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Iperico: la pianta che cura la depressione

Il nome iperico (Hypericum perforatum) deriva dal greco “hypo”, sotto, ed “erike”, erica, e quindi significa “pianta che cresce fra le eriche”. L’iperico si trova lungo le strade, i campi incolti e coltivati, partendo dalla pianura alle zone montane superiori dell’Europa, Africa e America settentrionale. Appartiene alla famiglia delle Ipericacee. I fiori sono di un giallo carico e i petali sono ricoperti di puntini neri, che, se fregati, tingono le dita di rosso. Molti erboristi sostengono che i forellini traslucidi del fusto e i puntini neri contengono i principi medicinali più attivi. L’iperico è detto anche scacciadiavoli; già dal tempo dei greci si riteneva che l’iperico fosse dotato di proprietà magiche, tra le quali anche la capacità di cacciare gli spiriti malefici. Altro modo di chiamare l’iperico è erba di S Giovanni: nel Medioevo, la notte della vigilia di questo santo, si metteva un mazzolino d’iperico sotto il cuscino, affinché apparisse in sogno e proteggesse dalla morte per un anno intero.

Assunto per via orale l’iperico ha un’attività antidepressiva e sedativa confermata da numerosi test clinici controllati. Secondo recenti studi, la pianta avrebbe una buona attività antivirale. L’olio di iperico, tradizionalmente ottenuto per macerazione delle sommità fiorite in olio di oliva, presenta attività antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Si può impiegare per il trattamento di sindromi depressive di lieve e media entità, depressione stagionale e depressione dovuta a menopausa. Utilizzabile anche in persone con attacchi di panico. Trova impiego nel trattamento di enuresi e paure infantili, viene usato in modo sperimentale nel trattamento dell’AIDS.

Quando e come utilizzarlo

  • Sindrome ansioso-depressiva: assumere 50 gocce di tintura madre di iperico con un po’ di acqua 1-3 volte al giorno per due mesi consecutivi. Interrompere un mese e, se necessario, ripetere il ciclo di trattamento. Per i bambini in età scolare, 15 gocce 1-3 volte al giorno.
  • Influenza: stomatiti vescicolari, herpes simplex: assumere 300-900 mg di estratto secco di iperico al giorno.
  • Gastrite: assumere un cucchiaino di olio di iperico. Per preparare l’olio, porre 90 g di sommità fiorite in 300 ml di olio di oliva. Far macerare per 6 settimane in una bottiglia ben chiusa, a temperatura ambiente, quindi esporre al sole per un giorno intero. Filtrare e conservare in bottiglie di vetro scuro, al riparo dalla luce e in un luogo fresco.
  • Pelli arrossate e delicate, scottature e irritazioni della cute in genere: lavare la parte interessata con infuso di iperico (versare una tazza di acqua calda su 2 cucchiaini di iperico; lasciar riposare per 15 minuti, quindi filtrare e usare freddo). Applicare poi un leggero strato di olio di iperico. 

Fonte RIZA.it

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Nuova influenza: le domande dei genitori, le risposte del pediatra

InfluenzaLa mamma è il primo pronto-soccorso contro linfluenza A. “Invece di correre in ospedale, dove l’affollamento può essere un veicolo di contagio, proprio le mamme dovrebbero valutare per prime se nel bambino c`è qualcosa che non va”. Davanti ai cancelli delle scuole, nelle sale d`attesa dei dottori, le notizie e le voci si diffondono più veloci della stessa influenza. La paura è tanta. “Troppa”, dice a Salute24 Piero Valentini, infettivologo pediatra del Policlinico Gemelli di Roma. “Abbiamo avuto un aumento delle richieste dell`80% e operiamo in due-tre alla volta, perché prima bisogna visitare, ma dopo anche parlare, rassicurare”. E quando ci sono di mezzo i bambini i genitori arrivano preoccupati, ansiosi e con tante domande. 

1. Dottore, mio figlio ha la febbre molto alta,  può provocare danni al bambino? “Questo è un mito da sfatare, come quello che la temperatura alta possa provocare meningite o altro”, spiega Valentini. “La febbre è sempre una conseguenza, mai la causa di qualcos`altro”. 

2. Il bambino torna da scuola con la fronte che scotta. “La prima cosa è telefonare al medico di famiglia o al pediatra, nessuna corsa in ospedale o al pronto soccorso dove l`affollamento può solo far crescere i rischi di contagio”. Quindi, farmaci sintomatici (antipiretici per la febbre), letto e tanto riposo. Ricette semplici, come “fare bere tanto il bambino”. 

3. Cosa devo comunicare telefonicamente al dottore? “Le necessità arrivano quando il bambino lamenta ad esempio un mal d`orecchio, spia di una sovrainfezione batterica”, puntualizza il pediatra. “Oppure quando il bambino ha una difficoltà respiratoria”. Al medico bisogna far sapere “la temperatura, se il bambino respira male, se ha un battito accelerato e se ha crisi di tosse particolarmente insistenti che non vanno via con le cure tradizionali (lavaggi delle fosse nasali e aerosol), se il bambino riesce a mangiare e a bere”. Sarà il medico di famiglia a visitare e valutare se è necessario indirizzare un bambino per una radiografia al torace in ospedale. 

4. Ho guardato il TG, si parla di polmoniti nei bambini più frequenti con l`nfluenza A. “Iniziamo col dire che si tratta di numeri bassissimi e casi rari e che le complicazioni, che possono andare da una polmonite lieve all`insufficienza respiratoria, riguardano i virus influenzali in generale e non solo quello dell`influenza A”. Il medico ricorda anche che “nella maggior parte dei casi si tratta di bambini con una predisposizione, patologie connesse o gravi”, che sono già più monitorati dei bambini sani. 

