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Parliamo di Ernia del disco e discopatie con …

Oggi parliamo di Ernia del disco e discopatie con il dott. Del Gaizo Carmine, medico specialista in Ortopedia e Traumatologia e Consulente di NEUROSPINE TEAM [Centro Specialistico di Chirurgia Spinale, con sede a Firenze], nostro Ospite in GALENOsalute.

INTRODUZIONE | Da Giacobbe (capitolo 32 del Libro della Genesi in cui si fa riferimento ad una lombosciatalgia) ad oggi diversi “lustri” sono trascorsi e il dolore lombare e sciatico sono stati esaminati in maniera sempre più approfondita. Ad oggi, il mal di schiena e l’irradiazione dello stesso ad un arto sia superiore che inferiore sono un problema sociale importante tanto da risultare nel mondo, statisticamente la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda di invalidità permanente.

ERNIA DEL DISCO (ED) | Nel processo di degenerazione del disco intervertebrale la perforazione della porzione posteriore dell’annulus fibroso è una fase determinante. Rispetto alla frequenza con cui si sviluppa una lombalgia , l’ernia del disco è fortunatamente rara e, quando presente, può richiedere un trattamento chirurgico. La fisiopatologia dell’ED solitamente passa attraverso la “protrusione” che se non ben trattata e contrastata con adeguato stile di vita, può degenerare in vera e propria “erniazione”. Si sviluppa una sindrome da “lesione occupante spazio” simile ad un tumore. Studi biochimici sempre più sofisticati hanno dimostrato che al suddetto impegno meccanico della massa erniata si associa una sorta di intossicazione della radice nervosa legata ad alterazioni del pH locale. A secondo della grandezza dell’ernia e dello spazio impegnato variano i sintomi. Si può avere una semplice “lumbago” con o senza irradiazione radicolare o una completa o incompleta “sindrome della cauda”.

DISCOPATIE | La posizione verticale della colonna vertebrale umana è maggiormente esposta a carichi rispetto a quella dei quadrupedi che presentano una struttura pressoché simile con distribuzione differente del peso. Negli umani, più facilmente, si riscontrano degenerazioni del disco intervertebrale dovuti a fattori meccanici statici. Forze meccaniche quali peso corporeo e tono muscolare che agiscono sul nucleo polposo (del disco) sono trasmesse direttamente alla parete dei vasi sanguigni. Le pressioni arteriosa e venosa sono più basse della pressione idrostatica che porta i vasi a collassare prima di raggiungere il disco. Per questo motivo, con il tempo, il sistema vascolare si atrofizza fin quasi a scomparire completamente. Senza un apporto nutritivo adeguato il disco progressivamente degenera e crea le condizioni anatomopatologiche della lombalgia cronica.
Oggi le tecniche chirurgiche sempre più accurate e mininvasive permettono un approccio più sereno alle patologie e consentono una gestione “per gradi” del trattamento. Anche in caso di recidive di ernia del disco o sindromi da cicatrice post chirurgica l’approccio “soft” presenta indubbi vantaggi: in primis una riduzione del “costo biologico” per il paziente e non per ultima la possibilità di ridurre i rischi operatori.



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Parliamo di … con …

Oggi parliamo di neurolisi endoscopica con il dott. Del Gaizo Carmine, medico specialista in Ortopedia e Traumatologia e Consulente di NEUROSPINE TEAM [Centro Specialistico di Chirurgia Spinale, con sede a Firenze], nostro Ospite in GALENOsalute. 

La neurolisi endoscopica o epidurolisi è la tecnica di endoscopia del rachide eseguita in anestesia locale. Si inderisce una sonda a fibre ottiche (0.9mm)  nel canale vertebrale attraverso un mini accesso cutaneo a livello dello hiatus sacrale.  

Questa tecnica permette di liberare le radici nervose dalle aderenze cicatriziali, conseguenza di un restringimento del canale osseo o di traumi. Possono spesso essere conseguenza di interventi chirurgici e sono la causa del ripresentarsi del dolore. 

La cosidetta failed-back-syndrome è una situazione patologica molto frequente perchè in tutte le casistiche al mondo si è definito che circa il 20/25 % degli operati avrà nel giro di pochi anni la ricomparsa di dolori e di alterazione di funzione di schiena e gamba. 

Questo è imputabile sia al riformarsi del tessuto discale, con possibile ricomparsa dell’ernia, sia, soprattutto, allo sviluppo di un tessuto cicatriziale aderenziale che ingloba la radice nervosa e letteralmente la incolla alla parete ossea. 

