Posts Tagged 'flora batterica intestinale'

L’influenza della flora batterica intestinale sulla sclerosi multipla

Lo sviluppo e l’aggravamento della sclerosi multipla (SM) può essere favorito da un’alterazione nella flora batterica intestinale: a dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori del California Institute of Technology (Caltech), che illustrano la scoperta in un articolo pubblicato sui in the Proceedings of the National Academy of Sciences. I ricercatori hanno infatti indotto la malattia in topi a cui avevano inoculato nell’intestino uno specifico organismo, un parassita che non si riesce a coltivare in laboratorio appartenente a un gruppo di batteri noto come batteri filamentosi segmentati. Studi precedenti avevano mostrato che questi batteri determinano uno stato infiammatorio nell’intestino, inducendo in particolare la comparsa di un particolare tipo di linfociti, i linfociti Th17, che, in quanto T helper, attivano e modulano l’attività di altre cellule del sistema immunitario. In particolare, le cellule Th17, se presenti a livello cerebrale, hanno mostrato di essere in grado di innescare una cascata infiammatoria che nel modello animale induce l’analogo della sclerosi multipla. “Il problema era: se questo organismo induce le cellule Th17 nell’intestino, è in grado di farlo anche livello del sistema nervoso centrale?”, spiega Sarkis K. Mazmanian, che ha diretto la ricerca. Per rispondere i ricercatori hanno somministrando a topi privi di germi una dose di batteri filamentosi segmentati, osservando che le cellule Th17 non comparivano solamente a livello intestinale, ma anche a quello cerebrale. Mazmanian e colleghi sottolineano peraltro di non sostenere che i batteri siano la causa diretta della SM, che ha notoriamente una base genetica, quanto che essi contribuiscano a determinare una risposta infiammatoria che favorisce lo sviluppo della malattia. Allo sviluppo della SM concorre infatti una forte componente ambientale, come dimostra il fatto che gemelli identici hanno solo il 25 per cento di probabilità di sviluppare entrambi la malattia: “Siamo propensi a ipotizzare che i batteri intestinali possano essere l’anello ambientale mancante”, dice Mazmanian. I linfociti Th17 sono necessari per una corretta risposta immunitaria alle infezioni, il problema nasce quando queste cellule vengono attivate in assenza di infezioni. Ciò può avvenire quando la composizione della flora batterica intestinale risulta sbilanciata a causa di un cambiamento di dieta, dell’uso di antibiotici o per l’eccesso di igiene, che uccide i batteri nocivi ma anche quelli benefici. Questi ultimi due fattori, secondo Mazmanian, potrebbero essere all’origine dell’aumento dell’incidenza dei casi di SM verificatosi negli ultimi anni nelle società avanzate, ossessionate dall’igiene.

 

 

Fermenti lattici per prevenire l’obesità e il diabete

I probiotici e i cibi che ne favoriscono lo sviluppo riducono il rischio di ingrassare e ammalarsi di diabete.

YOGURTUno yogurt al giorno toglie obesità e diabete di torno. Così si potrebbe riadattare il vecchio detto alla luce di quanto si è discusso a Riccione, al congresso Panorama Diabete della Società Italiana di Diabetologia: secondo gli esperti infatti non c’è alcun dubbio, la flora intestinale conta, eccome, nel decidere il nostro peso sulla bilancia e pure nel proteggerci o meno dal diabete.