5. Ho messo in pratica tutti i consigli, la febbre non va via. “A questo punto – spiega Valentini – è nuovamente indispensabile ricontattare il medico o il pediatra e rivalutare i sintomi”. In particolare, “se la febbre persiste oltre i 4-5 giorni, che è la durata abituale dei sintomi febbrili legati all`influenza, se il bambino rifiuta di mangiare e soprattutto di bere, e quando il bambino è meno reattivo del solito, con affaticamento e spossatezza davvero eccessivi e prolungati”. 

6. Il bambino ha la tosse e i suoi muchi hanno un colore o una consistenza particolari. Altro mito da sfatare, ricorda il pediatra, che genera spesso allarme ingiustificato. “La produzione abbondante di muco è una normale reazione delle vie respiratorie alle infiammazioni”. Impossibile che mamma e papà si esercitino in una improbabile diagnosi di polmonite o simili “a partire dal colore del catarro”. 

7. Il bambino ha la febbre, posso vaccinarlo? “Certo, non ci sono problemi”, assicura il pediatra. “Anche se con alte temperature si evita di vaccinare, la somministrazione può essere fatta lo stesso”. 

8. Ho sentito dire che i vaccini non sono poi così sicuri. “Sono voci totalmente fuori luogo, il vaccino non è solo un mezzo per la protezione del singolo ma della comunità”. Vanno quindi consigliati ed eseguiti a partire dalle fasce di età considerate prioritarie dal ministero della Salute, bambini e ragazzi dai 2 anni ai 27 anni e dai 6 mesi ai 2 anni per quelli nati pretermine. 

9. Ho deciso di vaccinare il bambino, devo andare in ospedale? “Assolutamente no. Il primo punto di riferimento è il Centro vaccinale della Asl di riferimento, informazioni che si possono chiedere al medico di famiglia e al pediatra”, spiega lo specialista. “Molte mamme ci dicono che hanno provato a cercarli senza successo, ma siamo di fronte a numeri importanti e la disponibilità dipenderà dall`efficienza della macchina della distribuzione”. 

10. Voglio fare al bambino il tampone per l`influenza A. “È praticamente inutile dal punto di vista clinico, oltre che oneroso”. Nel caso il bambino abbia necessità delle cure ospedaliere spetta al personale sanitario valutare rischi e parametri che consigliano di praticare questa indagine. “Il cui risultato – specifica Valentini – non incide sulle cure ai pazienti: noi guardiamo allo stato di salute del paziente, non al risultato del tampone”.

Fonte: Salute24.it, Autore: Cosimo Colasanto  Segnala questo post su Facebook

Influenza: ciò che dovete sapere.

raffreddoreL’influenza è una malattia infettiva acuta causata da virus influenzali. La trasmissione avviene direttamente attraverso le goccioline che una persona infetta diffonde quando starnutisce, tossisce o parla oppure indirettamente attraverso il contatto con superfici contaminate (p.es. mani, maniglie di porte) sulle quali i virus possono sopravvivere per un determinato periodo di tempo. 

Quest’anno l’Italia sarà colpita da due tipi d’influenza: 

Influenza stagionale | L’influenza stagionale è una malattia acuta delle vie respiratorie.

Si manifesta annualmente nell’emisfero boreale tra dicembre e marzo sotto forma di epidemia. 

Influenza pandemica (H1N1) | Si definiscono pandemie le malattie (virali) diffuse a livello internazionale. L’attuale influenza pandemica (H1N1), detta anche influenza suina, è causata da un nuovo virus influenzale che si trasmette molto facilmente da persona a persona. Al contrario di quanto si suppone, il virus non viene trasmesso tramite il consumo di carne suina. 

Quali sono gli effetti di un’influenza?

I sintomi sono in pratica uguali per entrambe le forme d’influenza. Tuttavia, il numero di persone che si ammalano d’influenza pandemica può raggiungere il quintuplo di quelle che contraggono

l’influenza stagionale, poiché l’essere umano non possiede nessuna immunità contro il nuovo virus. Inoltre, in alcune persone la malattia può avere un decorso più grave, soprattutto in quelle affette da altri problemi di salute. Per questo motivo, tutti dovrebbero contribuire ad arginare la diffusione della malattia. Ciò rende possibile la diminuzione del numero di affezioni e la protezione delle persone particolarmente sensibili al contagio. Oltre a ciò, un numero elevato di malattie può gravare sul sistema sanitario nel giro di alcune settimane e le numerose assenze possono danneggiare le attività degli enti pubblici e delle aziende. 

Di seguito Vi dò delle indicazioni su come potete proteggerVi dall’influenza e quali misure dovete adottare in caso di sintomi influenzali. 

Importante per tutti. 

Misure igieniche e protettive | Adottando semplici misure potete contribuire a proteggere Voi stessi e anche altre persone. 

Lavarsi le mani | Lavatevi le mani più volte al giorno accuratamente con acqua e sapone.

Il metodo più efficace è: 

  • Sciacquare le mani sotto l’acqua corrente.
  • Insaponarle possibilmente con del sapone liquido.
  • Fregarle finché non si forma la schiuma. Non lavare soltanto i palmi della mano, ma pulire anche il dorso, tra le dita, sotto le unghie e i polsi.
  • Risciacquare le mani sotto l’acqua corrente.
  • Asciugarle con un asciugamano pulito, se possibile una salvietta di carta monouso, oppure con l’ausilio di un asciugamano a rullo o all’aria.
  • Se mancano acqua e sapone, o sono difficilmente disponibili, si può usare un disinfettante adatto per le mani.

Tossire e starnutire in un fazzoletto di carta | Copritevi la bocca e il naso con un fazzoletto quando tossite o starnutite.

