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Lombalgia e lombosciatalgia

mal-di-schienaLa lombalgia, termine che indica dolore del tratto lombare, non rappresenta un’entità clinica unica, ma un sintomo correlato a numerose e diverse condizioni, che hanno in comune la manifestazione dolorosa percepita nell’area lombare, con possibile irradiazione posteriore alla coscia, ma non oltre il ginocchio. Al dolore si può associare una limitazione funzionale, non sempre presente. È un disturbo frequente, che colpisce parimenti uomini e donne, con una prevalenza che oscilla tra il 50% e l’80%; insorge più frequentemente tra i 30 e i 50 anni di età e comporta alti costi individuali e sociali in termini di indagini diagnostiche e di trattamenti, ma anche di riduzione della capacità di svolgere le attività quotidiane e di calo della produttività. Rappresenta infatti una delle cause principali di disabilità occupazionale in tutto il mondo e la prima causa di assenza dal posto di lavoro. Con l’invecchiamento della popolazione e una vita sempre più sedentaria, difficilmente questa condizione potrà modificarsi in positivo.
Le cause principali di lombalgia possono essere sommariamente suddivise in meccaniche (nell’80-90% dei casi), neuropatiche (5-15%) o, meno frequenti, secondarie ad altre condizioni patologiche. Nella lombalgia meccanica, la fonte del dolore è localizzata a livello di colonna vertebrale o sue strutture di sostegno, mentre nelle forme neuropatiche la manifestazione dolorosa denota la presenza di sintomi conseguenti a irritazione di una o più radici nervose.

La lombosciatalgia (o sciatica) è una forma di lombalgia in cui il dolore si irradia, per coinvolgimento del nervo sciatico, dalla regione lombosacrale alla parte posteriore della coscia fino a raggiungere il polpaccio e il piede. Si stima che il 5-10% dei pazienti con lombalgia soffra di lombosciatalgia e che circa l’80-90% dei soggetti con lombosciatalgia possa raggiungere il recupero funzionale, in un periodo di tempo variabile da soggetto a soggetto, senza ricorrere alla chirurgia. Tipicamente, il dolore è sordo e continuo o tipo scossa elettrica, lancinante e trafittivo, ed è esacerbato dalla posizione seduta protratta, dalla deambulazione, dal piegarsi in avanti, dal vestirsi e dal sollevare pesi, mentre può attenuarsi assumendo la posizione eretta o sdraiandosi.
La lombosciatalgia consegue, in oltre il 90% dei casi, a un interessamento di L4-L5 o L5-S1 e spesso (nel 30% circa dei pazienti) al dolore si associano disturbi sensitivi quali formicolio, sensazione di torpore o debolezza dell’arto colpito.
La causa principale è l’ernia del disco, individuabile in 9 pazienti con lombosciatalgia su 10, cui consegue compressione delle radici nervose; la stenosi del canale vertebrale a livello lombare e, meno frequentemente, i tumori sono altre possibili cause. Inoltre, sono stati individuati alcuni fattori di rischio individuali e occupazionali, tra cui l’età (il picco di comparsa è compreso tra 45 e 64 anni), l’altezza e il peso corporeo, il fumo di sigaretta, lo stress, una stimolazione prolungata da parte di mezzi vibranti (inclusa l’automobile) e uno sforzo fisico intenso e protratto, come il sollevamento di oggetti pesanti associato a torsione e flessione del rachide.

La diagnosi di lombosciatalgia si basa in primo luogo sulla raccolta di un’anamnesi dettagliata e sull’esame obiettivo del paziente. Per definizione, i soggetti colpiti da sciatica riferiscono la presenza di dolore che si irradia all’arto, scendendo al di sotto del ginocchio. Il dolore all’alluce è diagnostico di una lesione della radice nervosa L5, mentre se il dolore coinvolge il tallone è probabile una compressione della radice S1. Alla manifestazione dolorosa si possono inoltre associare i disturbi sensitivi sopra menzionati.
Il test di sollevamento della gamba estesa, manovra in seguito alla quale il paziente riporta un aumento della sensazione di dolore della parte coinvolta, è positivo in un’alta percentuale di soggetti. Complessivamente, la diagnosi di lombosciatalgia è giustificata qualora il paziente lamenti un dolore che irradia all’arto, combinato con un esame neurologico positivo per tensione delle radici dei nervi o per deficit neurologico.

