Posts Tagged 'mammografia'

Il tumore al seno

Il tumore della mammella si sviluppa nelle ghiandole dove avviene la produzione del latte o nei dotti che portano il latte ai capezzoli. Generalmente vengono identificate quattro categorie:

* stadio 1: l”estensione del tumore è limitata al seno (stadio iniziale);
* stadio 2: il tumore si diffonde nelle immediate vicinanze, ad esempio i linfonodi ascellari (localmente avanzato);
* stadio 3: il tumore si espande ai tessuti sottostanti del torace (localmente avanzato);
* stadio 4: il tumore si diffonde ad ulteriori parti del corpo (tumore al seno metastatico o avanzato).

Sia la prognosi sia il trattamento sono influenzati dallo stadio in cui il tumore si trova al momento della diagnosi.

Ci sono diversi tipi di tumore al seno, con tassi di crescita e risposta alle terapie differenti; questo significa che il tessuto tumorale dovrebbe essere sempre sottoposto a dei test per determinare il tipo di tumore, ad esempio se è positivo o meno al recettore ormonale ER o al gene HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor-2).

Incidenza |
* In tutto il mondo, il tumore della mammella è la prima causa di morte per cancro nel mondo tra le donne al di sotto dei 55 anni, e vengono diagnosticati più di un milione di nuovi casi all”anno.
* Nel 2005 un rapporto dell”Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato 502.000 morti in tutto il mondo.
* Il tumore al seno è il secondo tumore più comune; l”8-9% di tutte le donne viene colpito da questa patologia.
* In Italia, la diagnosi di tumore della mammella interessa circa 450.000 donne, con circa 37.000 nuovi casi ogni anno. La malattia è responsabile di 8.000 decessi all”anno.

Fattori di rischio |
Anche se non è possibile indicare una causa precisa del tumore alla mammella, l”osservazione delle caratteristiche epidemiologiche della malattia ha permesso di identificare una serie di fattori di rischio più probabili:

* età, come dimostrato dal fatto che il 78% dei tumori viene diagnosticato in donne di almeno 50 anni;
* familiarità con il tumore al seno: la figlia, la sorella o la madre di una persona che abbia sviluppato un tumore alla mammella presentano una probabilità di ammalarsi più alta rispetto alla popolazione generale. Questa predisposizione non va confusa con l”ereditarietà, che interessa un numero molto limitato di casi;
* precedenti patologie benigne al seno;
* livelli aumentati di ormoni o prolungata esposizione a questi ultimi, ad esempio con l”inizio precoce del ciclo mestruale o con la terapia ormonale sostitutiva in menopausa;
* prima gravidanza tardiva o assenza di gravidanze;
* precedenti di tumore alla mammella;
* esposizione a radiazioni ionizzanti (radioterapia eseguita nell”area toracica) ;
* stili di vita come alto consumo di alcol e alimentazione ricca di grassi.

Sintomi |
I sintomi del tumore della mammella possono essere:

* un nodulo duro nel seno o nell”ascella, di solito non doloroso e che si presenta solo da un lato;
* un cambiamento nella grandezza o nella forma del seno;
* modifiche della pelle della mammella;
* cambiamenti nel capezzolo, come secrezioni inusuali o l”apparizione di rash cutaneo nell”area circostante.

continua a leggere: Il tumore al seno [fonte molecularlab.it]  

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Mammografia a partire dai 50 anni

Secondo alcuni esperti americani, lo screening mammografico per diagnosi precoci di cancro al seno non deve essere effettuato prima dei 50 anni. Questa la principale indicazione contenuta nel recente aggiornamento delle linee guida Uspstf (U.S. preventive services task force) la cui ultima versione risale al 2002. Altrettanto innovativo un secondo punto inserito nelle nuove raccomandazioni, secondo cui i controlli mammografici devono avere cadenza biennale e non più annuale.

Quali le novità apportate al documento Uspstf? | L’aggiornamento delle suddette linee guida, in parte dovuto al lavoro di Jeanne S. Mandelblatt del Lombardi Comprehensive Cancer Center di Washington, autore di sei modelli statistici per la valutazione di 20 strategie di screening negli Usa, oltre a innalzare da 40 a 50 anni l’età minima in cui è consigliato effettuare per la prima volta l’esame mammografico, invita anche le donne tra i 50 e i 74 anni a sottoporsi a questo tipo di valutazione diagnostica ogni due anni, anziché ogni anno come, invece, avviene ora. Secondo gli esperti Uspstf, la decisione di iniziare i test mammografici prima dei 50 anni dovrebbe riguardare casi individuali e andrebbe presa alla luce di attente analisi dei vantaggi e dei rischi di tale approccio. A sottolineare come negli Stati Uniti si intenda, da oggi, modificare la strategia di prevenzione e lotta al carcinoma della mammella è, infine, la decisione della commissione americana di eliminare l’esplorazione della mammella. L’autopalpazione, infatti, non offrirebbe informazioni aggiuntive rispetto all’esame mammografico anche quando eseguita dal medico. Quest’ultimo, quindi, non sarà più tenuto a istruire le donne su come effettuarla.