Eliminare il fazzoletto di carta dopo l’uso, gettandolo in un cestino dei rifiuti e lavatevi in seguito le mani accuratamente con acqua e sapone.

Tossire e starnutire nella piega del gomito | Se non avete a disposizione un fazzoletto di carta, tossite o starnutite nella piega del gomito. Questo atto è più igienico rispetto al gesto di coprirsi la bocca con le mani. Se invece usate le mani, lavatevele se possibile subito dopo accuratamente con acqua e sapone.

Mascherine igieniche | L’utilizzo di mascherine igieniche è importante, soprattutto per le persone ammalate. Ulteriori situazioni in cui le Autorità richiedono l’utilizzo di mascherine igieniche potrebbero emergere nel corso della pandemia. 

Informazioni importanti per tutti coloro che presentano sintomi influenzali 

Appena avvertite sintomi influenzali, attenetevi assolutamente alle seguenti misure per proteggere Voi stessi e gli altri. 

Prestate attenzione ai sintomi che potrebbero essere premonitori dell’influenza! 

Si tratta dei sintomi seguenti:

 

• febbre improvvisa superiore a 38°C;

• brividi, emicrania, dolori muscolari e articolari;

• raffreddore, tosse secca e mal di gola;

• vertigini e difficoltà respiratorie;

• mal di pancia, diarrea o vomito.

 

Rimanete a casa!

Se avvertite diversi sintomi dell’influenza, rimanete a casa. In tal modo evitate di diffondere la malattia. Curate completamente l’influenza a casa. Aspettate almeno un giorno dalla scomparsa della febbre prima di riprendere le attività quotidiane. 

Quando si deve consultare un medico?

In caso di malattia influenzale normalmente non è necessaria una terapia particolare. Nella maggior parte delle persone affette, il decorso dell’influenza non presenta complicazioni. Nonostante ciò, dovete contattare un medico se Voi o i Vostri familiari presentate gravi sintomi d’influenza (dolori durante il respiro, difficoltà respiratoria). Persone ad alto rischio di complicanze devono immediatamente mettersi in contatto con un medico.

 

Non prendete iniziative precipitose.

Non recatevi immediatamente al Pronto Soccorso di un Ospedale e non assumete di Vostra iniziativa medicamenti antivirali (come per esempio. Tamiflu®). 

Indossate la mascherina igienica

Se siete ammalati e convivete insieme ad altre persone, indossate la mascherina igienica. In tal modo evitate di contagiare i Vostri familiari o le persone con cui convivete. Anche chi cura una persona malata in casa dovrebbe utilizzare la mascherina.

La sola mascherina non garantisce una protezione completa. Per questo motivo le mascherine dovrebbero essere indossate soltanto in combinazione con le altre misure igieniche consigliate. 

Se avete contatto con la collettività nonostante siate malati, rispettate le regole seguenti:

 

  • mantenete possibilmente una distanza di almeno un metro dalle altre persone;
  • evitate le strette di mano;
  • rinunciate al saluto con abbracci e baci;
  • evitate gli assembramenti di persone;
  • indossate la mascherina igienica quando uscite di casa.

     

Se possibile, informate tutte le persone con cui avete avuto un contatto durante la vostra malattia o 1 giorno prima di ammalarvi (p. es. il partner, le persone con cui convivete o una persona ammalata che avete curato) e consigliate loro di osservare attentamente il proprio stato di salute. 

I gruppi a rischio | Nella maggior parte delle persone affette, il decorso dell’influenza non presenta complicazioni. Tuttavia, esistono dei gruppi più sensibili al contagio e alle complicanze. L’influenza colpisce più spesso i giovani adulti e i bambini e, più raramente, le persone anziane di età superiore ai 65 anni. Le premesse per un maggior rischio di complicanze nel caso dell’influenza pandemica (H1N1) sono sostanzialmente le stesse dell’influenza stagionale; ciononostante, le complicanze dovute all’influenza pandemica possono essere più gravi, soprattutto nei giovani adulti. Per questo motivo, le persone più a rischio dovrebbero contattare immediatamente un medico non appena avvertono i sintomi summenzionati. 

I seguenti gruppi di persone presentano un maggior rischio di complicanze in seguito all’influenza pandemica (H1N1): donne incinte, neonati, persone sofferenti di malattie croniche (specialmente di malattie dell’apparato respiratorio quali asma, malattie polmonari ostruttive croniche (COPD) o fibrosi cistica, malattie cardiache croniche, malattie cardiache congenite, affezioni del metabolismo come diabete, malattie renali, malattie ematiche), persone affette da deficit congeniti o acquisiti del sistema immunitario o sottoposte a terapia immunosoppressiva, persone con più di 65 anni (tuttavia il loro rischio di contagio è minore). 

I seguenti gruppi di persone presentano un maggior rischio di complicanze in seguito all’influenza stagionale: persone con più di 65 anni, neonati prematuri, neonati, persone sofferenti di malattie croniche (specialmente di malattie dell’apparato respiratorio come asma, malattie polmonari ostruttive croniche (COPD) o di brosi cistica, malattie cardiache croniche, malattie cardiache congenite, affezioni del metabolismo come diabete, malattie renali, malattie ematiche) oppure persone sottoposte a terapia immunosoppressiva. 

Vaccinazione | Il metodo più efficace per proteggersi contro l’influenza è la vaccinazione. Questa prepara il sistema immunitario a riconoscere il virus in caso di contagio e a difendersi dall’infezione. Il pericolo di ammalarsi e le complicanze che ne conseguono possono essere ridotti sostanzialmente presso i gruppi a rischio. La vaccinazione non è obbligatoria ed è consigliata alle persone a maggior rischio di complicanze come anche alle persone con cui le prime si trovano a diretto contatto. Tutte le altre persone che vogliono evitare di ammalarsi d’in uenza possono ugualmente vaccinarsi. 