I segni e sintomi che possono aiutare a differenziare tra sciatica e lombalgia aspecifica sono: dolore unilaterale a carico della gamba, di norma maggiore rispetto al dolore alla schiena, dolore che si irradia fino al piede o alle dita del piede, intorpidimento e parestesia con identica distribuzione, un test di sollevamento della gamba estesa che evoca maggior dolore nell’arto coinvolto e una localizzazione del disturbo a carico di una singola radice nervosa.
La diagnostica per immagini (soprattutto RM o TC con mezzo di contrasto) è indicata quando esistono indicazioni che la lombosciatalgia non sia causata da un’ernia del disco, bensì sia secondaria ad altra condizione patologica, come infezioni o tumori, oppure quando i sintomi sono estremamente dolorosi e non rispondono a terapia entro 6-8 settimane.

Il trattamento, per lo più conservativo, consiste nella somministrazione di analgesici (FANS o paracetamolo) associati a una terapia fisica finalizzata a ridurre il dolore e a correggere i difetti posturali che causano o aggravano il disturbo. Il ricorso alla chirurgia è limitato ai casi in cui non si sia ottenuto alcun miglioramento dei sintomi, sia segnalato un loro aggravamento o se si verificano fenomeni di incontinenza urinaria o intestinale.

Nella gestione del paziente con lombosciatalgia le vitamine del gruppo B rappresentano un utile presidio terapeutico: le vitamine B1, B6 e B12, coinvolte in processi metabolici essenziali per il mantenimento dell’integrità anatomica e funzionale dei nervi periferici, esercitano infatti un’azione neuroprotettiva, antinfiammatoria e antalgica.
La vitamina B1 (tiamina) ricopre un ruolo chiave nel metabolismo dei carboidrati, che rappresentano una fonte di energia essenziale per il tessuto nervoso.
La vitamina B6 (piridossina) svolge un ruolo determinante nel mantenimento della funzione nervosa, partecipando ai processi metabolici che si svolgono nel tessuto nervoso. Dotata di potenziale analgesico, la sua somministrazione può migliorare il quadro sintomatologico della lombosciatalgia.
La vitamina B12 (cianocobalamina) esercita un effetto di rigenerazione e crescita della guaina mielinica danneggiata, oltre a partecipare alla sintesi di acidi nucleici e proteine, al metabolismo di fosfolipidi e catecolamine e alla sintesi di fosfatidilcolina, fondamentale per l’integrità della struttura della membrana cellulare.
In uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato, Mauro e collaboratori hanno dimostrato che la vitamina B12 è in grado di alleviare il dolore e la disabilità nei pazienti con lombalgia, riducendo l’assunzione di farmaci analgesici e dimostrandosi nel contempo efficace e sicura.

Fonti Bibliografiche
  • Cohen SP, Argoff CE, Carragee EJ. Management of low back pain. BMJ 2008;337:a2718. doi: 10.1136/bmj.a2718. Review
  • Hildreth CJ, Lynm C, Glass RM. JAMA patient page. Sciatica. JAMA 2009;302(2):216.
  • Koes BW, van Tulder MW, Peul WC. Diagnosis and treatment of sciatica. BMJ 2007;334(7607):1313-1317.
  • Mauro GL, Martorana U, Cataldo P, Brancato G, Letizia G. Vitamin B12 in low back pain: a randomised, double-blind, placebo-controlled study. Eur Rev Med Pharmacol Sci 2000;4(3):53-58.

 

Depositato presso AIFA 03/09/2009

 

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Ossigeno-ozono terapia: la forza della natura

L’ossigeno-ozono terapia è una metodica che ha più di un secolo di vita e anche se inizialmente è stata relegata ad un ristretto numero di medici entusiasti, rappresenta oggi un rimedio rivoluzionario per la nostra salute e il benessere fisico.

0ssigeno-ozono terapiaChe cos’è | E’ una terapia che si basa sulla somministrazione di una miscela gassosa, originata mescolando l’ozono con l’ossigeno.

