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Malattie sessuali che si manifestano sul volto

Le infezioni trasmesse sessualmente attaccano la zona genitale e sono chiamate malattie veneree. Ma non sempre è così, perché spesso queste infezioni si possono ritrovare anche sul volto. La trasmissione avviene quando il volto viene a contatto con i genitali.

Ecco alcune malattie a trasmissione sessuale che possono comparire sul volto:

Sifilide | L’infezione del Treponema Pallidum che causa la sifilide, sul volto si manifesta con una eruzione cutanea e piaghe aperte intorno alle labbra e la bocca. L’eruzione cutanea può essere diffusa in tutto il corpo e accompagnata da una non naturale perdita dei capelli (Alopecia). Di solito questi sintomi compaiono da 3 a 6 settimane dopo il contatto fisico.

Herpes Genitale | L’herpes genitale è causato dall’Herpes simplex virus. I sintomi includono lacrimazione e bollicine intorno alla bocca. Il virus può essere trasmesso attraverso il contatto diretto o attraverso i fluidi del corpo tra cui la saliva. Il contatto diretto può avvenire attraverso il sesso orale, mentre il contatto di liquidi corporei può avvenire attraverso i baci.

Clamydia | L’infezione è causata dal batterio Clamyda trachomatis ed è più comune nella zona genitale. Tuttavia, se attacca la faccia, questi batteri possono raggiungere gli occhi e causare sintomi quali arrossamenti o congiuntiviti che se non curata possono portare a cecità permanente.

Non sempre è trasmessa attraverso il sesso orale, l’infezione può avvenire anche attraverso la pelle della mano. Dopo aver toccato i genitali di una persona infetta, è necessario lavarsi le mani prima di toccare gli occhi o il viso.

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Il sesso non è uguale per tutti.

Questo è l’assunto che emerge da uno studio dell’istituto Kinsey per le ricerche su sesso, genere e riproduzione, in base al quale le definizioni che riguardano l’attività sessuale variano molto a seconda dei soggetti interpellati. Ciò naturalmente lascia avanzare dubbi e perplessità riguardo la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. I ricercatori americani – l’istituto ha sede nello stato dell’Indiana – hanno interpellato circa 500 volontari fra i 18 e i 96 anni, divisi equamente fra uomini e donne, ponendo ad ognuno la stessa domanda, vale a dire: “quando dite ‘ho fatto sesso’, qual è la cosa più intima che avete fatto?“. Stando ai risultati, la stragrande maggioranza – il 95 per cento – ha fatto riferimento al contatto fra pene e vagina, ma la percentuale scende di qualche punto in mancanza dell’orgasmo maschile. Il dato forse più sorprendente è che per il 30 per cento degli intervistati quello orale non è da considerarsi sesso, una percentuale che sale ancora di più per altri tipi di rapporti. In tal senso, si registra una differenza di interpretazione rilevante a seconda dell’età, nel senso che i soggetti più anziani, a differenza dei giovani fino ai 29 anni, sono meno propensi a definire sesso pratiche amorose che vadano al di là della penetrazione. Uno dei ricercatori, Brandon Hill, spiega l’importanza di questi risultati: “medici, genitori ed educatori devono stare molto attenti a non presumere che la loro definizione di sesso sia la stessa della persona con cui stanno parlando. Se qualcuno non considera certi comportamenti come sesso potrebbe non prestare attenzione ad avvertimenti ad esempio sulla salute. Se un medico chiede a un paziente quanti partner ha avuto, ad esempio nel caso di una malattia a trasmissione sessuale, la risposta potrebbe variare a seconda delle percezioni del soggetto”, il che potrebbe complicare o addirittura pregiudicare un corretto trattamento terapeutico. 

Fonte ItaliaSalute.it


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