Vaccinazione contro l’influenza stagionale | Come ogni anno, anche nel 2009 viene messa a disposizione la vaccinazione contro l’influenza stagionale. La vaccinazione è consigliata alle persone di età superiore ai 65 anni, alle persone affette da malattie croniche, ai bambini nati prematuri (a partire dall’età di 6 mesi, ripetendo la vaccinazione per due inverni consecutivi) e alle persone ricoverate nei centri di degenza per anziani o nelle case di cura.

Inoltre, la vaccinazione è consigliata alle persone che sono regolarmente in contatto con le persone a maggior rischio di complicanze – sia in famiglia sia al lavoro, o nel tempo libero. 

Vaccinazione contro l’influenza pandemica (H1N1) | La produzione del vaccino, a sua volta dispendiosa e intensa in termini di tempo, è iniziata e si suppone che la possibilità di vaccinarsi contro l’influenza pandemica (H1N1) si concretizzerà nel corso dell’autunno. 

Terapia 

Medicamenti antivirali | Fino ad ora sono stati individuati due medicamenti efficaci contro l’influenza pandemica (H1N1): Tamiflu® e Relenza®.

Tali farmaci possono ridurre i sintomi dell’influenza e abbreviare la durata della malattia. I medicinali sono soggetti alla prescrizione medica. Discutete con il vostro medico se l’assunzione è necessaria. I medicamenti non proteggono contro lo sfogo dell’influenza, ma combattono soltanto i sintomi. Per questo motivo ne è sconsigliata l’assunzione preventiva per le persone sane. Un uso abusivo può perfino causare la resistenza dei virus contro il medicamento. 

Come vengono curati i bambini?

I due medicamenti sono anche disponibili nel dosaggio adatto ai bambini e vengono prescritti dal medico addetto in caso di affezione. 

Donne in stato di gravidanza

Se necessario, il medico può prescrivere i medicamenti antivirali anche durante una gravidanza o un periodo d’allattamento.

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Parliamo di Influenza con …

Questa settimana tratteremo di INFLUENZA con il dott. Leo Di Bartolo, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia cervico-facciale, nostro Ospite in GALENOsalute.

Cos’è | L’influenza è una malattia infettiva acuta che interessa prevalentemente l’apparato respiratorio, provocata da virus appartenenti alla famiglia degli Orthomixovirus. I virus influenzali vengono classificati in tre diversi tipi (A, B e C) ed in vari sottotipi, sulla base delle caratteristiche degli antigeni di superficie, denominati emoagglutinina (H) e neuroaminidasi (N). Il tipo C non è molto frequente, per cui le epidemie influenzali sono provocate prevalentemente dai tipi A e B.

Epidemiologia | Il virus influenzale è in grado di diffondersi rapidamente attraverso i continenti, per cui può dare origine a vere proprie pandemie, che si manifestano prevalentemente nel periodo Settembre – Marzo nell’Emisfero Nord, e nei mesi da Giugno a Settembre nell’Emisfero Sud. I ceppi virali circolanti possono essere diversi di anno in anno e da regione a regione. Le dimensioni di ciascuna epidemia dipendono dalle caratteristiche del ceppo virale, ed in particolare dalle sue variazioni rispetto al ceppo dell’anno precedente. Il virus influenzale infatti può andare incontro a diversi tipi di mutazioni, le quali provocano effetti diversi sulla evoluzione dell’infezione:

  • Mutazioni minori o secondarie degli antigeni di superficie H e N: causano delle variazioni minime alla struttura del virus, e si manifestano ogni 2-3 anni. In questi casi le difese immunitarie della popolazione risultano essere ancora parzialmente protettive nei confronti del virus, per cui si verificano epidemie più limitate. L’insorgenza è solitamente improvvisa e la durata del ciclo epidemico è mediamente di 6-8 settimane. La morbosità della malattia nella popolazione generale è di circa il 10-20%, ma può essere maggiore nei bambini e nelle comunità chiuse (ad esempio case di riposo), con punte del 40-50%; la mortalità è più elevata nelle persone anziane affette da altre patologie concomitanti, come le malattie broncopolmonari e cardiovascolari.
  •  Mutazioni strutturali degli antigeni di superficie H e N: provocano delle variazioni importanti alla struttura virale, e si manifestano ogni 10-20 anni. Queste forme, verso le quali le popolazioni non hanno una adeguata protezione immunitaria, si diffondono molto rapidamente dando origine a delle vere e proprie pandemie, con una morbosità che arriva al 50% nella popolazione generale, e fino all’80% nelle comunità chiuse. Queste forme si manifestano però più raramente.

 Si stima che ogni anno nel mondo si ammalano circa 500 milioni di persone, pari a quasi il 10% della popolazione del pianeta.

Trasmissione | Il virus viene trasmesso tramite microscopiche goccioline di saliva emesse dalle persone infette con gli starnuti, con la tosse o anche con la semplice fonazione. La trasmissione è facilitata dal contatto ravvicinato tra le persone, dato che il virus ha una elevata contagiosità. Questa elevata capacità di diffusione del virus spiega perché in una popolazione l’epidemia raggiunga il culmine dopo soli 15 giorni dal manifestarsi dei primi casi. La persona infetta è in grado di trasmettere il virus da pochi giorni prima fino a 5-7 giorni dopo la comparsa dei sintomi.