La tecnica | Per ottenere un buon risultato in questo tipo di terapia è fondamentale la corretta scelta della metodica di somministrazione. Le tecniche più comuni sono: intramuscolare, sottocutanea, intraarticolare, endovenosa, insufflazione rettale e/o vaginale. A seconda della patologia da trattare la concentrazione di ozono sarà maggiore nella cura delle patologie ortopediche, minore per i problemi circolatori e per la medicina estetica.

Applicazioni | La potente azione antiinfiamatoria e antidolorifica dell’ossigeno-ozono viene sfruttata nel trattamento delle patologie ortopediche più frequenti, come la cervicalgia, le tendiniti, la lombalgia, ernia del disco, le patologie sportive, le periartriti, l’artrosi, ecc.

L’azione antinfiammatoria è dovuta al fatto che l’O2-O3 (ossigeno-ozono), favorisce l’eliminazione delle sostanze mediatrici del dolore e dell’infiammazione, come l’istamina, la serotonina, le prostaglandine, ecc., (sempre in modo del tutto naturale). In questo caso la tecnica consisterà in infiltrazioni sottocutanee o intraarticolari.

In medicina estetica, invece, dove la miscela di O2-O3 è costituita per la gran parte di ossigeno, (e introdotta con delle piccole iniezioni sottocutanee), viene utilizzata la capacità di questo gas di migliorare la circolazione del sangue, (alleviando in tal modo, ad esempio, la sensazione delle “gambe pesanti”), ma anche quella di attaccare gli acidi grassi, grazie alla sua azione ossidante, frantumandoli e rendendoli così facilmente eliminabili dall’organismo, (trattamento della cellulite).

Anche in questo caso, il vantaggio dell’ossigeno-ozonoterapia, rispetto alle altre numerosissime tecniche, è quello di una cura assolutamente naturale, priva di effetti collaterali, e che soprattutto agisce a monte del problema.

Sconsigliamo tale terapia agli ipertiroidei.

Mal di schiena? I consigli per evitarlo

mal-di-schienaMal di schiena: le insidie si nascondono ovunque, al lavoro, a casa, in auto. Basta tuttavia prestare attenzione ad alcune piccole accortezze per “raddrizzare” le cattive posture ed evitare dolori e fastidi. Prima di tutto, stare seduti o in piedi nella stessa posizione per un tempo troppo lungo fa male alla colonna vertebrale. Quindi, stiracchiarsi, fare una breve passeggiata, cambiare postura sono tutti validi accorgimenti. Anche da seduti è importante mantenere una posizione corretta: le ginocchia leggermente più in alto delle anche e i piedi poggiati a terra, facendo sì che le gambe formino un angolo di 90 gradi. Ore e ore davanti a un monitor, magari appollaiati su una sedia poco confortevole: uno dei primi passi per evitare il mal di schiena è scegliere una sedia da tavolo con uno schienale regolabile, i braccioli, le ruote e un supporto per la zona lombare. Altro suggerimento: organizzare il proprio piano di lavoro in modo tale che non si debbano compiere pericolose torsioni. Inoltre, non sovraccaricare la propria borsa da lavoro o la cartella della scuola dei più piccoli: quando è possibile servirsene, sono preferibili zaini o sporte con le rotelle. Attenzione alle faccende di casa: è consigliabile mentre si stira o si stende la biancheria tenere un piede sollevato su un piccolo gradino (in mancanza di uno step da palestra, anche una semplice scatola di scarpe andrà bene). Anche l’aspirapolvere è nemico delle vertebre: per salvaguardare la schiena e tenere la casa pulita nello stesso tempo, basterà, mentre si svolge questo ingrato compito, fare delle piccole pause ogni 5-10 minuti. Al volante, nelle lunghe distanze, è necessario prevedere diverse soste e, se lo schienale del sedile della nostra auto non fornisce il giusto appoggio alla schiena, si può rimediare con un asciugamano arrotolato che sostenga la zona lombare. La prevenzione continua anche a letto: dormire di fianco fa bene, magari un po’ raggomitolati, ed è fondamentale utilizzare un cuscino che ponga il capo all’altezza del resto del corpo e un materasso abbastanza rigido che sostenga la colonna vertebrale.


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