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Zona Franca: Argan

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

Questa settimana parliamo di “Argan”.

L’argan (Argania spinosa o Argania sideroxylon) è un albero diffuso negli aridi paesaggi che caratterizzano il sud ovest del Marocco. Nonostante la scarsità di acqua nel sottosuolo, l’Argania è un albero molto longevo che può arrivare fino a 150-200 anni di età.

Il frutto che produce è una bacca di colore verde, simile ad un oliva ma di dimensioni maggiori. Al suo interno contiene una nocciolo particolarmente duro che a sua volta racchiude due o più mandorle da cui si estrae il famoso olio d’Argan. La produzione di questo olio richiede un processo laborioso che fino a poco tempo fa veniva interamente realizzato a mano.

L’operazione più laboriosa consiste nell’iniziale rimozione della polpa (destinata all’alimentazione del bestiame) e nella successiva estrazione della coriacea noce contenuta nel frutto. La resistenza di tale guscio viene spezzata dalla pressione di due pietre che schiacciano la noce liberando i semi in essa contenuti. Il passaggio successivo prevede una lenta essiccazione che dev’essere eseguita a temperature moderate. Successivamente, con l’ausilio di una pietra rotatoria simile alle macine utilizzate per la produzione dell’olio di oliva (arzeg in lingua locale), si procede con la macina dei semi. Il tutto viene poi impastato con acqua fredda in modo da facilitare l’estrazione di olio.

La pasta ottenuta viene poi rimescolata e sottoposta a pressatura manuale che produce la caduta di gocciole di olio emulsionate in acqua.

Da quando è cresciuto l’interesse commerciale verso l’olio di Argan sono state introdotte presse meccaniche che accelerano il processo produttivo, migliorando anche la conservazione e la qualità del prodotto (si evita così l’aggiunta di acqua durante la macinatura). Le iniziali operazioni di scorticamento e successiva frantumazione della noce continuano invece ad essere realizzate manualmente.

Il naturale processo di torrefazione conferisce all’olio di Argan uno spiccato aroma tostato ed un sapore particolare che ricorda da vicino quello della nocciola. Il colore è leggermente più scuro rispetto all’olio d’oliva.

A seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell’uso, l’olio d’Argan può essere impiegato sia in ambito cosmetico che alimentare.  

Olio d’Argan come alimento 

I grassi presenti negli alimenti vengono classificati in tre grandi gruppi chiamati, rispettivamente, saturi, monoinsaturi e polinsaturi.

Nei grassi animali, solidi a temperatura ambiente, abbondano i grassi saturi mentre gli oli sono più ricchi di mono e polinsaturi.

 

PROFILO LIPIDICO  

Olio d’Argan

Olio d’oliva

ACIDI GRASSI SATURI

16-20 %

13.8 %

Acido palmitico

12 %

8-16 %

Acido stearico

6 %

1-4 %

ACIDI GRASSI MONOINSATURI

45-50 %

73 %

Acido oleico

42.8 %

63-88 %

ACIDI GRASSI POLINSATURI

32-40 %

10.5 %

Acido linoleico

36.8 %

3-15 %

Acido alfa linolenico

< 0.5 %

<1 %

 

Dal punto di vista nutrizionale l’olio di Argan ricalca le caratteristiche del nostro olio d’oliva. Grazie a tale somiglianza incorpora tutti i benefici propri del condimento tipico della dieta mediterranea. L’olio d’Argan contribuisce quindi a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo (LDL). Le sue proprietà salutistiche sono inoltre rinforzate dall’abbondante presenza di antiossidanti, come i preziosi tocoferoli (vitamina E). L’unica nota negativa riguarda il basso contenuto di acido alfa linolenico (omega-tre), caratteristica peraltro comune all’olio d’oliva.

Grazie al ridotto contenuto di acidi grassi polinsaturi si conserva abbastanza bene e, se non fosse per l’elevato costo, potrebbe essere anche utilizzato per le fritture. La resa ridotta ed il laborioso processo di lavorazione contribuiscono infatti a farne lievitare il prezzo. Attualmente il costo dell’olio di Argan è nettamente superiore a quello dell’olio di oliva, tanto da raggiungere e superare i 50 euro al litro. 

Le virtù cosmetiche dell’olio di Argan 

Le proprietà antiossidanti dell’olio di Argan possono essere sfruttate anche in campo cosmetico. Poche gocce di olio applicate direttamente sulla pelle o nell’acqua del bagno sono infatti sufficienti per donare alla cute luminosità e morbidezza. Grazie al suo ottimo contenuto in antiossidanti, l’olio d’Argan contribuisce a proteggere la pelle dalle aggressioni esterne (sole, smog, vento, metalli pesanti, inquinanti vari tra cui sostanze tossiche inalate, ingerite o assorbite attraverso la cute). Migliorando l’idratazione della pelle, l’olio d’Argan è in grado di aumentarne difese ed elasticità. A tale scopo sono adatti tutti i prodotti a base di emulsioni Olio/Acqua, ricche di acidi grassi polinsaturi, ceramidi e sostanze igroscopiche, in grado cioè di assorbire e trattenere acqua. 