Per questo motivo la radice nervosa che dovrebbe poter scivolare liberamente si trova a subire continuamente ad ogni movimento trazione o distorsione da parte dell’osso.
Questo meccanismo è la causa dei dolori lombosciatalgici che si ripresentano anche anni dopo l’intervento.
 

E’ una tecnica mininvasiva , eseguita in day surgery e che non impone tempi di immobilizzazione superiori alle due ore circa dopo l’intervento.


 
 

Ernia del disco: nuove terapie per sconfiggere il dolore

Le cellule sotto accusa sono le nelle interleuchine-17, un gruppo di citochine utili a regolare la risposta infiammatoria. William J. Richardson, a capo della ricerca, sostiene che “Identificando la subpopolazione specifica di linfociti (cellule immunitarie attivate dalle citochine) potrebbe essere possibile arrestare la risposta infiammatoria a livello dei dischi vertebrali”.

E’ proprio lì infatti, a livello dei dischi vertebrali, che l’ernia si manifesta. Come ha spiegato il professor Mohammed Shamji del Duke University Medical Center in North Carolina, l’ernia del disco si presenta quando la superficie esterna della cartilagine che separa le vertebre si rompe e alcune parti della sostanza interna fuoriescono dal canale spinale. Il dolore insorge quando gli anticorpi attaccano il materiale fuoriuscito, riconoscendolo come elemento estraneo (così come succede con i virus e i batteri).

Stando a quanto dicono i ricercatori, limitare l’azione delle interleuchine-17 non avrebbe ripercussioni sulla funzionalità del sistema immunitario. Ulteriori approfondimenti permetteranno, con buone probabilità, di mettere a punto nuove terapie in grado di sconfiggere il dolore.

I mal di schiena non sono tutti uguali: quelli causati da ernia del disco, oltre a essere particolarmente dolorosi, sono anche difficili da curare. Grazie a uno studio pubblicato su Arthritis and Rheumatism, è stato ora identificato un gruppo di cellule che sembrerebbe ricoprire un ruolo chiave nella serie di eventi che portano al dolore. Il prossimo obiettivo è quello di sfruttare la scoperta per sviluppare nuove strategie terapeutiche efficaci.

Ossigeno-ozono terapia: la forza della natura

L’ossigeno-ozono terapia è una metodica che ha più di un secolo di vita e anche se inizialmente è stata relegata ad un ristretto numero di medici entusiasti, rappresenta oggi un rimedio rivoluzionario per la nostra salute e il benessere fisico.

0ssigeno-ozono terapiaChe cos’è | E’ una terapia che si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa, originata mescolando l’ozono con l’ossigeno.

La tecnica | Per ottenere un buon risultato in questo tipo di terapia è fondamentale la corretta scelta della metodica di somministrazione. Le tecniche più comuni sono: intramuscolare, sottocutanea, intraarticolare, endovenosa, insufflazione rettale e/o vaginale. A seconda della patologia da trattare la concentrazione di ozono sarà maggiore nella cura delle patologie ortopediche, minore per i problemi circolatori e per la medicina estetica.

Applicazioni | La potente azione antiinfiamatoria e antidolorifica dell’ossigeno-ozono viene sfruttata nel trattamento delle patologie ortopediche più frequenti, come la cervicalgia, le tendiniti, la lombalgia, ernia del disco, le patologie sportive, le periartriti, l’artrosi, ecc.

L’azione antinfiammatoria è dovuta al fatto che l’O2-O3 (ossigeno-ozono), favorisce l’eliminazione delle sostanze mediatrici del dolore e dell’infiammazione, come l’istamina, la serotonina, le prostaglandine, ecc., (sempre in modo del tutto naturale). In questo caso la tecnica consisterà in infiltrazioni sottocutanee o intraarticolari.

In medicina estetica, invece, dove la miscela di O2-O3 è costituita per la gran parte di ossigeno, (e introdotta con delle piccole iniezioni sottocutanee), viene utilizzata la capacità di questo gas di migliorare la circolazione del sangue, (alleviando in tal modo, ad esempio, la sensazione delle “gambe pesanti”), ma anche quella di attaccare gli acidi grassi, grazie alla sua azione ossidante, frantumandoli e rendendoli così facilmente eliminabili dall’organismo, (trattamento della cellulite).

Anche in questo caso, il vantaggio dell’ossigeno-ozonoterapia, rispetto alle altre numerosissime tecniche, è quello di una cura assolutamente naturale, priva di effetti collaterali, e che soprattutto agisce a monte del problema.

Sconsigliamo tale terapia agli ipertiroidei.


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