Patogenesi | Il virus, una volta penetrato nell’organismo attraverso le vie respiratorie, si localizza nelle cellule epiteliali di rivestimento delle prime vie aeree, all’interno delle quali è in grado di replicarsi attivamente; il ciclo vitale del virus ha una durata di 4-6 ore. Le particelle virali neoformate escono quindi dalla cellula, che va incontro a morte, e sono pronte per andare ad infettare nuove cellule, provocando così l’estensione dell’infezione a macchia d’olio. In seguito, l’intervento del sistema immunitario contribuisce ad arrestare la progressione dell’infezione, portando così alla guarigione nel giro di pochi giorni.

Come me ne accorgo | Il periodo di incubazione dell’influenza è mediamente di circa 1-3 giorni, e la malattia insorge generalmente in modo improvviso. I sintomi principali sono rappresentati da febbre elevata, tosse, mal di gola, mal di testa, dolori artro-muscolari diffusi, sensazione di spossatezza. Nella Tabella seguente sono elencati i sintomi che possono comparire in corso di influenza, con le relative percentuali di frequenza:

 

 

Cosa aspettarsi | La durata dei sintomi è variabile, ma la maggior parte dei pazienti guariscono in circa 5-7 giorni. Durante il decorso dell’influenza a volte si possono manifestare alcune complicanze, a carico prevalentemente del tratto respiratorio superiore (otite, sinusite, parotite) e del tratto respiratorio inferiore (laringite, bronchiolite, polmonite, peggioramento clinico in persone affette da asma o da broncopneumopatie croniche ostruttive).

Gli esami | Il sospetto di influenza viene solitamente posto sulla base del quadro clinico, ma importante è anche il dato epidemiologico relativo alla presenza di questa malattia in una certa stagione ed in una certa area geografica. Per avere però la diagnosi di certezza è necessario eseguire un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi specifici, la cui presenza conferma l’avvenuto contatto tra l’organismo ed il virus. Può essere eseguita anche la ricerca diretta del virus nel tampone faringeo o nell’espettorato, ma tale indagine richiede più tempo per la risposta e può essere eseguita solo in laboratori specializzati.

Che fare | I provvedimenti terapeutici sono essenzialmente di carattere sintomatico: vengono solitamente impiegati antipiretici e antinfiammatori per limitare l’intensità dei sintomi. Possono risultare utili anche i sedativi della tosse ed i mucolitici. Non sono abitualmente necessari gli antibiotici, se non in casi particolari o in presenza di complicanze. Sono disponibili anche dei farmaci antivirali specifici, in grado di ridurre la durata della fase acuta.

Consigli | In corso di influenza viene consigliato il riposo a letto per tutta la durata della fase acuta. Dato che la trasmissione dell’infezione avviene per via aerea, è molto importante osservare le norme di isolamento respiratorio, che prevedono di evitare il contatto diretto con altre persone, per non esporle ad un rischio di contagio. La misura di prevenzione principale è rappresentata dalla somministrazione di uno specifico vaccino; è particolarmente raccomandata per i soggetti a rischio, quali gli anziani ed i pazienti affetti da patologie broncopolmonari o cardiache croniche. Il vaccino va ripetuto ogni anno, poiché la sua composizione viene modificata in base al ceppo virale in circolazione in quella determinata stagione; viene somministrato per iniezione intramuscolare e fornisce una protezione che dura 5-6 mesi.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Mal di gola, tosse, otite … i consigli del nostro esperto

La malattia più diffusa della stagione è l’influenza. Ma mentre il virus che costringe a letto molti italiani si guadagna la ribalta mediatica, dietro le quinte restano gli altri malanni del periodo. Ma, avvertono gli esperti, attenzione a non sottovalutarli. Mal di gola, raffreddore, tosse e otiti sono infatti disturbi che possono durare molto più dell’influenza: “Anche se spesso provocano sintomi meno intensi di quelli influenzali – spiega Leo Di Bartolo, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Palotogia cervico-facciale, nostro Ospite in Galeno Salute – i malanni tipici della stagione fredda possono rivelarsi molto fastidiosi, facendo perdere diversi giorni di lavoro e di scuola. Per questo è importante saperli conoscere e curarli al meglio”. Cominciamo dal raffreddore. Si tratta di una malattia causata dai alcuni virus che proliferano nella stagione fredda e che si trasmettono attraverso gli starnuti e le mani infette. I sintomi? Naso chiuso, sensazione di malessere e qualche linea di febbre. Per curarli dovrebbe essere sufficiente utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei, come l’acido acetilsalicilico e l’ibuprofene. Il mal di gola, invece, è causato nella maggior parte dei casi da virus responsabili di quella fastidiosa sensazione di dolore e bruciore lungo il primo tratto del cavo orale, spesso accompagnata da febbre piuttosto elevata. Anche in questo caso si può ricorrere a farmaci non steroidei. Nei casi più lievi, invece, quando il fastidio alla gola non è accompagnato da alcuna linea di febbre, possono essere d’aiuto anche spray, collutori e pastiglie disinfettanti. “Non è il caso di assumere antibiotici fai da tè – sottolinea Di Bartolo – prima di tutto perché la maggior parte delle volte la causa della malattia è un virus, contro cui questi farmaci sono assolutamente inutili, e poi perché anche quando il mal di gola è di origine batterica deve essere il medico a prescrivere l’antibiotico più adatto al caso”. Che sia secca o grassa, contro la tosse la cura da seguire è invece quella indicata per il disturbo di stagione che la provoca. Ma il fastidio può essere comunque attenuato facendo ricorso a specifici sciroppi o pastiglie: “Se la tosse non si attenua nel giro di due o tre giorni o se chi ne soffre è un bambino – precisa però Di Bartolo – è bene chiedere il parere del medico”. Se invece la malattia che ci perseguita è l’otite, le cure possono essere a base di antinfiammatori o antibiotici. Il disturbo, che colpisce soprattutto i bambini, è infatti legato all’azione di batteri che causano febbre, dolore e diminuzione della percezione uditiva. Prevenire i malanni di stagione non è sempre facile, spiegano gli esperti. Ma contro tosse, starnuti, mal di gola e otiti può essere comunque utile mantenere la mani pulite, areare i locali (soprattutto se frequentati da molte persone) , non fumare e indossare sciarpa e cappello quando si esce.

Parliamo di Malattie da Raffreddamento con …

Parliamo di malattie da raffreddamento con il dott. Leo Di Bartolo, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia cervico-facciale, nostro Ospite in GALENOsalute.

Spesso vengono sottovalutate, ma ogni anno riescono a mettere a letto milioni di persone. Sono le malattie da raffreddamento: patologie che, con l’aiuto delle basse temperature, colpiscono le vie aeree superiori, in particolar modo naso e gola. Le malattie da raffreddamento si manifestano con infiammazioni ed infezioni respiratorie, generalmente d’origine virale, e sono caratterizzate da un’elevata contagiosità: si trasmettono principalmente in ambienti chiusi e affollati attraverso la saliva e le secrezioni. Tosse, starnuti, naso gocciolante, mal di gola, febbre. Ognuno di noi, a partire dall’infanzia, impara a riconoscere e a contrastare questi piccoli disturbi, associandoli alla stagione invernale, ma anche a medicinali e a lunghi periodi di riposo forzato: ecco una rapida guida alle principali malattie che colpiscono col freddo.

Il raffreddore | Il raffreddore, la malattia da raffreddamento più comune, è un’infiammazione acuta delle vie respiratorie provocata dall’azione dei rinovirus sulle mucose di naso e gola. Estremamente contagioso, si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni emesse con starnuti e colpi di tosse, o per contatto diretto di naso ed occhi con le mani che hanno raccolto il virus. Il freddo facilita il contagio: quando inspiriamo aria fredda le difese delle vie aeree si bloccano e i virus trovano condizioni favorevoli per moltiplicarsi ed attaccare le cellule delle mucose nasali. I soggetti maggiormente esposti sono i bambini e le persone che si trovano in uno stato fisico debilitato. Il periodo d’incubazione è molto breve e i primi sintomi compaiono dopo 24 – 48 ore: ostruzione nasale, starnuti, malessere diffuso, febbre leggera, mal di gola, tosse, abbondante secrezione dal naso, difficoltà a percepire odori e sapori, lacrimazione. Non esistono farmaci specifici per guarire dal raffreddore e i rinovirus non rispondono agli antibiotici, che sono quindi da evitare. La cura più efficace è quella di osservare un periodo di riposo, bere molti liquidi (acqua, the, succhi di frutta) e lasciare che le difese dell’organismo sconfiggano l’infezione: la guarigione avviene spontaneamente dopo circa una settimana. È possibile però impiegare farmaci per alleviarne i sintomi: antistaminici, decongestionanti per facilitare la respirazione, soprattutto durante il riposo notturno, ed antinfiammatori. A causa della grande variabilità dei rinovirus (esistono più di 200 tipi diversi di virus del raffreddore) è praticamente impossibile preparare un vaccino. Anche l’assunzione di vitamina C non sembra avere alcun valore preventivo. Le eventuali complicazioni eventuali del raffreddore riguardano la trachea, l’orecchio e i bronchi, ma sono piuttosto rare; frequente è invece il riacutizzarsi della malattia, se viene trascurata la convalescenza. Se la tosse, il mal di gola e la febbre permangono per più giorni è opportuno consultare il medico.

La tonsillite | La tonsillite è l’infiammazione, acuta o cronica, delle tonsille provocata da un’infezione virale o batterica. Le tonsille palatine sono linfonodi situati nel cavo orale, in fondo alla gola, che svolgono un’importante funzione immunitaria e di difesa delle prime vie aeree; per questo sono particolarmente esposte ai virus e ai batteri che entrano nella bocca durante la respirazione. I sintomi principali della tonsillite sono la difficoltà nella deglutizione, mal di gola, febbre, mal di testa, perdita della voce. Le tonsille inoltre appaiono gonfie ed arrossate, talvolta con presenza di macchie bianche e placche di pus. La tonsillite può essere curata con antibiotici specifici, mentre si possono alleviare sintomi e dolore con bevande fresche, inalazioni di vapori antisettici, collutori e gargarismi disinfettanti. l metodo migliore per prevenire gli attacchi ricorrenti di tonsille è l’asportazione chirurgica, anche se oggi si tende a curare le tonsille e a rimuoverle soltanto nei casi più gravi. Le complicanze associate alla tonsillite sono la faringite, l’ostruzione delle vie aeree superiori, la disidratazione, gli ascessi, l’insufficienza renale e la glomerulonefrite post-streptococcica. Una tonsillite non curata adeguatamente può portare febbre reumatica, nefrite, infiammazione delle valvole cardiache o potrebbe causare il passaggio di batteri nel circolo sanguigno con conseguente setticemia (che può anche essere mortale).

La laringite | La laringite è l’infiammazione della laringe, la parte della gola sede delle corde vocali, preposta all’emissione dei suoni. Generalmente è di origine virale o, più raramente, batterica. Può essere provocata anche da sostanze irritanti, fumo, gas, vapori, umidità e polvere. Compare spesso dopo un raffreddamento o come complicazione di altre malattie infettive. Il processo infiammatorio può estendersi verso le vie respiratorie inferiori, coinvolgendo trachea e bronchi. La laringite si presenta con raucedine, afonia, tosse, infezione del cavo orale, ingrossamento dei linfonodi e delle ghiandole del collo, dolore, difficoltà a deglutire e a respirare. Le cause più frequenti delle forme acute sono le infezioni virali ed eventuali processi infiammatori acuti e recidivanti a carico delle vie respiratorie superiori. Altre cause possono essere: una prolungata esposizione al freddo, il fumo, l’inquinamento dell’aria, alcune malattie infettive ed eventi traumatici (come l’inalazione di vapori irritanti). Le forme croniche, invece, sono dovute principalmente a un prolungato uso della voce. Generalmente la laringite ha un decorso che varia da una settimana a dieci giorni e la si cura con il riposo della voce, con l’astensione dal fumo, con inalazioni caldo-umide di preparati balsamici; la somministrazione di analgesici e decongestionanti può migliorare i sintomi di arsura, mentre per lenire il dolore e alcuni dei disturbi, quali la febbre, si usano farmaci specifici. Se il processo è di origine batterica bisogna curarsi con gli antibiotici. Nelle laringiti che si presentano senza complicazioni l’infezione viene completamente debellata senza problemi; soltanto quando ci sono problemi respiratori gravi, può essere necessario intervenire chirurgicamente, tramite intubazione o tracheotomia.

La faringite | La faringite è un’infiammazione della mucosa della faringe, il condotto situato dietro le cavità nasale e buccale, dovuta a cause irritanti o a batteri. La faringite può manifestarsi in forma acuta, come estensione di altri processi infiammatori a carico dei condotti comunicanti (raffreddore o mal di gola). La faringite acuta può poi evolvere nella forma cronica, caratterizzata dal lungo decorso e può essere distinta in faringite catarrale (che presenta una lieve congestione della mucosa e l’ingrossamento delle ghiandole che producono il muco), ipertrofica (minore congestione della mucosa e maggiore ingrossamento delle ghiandole) e atrofica (riduzione della mucosa faringea). La faringite streptococcica (o angina difterica) è invece una malattia epidemica causata da uno streptococco produttore di una pericolosa tossina. La faringite acuta si presenta con congestione della mucosa faringea, difficoltà a deglutire, febbre, arrossamento e ingrossamento delle tonsille, mal d’orecchio, infiammazione dei linfonodi cervicali. La faringite cronica può essere asintomatica, ma nelle fasi di riacutizzazione comporta gola secca e dolorante, disfonia, febbricola, tosse persistente e necessità di raschiare la gola. La faringite streptococcica presenta febbre elevata, mal di testa, vomito, dolore alle fauci, arrossamento del velopendulo, delle tonsille e della faringe, eruzioni cutanee, gola tumefatta e arrossata con formazione di placche infette. La faringite streptococcica può comportare complicanze settiche, tossiche ed allergiche. La faringite acuta può essere causata da infezioni virali o batteriche, repentine variazioni climatiche, inalazione di sostanze irritanti. La forma cronica dipende da una predisposizione costituzionale e da fattori come l’ostruzione respiratoria nasale (che costringe a respirare con la bocca e determina secchezza della mucosa), l’abuso di alcol e di tabacco, ambienti di vita e di lavoro con clima secco, surriscaldato o con polveri e vapori, processi adenoidei e tonsillari. Infine, in alcuni casi, in pazienti sottoposti a pesanti trattamenti farmacologici, la faringite può essere causata dalla candidosi, un’infiammazione causata dal fungo? Candida albicans?, che colpisce le persone in cui le difese immunitarie sono particolarmente deboli. Per curare le forme batteriche si usano antibiotici. Le forme virali si risolvono da sole nel giro di pochi giorni: non esistono in questo caso trattamenti specifici ed è possibile intervenire con inalazioni di sostanze balsamiche, acque sulfuree o salsoiodiche, antinfiammatori, colluttori ed altri medicamenti ad azione locale. Nella faringite cronica vanno eliminate le cause alla base della malattia, umidificando le mucose e migliorando la climatizzazione degli ambienti.

L’otite | L’otite è un’infezione (acuta o cronica) dell’orecchio che, a seconda della struttura colpita, si distingue in otite esterna o media. L’otite esterna è l’infiammazione dei canali esterni dell’orecchio, provocata da piccoli traumi (dovuti, ad esempio, all’inserimento di corpi estranei nell’orecchio), infezioni delle vie respiratorie superiori, infezioni provocate da acque inquinate o da funghi (favoriti dall’umidità). I sintomi dell’otite esterna sono il mal d’orecchio, il gonfiore, il rossore, il prurito e la presenza di secrezioni giallastre. La cura dell’infezione avviene mediante l’applicazione nell’orecchio di farmaci topici a base di antibiotici o corticosteroidi. Solitamente la guarigione avviene in tempi brevi, ma in assenza di una terapia adeguata l’otite esterna può cronicizzare e presentare complicanze. L’otite media è l’infezione dell’orecchio medio, cioè della zona posta dopo il timpano, provocata da batteri o virus provenienti da naso e gola. La malattia è tipica dell’infanzia. L’otite media, spesso associata ad infezioni delle vie aeree superiori, si presenta con gonfiore accompagnato da dolore, aumento della pressione e formazione di pus, in associazione con febbre, tosse e secrezione nasale. L’infiammazione del timpano può provocare sordità temporanea; nei casi più gravi, la pressione sanguigna essere così forte da provocare la rottura della membrana timpanica. La terapia dell’otite media prevede la somministrazione di antibiotici in gocce e di analgesici per mitigare il dolore. Il miglioramento è immediato, ma il trattamento non deve essere interrotto fino alla recessione completa dell’infezione. In alcuni casi l’otite media può diventare cronica, senza mai guarire completamente e compromettendo l’udito, mentre una rara complicazione può essere rappresentata dall’infezione dell’osso mastoide (mastoidite).