Fonte my-personaltrainer.it che si ringrazia per le informazioni fornitoci!

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Parte “Zona Franca”, l’informazione diventa benessere!

Da questa settimana comincia un percorso informativo che GALENOsalute, attenta e sensibile ai problemi di una corretta ed imparziale informazione, vuole offrire ai lettori del suo Blog e del Portale Marsala.it.

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

Questa settimana iniziamo con “Integratori: cosa sono e come usarli”

Per integratori alimentari si intendono tutti quei prodotti che servono a supportare la dieta normale per supplire a eventuali carenze: ferro, selenio, vitamine. Con il termine nutraceutico invece si indicano sostanze, non necessariamente presenti negli alimenti, che favoriscono i normali processi fisiologici dell’organismo, dalle vitamine ai flavonoidi (quelli che danno il colore a frutta e verdura). «In natura sono numerosissime: 6000 sono i flavonoidi, più di 600 i carotenoidi, i pigmenti presenti nelle piante e negli animali» spiega Umberto Cornelli, presidente della società europea di nutrizione biologica e docente alla Loyola University Medical School di Chicago. Tant’è che la Food and Drug Administration americana, cioè l’organismo che controlla la sicurezza di alimenti e farmaci immessi sul mercato, sta classificando il contenuto dei vari nutraceutici presenti negli alimenti. Ci si chiede per esempio cosa c’è nel pomodoro, o nelle fragole, e in quali dosi: «È un lavoro che serve a studiare cosa contengono di utile all’organismo gli alimenti più comuni, e a capire quali quantità fanno bene all’organismo». Quando si parla di functional foods, o cibi funzionali, invece, ci si riferisce ad alimenti con proprietà benefiche per l’organismo: «Il latte, per esempio, che favorisce l’assorbimento del calcio, o l’olio extra vergine di oliva, ricco di polifenoli e acidi grassi insaturi che combattono il colesterolo». Un discorso, questo, che vale però solo per l’alimento non trattato e raffinato: «Alcuni studi hanno dimostrato che 23 grammi di olio extra vergine di oliva al giorno prevengono efficacemente le malattie cardiovascolari: l’importante è che non siano sottoposti a sofisticazioni durante i processi di lavorazione, come avviene per il 75 per cento dell’olio prodotto in Italia».

A cosa servono gli integratori | Una dieta a base di alimenti biologici, ricca e sufficientemente variegata, assicura all’organismo ciò di cui ha bisogno. Nel nostro piatto però finiscono sempre più spesso cibi che “non nutrono”: «È giusto bere una bella spremuta di arance ogni mattina: ma se i frutti sono stati raccolti dall’albero ancora verdi e sono stati fatti maturare nei Tir, durante il loro trasporto, è evidente che i loro effetti benefici sull’organismo saranno molto ridotti» spiega Mauro Mario Mariani, angiologo e specialista in scienza dell’alimentazione di Roma e Ascoli Piceno. Anche chi fa attenzione alla linea, scegliendo cibi più leggeri e meno calorici, non sempre ha tutti i benefici che si aspetterebbe: «Chi sostituisce le carni bianche a quelle rosse per prevenire la cellulite, per esempio, fa la scelta giusta, ma spesso il pollame viene nutrito con ormoni che danneggiano la microcircolazione causando comunque il problema» spiega Mariani. Senza contare che questi alimenti raffinati, dall’apporto nutritivo basso, sono tutt’altro che poveri di calorie: «Hanno poche fibre e un concentrato di energie che non utilizziamo e che finiscono per causare diabete, ipercolesterolemia, obesità» ricorda Cornelli. Mangiamo senza nutrirci e per questo è indispensabile utilizzare i nutraceutici e gli integratori alimentari, che non servono solo ed esclusivamente come supporto in un periodo particolare, di carenza o debilitazione fisica, come i vecchi ricostituenti, ma possono essere impiegati con regolarità per integrare un’alimentazione non abbastanza ricca» continua Mariani. L’importante è prendere i prodotti solo dopo essersi fatti consigliare da persone competenti: «Non è vero che non abbiamo bisogno degli integratori, ma non bisogna fare l’errore di prenderli senza essersi prima consultati con il proprio medico di fiducia oppure con il farmacista o l’erborista dove facciamo i nostri acquisti».

Attenzione all’acquisto troppo disinvolto | Il fatto che facciano bene però non deve diventare un invito a farne incetta: sbagliato per esempio aggiungere al carrello della spesa scatole di vitamine e minerali perchè attratti dai messaggi promozionali riportati sulle confezioni. Eccedere con le dosi senza essere stati consigliati da una persona competente può causare danni all’organismo e provocare gli effetti opposti a quelli desiderati. Un esempio? Gli antiossidanti (vitamine, minerali, flavonoidi) presi in quantità eccessive: «Già nel 1996 alcuni nutrizionisti riuniti in un congresso negli Stati Uniti mostrarono che prendere quantità di minerali o antiossidanti superiori alla dose giornaliera raccomandata (RDA) favoriva l’azione dei radicali liberi e i processi di ossidazione, che accelerano l’invecchiamento dell’organismo» spiega Cornelli. Anche gli integratori che “tirano su”, come il guaranà o il ginseng, possono provocare dei danni se assunti in dosi eccessive: «In quantità ideali favoriscono la produzione di adrenalina e hanno un effetto stimolante, ma in dosi troppo elevate inducono la sintesi del cortisolo, che provoca stress negativo» spiega Mariani. Quindi, paradossalmente, chi si sente stanco perché magari è un po’ stressato e prende troppo guaranà, alla fine si ritrova più teso e nervoso di prima e rende sempre meno. Che fare? Prima di tutto, cercare di non farsi influenzare dai messaggi pubblicitari ma informarsi attentamente sulle proprietà del prodotto, leggendo le etichette e chiedendo consiglio a un professionista. Chiedere consiglio al proprio medico è indispensabile, perchè è lui la persona più adatta a capire di che cosa abbiamo bisogno e di cosa invece no. Infine, affidarsi a questi prodotti non per curare un sintomo o risolvere un problema, ma prenderli nei dosaggi raccomandati con regolarità: «L’ideale, per fare un parallelo con l’omeopatia, sarebbe prenderli a piccole dosi, ma con continuità, proprio come si fa con un rimedio omeopatico» suggerisce Mariani.

Si sa che vitamine e sali minerali fanno bene: farne il pieno però non sempre ci garantisce una salute di ferro. Tutto ciò che introduciamo nel nostro organismo infatti può fare bene alla salute: l’importante è prenderlo nelle giuste dosi. Non mangiare mai arance o altri agrumi, per esempio, non va bene perché ci priva di un’importante risorsa di vitamina C, ma anche bere qualcosa come 10 litri di spremuta al giorno è sbagliato, perché può provocare un’ipervitaminosi, oltre ad acidità di stomaco. L’ideale, come sempre, è la via di mezzo: ma come si fa a capire dove sta il “giusto”? I nutrizionisti utilizzano un sistema molto semplice, illustrato nel grafico qui a lato, per calcolare la Dose giornaliera raccomandata (Rda) di un certo prodotto, cioè la quantità che permette di avere il massimo beneficio senza problemi di salute. Se la dose è bassa o comunque insufficiente, l’organismo non avrà benefici, se invece è eccessiva questi possono essere “vanificati” da un danno a certi organi o tessuti. Ecco perché sono utili gli integratori alimentari, che contengono la Dose giornaliera raccomanadata dai nutrizionisti fornendo ciò che serve nelle quantità ottimali.

 

COME SI LEGGE UN’ETICHETTA

Dare un’occhiata a quanto riportato sulla confezione è un ottimo sistema per evitare di portare a casa un prodotto poco efficace o potenzialmente dannoso. Ecco a che cosa bisogna fare attenzione.

Dosaggio. Diffidare dei prodotti che non riportano le quantità e le percentuali dei vari componenti: l’etichetta deve sempre indicare le dosi. Fare attenzione anche alle “megadosi”, che possono avere ricadute negative sulla salute.

RDA (Dose giornaliera raccomandata). Non deve essere superiore al 100 per cento: una quantità eccessiva può favorire l’azione dei radicali liberi, che accelerano l’invecchiamento di organi e tessuti.

Metalli. Una massiccia presenza nello stesso prodotto dei metalli cosiddetti di traccia  (rame, zinco, molibdeno, selenio) può favorire l’ossidazione e i processi di invecchiamento. Meglio quindi preferire i prodotti con il minor numero di metalli.

Prezzo. La qualità del prodotto, purtroppo, non è sempre proporzionata al prezzo. Il costo dell’integratore è stabilito dall’azienda che lo produce e quindi spendere molto non è garanzia di efficacia.

 

Fonte CORNELLI CONSULTING S.A.S DI UMBERTO CORNELLI & C.


 


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