STUDI – La convinzione deriva dalle ricerche più recenti: una, pubblicata poco tempo fa da ricercatori finlandesi, ha scoperto che i batteri che stazionano nell’intestino fin dalla prima infanzia condizionano il peso dei bambini. Marko Kalliomaki, dell’università di Turku in Finlandia, ha studiato 49 bimbi valutandone la flora batterica intestinale a un anno di vita; dopo 6 anni ha rivisto i piccoli e ha scoperto che quelli in cui abbondavano i probiotici (i famosi bifidobatteri che si trovano anche nello yogurt) pesavano in media 4 chili di meno rispetto ai coetanei che da neonati avevano l’intestino più ricco di batteri «cattivi», come lo stafilococco. Un dato che si somma ad altri e fa dire ai diabetologi che la flora intestinale «buona», cioè i probiotici o fermenti lattici, aiuta a prevenire l’obesità e il diabete, a questa strettamente correlato. «Credevamo che la flora intestinale avesse effetto solo a livello locale, proteggendo il colon da tumori e malattie infiammatorie croniche: non è così – spiega Rosalba Giacco, relatrice alla sessione del convegno su alimentazione e diabete e ricercatrice all’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino –. I fermenti lattici infatti producono acido acetico, propionico e butirrico: i primi due vanno nel sangue e da qui nel fegato, dove regolano la produzione epatica di glucosio e grassi come colesterolo e trigliceridi; il butirrico invece resta nell’intestino a “nutrire” le cellule dell’epitelio».

PROBIOTICI – Quando la flora «buona» scarseggia e prendono il sopravvento altri batteri, allo stesso modo gli effetti si fanno sentire anche altrove: «I batteri cattivi producono tossine che favoriscono l’infiammazione e l’aterosclerosi, riducono l’attività dell’insulina e promuovono la sintesi di colesterolo e trigliceridi», dice Giacco. Così non stupisce scoprire che negli obesi la flora intestinale è molto diversa rispetto a quella dei magri e che perdendo peso anche i batteri nell’intestino si modificano. «I batteri intestinali buoni regolano l’assorbimento dell’energia dagli alimenti: riducono del 2 per cento l’introito energetico, e ciò nell’arco di anni può fare la differenza fra essere normopeso o sovrappeso – continua la ricercatrice –. Inoltre, i probiotici hanno anche effetto stimolante su ormoni intestinali che portano a un aumento del senso di sazietà, e quindi a mangiare di meno».

PREBIOTICI – I fermenti lattici si possono introdurre da soli attraverso yogurt o simili, ma è utile anche favorirne lo sviluppo mangiando cibi che sono «graditi» ai batteri buoni, i cosiddetti prebiotici: per lo più si tratta di fibre provenienti da frutta e verdura. «Le fibre favoriscono la crescita dei batteri buoni al posto dei cattivi, che invece proliferano se si mangia molta carne o altri prodotti di origine animale – spiega Giacco –. Purtroppo anche in Italia abbiamo un po’ perso le sane abitudini della dieta mediterranea e consumiamo meno fibre rispetto al passato: ora siamo più o meno allineati ai consumi europei, che variano fra i 3 e gli 11 grammi di fibre al giorno. Poche: è bene aumentare l’introito di frutta, verdura, cereali, pasta e pane integrali, oltre che di prodotti come lo yogurt che contengono fermenti lattici. Serve a prevenire l’obesità e quindi il diabete, ma anche tumori, malattie cardiovascolari e molte malattie croniche intestinali», conclude l’esperta.

Condividi su Facebook

Colon irritabile? Colpa dello stress

Lo stress non è solo una questione di testa. A risentirne è anche l’intestino: un italiano su cinque soffre di colon irritabile, un disturbo gastrointestinale che colpisce soprattutto tra i 18 e i 50 anni.  

L’incidenza è in crescita anche tra giovani e giovanissimi, sintomo che lo stress non è solo affare da adulti, ma un problema anche per ragazzi e, in alcuni casi, addirittura per i bambini. Della patologia, sempre più diffusa, si è discusso a Firenze. “I fattori psicologici ed emotivi – ci ha detto Giacomo Pagliaro, docente di Kinesiologia applicata all’Università di Chieti – hanno un ruolo determinante: i disturbi hanno spesso cause lontane nel tempo, come traumi infantili. Oppure – continua Pagliaro – affiorano in seguito a una difficile gestione dei rapporti familiari, specie tra generazioni diverse”. Occhio quindi ai trentenni che vivono ancora con mamma e papà. A confermare una relazione diretta con la psiche anche un altro fattore: “Nei malati affetti da colon irritabile – osserva Pagliaro – si nota la presenza anche di disturbi psicologici come attacchi di panico, ansia, fino addirittura all’isteria”.