L’influenza | L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus che infettano le vie aeree di naso, gola e polmoni. I virus dell’influenza appartengono alla famiglia degli ortomyxovirus e sono molto resistenti all’ambiente esterno: il contagio si trasmette principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva espulse con tosse e starnuti, trovando terreno fertile con le basse temperature e l’umidità. Il periodo di contagiosità comincia un po’ prima che si manifestino i primi sintomi e si prolunga per 5-7 giorni. Il periodo di incubazione dell’influenza è molto breve, da 1 a 4 giorni, e dipende sia dalla quantità di virus infettante sia dalla capacità di difesa dell’organismo. I sintomi dell’influenza sono comuni a molte altre malattie: febbre, mal di testa, malessere generale, tosse, raffreddore, dolori muscolari ed articolari. Può manifestarsi anche con disturbi dell’apparato gastro-intestinale (nausea, vomito, diarrea), con lievi sindromi respiratorie senza febbre e con generici stati di malessere. Non esiste una vera e propria cura per l’influenza, nel senso che non sono attualmente disponibili farmaci in grado di contrastare in maniera efficace la moltiplicazione del virus una volta che l’infezione sia avvenuta. In caso di malattia, è necessario riposare a letto, in un ambiente caldo e ben areato, bere molto per favorire l’espettorazione e reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso la sudorazione. Si possono usare al bisogno farmaci di tipo sintomatico, cioè mirati ad alleviare il malessere e la sintomatologia del soggetto: antipiretici per la febbre; analgesici per alleviare il senso di malessere, la cefalea e i dolori articolari e muscolari; antinfiammatori; sedativi della tosse; decongestionanti, mucolitici ed espettoranti. Il trattamento sintomatico è sufficiente nella maggior parte dei casi di influenza non complicata; in presenza di complicazioni (polmonari o di altro tipo) va naturalmente prescritta e somministrata una terapia specifica sotto controllo medico. Per la terapia dell’influenza sono in commercio anche farmaci antivirali, che hanno lo scopo di ridurre soprattutto l’intensità e la durata della malattia, ma, poiché possono provocare effetti collaterali più o meno seri, trovano indicazione soltanto in persone ad alto rischio di complicazioni e per le quali il vaccino antinfluenzale è controindicato. Gli antibiotici sono attivi solo contro le infezioni batteriche e perciò, nell’influenza, patologia di origine virale, non hanno alcun effetto. Le complicazioni dell’influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (ad esempio malattie croniche dell’apparato cardiovascolare o respiratorio), fino alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini).

Il vaccino antinfluenzale | La vaccinazione antinfluenzale rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. I vaccini antinfluenzali, la cui composizione varia di anno in anno a seconda delle caratteristiche del ceppo virale in circolazione, hanno un’efficacia – in soggetti sani adulti – variabile dal 70 al 90%, e riducono la mortalità legata all’influenza del 70-80% (Fonte:OMS) in quanto, anche se non sempre riescono a prevenire l’infezione, agiscono riducendo in modo sostanziale le sue complicazioni. La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata per i soggetti di età pari o superiore a 65 anni; i soggetti in età infantile ed adulta affetti da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa la malattia asmatica), circolatorio, uropoietico, malattie degli organi emopoietici; diabete ed altre malattie dismetaboliche; sindromi da malassorbimento intestinale; fibrosi cistica; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, inclusa l’infezione da HIV; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio; i bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo; il personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio.

Il vaccino antinfluenzale va somministrato per via intramuscolare. Nei bambini di età inferiore a 12 anni, mai vaccinati in precedenza, vanno somministrate due dosi, appropriate per l’età, a distanza di un mese l’una dall’altra. Per tutti gli altri soggetti è sufficiente una sola dose di vaccino. La vaccinazione comporta raramente effetti indesiderati, peraltro di scarsa entità: gonfiore e arrossamento nella sede dell’iniezione, malessere generale, febbricola, dolori muscolari di breve durata e intensità. La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata alle persone allergiche alle proteine dell’uovo, anche se queste nel vaccino sono presenti in quantità minima (il vaccino antinfluenzale viene prodotto su uova embrionate di pollo), e deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Nei soggetti con malattie autoimmuni il vaccino va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata anche a coloro che, dopo una precedente somministrazione, abbiano presentato manifestazioni di ipersensibilità immediata (anafilassi), o reazioni di tipo neurologico. La gravidanza non solo non costituisce controindicazione alla somministrazione del vaccino antinfluenzale, ma sarebbe da considerare una indicazione alla vaccinazione. I vaccini antinfluenzali sono a base di virus uccisi o di subunità e non comportano quindi, in nessuna fase della gravidanza, i rischi connessi all’impiego di vaccini a base di virus viventi attenuati. In assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa può essere rimandata, per maggior sicurezza, all’inizio del terzo trimestre di gravidanza, dopo attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico. Si consiglia di praticare la vaccinazione tra metà ottobre e metà novembre, ricordando che occorrono almeno due settimane per una risposta anticorpale adeguata. Vaccinarsi prima ha poco senso, perché la copertura immunitaria fornita dal vaccino potrebbe diminuire proprio nel periodo di massima attività dei virus influenzali, che in Italia va solitamente dalla fine di dicembre ai primi giorni di marzo.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Influenza, presto 500mila a letto!

Sono circa 240 mila gli italiani a letto questa settimana e saranno 500 mila a fine mese, complici tempo incerto e sbalzi di temperatura. ‘Ma non chiamatela influenza!’, puntualizzano gli specialisti. Sono sindromi tipiche del periodo stagionale, che vedono negli ultimi anni un trend in aumento. ‘Un andamento – dice il virologo Fabrizio Pregliasco – legato all’invariabilita’ termica’. L’influenza vera arrivera’ quando le temperature caleranno decisamente e resteranno basse a lungo.

 

     


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