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Zona Franca: Insufficienza venosa e Fitofarmaci

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.
Questa settimana parliamo di “Insufficienza venosa e Fitofarmaci”.

Gli estratti di Ippocastano e Meliloto in associazione ai Bioflavonoidi possono favorire il recupero del fisiologico tono venoso.

IPPOCASTANO (Aesculus hippocastanum) corteccia: Ha una spiccata azione antiedematosa ed antiessudativa legata alla capacità di aumentare il tono capillare, sia attraverso la stimolazione della contrazione della muscolatura liscia della parete vasale, sia tramite una riduzione della permeabilità. L’escina, in particolare, si è dimostrata in grado di aumentare, in vitro, il tono venoso attraverso l’induzione della formazione della prostaglandina F2 alfa ad azione vasocostrittrice e tramite l’inibizione dell’attività di enzimi litici come elastasi e jaluronidasi. A tale molecola possono, inoltre, essere attibuite importanti proprietà antinfiammatorie ed antiflogistiche legate alla sua azione antiossidante di scavenger di radicali liberi. Contribuiscono al miglioramento del tono venoso anche i saponosidi, attraverso la stimolazione dei recettori alfa-adrenergici post-sinaptici delle cellule muscolari lisce della parete vasale, con insorgenza e mantenimento di fenomeni di vasocostrizione.

MELILOTO (Melilotus officinalis) foglie: Le sue proprietà fleboprotettive sono legate principalmente alla presenza di cumarina che si è mostrata in grado di potenziare, sia in vivo che in vitro, l’attivazione dei macrofagi e la loro attività proteolitica. Tale azione contribuisce a ridurre in maniera significativa il linfedema attraverso un più rapido smaltimento degli aggregati proteici nei vasi linfatici con conseguente stimolazione della funzione circolatoria. Il miglioramento clinico dei pazienti, legato alla riduzione dell’edema e del dolore, è inoltre potenziato dall’ulteriore capacità di questa molecola di rallentare il catabolismo delle catecolamine, con incremento dei livelli locali di adrenalina e miglioramento della capacità contrattile dei vasi.

BIOFLAVONOIDI DA AGRUMI: I bioflavonoidi esperidina, quercetina e rutina aumentano la resistenza dei capillari e ne regolano la permeabilità, riducendo l’edema associato all’insufficienza venosa cronica e prevenendo l’insorgenza di fenomeni emorragici. Essi, infatti, esercitano un’attività protettiva sul tessuto connettivo che circonda i capillari ed estendono la funzione della vitamina C, aumentandone l’assorbibilità e proteggendola dal danno ossidativo. I legami formati con le proteine del connettivo hanno l’effetto di aumentare il tono del tessuto e di prevenire la tendenza del contenuto dei capillari a fuoriuscire, e quindi riducono l’edema associato a stasi sanguigna o ad infiammazione. Inoltre, le proantocianidine hanno mostrato di essere in grado di inibire la perossidazione lipidica e l’aggregazione piastrinica, e di influenzare alcuni sistemi enzimatici come la fosfolipasi A2, la cicloossigenasi e la lipossigenasi, esercitando quindi anche attività antinfiammatoria e di protezione del microcircolo.

 

Bibliografia:

– Diehm C. The role of oedema protective drugs in the treatment of chronic venous insufficiency. A review of evidence based on placebo-controlled clinical trials with regard to efficacy and tolerance. Phlebology 11, 23-29, 1996.

– Vayssairat M. et al. Horse chestnut seed extract for chronic venous insufficiency. Lancet 347, 1182, discussion 1183, 1996.

– Pittler M.H. et al. Horse chestnut seed extract for chronic venous insufficiency (Cochrane Review). Cochrane Database Syst. Rev. 2002;(1):CD003230.

– Lyseng-Williamson KA, Perry CM. Micronised purified flavonoid fraction: a review of its use in chronic venous insufficiency, venous ulcers and haemorrhoids. Drugs. 2003;63(1):71-100.

– Ruffini I. et al. Efficacy of topical treatment with aescin + essential phospholipids gel in venous insufficiency and hypertension. Angiology. 55 Suppl 1:S19-21, 2004.

– Ricci A. et al. Variations in plasma free radicals with topical aescin + essential phospholipids gel in venous hypertension: new clinical data. Angiology. 55 Suppl 1:S11-4, 2004.

 

Fonte Complemed srl

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Terapia dell’insufficienza venosa cronica

L’insufficienza venosa cronica (IVC) appare una condizione clinica assai rilevante sia dal punto di vista epidemiologico, sia per le importanti ripercussioni socio-economiche che ne derivano. Nei Paesi occidentali sono ben note le conseguenze della sua elevata prevalenza, i costi dell’iter diagnostico e del programma terapeutico, le significative perdite in ore lavorative e le ripercussioni sulla qualità di vita. La prevalenza attuale dell’IVC a carico degli arti inferiori è del 10-50% nella popolazione adulta maschile e del 50-55% in quella femminile con una prevalenza che aumenta in parallelo al crescere dell’età. [1] l’IVC si presenta come una patologia complessa e multifattoriale, legata ad una molteplicità di quadri clinici, perché correlata sia a fattori patogenetici acquisiti (ereditarietà), che a fattori secondari, derivanti da uno scorretto stile di vita (sesso, età, obesità, costipazione, gravidanza, sedentarietà). [1,2]. Determinante nel processo di classificazione dei quadri clinici dell’IVC, e di riflesso degli approcci diagnostico‐terapeutici alla stessa, è certamente la Classificazione CEAP, frutto dell’American Venous Forum del 1994. [1]  

Continua a leggere [Insufficienza venosa cronica]

 

Parliamo di Varici con …

Con la collaborazione del dott. Guido Ricevuto, medico specialista in Chirurgia Vascolare ed in Chirurgia Generale, nostro Ospite in GALENOsalute, parleremo di VARICI.

Ascolta l’audio-intervista con il dott. Ricevuto realizzata dalla Redazione di Marsala.it

Le varici degli arti inferiori sono una patologia molto frequente specie nel sesso femminile, ove si calcola che incidano nel 20% circa della popolazione. Hanno spiccata tendenza a presentarsi con costanza nelle famiglie che tramandano una predisposizione genetica, amplificata dallo stile e dalle abitudini di vita nonché dall’attività lavorativa dei singoli pazienti. Altro fattore scatenante la malattia varicosa nei pazienti predisposti sono in genere le gravidanze multiple e ravvicinate nonché l’uso prolungato di anticoncezionali orali e l’obesità.

Le varici possono rappresentare un lieve problema prevalentemente estetico, quando si limitano a manifestarsi come un diffuso reticolo venoso superficiale, oppure possono configurarsi nella così detta sindrome varicosa, quando si associano ad importante stasi venosa periferica. In tal caso i sintomi più frequenti sono rappresentati da pesantezza ed edemi (gonfiore) degli arti inferiori, prurito alle caviglie, comparsa di macchie brune o rossastre nella zona malleolare.

La persistenza per anni della patologia porta alla comparsa delle complicane di cui le più frequenti sono le tromboflebiti dei gavoccioli (vene dilatate e tortuose) varicosi, e le ulcerazioni della cute della zona perimalleolare. Più raramente si verificano fenomeni embolici. Purtroppo i danni provocati da anni di persistenza della malattia varicosa spesso non regrediscono.

E’ importante pertanto che tutti i soggetti con familiarità positiva per la malattia nonché tutti coloro che iniziano a lamentare i sintomi già riferiti si sottopongano ad esame medico o a metodologie diagnostiche non invasive (Ecocolordoppler) al fine di raggiungere una diagnosi precoce ed un trattamento tempestivo.

Il trattamento delle varici può essere conservativo o chirurgico.

Il trattamento conservativo è indirizzato agli stadi più iniziali della malattia e si concreta nell’assunzione di abitudini di vita adeguate, quali il riposo notturno con arti sollevati, l’uso invernale di calze elastiche preventive, la terapia medica con flebotonici, l’incoraggiamento alla deambulazione, ed infine nella scleroterapia.

La scleroterapia rappresenta una tecnica conservativa che attraverso l’iniezione di un farmaco sclerosante direttamente nella varice ne oblitera il lume vasale. Pur non rappresentando un trattamento definitivo contribuisce ad attenuare sia l’impatto visivo della patologia che l’entità della stasi venosa periferica.

Nei casi di coinvolgimento dei principali assi venosi del circolo superficiale degli arti inferiori (vene safene) è invece indicata la terapia chirurgica. Essa prevede l’asportazione o l’obliterazione degli assi safenici dilatati, mediante differenti tecniche quali lo stripping della vena, od il trattamento con laser o radiofrequenza per via endovascolare.

Non esiste un momento più efficace per trattare le varici né un’età limite oltre la quale questa patologia non possa essere trattata.

La presenza di varici va in linea di principio sempre risolta in quanto infatti esse non solo rappresentano una fonte di disagio e di sofferenza di per sé, ma rappresentano un fattore di rischio per la malattia tromboembolica in tutti gli interventi in cui è prevedibile una lenta ripresa dei movimenti (chirurgia ortopedica), o in tutte le condizioni in cui si trattino dei pazienti poco mobili per patologie quali artropatie, obesità, esiti invalidanti di ischemie cerebrali, postumi di gravi traumi stradali.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, manager GALENOsalute


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