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La vera causa della morte di Tutankhamon

Nel corso degli anni si erano accavallate molte ipotesi, da quella che la attribuiva a malattie ereditarie, a una ferita, fino all’omicidio violento o per avvelenamento.

Fu l’effetto congiunto della malaria e di diverse anormalità nella struttura ossea a provocare la morte precoce del faraone Tutankhamon: è questa la conclusione a cui è giunto l’ultimo studio sulle ragioni della scomparsa del grande faraone, condotto da Zahi Hawass, del Consiglio superiore per le Antichità del Cairo, e collaboratori, e pubblicato sulla rivista JAMA. Numerose sono le ipotesi che sono state avanzate nel corso degli anni circa le possibili cause della morte di Tutankhamon a cominciare da diverse malattie – da quelle legate a uno scompenso ormonale con ginecomastia, alla sindrome di Marfan – per finire con quelle che la imputavano a una ferita, a una setticemia o a un’embolia secondaria a una frattura al femore e perfino a un omicidio perpetrato con un colpo alla nuca o con un veleno. “Tuttavia la maggior parte delle diagnosi sono ipotesi formulate sulla base dell’osservazione e dell’interpretazione di reperti artistici e non sulla base della valutazione dei resti mummificati del re”, osserva Hawass. Per cercare di chiarire la questione Hawass e collaboratori hanno così deciso di intraprendere un ampio spettro di ricerche antropologiche, radiologiche e genetiche in modo da determinare i rapporti familiari fra 11 mummie del Nuovo Regno al fine di individuare anche eventuali tratti patologici ascrivibili a patologie ereditarie o malattie infettive. Alla fine dello studio non sono stati trovati segni di ginecomastia né della sindrome di Marfan: “La particolare rappresentazione artistica di questi personaggi reali va molto più probabilmente messa in relazione con le riforme religiose di Akhenaton. E’ improbabile che Tutankhamon o Akhenaten avessero realmente un aspetto marcatamente bizzarro o un fisico effeminato. E’ importante notare che i re dell’antico Egitto e le loro famiglie venivano tipicamente rappresentati in modo idealizzato”, osservano i ricercatori. Hawass e collaboratori hanno peraltro trovato un accumulo di malformazioni nella famiglia di Tutankhamon. “Sono diverse le patologie diagnosticate, ivi compresa la malattia di Köhler II (che porta ala formazione di osteocondrosi), ma nessuna di esse da sola avrebbe provocato la morte. I test genetici per i geni STEVOR, AMA1 e MSP1, specifici di Plasmodium falciparum, il parassita della malaria, sono stati positivi in quattro mummie, compresa quella di Tutankhamon. Questi risultati suggeriscono che una necrosi ossea avascolare – ossia conseguente a un insufficiente afflusso sanguigno al tessuto osseo – in concomitanza dell’infezione malarica sia stata la più probabile causa di morte del faraone. Le difficoltà di deambulazione e la malaria che affliggevano Tutankhamun sono anche suffragate dalla scoperta nella sua tomba di bastoni e di una nutrita farmacia per l’aldilà”, osservano i ricercatori.

Fonte LeScienze.it

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Gli Antichi Egizi avevano un cuore moderno

I fattori di rischio moderni non bastano a spiegare le malattie cardiovascolari.


È facile puntare il dito contro lo stress e la cattiva alimentazione quando si tratta di malattie del cuore. Lo afferma una ricerca condotta da un gruppo di medici americani ed egiziani, i quali hanno deciso di analizzare lo “stato di salute” di alcune mummie egizie.
La scoperta che hanno fatto è stata sorprendente: anche gli Antichi Egizi soffrivano di arteriosclerosi, l’indurimento delle arterie che finora sembrava appannaggio esclusivo degli uomini moderni.
I ricercatori hanno esaminato una ventina di mummie del Museo di antichità egiziane del Cairo e nel 30% dei casi ha riscontrato tracce di problemi cardiaci, in particolare di arteriosclerosi.
Lo studio è stato effettuato in collaborazione fra l’Università della California e alcuni ospedali americani ed egiziani, e i suoi risultati sono apparsi sul Journal of the American Medical Association.
La ricerca fa vacillare la certezza ormai acquisita che i problemi di carattere cardiovascolare siano riconducibili esclusivamente a fattori di rischio tipici della nostra epoca moderna, se si pensa che gli Egizi non conoscevano il fumo, avevano un’alimentazione sicuramente ricca grazie alle loro attività agricole, ma non caratterizzata dai grassi come la nostra, e infine avevano un’attività fisica di certo superiore alla nostra.
Il dottor Gregory Thomas dell’Università della California, che ha coordinato la ricerca, invita quindi in futuro se stesso e i suoi colleghi a guardare al di là delle certezze acquisite in questo campo: “Non possiamo dire se queste mummie siano morte per l’arteriosclerosi, ma sicuramente abbiamo confermato che molte di esse ne soffrivano. Questo significa che anche gli uomini antichi avevano la predisposizione genetica e i fattori ambientali atti a promuovere lo sviluppo delle malattie cardiache. Ciò suggerisce che dovremmo guardare oltre i fattori di rischio moderni quando studiamo le malattie cardiovascolari e vogliamo capirne le cause”.

Fonte Italiasalute.it 


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