 

Lo stress, però, non è l’unica causa scatenante: influiscono anche la predisposizione genetica, l’alterazione della flora intestinale e del sistema immunitario, oltre che una variazione a livello ormonale. “La combinazione di questi fattori è sempre più frequente – conferma l’esperto. Questo dovrebbe portare a un nuovo approccio, farmacologico se necessario, ma non solo”. Un approccio che Pagliaro definisce “olistico” e che “dovrebbe tener conto non solo del riequilibrio psicologico ed emotivo, ma anche di quello organico e ormonale”.

 

Come? Pagliaro preferisce far ricorso alla medicina non convenzionale, escludendo il ricorso inappropriato a psicofarmaci: “Si potrebbe fare una cura che comprenda aloe (per migliorare lo stato della parete intestinale), melissa (per l’aspetto emotivo), acido lipoico in associazione a un semplice probiotico”.  

 

Fonte SALUTE24.it

Nuovi probiotici contro la malattia di Crohn

Sono circa 100.000, in Italia, le persone affette da questa patologia infiammatoria cronica dell’intestino

Un gruppo di ricercatori dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi e dell’Istituto Pasteur a Lille ha identificato una specie batterica che potrebbe rappresentare la chiave di volta per la terapia della malattia di Crohn, una patologia infiammatoria dell’intestino, uno dei cui fattori scatenanti sembra essere l’abnorme attivazione del sistema immunitario, che finisce per danneggiare l’organo, e che potrebbe avere come concausa principale uno sbilanciamento nella composizione della flora batterica intestinale.

La malattia, – che solitamente ha un andamento cronico, con un’alternanza di periodi con manifestazioni infiammatorie di gravità variabile con altri, anche prolungati, di remissione – si ritiene che interessi in Italia almeno 100.000 persone.

In studi precedenti, lo stesso gruppo di ricercatori diretti da Philippe Langella aveva mostrato che nei pazienti affetti dalla malattia di Crohn si rilevava una marcata deficienza dei batteri del gruppo Clostridium leptum. Ora – come riferiscono in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – i ricercatori hanno potuto dimostrare che all’origine di questa deficienza di batteri è la marcata diminuzione di uno specifico batterio, Faecalibacterium prausnitzii.

In particolare i ricercatori sono riusciti a scoprire che F. prausnitzii è il responsabile della secrezione di sostanze biochimiche che sono in grado di ridurre i processi infiammatori intestinali.

Facendo riferimento ai dati ottenuti da uno dei più vasti studi sulla malattia, hanno inoltre scoperto che i pazienti affetti da morbo di Crohn sottoposti in passato a interventi chirurgici sull’intestino avevano maggiori probabilità di incorrere in ricadute della malattia se avevano livelli di F. prausnitzii inferiori al normale.

I risultati sono stati poi controllati in una serie di esperimenti eseguiti in vitro, nei quali hanno potuto evidenziare come il liquido di coltura in cui erano state fatte crescere colture di F. prausnitzii era in grado di esercitare un effetto antinfiammatorio sugli animali da esperimento. Se gli esperimenti verranno confermati, la scoperta potrebbe portare a un nuovo trattamento terapeutico dei pazienti attraverso la somministrazione di probiotici a base di F. prausnitzii.



da gennaio 2011 ci trovi su HarDoctor News, il Blog

da gennaio 2011!

Il Meteo a Marsala!

Il Meteo

Bookmark & Share

Condividi con ...

Farmaci a prezzi imbattibili!

Farmacia On Line

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: