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In Europa un nuovo trattamento per l’infertilità femminile

E’ stato concesso il via libera dall’autorità europea per i farmaci (Emea) ad un nuovo trattamento per la fertilità, un farmaco, messo a punto dall’azienda farmaceutica Schering-Plough, a lunga durata di azione e in grado di ridurre il numero di iniezioni a cui sono sottoposte le pazienti infertili nei trattamenti di procreazione assistita. Il nuovo farmaco, la corifollitropina alfa iniettabile, e’ indicato per la stimolazione ovarica ed e’ in grado di indurre lo sviluppo di follicoli multipli nelle donne sottoposte a cicli di procreazione assistita. Con questa approvazione, Schering-Plough riceverà l’autorizzazione all’immissione in commercio del prodotto in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea con indicazioni unificate. Grazie alla sua capacità di iniziare e mantenere una crescita follicolare multipla per un’intera settimana, una singola iniezione sottocutanea della dose raccomandata può sostituire le prime sette iniezioni di una qualsiasi preparazione giornaliera a base di ormone follicolostimolante in un ciclo di trattamento. Si tratta di un ulteriore passo avanti, rileva l’azienda, che risponde all’esigenza di ridurre il fastidio legato al numero di iniezioni a cui sono sottoposte le donne che hanno difficoltà di concepimento.

Fonte SanitàNews

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Infertilità maschile: ecco le cause

Stress, ritmi di vita pressanti e qualità della vita non sana. Sono tutti i fattori che influenzano la salute psicofisica di ogni uomo, ma non soltanto quella. Recenti studi hanno individuato i vari fattori che influenzano la fertilità dell’uomo. Se ne è parlato durante la Settimana dell’Andrologia, che ha riunito gli specialisti della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e dell’Accademia Europea di Andrologia. Secondo gli esperti un utilizzo troppo massiccio di antidepressivi può causare infertilità, ma i rischi aumentano se l’uomo è un accanito fumatore. La nicotina avrebbe un effetto dannoso sugli spermatozoi umani, modificandoli e alterandone lo stato. È il risultato di uno studio guidato dal Aldo Calogero dell’Università di Catania: nicotina e monossido di carbonio – e tutte le numerose sostanze che si sprigionano quando si fuma una sigaretta – riducono la rapidità di movimento degli spermatozoi, fino a bloccarla. Lo studio ha preso in esame soggetti sani e non fumatori. Esponendo gli spermatozoi dei soggetti sani a dosi sempre crescenti di condensato di fumo di sigaretta si è osservato che, dopo sole 24 ore, questi risultavano completamente immobili. Anche uno studio dell’Università di Siena lega il fumo ai problemi di infertilità: è stato osservato che pazienti con varicocele (cioè la dilatazione e incontinenza delle vene testicolari) e fumatori hanno spermatozoi meno ‘efficienti’ rispetto a pazienti con la stessa patologia, ma non fumatori. Ma le cause dell’infertilità non finiscono qui. Anche l’ambiente esterno e l’inquinamento influenzano negativamente la salute degli spermatozoi maschili. Le sostanze chimiche presenti in molti dei prodotti che si usano quotidianamente intaccherebbero la virilità – e la fertilità – maschile, poiché alterano il sistema ormonale dell’organismo. E queste sostanze colpirebbero, almeno secondo uno studio francese, la salute degli spermatozoi già in tenera età. Ma l’infertilità ha, molto spesso, anche cause di natura esclusivamente genetica. Secondo la ricerca effettuata dalle Università di Padova e di Messina molti dei bambini nati con il criptorchidismo (la mancata discesa nello scroto di uno o entrambi i testicoli) hanno maggiori possibilità di subire mutazioni genetiche che, a loro volta, sono cause di infertilità. Per informare e comunicare ai più giovani i rischi a cui vanno incontro fumando e seguendo uno stile di vita sregolato, è prevista – a partire dal 2009 – una campagna di sensibilizzazione in tutti gli istituti superiori italiani. L’iniziativa sarà promossa dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e dal Ministero della Salute. L’obiettivo è quello di comunicare ai giovani come prevenire le cause dell’infertilità. È proprio tra i 20 ed i 40 anni che c’è un abbassamento della qualità del liquido seminale, a causa di abitudini alimentari e di vita sbagliate. L’obiettivo? Informare per ridurre il fenomeno.

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Sesso: meno grassi e niente «bionde» per non fare cilecca

La ricetta per essere sempre “all’altezza”, anche nell`intimità? Basta osservare la dieta mediterranea, ossia l’alimentazione del “perfetto amante”. Ma attenzione al fumo, che, al contrario, rende gli spermatozoi “fiacchi”. Lo confermano gli andrologi riuniti a Roma per l’ottavo Congresso nazionale della Società Italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams): per migliorare la qualità dell’attività sessuale occhio alla tavola.

La fama degli “amanti latini” ha quindi basi alimentari. “Uno stile di vita alimentare sano come quello mediterraneo – spiega Andre Lenzi, presidente della Siams – consente all’uomo di tenere sotto controllo i livelli ormonali, fra cui il testosterone, necessari per una buona prestazione amorosa“. Gli ingredienti ideali per performance di successo sono i cibi che stanno alla base della nostra dieta: pasta, frutta, verdura, olio extravergine d’oliva, pesce, poca carne e pochi grassi animali.

Un regime alimentare equilibrato, quindi, “in grado di assicurare un buon rapporto fra massa grassa e massa magra, e di tenere sotto controllo il livello di colesterolo nel sangue”, può essere in grado, prosegue Lenzi, di prevenire i danni al sistema cardiocircolatorio, fra i quali “i problemi al microcircolo dell’apparato genitale maschile che possono ridurre la capacità erettile”.

Chi rischia di fare cilecca sotto le lenzuola sono invece i fumatori. Gli andrologi lanciano l’allamre: il vizio per le “bionde”, quelle che contengono nicotina, fa correre il rischio di diventare sterili. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Catania presentato durante il Congresso, l fumo di sigaretta ha un effetto tossico sugli spermatozoi umani, provocando la riduzione della loro capacità motoria e fecondativa.

 

Da un esperimento condotto sul liquido seminale di un gruppo di soggetti sani e non fumatori, sottoposto a dosi crescenti di condensato di fumo di sigaretta, è emerso che dopo 24 ore di esposizione, gli spermatozoi erano tutti immobili. Secondo i ricercatori ciò indicherebbe la possibilità che il fumo provochi un indebolimento degli spermatozoi, e, di conseguenza, possa contribuire allo sviluppo dell’infertilità maschile.

Pertanto, per non vanificare gli effetti positivi prodotti dall’alimentazione mediterranea, il consiglio resta sempre lo stesso: meglio non fumare.

 

 

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Parliamo di Terapia dell’infertilità con …

Questa settimana tratteremo di TERAPIA dell’INFERTILITA’ con la dott.ssa Pane Antonina, medico ostetrico-ginecologo e la dott.ssa Gancitano Rosa Alba, biologa della riproduzione, esperte di Diagnosi e Cura dell’infertilità, dell’Equipe del CBR (Centro di Biologia della Riproduzione) di Palermo, nostre Ospiti in GALENOsalute.

La terapia dell’infertilità dipende strettamente dalle cause. Si passa da trattamenti medici quali l’induzione farmacologica dell’ovulazione (con compresse o con punture) seguita da rapporti sessuali mirati, alle inseminazioni (induzione farmacologica dell’ovulazione e successiva introduzione del liquido seminale maschile, opportunamente trattato con centrifugazioni e metodiche di laboratorio per renderlo più efficiente, nell’utero, con un sottile catetere). Molti casi beneficiano positivamente di queste terapie raggiungendo la gravidanza.

La terapia per l’induzione dell’ovulazione, come già in parte detto, viene effettuata come unica terapia (seguita da rapporti mirati), come terapia preliminare a inseminazioni o come terapia preliminare per tecniche di procreazione assistita (FIVET, ICSI, GIFT). Può essere effettuata con “compresse” o con “punture”. Uno dei farmaci più utilizzati è il cosiddetto citrato di clomifene (compresse) che viene somministrato dal 5° giorno del ciclo mestruale per 5 giorni. La terapia va monitorata per via ecografica (per evitare gravidanze multiple). In prossimità della ovulazione (spontanea o indotta con una iniezione di un farmaco ad “attività LH”) la coppia deve avere rapporti a giorni alterni oppure, se l’obiettivo è una inseminazione, recarsi dallo specialista per l’esecuzione del trattamento. Alternativa a questo tipo di terapia è la induzione della ovulazione con gonadotropine (ormoni ipofisari) che possono essere “purificate” (ovvero di origine umana) oppure “ricombinanti” (ottenute in laboratorio). La terapia con gonadotropine è una terapia iniettiva ed è più efficace di quella con citrato di clomifene; per questa ragione viene utilizzata, generalmente, nei casi di resistenza al citrato di clomifene o come preliminare a tecniche di fecondazione assistita (FIVET, ICSI, GIFT) in cui l’obiettivo è quello di ottenere una super-ovulazione ovvero lo sviluppo di molti follicoli che porta alla raccolta di molti ovociti.

Fecondazione assistita

Nei casi di infertilità di coppia più complessi, o resistenti alle terapie di primo livello (induzione farmacologica dell’ovulazione seguita da rapporti mirati, o inseminazioni), o con entrambe le tube danneggiate, si passa alle cosiddette tecniche di fecondazione assistita. Tre le tecniche più usate: FIVET, ICSI, GIFT.

La prima parte della terapia è comune a tutte e tre: induzione farmacologica (gonadotropine) di una super-ovulazione seguita da un piccolo intervento (per via vaginale) detto “Pick-up ovocitario”, in cui, previa anestesia locale, con un piccolo strumento si raccolgono gli ovociti  andando a “pungere” i follicoli ovarici.

Una volta ottenuti gli ovociti si possono applicare le tecniche suddette.

Nel caso della FIVET, gli ovociti vengono messi in dei pozzetti (la famosa fecondazione in “provetta”) non più grandi di un contenitore per lenti a contatto, con del liquido nutritizio e un campione del liquido seminale del partner (precedentemente raccolto e trattato con metodiche di laboratorio -centrifugazioni- per renderlo più efficiente). Dopo 24 ore si verifica il numero di embrioni che si sono formati nei pozzetti e dopo circa 48 ore gli stessi embrioni vengono trasferiti, con una piccola cannula (procedimento indolore) nell’utero materno.

Nella ICSI il procedimento è identico con una sola variazione: dopo la raccolta gli ovociti non vengono messi subito nei pozzetti ma “microiniettati” ognuno con uno spermatozoo; in altri termini con una “siringa microscopica” si inietta uno spermatozoo dentro un ovocita. Dopo che l’ovocita è stato “microiniettato” viene messo nel pozzetto col mezzo di coltura e poi le fasi successive sono le stesse.

E’ la tecnica più usata nei casi di infertilità maschile severa.

Nella GIFT gli ovociti vengono raccolti mediante laparoscopia anziché con l’intervento per via vaginale sopra descritto; la paziente è quindi in anestesia generale; subito dopo la raccolta vengono caricati in un piccolo catetere con del liquido seminale preparato come per la FIVET, ed inseriti nella tuba, il tutto durante la stessa laparoscopia. Le fasi successive si svolgono nella tuba, come naturalmente avviene. E’ quindi necessaria la presenza di almeno una tuba integra dove far avvenire la fecondazione.

Le tre tecniche sopra riportate garantiscono tassi di gravidanza variabili tra il 15 ed il 30% a tentativo, con variazioni minime a seconda dell’esperienza del centro per la sterilità e della tecnica utilizzata. Sono impegnative dal punto di vista della paziente (iniezioni, dosaggi ormonali, ecografie ripetute, un piccolo intervento chirurgico) ed alle volte generano grande stress per la notevole aspettativa che la coppia pone nei loro confronti.

Vanno quindi effettuate quando strettamente necessario, presso strutture qualificate e correttamente informati sui “pro” e sui “contro”.

Non bisogna dimenticare che 30% di successo (circa) significa che su 10 donne che si sottopongono al trattamento solo 3 (circa) otterranno la gravidanza.

Le terapie farmacologiche che vengono messe in atto per indurre la super-ovulazione sono considerate ragionevolmente sicure: i rischi a breve termine consistono nella rara sindrome da iperstimolazione ovarica che può rendere necessaria l’ospedalizzazione della paziente e che può portare raramente a conseguenze di tipo medico fra cui ascite, rischio trombotico, transitori problemi renali e squilibri elettrolitici; i rischi a lungo termine sono attualmente considerati di scarsa rilevanza. In particolare non vengono segnalati rischi di tipo oncologico. Il timore della menopausa precoce, come conseguenza delle terapie induttive, è di scarsa rilevanza salvo nei casi di pazienti con età maggiore di 40-45 anni in cui, seppur raramente, le terapie possono determinare un lieve anticipo della menopausa fisiologica.

Dal punto di vista dei rischi per il nascituro va detto che sia per la FIVET che per la GIFT, non esistono rischi di malformazioni o di patologie particolari (se non quelli di una comune gravidanza). Sono quindi da questo punto di vista tecniche sicure.

Per la ICSI invece viene segnalato un certo rischio per i figli, specialmente se di sesso maschile, di sviluppare a loro volta un certo grado di infertilità. Si parla, chiaramente, di rischio ipotetico e non certo. La causa non sarebbe tanto nella tecnica in sé, quanto nel fatto che grazie ad essa uomini gravemente infertili che mai avrebbero potuto avere figli naturalmente, riescono ad averne. A volte in questi casi la ragione dell’infertilità è genetica e legata al cromosoma Y e quindi il difetto può venire trasmesso alla prole. Alcuni importanti centri per la sterilità stanno mettendo a punto le prime indagini per valutare la componente genetica dell’infertilità (specialmente quella molto grave) per poter consigliare al meglio le coppie. 

Parlando di fecondazione assistita non vanno dimenticate alcune problematiche etiche che la coppia deve conoscere per poter effettuare una scelta libera e aderente ai propri principi.

L’applicazione recente della nuova legge, da molti criticata ma da molti apprezzata, ha sicuramente ridotto in maniera drastica questo tipo di problematiche.

Non esiste più ad oggi il problema degli embrioni congelati, di cui spesso le coppie “si dimenticavano”, né esiste più il problema della “selezione” di embrioni in provetta.

Nasce comunque il problema legale di dover per forza accettare in utero qualsiasi embrione (anche se malformato o malato) mentre esiste tuttora la possibilità di abortirlo in seguito. Anche un obiettore di coscienza, che rifiuta l’aborto e crede nella tutela dell’embrione umano, non può non notare questa “incoerenza”.

Citiamo alcune considerazioni che erano state scritte sul tema della fecondazione assistita prima dell’introduzione della presente Legge, per cercare di spiegare le forti motivazioni che spingevano ad una revisione legislativa in merito.

“………Per ottenere migliori risultati vengono fecondati generalmente più ovociti (anche 20 se ci sono); capita quindi spesso di ottenere un numero di embrioni superiore a quelli che l’utero può accogliere con rischi accettabili, sia per la madre che per i nascituri, in vista di una ipotetica gravidanza (l’utero può contenere, con rischi accettabili,  2 massimo 3 feti). Allora 2-3 embrioni vengono messi in utero e gli altri? Gli altri vengono messi in congelatore in attesa che la donna li riprenda anche dopo molto tempo. Ma, se la donna, che magari è rimasta incinta, non desidera più gravidanze? O se per un problema (ad esempio rimozione chirurgica dell’utero) non può più avere gravidanze? Gli embrioni restano allora nel congelatore, e col tempo acquisiscono danni che li rendono sempre meno efficienti nel caso fossero trasferiti in utero. 

Altro problema: non tutti gli embrioni “avanzati” vengono congelati; quelli meno forti, ma comunque ancora vivi, che non resisterebbero al trauma del congelamento, vengono lasciati nelle provette a morire. Se invece fossero trasferiti in utero questi embrioni avrebbero probabilità, seppur minime, di sopravvivenza. Stessa sorte per quegli embrioni che già in provetta mostrano gravi alterazioni genetiche che porterebbero, in caso di gravidanza, o ad un aborto spontaneo o alla nascita di un bambino con gravi malformazioni (servirebbe almeno, in casi del genere, un consenso informato per avvertire le pazienti, dal momento che non tutte le donne sono favorevoli all’aborto in caso di malformazioni).

Seconda possibilità: la coppia decide che il centro utilizzi solo il numero di ovociti minimo perché non avanzino embrioni, perché non vuole congelare gli embrioni. In questo caso i problemi sono minori anche se non assenti; rimane infatti il problema degli embrioni con gravi alterazioni genetiche che vengono lasciati nelle provette a morire (sottolineo l’esigenza di un consenso informato su questo) e la possibilità (da fugare mediante colloquio prima della terapia con i sanitari del centro) che qualche embrione poco vitale venga lasciato in provetta e non venga messo in utero. E’ fondamentale far capire che tutti gli embrioni vengano trasferiti nell’utero, indipendentemente dalla loro vitalità. Non abbiamo infatti prove certe per identificare gli embrioni che non hanno probabilità di andare incontro a gravidanza.

Queste problematiche, legate agli embrioni, esistono solo con le tecniche FIVET ed ICSI in cui le prime fasi dello sviluppo embrionale avvengono in pozzetti (“provette”) e possono essere seguite da biologi e personale specializzato.

Non esistono invece per la GIFT in cui la fecondazione e lo sviluppo embrionale avvengono, come naturalmente avviene, nella tuba.”

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

Parliamo di Diagnosi dell’Infertilità con …

Questa settimana tratteremo di DIAGNOSI dell’INFERTILITA’ con la dott.ssa Pane Antonina, medico ostetrico-ginecologo e la dott.ssa Gancitano Rosa Alba, biologa della riproduzione, esperte di Diagnosi e Cura dell’infertilità, nostre Ospiti in GALENOsalute.

 

La specie umana si distingue per la bassa fertilità, una coppia ad ogni ciclo mestruale ha al massimo il 25- 30% di possibilità di concepire, questa percentuale si abbassa con l’aumentare dell’età della donna, non è strano quindi che una coppia può aspettare mesi prima che si avveri il loro desiderio. A volte la ricerca della gravidanza può risultare più difficoltosa del previsto e, quando il tempo passa e nulla succede, è opportuno che i partners si sottopongano a visite ed analisi specifiche per scoprire le eventuali cause che impediscano la gestione e quindi intervenire con le cure. Il WHO dice che l’infertilità è la mancanza, di concepimento dopo 12 mesi di rapporti regolari e “non protetti” e si definisce la riduzione della capacità fecondante dell’individuo. La compromessa capacità riproduttiva, oltre a costituire un problema medico e anche un problema psicologico e sociale e in ITALIA più del 20% delle coppie in età fertile ne è colpita.

Molti i fattori che possono incrementare questa incidenza:

 

  • Inquinamento ambientale,
  • Abitudini sessuali con possibilità di trasmissione di malattie ereditarie,
  • Abitudini alimentari,
  • Fumo,
  • Professioni a rischio (esempio lavoro nelle serre) quindi inquinamento chimico,
  • Indumenti intimi o vestiario stretto.

Si ritiene che il fattore maschile intervenga nel 40% dei casi di mancata gravidanza, quello femminile nel 50%, infine quello maschile/femminile nel 10% e in questa percentuale rientra quella sterilità inspiegata dove non si può identificare nessuna causa precisa.

 

PRINCIPALI CAUSE DELLA STERILITA’ FEMMINILE

  • Mancanza dell’ovulazione (importanti i dosaggi ormonali quali FSH, LH, PRL, ESTRADIOLO, PROGESTERONE);
  • Patologie tubariche e pelviche (importanti ISTEROSALPINGOGRAFIA ED ECOGRAFIA);
  • Infiammazioni;
  • Cause immunologiche e cioè la presenza di anticorpi antisperma o antiembrioni;
  • Infezioni (importanti i tamponi vaginali con ricerche di germi comuni, clamidia e micoplasmi, miceti, ureaplasma).

PRINCIPALI CAUSE DELLA STERILITA’ MASCHILE

In passato si riteneva che la mancanza concepimento dipendesse dalla donna, negli ultimi anni si è osservato che il 40% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Tra i fattori che possono intervenire negativamente:

  • Febbre alta (alterazione spermatica per 2/6 mesi);
  • Infiammazione e infezioni;
  • Malattie sessualmente trasmesse;
  • Uso di farmaci, anabolizzanti e droghe;
  • Epididemite;
  • Orchite;
  • Alterazioni ormonali (FSH; LH; PRL; TESTOSTERONE);
  • Varicocele che può determinare un deficit nella formazione di spermatozoi mobili.

Come si intuisce per una diagnosi è necessario un supporto di laboratorio e l’esame fondamentale è lo spermiocitogramma o esame del liquido seminale per stabilire anche la terapia adeguata.

In questo esame eseguito dopo 3/5 giorni di astinenza sessuale, con il campione prelevato e raccolto in maniera sterile in contenitore sterile si valutano parametri micro e macroscopici:

  • Volume;
  • Viscosità;
  • Ph;
  • Fluidificazione;
  • Concentrazione;
  • Motilità;
  • Morfologia degli spermatozoi.

L’alterazione di uno di questi parametri si definisce dispermia e si parlerà di oligospermia per la concentrazione, astenospérmia per la motilità, teratospermia per la morfologia, questo lavoro, svolto dal Biologo della Riproduzione, segue i parametri internazionali del WHO così tutti gli Specialisti della Riproduzione sono in grado di leggere senza alcun dubbio l’esame, inoltre affianco la spermiocoltura con la ricerca di anticorpi antinemaspermiale, e la capacitazione per osservare (dopo trattamento degli spermatozoi con sostanze che ne incrementano la motilità) quanti sono gli spermatozoi che potrebbero avere una buona capacità fecondante.

L’ARGOMENTO E’ IMPORTANTE, INTERESSANTE E SE SI INTERVIENE ADEGUATAMENTE RISOLVIBILE IN MOLTI CASI. INFATTI MOLTE COPPIE CON “PROBLEMI” OGGI ANNO, CON L’AIUTO DELLA MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE, MA ANCHE DI DIO, HANNO UN BIMBO IN BRACCIO.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

Parliamo di VARICOCELE con …

Questa settimana tratteremo di Varicocele con il dott. Guido Ricevuto, medico specialista in Chirurgia Vascolare ed in Chirurgia Generale, nostro Ospite in GALENOsalute.

Il Varicocele è la dilatazione varicosa delle vene nello scroto. I testicoli ricevono il sangue dall’arteria testicolare che è situata all’interno dell’addome; il sangue viene quindi trasportato via attraverso una serie di piccole vene localizzate nello scroto (plesso pampiniforme). Da qui il sangue refluisce nella vena spermatica interna (vena testicolare) che a sua volta trasporta il sangue indietro sino al cuore. In alcuni uomini le vene attorno al testicolo possono allargarsi o dilatarsi; le vene dilatate sono definite come varicocele. E’ molto diffuso tra i giovani. Insorge solitamente tra i 15 e 25 anni, eccezionalmente prima, assai di rado nella vecchiaia. Presenta una incidenza elevata (circa il 15% dei giovani visitati alla leva o durante visite medico-sportive); nell’85% dei casi è localizzato a SN, nell’11% è bilaterale e solo nel 4% a DX.

CONSEGUENZE
Le vene dilatate determinano un innalzamento di pochi gradi della temperatura del testicolo che se si mantiene per lungo tempo può causare infertilità. Infertilità significa difficoltà alla riproduzione. Nei maschi è quasi sempre dovuta alla produzione di spermatozoi. Gli spermatozoi sono prodotti nei testicoli e la produzione degli stessi è molto sensibile anche a piccole variazioni di temperatura. Perciò se la produzione di spermatozoi è disturbata la funzionalità, il numero e la densità degli spermatozoi può subire notevoli alterazioni. Se lo sperma non è normale la gravidanza può essere impossibile. Dopo la cura del varicocele (che sia chirurgica o radiologica) la funzionalità e il numero degli spermatozoi mostra un netto miglioramento con una crescita significativa della probabilità di gravidanza. Il Varicocele può anche causare una atrofia del testicolo. 

SINTOMI 
Molte persone ammalate di varicocele non accusano nessun sintomo (molto spesso si accorgono di averlo perché non riescono ad avere figli!); questo dipende spesso dalle sue dimensioni. Quando le dimensioni siano sufficienti a causare sintomi questi sono sostanzialmente due: dolore e problemi di infertilità. Il dolore associato al varicocele è dovuto all’eccessiva pressione del sangue all’interno delle vene dilatate. Tale aumento pressorio così come il dolore aumentano quando si sta in piedi per lunghi periodi di tempo, nell’attività sportiva o sollevando pesi!!!

DIAGNOSI
La diagnosi di Varicocele non è difficile. Dovrete rivolgervi dal medico specialista Urologo che facilmente diagnostica il Varicocele semplicemente con la visita. E’ comunque indispensabile una corretta e approfondita valutazione delle cause e dell’entità per le quali non è sufficiente la sola visita clinica. Un esame del Liquido Seminale (spermiogramma) e un Eco-Doppler sono necessari. L’Eco-Doppler è un esame non-invasivo che impiega gli ultrasuoni molto simile all’Ecografia. L’Eco-Doppler viene solitamente eseguito con il paziente in piedi in modo tale che le vene ripiene di sangue sono più agevolmente visibili. L’intero esame non richiede più di 20 minuti, non è doloroso e non usa raggi.

TERAPIA
In tutto il mondo gli studi scientifici affermano che la terapia Mininvasiva con ScleroEmbolizzazione è quella che offre i migliori risultati (90% risolutiva) e le minori complicanze mentre la terapia Chirurgica è da riservarsi solo in quei casi, rari, ove fallisca la terapia di ScleroEmbolizzazione. Per cui quando vi venga proposto un intervento chirurgico per il varicocele chiedete perché non sia possibile la terapia con ScleroEmbolizzazione e pretendete che nel Consenso Informato sia presente l’opzione di scelta per tale terapia come avviene ormai da molti anni negli Stati Uniti.

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Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna


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