Posts Tagged 'malattia autoimmune'

Le sorprese della celiachia

Lo studio di una grave patologia di origine alimentare ha portato alla luce un processo che potrebbe essere alla base di molte malattie autoimmuni.

La celiachia è un disturbo autoimmune causato dall’ingestione di glutine, la principale proteina del grano, o da proteine simili presenti in altri cereali. Ricerche mirate a identificarne le cause indicano che il disturbo si sviluppa quando una persona esposta al glutine ha anche una suscettibilità genetica alla celiachia e una parete intestinale insolitamente permeabile. Sorprendentemente, sembra che questo terzetto – un innesco ambientale, una suscettibilità genetica e un «intestino permeabile» – sia alla base anche di altre malattie autoimmuni. La scoperta fa supporre che nuove terapie per la celiachia possano migliorare anche altri disturbi.

Fonte “Le Scienze”

celiachia.trapani

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L’intricata relazione tra gli autoanticorpi

ricercaAutori giapponesi di estrazione endocrinologica hanno riproposto all’attenzione dei clinici un dato epidemiologico gia noto, ma spesso misconosciuto: nei pazienti affetti da patologie autoimmuni, organo e non organo specifiche, può essere associata una positività per altri autoanticorpi non specifici per la patologia di base. Una significativa presenza di autoanticorpi correlati alle Tireopatie Autoimmuni è stata trovata nei Pazienti con Diabete Mellito di Tipo I e, limitatamente agli Anticorpi Anti-Tg ed Anti-TPO, anche in quelli con patologie del connettivo. Possibile, ma senza significatività statistica, la presenza dei medesimi auto-anticorpi anche nei pazienti con Cirrosi Biliare Primitiva ed Epatiti Autoimmuni. Nei Pazienti con Sjogreen  è stata altresì accertata una significativa presenza degli anticorpi anti recettore dell’Acetilcolina (Miastenia Gravis) e di quelli specifici per il Lupus Eritematosus . Nei Pazienti con Miastenia,  oltre alla possibile co-presenza di autoanticorpi tiroidei si ritrovano con notevole frequenza anche gli auto-anticorpi che caratterizzano il Sjogreen. Al contrario, nei pazienti con Tireopatia Autoimmune la presenza di auto-anticorpi specifici per le altre autoimmunopatie non è significativamente incidente. Tali dati assai interessanti sul piano epidemiologico, devono tuttavia trovare un correlato clinico che non è affrontato nell’articolo in questione. Per quanto si conosce dalla letteratura e per l’esperienza clinica si può tuttavia affermare che nei pazienti con una Malattia Autoimmune, l’eventuale multipla presenza di  altri auto-anticorpi, rappresenta la compartecipazione dell’organismo al processo disimmune, senza che però essa sia necessariamente patognomonica della o delle patologie espressive della positività autoanticorpale. In sintesi, tali associazioni laboratoristiche debbono inserire i pazienti nei quali sono presenti fra quelli che dovranno necessariamente essere sottoposti ad un più stringente follow-up per predire con anticipo la comparsa di altre autoimmunopatie, ma non fra quelli per i quali è indicato di per sé l’inizio di un trattamento specifico.

 

Fonte J Endocrinol Invest. 2008 Oct;31(10):861-5

Svelato l’identikit dell’artite reumatoide

Non solo estetica: nel collagene si troverebbe la chiave per comprendere le cause dell`artrite reumatoide. È quanto emerge dallo studio pubblicato su Arthritis Research Therapy dai ricercatori dell`Università Cattolica di Roma che hanno identificato la connessione tra i linfociti T legati al collagene e la patologia. L`artrite reumatoide è una malattia autoimmune, caratterizzata cioè dal malfunzionamento del sistema immunitario che rivolge i propri attacchi contro i tessuti dell`organismo stesso. Come spiegano gli esperti le cellule immunitarie, definite linfociti T, nel caso della patologia attaccano la cartilagine che circonda le ossa che è composta da proteine, fra le quali il collagene, principale bersaglio degli attacchi autoimmuni. Dalla ricerca effettuata prima sui topi e in seguito sugli uomini gli scienziati italiani hanno scoperto, nei pazienti affetti da artrite, la presenza di una particolare famiglia di linfociti T che `si dedica` al collagene. Non è tutto: gli studiosi hanno anche potuto osservare che i parenti sani dei malati possiedono cellule T molto simili a quelle di chi sviluppa la patologia, e che con la scomparsa dell`artrite in seguito alla terapia spariscono anche questi gruppi di linfociti. La scoperta consentirebbe dunque di monitorare le condizioni cliniche dei pazienti e, soprattutto, di riuscire a prevedere le ricadute. I linfociti in questione, spiega Francesco Ria, patologo che ha partecipato alla ricerca, “ricompaiono prima ancora che il paziente mostri i sintomi della malattia. Se questo verrà confermato, si tratterebbe di uno strumento diagnostico formidabile: i danni più gravi e irreversibili avvengono infatti nella prima fase della malattia”. L`individuazione delle cellule T responsabili dell`artrite reumatoide potrebbe dunque rendere “possibile ipotizzare – conclude Gianfranco Ferraccioli, reumatologo dell`Università Cattolica di Roma – che un intervento precoce possa spegnere realisticamente la malattia sin dalle primissime fasi”.

fonte SALUTE24.it

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Parliamo di Cirrosi Biliare Primitiva con …

Parliamo di CIRROSI BILIARE PRIMITIVA con il dott. Elio Sciarrino, docente della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell’Università di Palermo, nostro Ospite in GALENOsalute.

La cirrosi biliare primitiva (CBP) è una malattia cronica del fegato evolutiva ad etiologia sconosciuta, caratterizzata dalla presenza di una sindrome colestatica (aumento della bilirubina e degli enzimi di ostruzione, quali fosfatasi alcalina e gamma GT, e prurito diffuso).

La presenza di segni e sintomi che richiamano la presenza di fenomeni autoimmunitari fa ritenere che un’alterazione dei meccanismi di controllo del sistema immunitario sia alla base di questa affezione. Numerosi farmaci sono stati impiegati nel trattamento della CBP, alcuni con attività immunosoppressiva (Cortisone, Ciclosporina, Metotrexate), altri con proprietà antifibrotiche (Colchicina) o coleretiche (Acido Ursodesossicolico, o UDCA). Tuttavia la lenta evoluzione della malattia rappresenta un ostacolo rilevante ai fini della valutazione dell’efficacia a lungo termine di questi trattamenti. Per questa ragione l’assunzione prolungata di farmaci immunosoppressivi andrebbe riservata unicamente ai casi ad andamento particolarmente aggressivo, nei quali il rischio di effetti collaterali (osteoporosi, infezioni intercorrenti, nefrotossicità) può essere bilanciato dai possibili benefici.

Da ultimo, il trapianto di fegato va riservato ai casi in cui l’aspettativa di vita non va oltre un anno oppure se sono presenti gravi sintomi generali, come un prurito particolarmente resistente ai trattamenti convenzionali.
Nonostante non vi sia una dimostrazione scientificamente solida sulla reale efficacia a lungo termine, l’UDCA, per la sua tollerabilità e l’assenza di effetti collaterali significativi, rappresenta a tutt’oggi il farmaco su cui basare il trattamento di fondo della CBP. L’aggiunta di Calcio di Colestiramina in caso di prurito cutaneo va ad integrare l’assunzione di questo farmaco.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute


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