dolore e quando il fastidio stava divenendo insopportabile.

Il risultato? “Quanto più le donne si facevano travolgere da rabbia o tristezza, tanto più riferivano di provare un dolore maggiore” ha spiegato dott.ssa van Middendorp, coordinatrice della ricerca, per poi concludere “I dati dimostrano che nelle pazienti con fibromialgia la sensibilità alle emozioni è analoga a quella delle donne sane; partendo però da una condizione di base in cui il dolore è maggiore, gli effetti delle emozioni negative sono naturalmente ancora più deleteri”. Visti i risultati della ricerca, i pazienti affetti da fibromialgia, più di chiunque altro, dovrebbero imparare a controllare le proprie emozioni.

Il magnesio contro lo stress

Se qualcuno vi dicesse che il livello di stress scende da 300 a 0 con un’aggiunta di magnesio, probabilmente non ci credereste, ma magari la prossima volta che vi trovate di fronte allo scaffale degli integratori, al supermercato o in farmacia, allungherete la mano verso la boccetta di compresse a base di magnesio.

Il magnesio è parte delle cellule e delle ossa, ed è particolarmente importante perché protegge le arterie dalla pressione del sangue. Inoltre, aiuta il corpo a controllare l’assorbimento di potassio (il minerale che si trova nelle banane) e il calcio (presente nei latticini). Se il magnesio è un minerale multitasking, di supporto ai reni, al cervello, al cuore, al sistema nervoso, perché mai non dovrebbe ridurre lo stress? Un chimico e nutrizionista australiano, Peter Gillham, sostiene che tra il 90 e il 95 % della  popolazione mondiale vive con dei livelli di magnesio non sufficienti per il loro corpo. In che cosa si traduce la carenza di magnesio? Ecco qualche sintomo poco piacevole: asma, bassi livelli energetici, insonnia, mal di testa, dolori muscolari, tensione e indolenzimento, stanchezza, ansia, nervosismo, PMS, ossa deboli, difficoltà di respirazione e problemi cardiaci.

Molti fattori possono causare la carenza di magnesio, come l’alcol, il fumo, l’eccessiva sudorazione, il consumo di droghe, l’ipotiroidismo, il diabete, le diete sbilanciate e, infine, lo stress.Lo stress può dar luogo a una sovra o sotto alimentazione, e procurare depressione, la quale a sua volta, oltre a generare inattività, rallenta il metabolismo. Può anche innescare cattive abitudini come il vizio del fumo e un consumo eccessivo di alcol, abitudini che a loro volta procurano problemi di salute come il tumore e le affezioni cardiache. Il magnesio è importante quanto le vitamine quotidiane e, se usato in unione con il calcio, può salvarvi la vita … o anche solo la qualità di vita. Bilanciando il sistema nervoso e rilassando i muscoli, il magnesio è un’aggiunta importante a ogni dieta. Se preferite non assumere integratori, abbiate un’alimentazione ricca di verdure a foglia verde scuro, cereali integrali, aglio, limoni, avocado, camomilla. Come per tutte le novità introdotte nella vostra routine, consultate il vostro medico prima di integrare il magnesio nella vostra dieta.

 | Autore Lara Endreszl

Parliamo di Influenza con …

Questa settimana tratteremo di INFLUENZA con il dott. Leo Di Bartolo, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia cervico-facciale, nostro Ospite in GALENOsalute.

Cos’è | L’influenza è una malattia infettiva acuta che interessa prevalentemente l’apparato respiratorio, provocata da virus appartenenti alla famiglia degli Orthomixovirus. I virus influenzali vengono classificati in tre diversi tipi (A, B e C) ed in vari sottotipi, sulla base delle caratteristiche degli antigeni di superficie, denominati emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N). Il tipo C non è molto frequente, per cui le epidemie influenzali sono provocate prevalentemente dai tipi A e B.

Epidemiologia | Il virus influenzale è in grado di diffondersi rapidamente attraverso i continenti, per cui può dare origine a vere proprie pandemie, che si manifestano prevalentemente nel periodo Settembre – Marzo nell’Emisfero Nord, e nei mesi da Giugno a Settembre nell’Emisfero Sud. I ceppi virali circolanti possono essere diversi di anno in anno e da regione a regione. Le dimensioni di ciascuna epidemia dipendono dalle caratteristiche del ceppo virale, ed in particolare dalle sue variazioni rispetto al ceppo dell’anno precedente. Il virus influenzale infatti può andare incontro a diversi tipi di mutazioni, le quali provocano effetti diversi sulla evoluzione dell’infezione:

  • Mutazioni minori o secondarie degli antigeni di superficie H e N: causano delle variazioni minime alla struttura del virus, e si manifestano ogni 2-3 anni. In questi casi le difese immunitarie della popolazione risultano essere ancora parzialmente protettive nei confronti del virus, per cui si verificano epidemie più limitate. L’insorgenza è solitamente improvvisa e la durata del ciclo epidemico è mediamente di 6-8 settimane. La morbosità della malattia nella popolazione generale è di circa il 10-20%, ma può essere maggiore nei bambini e nelle comunità chiuse (ad esempio case di riposo), con punte del 40-50%; la mortalità è più elevata nelle persone anziane affette da altre patologie concomitanti, come le malattie broncopolmonari e cardiovascolari.
  •  Mutazioni strutturali degli antigeni di superficie H e N: provocano delle variazioni importanti alla struttura virale, e si manifestano ogni 10-20 anni. Queste forme, verso le quali le popolazioni non hanno una adeguata protezione immunitaria, si diffondono molto rapidamente dando origine a delle vere e proprie pandemie, con una morbosità che arriva al 50% nella popolazione generale, e fino all’80% nelle comunità chiuse. Queste forme si manifestano però più raramente.

 Si stima che ogni anno nel mondo si ammalano circa 500 milioni di persone, pari a quasi il 10% della popolazione del pianeta.

Trasmissione | Il virus viene trasmesso tramite microscopiche goccioline di saliva emesse dalle persone infette con gli starnuti, con la tosse o anche con la semplice fonazione. La trasmissione è facilitata dal contatto ravvicinato tra le persone, dato che il virus ha una elevata contagiosità. Questa elevata capacità di diffusione del virus spiega perché in una popolazione l’epidemia raggiunga il culmine dopo soli 15 giorni dal manifestarsi dei primi casi. La persona infetta è in grado di trasmettere il virus da pochi giorni prima fino a 5-7 giorni dopo la comparsa dei sintomi.

Patogenesi | Il virus, una volta penetrato nell’organismo attraverso le vie respiratorie, si localizza nelle cellule epiteliali di rivestimento delle prime vie aeree, all’interno delle quali è in grado di replicarsi attivamente; il ciclo vitale del virus ha una durata di 4-6 ore. Le particelle virali neoformate escono quindi dalla cellula, che va incontro a morte, e sono pronte per andare ad infettare nuove cellule, provocando così l’estensione dell’infezione a macchia d’olio. In seguito, l’intervento del sistema immunitario contribuisce ad arrestare la progressione dell’infezione, portando così alla guarigione nel giro di pochi giorni.

Come me ne accorgo | Il periodo di incubazione dell’influenza è mediamente di circa 1-3 giorni, e la malattia insorge generalmente in modo improvviso. I sintomi principali sono rappresentati da febbre elevata, tosse, mal di gola, mal di testa, dolori artro-muscolari diffusi, sensazione di spossatezza. Nella Tabella seguente sono elencati i sintomi che possono comparire in corso di influenza, con le relative percentuali di frequenza:

 

 

Cosa aspettarsi | La durata dei sintomi è variabile, ma la maggior parte dei pazienti guariscono in circa 5-7 giorni. Durante il decorso dell’influenza a volte si possono manifestare alcune complicanze, a carico prevalentemente del tratto respiratorio superiore (otite, sinusite, parotite) e del tratto respiratorio inferiore (laringite, bronchiolite, polmonite, peggioramento clinico in persone affette da asma o da broncopneumopatie croniche ostruttive).

Gli esami | Il sospetto di influenza viene solitamente posto sulla base del quadro clinico, ma importante è anche il dato epidemiologico relativo alla presenza di questa malattia in una certa stagione ed in una certa area geografica. Per avere però la diagnosi di certezza è necessario eseguire un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi specifici, la cui presenza conferma l’avvenuto contatto tra l’organismo ed il virus. Può essere eseguita anche la ricerca diretta del virus nel tampone faringeo o nell’espettorato, ma tale indagine richiede più tempo per la risposta e può essere eseguita solo in laboratori specializzati.

Che fare | I provvedimenti terapeutici sono essenzialmente di carattere sintomatico: vengono solitamente impiegati antipiretici e antinfiammatori per limitare l’intensità dei sintomi. Possono risultare utili anche i sedativi della tosse ed i mucolitici. Non sono abitualmente necessari gli antibiotici, se non in casi particolari o in presenza di complicanze. Sono disponibili anche dei farmaci antivirali specifici, in grado di ridurre la durata della fase acuta.

Consigli | In corso di influenza viene consigliato il riposo a letto per tutta la durata della fase acuta. Dato che la trasmissione dell’infezione avviene per via aerea, è molto importante osservare le norme di isolamento respiratorio, che prevedono di evitare il contatto diretto con altre persone, per non esporle ad un rischio di contagio. La misura di prevenzione principale è rappresentata dalla somministrazione di uno specifico vaccino; è particolarmente raccomandata per i soggetti a rischio, quali gli anziani ed i pazienti affetti da patologie broncopolmonari o cardiache croniche. Il vaccino va ripetuto ogni anno, poiché la sua composizione viene modificata in base al ceppo virale in circolazione in quella determinata stagione; viene somministrato per iniezione intramuscolare e fornisce una protezione che dura 5-6 mesi.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.


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