Posts Tagged 'immunità'

Un esame del sangue predice le allergie

Basterà un esame del sangue per prevedere le allergie a cui andremo incontro. Lo afferma una ricerca svolta presso l’Università di Adelaide, in Australia, da un’équipe di immunologi guidata dal prof. Tony Ferrante. Secondo lo scienziato che lavora nel Pathology and the Children’s Research Centre dell’Università di Adelaide, il marcatore scoperto nel corso dello studio sarà in grado di stabilire fin dall’infanzia le possibilità di sviluppare un’allergia anche in età adulta.
Si tratta di una proteina presente nelle cellule immunitarie dei neonati che può predire la predisposizione o meno del bambino a future allergie. Nei bambini a rischio di allergia la cellula che segnala la presenza della proteina chinasi zeta C è a un livello molto più basso rispetto alla media. Ciò rende questo nuovo esame, secondo il prof. Ferrante, molto più significativo di altri indicatori come la verifica degli anticorpi IgE o la storia clinica della famiglia. Il team di ricerca del prof. Ferrante ha collaborato con altri centri australiani per mettere a punto un semplice esame del sangue che si serva del nuovo marcatore per stabilire con precisione il rischio di allergie nei bambini.
Gli stessi ricercatori stanno valutando la possibilità che supplementi dietetici a base di olio di pesce abbiano la capacità di ridurre tale rischio: “ci sono prove che i livelli di questo aumento della proteina viene incrementato con la supplementazione di olio di pesce per la protezione contro lo sviluppo di allergie”, ha dichiarato Ferrante.

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Celiachia e Psoriasi, un legame?

Psoriasi e celiachia potrebbero essere accomunate da aspetti in comune. È quanto riferisce uno studio condotto da alcuni ricercatori israeliani che hanno analizzato i dati di migliaia di pazienti, pubblicando i risultati sul British Journal of Dermatology. In passato, si era ipotizzato il collegamento possibile fra la psoriasi e malattie su base immunitaria come appunto il morbo celiaco. Gli scienziati israeliani hanno esaminato i dati in possesso di Clalit, la principale organizzazione sanitaria di Israele, scegliendo innanzitutto circa 12.500 pazienti oltre i 20 anni che soffrivano di psoriasi. A questi ne hanno affiancati il doppio – circa 25.000, della stessa età – che invece non mostravano sintomi della dermatite. Il ricercatore Arnon Cohen dell’Università Ben Gurion del Negev a Beer-Sheva spiega: “a questo punto abbiamo contato quanti casi di celiachia ci fossero nel primo e nel secondo gruppo e abbiamo osservato che i malati di psoriasi avevano anche un’intolleranza al glutine certificata nello 0,29 per cento dei casi, mentre in coloro che non avevano manifestazioni cutanee la prevalenza della celiachia era dello 0,11 per cento”. Entrambe le malattie sono scatenate da una serie di fattori che si aggiungono a una predisposizione genetica; traumi fisici e psichici per la psoriasi, il glutine per la celiachia. Sia psoriasi che celiachia inoltre coinvolgono diverse aree del corpo e non un semplice organo. La psoriasi, infatti, viene sempre più spesso definita malattia psoriasica perché in molti casi associa alle macchie sulla pelle effetti derivanti da un’artrite psoriasica. Probabilmente, le due patologie condividono un gruppo di geni che regolano l’attività del sistema immunitario. L’importanza dello studio, sottolinea il ricercatore Cohen, “sta soprattutto nei grandi numeri, che mettono in luce la necessità di indagare sempre, nei malati di psoriasi, l’eventuale presenza di altre patologie concomitanti”. In Italia, in alcuni centri specializzati per la cura della psoriasi si fanno analisi più approfondite per confermare o smentire la presenza di malattie autoimmuni ad essa collegabili, come la celiachia appunto. Quest’ultima, negli ultimi tempi, è sempre più diffusa per via del fatto che su di essa è salito il livello d’attenzione dei medici. In tal senso, lo studio israeliano si rivela importante, perché la psoriasi potrebbe essere interpretata, almeno in alcuni casi, come un sintomo della celiachia, patologia più difficile da scovare.


 

 

 


 

Inibire l’autoimmunità senza immunosoppressione

Un gruppo di ricerca ha messo a punto un nanovaccino in grado di fermare la progressione del diabete di tipo 1 nel modello animale, ristabilendo livelli normali di glicemia.

Un nuovo nanovaccino si è dimostrato in grado di indurre la remissione del diabete di tipo 1 in un modello animale della patologia. Oltre a fornire nuove e preziose informazioni sul diabete, la ricerca ha anche rivelato un aspetto della patogenesi della risposta autoimmunitaria che può fornire una strategia terapeutica per molte patologie autoimmunitarie. Il diabete di tipo 1 è una patologia immunitaria cronica frutto della distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina operata da specifiche cellule immunitarie, le cellule T. “Sfortunatamente, l’eliminazione delle cellule T che aggrediscono il pancreas non può essere effettuata senza eliminare anche le cellule T che ci proteggono dalle infezioni e dai tumori” ha spiegato Pere Santamaria, del Julia McFarlane Diabetes Research Centre dell’Università di Calgary in Canada.

Santamaria e colleghi, che firmano un articolo sulla rivista Immunity, volevano trovare un modo per inibire la risposta autoimmune pericolosa per l’organismo; nel corso della ricerca hanno scoperto che il nostro corpo ha un meccanismo in grado di arrestare la progressione della malattia. “Essenzialmente esiste una lotta interna tra cellule T che tendono a causare la malattia e cellule T più deboli che tendono a inibirla”, ha commentato Santamaria. I ricercatori hanno anche sviluppato un “vaccino” basato su una nanotecnologia che in modo selettivo rende più attive le cellule T deboli rendendole capaci di controbilanciare il danno causato dalle cellule T iperattive. Il preparato consiste in nanoparticelle rivestite da frammenti di proteina rilevanti per il diabete di tipo 1, legati a molecole del MHC, le stesse che vengono utilizzate da un altro tipo di globuli bianchi nel meccanismo di presentazione dell’antigene alle cellulle T nel processo di risposta immunitaria.Utilizzando un modello murino del diabete di tipo 1, i ricercatori hanno scoperto che il nanovaccino era in grado di attenuare la progressione della malattia nei topi prediabetici e di ristabilire il normale livello di glicemia nel sangue degli animali.

“Se il paradigma su cui si basa il nanovaccino è corretto anche per altre patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide e altre, la sua applicazione potrebbe diffondersi”, ha concluso Santamaria. “In linea di principio, i nanovaccini potrebbero essere ingegnerizzati con uno qualunque dei complessi MHC significativi per l’insorgenza della patologia”.

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