Posts Tagged 'emozioni'

Lo stress aumenta i neuroni

Lo stress sembra legato alla neurogenesi, ovvero alla produzione di neuroni, secondo una recente ricerca. Un gruppo di neurologi dell’Università del Texas ha pubblicato uno studio sulla rivista Pnas nel quale affermano che le persone più sensibili alle situazioni che sviluppano tensione emotiva produrrebbero anche più neuroni. Per dimostrare la loro tesi, i ricercatori hanno portato a termine una serie di esperimenti su alcuni topi da laboratorio, scoprendo che a causa delle esperienze stressanti che avevano inflitto alle cavie, alcuni ratti si erano mostrati più suscettibili di altri e avevano reagito moltiplicando la produzione di cellule, che si dimostravano in grado di sopravvivere più a lungo di quelle prodotte dagli altri topi. Entrambi i gruppi avevano mostrato la stessa produzione di nuove cellule subito dopo l’evento negativo a cui erano stati sottoposti, ma dopo alcune settimane quelli più suscettibili ne avevano prodotte molte di più. Intervenendo sulla neurogenesi dei topi più sensibili, ovvero riducendone la portata, i ricercatori hanno assistito a un atteggiamento più tranquillo ed equilibrato dei topi del primo gruppo. Come ha dichiarato Amelia Eisch, una delle autrici della ricerca, “questo lavoro mostra che c’è un periodo di tempo durante il quale potrebbe essere possibile alterare la memoria riguardo una particolare situazione manipolando le cellule generate nel cervello. Questo ci può aiutare intanto a capire perché le persone reagiscono in maniera così diversa tra loro allo stress”.

Fonte: ITALIAsalute.it

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I siti cerebrali dell’intelligenza emotiva

Dallo studio delle ferite alla testa subite dai veterani della guerra in Vietnam è stato possibile individuare le parti del cervello fondamentali per i due tipi di intelligenza emotiva. A seconda del posto dove è stata riportata la ferita, i veterani studiati erano privi o di intelligenza emotiva ‘esperenziale’ (la capacità di giudicare le emozioni delle altre persone) o di intelligenza emotiva ‘strategica’ (la capacità di pianificare risposte socialmente adeguate alle situazioni). A condurre lo studio è stato un gruppo di ricercatori del National Institute of Neurological Disorders and Stroke di Bethesda, nel Maryland. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Per arrivare alle loro conclusioni sono stati condotti dei test standard per misurare l’intelligenza emotiva su 38 veterani feriti e su 29 veterani sani, usati come gruppo di controllo. Ebbene, dai risultati è emerso che i 17 veterani che hanno riportato lesioni alla corteccia prefrontale dorsolaterale effettuavano prestazioni peggiori nei compiti che mettevano a prova l’intelligenza emotiva ‘esperenziale’, mentre i risultati sono stati migliori nei test sull’intelligenza emotiva ‘strategica’. Risultati opposti invece sono stati registrati negli altri 21 veterani che avevano riportato danni alla corteccia prefrontale ventromediale. I risultati di questo studio avrebbero così permesso agli scienziati di individuare le parti dl cervello responsabili dei due tipi di intelligenza emotiva.

Fonte AGIsalute

L’ansia? Colpa dell’amigdala

Il disturbo d’ansia generalizzato dipende da una configurazione differente del cervello.

Che strada fanno all’interno del nostro cervello gli stimoli e i pensieri? Studiare e osservare questi ponti, che talvolta si interrompono causando disturbi da mancata connessione, è l’ultima frontiera delle neuroscienze. In particolare, secondo l’ultimo esperimento a riguardo, pare che i cosiddetti disturbi d’ansia generalizzati (GAD) siano imputabili a un’anomalia di connessione che interessa due zone dell’amigdala, la parte del cervello deputata al controllo delle emozioni.

LO STUDIO – I neuro scienziati della Stanford University School of Medicine hanno sottoposto a tecniche di risonanza magnetica il cervello di sedici pazienti affetti da GAD e di 17 persone sane, nel tentativo soprattutto di capire quali sono le aree connesse. Osservando la funzionalità delle differenti regioni cerebrali in base all’afflusso di sangue, il team di ricercatori di Stanford ha individuato nei pazienti affetti da GAD una sorta di difetto di collegamento riguardante l’amigdala basolaterale e l’amigdala centromediale. Normalmente la prima è connessa al lobo occipitale, ai lobi temporali e alla corteccia prefrontale e stimola le aree coinvolte nei meccanismi cognitivi e mnemonici. La seconda invece comunica con il talamo e stimola le aree coinvolte nella respirazione, nei battiti cardiaci e nei meccanismi dell’attenzione.

L’ANOMALIA – In sostanza nei soggetti ansiosi è stato riscontrato che entrambe le zone dell’amigdala non comunicano con i loro naturali interlocutori. Come se partissero due telefonate giuste, ma rivolte agli interlocutori sbagliati. Sarebbe proprio questa ostruzione di connessione a spiegare alcuni disturbi legati all’ansia. La scoperta potrebbe avere importanti applicazioni anche nella spiegazione di altri tipi di disordini psicologici, ma alla fine torna a proporsi la vecchia storia dell’uovo e della gallina: questa deviazione di connessione rende le persone ossessivamente ansiose oppure le persone ansiose tendono come conseguenza ad avere quest’anomalia?

Fonte CORRIEREDELLASERA.it 



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