Pareri contrastanti dal mondo scientifico | Le nuove linee guida hanno dato vita a un’accesa diatriba e, fondamentalmente, suddiviso la comunità scientifica in due schieramenti: da un alto coloro che come gli autori ritengono che, pur mantenendo gli stessi vantaggi diagnostici, portando a 50 anni il momento in cui incominciare periodici controlli mammografici, si ridurrebbero soprattutto ansia e risvolti psicologici negativi conseguenti ai falsi-positivi e, dall’altro, molti oncologi secondo cui le raccomandazioni Uspstf farebbero aumentare il rischio di non diagnosticare in tempo molti casi di tumore al seno. «In numerosi studi scientifici è stato dimostrato, in maniera rigorosa, che lo screening mammografico riduce significativamente l’incidenza di morte per carcinoma della mammella nelle donne di età compresa tra i 40 e i 74 anni» ha commentato Daniel B. Kopans, professore di Radiologia presso la Breast Imaging Division del Massachusetts General Hospital di Boston. «Le nuove indicazioni Uspstf, ignorando tutto ciò, faranno compiere un passo indietro, di oltre 20 anni, rispetto ai progressi raggiunti nell’ambito della salute femminile».

Dal sito: Dica33.it (Luigia Atorino) – Fonte: Annals of Internal Medicine 2009, 151, 10, 716-726


Mammografia

mammografiaChe cos’è | La mammografia (più propriamente detta mastografia) è un esame radiografico che permette una diagnosi molto attendibile e dà la possibilità, quindi, al medico di segnalare la presenza di tumori mammari non ancora palpabili. Per coloro che temono, giustamente, l’effetto negativo delle radiazioni ionizzanti, c’è da dire che le apparecchiature moderne, utilizzando bassi dosaggi di raggi X, consentono, senza rischi, la ripetizione routinaria dell’esame.

A che serve | La maggioranza dei noduli mammari sono tumori benigni: in genere si tratta di cisti oppure di fibroadenomi che possono essere curati senza pericoli per la vita della paziente. Il cancro della mammella, invece, in Italia è considerato il più frequente tumore maligno della donna e sono segnalati 30.000 nuovi casi ogni anno. Colpisce in prevalenza donne di età compresa tra i 45 e 65 anni. Per la diagnosi precoce, l’esame clinico non è da solo, un test efficace; occorre eseguire anche una mammografia ed una ecografia. Riconoscere in tempo una neoplasia significa anche togliere il tumore e non la mammella. Nell’ambito della diagnosi precoce la mammografia rappresenta il miglior mezzo disponibile per la diagnosi del carcinoma della mammella ed è l’unico test che può ridurre in modo significativo il numero di morti per questa neoplasia. Non è in grado, ovviamente, di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati. I limiti della mammografia sono particolarmente evidenti nelle donne con una ghiandola mammaria di elevata radiopacità (fatto che implica la produzione di lastre radiografiche non facilmente leggibili).

Cosa devo sapere | Per sottoporsi alla mammografia non occorre alcuna preparazione prima dell’esame. Nelle donne fertili, è consigliato eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, periodo in cui il seno è meno teso (e quindi più facilmente comprimibile) ed in cui è possibile escludere una eventuale gravidanza. È bene ricordarsi che per il radiologo è importante avere termini di paragone con eventuali altre indagini effettuate, pertanto, è buona norma portare con sé tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza.

Come si svolge | L’esame si effettua tramite il mammografo. La mammella viene posizionata su di un sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico. La compressione del seno è fondamentale per una buona esecuzione dell’esame. L’esposizione alle radiazioni dura pochissimi secondi. Introdotto negli anni ’60, il mammografo, grazie soprattutto agli studi di C. Gros, ebbe subito un clamoroso successo in medicina. Attualmente sono disponibili, anche se poco diffusi per gli alti costi, i mammografi digitali che utilizzano, al posto della pellicola radiografica, un detettore che assorbe i raggi X filtrati dalla mammella e li converte in segnali elettronici. Tali segnali, oltre a poter essere memorizzati sui vari supporti magnetici o digitali utilizzati in informatica, possono essere facilmente manipolati e permettono di modificare parametri come la luminosità ed il contrasto dell’immagine, facilitando notevolmente l’individuazione di eventuali mastopatie, senza impiegare ulteriori radiazioni per ottenere l’immagine desiderata.

Limiti della mammografia | La mammografia è l’esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia; le cause possono essere relative al tumore stesso (troppo basso contrasto intrinseco nei confronti dei tessuti circostanti), alla scarsa qualità della mammografia, al mancato riconoscimento da parte del radiologo. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto “denso”, nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.

Parliamo di Prevenzione e Diagnosi Precoce del tumore al seno con …

Questa settimana tratteremo della PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE DEL TUMORE AL SENO con il dott. Calogero Cipolla, medico specialista in Chirurgia Oncologica, Dirigente Medico presso la Divisione di Chirurgia Generale ad Indirizzo Oncologico dell’Azienda Universitaria Policlinico di Palermo, esperto in senologia, nostro Ospite in GALENOsalute.

Il carcinoma della mammella è il cancro più diffuso nelle donne e la seconda causa di morte per tumore nella donna. Purtroppo, si riscontra un lieve, ma costante aumento in tutto il mondo, soprattutto nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. È soltanto grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche che la mortalità per carcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.

Qual è la causa dell’insorgenza del carcinoma mammario? | La causa è sconosciuta, ma sono stati individuati dei fattori di rischio.

Età | Il rischio di carcinoma mammario aumenta con l’aumentare dell’età; poco frequente prima dei 35 anni, questo tumore è molto più diffuso dopo i 50; ad altissimo rischio le donne dopo i 60 anni;

Precedenti familiari | Parenti colpite da carcinoma alla mammella costituiscono un fattore di rischio doppio rispetto a chi non ha in famiglia casi di carcinoma;

Fattori genetici | In alcuni casi, la predisposizione alla malattia sembra essere in relazione con l’ereditarietà; pare, infatti, che questa predisposizione sia legata alle mutazioni di alcuni geni;

Lesioni benigne | Alcuni tumori mammari benigni rappresentano un fattore di rischio rilevante nell’insorgenza del susseguente carcinoma; questi tumori sono l’iperplasia globulare atipica, il carcinoma globulare in situ ed il carcinoma duttale in situ;

Gravidanza | Il rischio di sviluppare carcinoma mammario sembra aumentare con l’aumento dell’età della prima gravidanza; il rischio più alto, ovviamente, è presente in quelle donne che non hanno avuto figli;

Ormoni | Il rischio di insorgenza aumenta con l’aumentare dell’esposizione del tessuto mammario agli estrogeni; infatti, il rischio è maggiore in donne che hanno avuto la prima mestruazione prima dei 12 anni o che sono andate in menopausa dopo i 55 anni o a cui sono stati somministrati estrogeni per prevenire i sintomi della menopausa;

Obesità | L’obesità sembra essere un fattore di rischio importante poiché il tessuto adiposo è la fonte principale di estrogeni nella donna in menopausa;

Dieta | Il rischio di sviluppo di carcinoma mammario pare essere direttamente in relazione con il consumo di grassi animali e inversamente proporzionale al consumo di fibre vegetali.

Come si previene il carcinoma mammario ? | Ci sono due tipi fondamentali di prevenzione: lo screening senologico e la chemioprevenzione.

Lo screening senologico | È il metodo preventivo più importante e si basa sull’esecuzione di una mammografia biennale. Questo metodo riesce ad incidere sulla mortalità per carcinoma alla mammella per il 30%. Lo screening va effettuato sulla popolazione femminile compresa tra i 50 ed i 69 anni, mentre è ancora dubbia la reale utilità al di sotto e al di sopra dei due limiti di età. Al di fuori dello screening può essere utile l’autopalpazione mensile, una visita periodica dallo specialista e mammografie al di fuori della fascia di età su menzionata.

Chemioprevenzione | È un approccio sperimentale basato sull’utilizzo di farmaci, prevalentemente antiestrogeni, che prevengano l’insorgenza del carcinoma mammario.

Quali sono i sintomi del carcinoma mammario ? | Il quadro di esordio è caratterizzato da lesioni molto piccole e spesso asintomatiche, non palpabili durante l’esame clinico e scoperte soltanto durante lo screening mammografico. Quando il tumore cresce, i primi sintomi possono presentarsi come presenza di noduli duri, ma senza dolore, secrezione dal capezzolo di sostanze sierose o di sangue, retrazione del capezzolo, eczema del capezzolo e/o dell’areola. Qualora il tumore non sia stato diagnosticato in fase iniziale, è possibile riscontrare i seguenti sintomi: ulcerazione della pelle della mammella, infiammazione (seno arrossato, ingrossato, con edema, caldo), linfoadenopatie.

In presenza di metastasi, i sintomi possono variare a seconda del luogo in cui si è sviluppata la metastasi:

  • metastasi ossee: forte dolore;
  • metastasi polmonari: tosse o dispnea progressiva;
  • metastasi epatiche: asintomatica fino allo sviluppo di insufficienza epatica in fase avanzata;
  • metastasi cutanee: papule, ulcerazioni, corazze;
  • metastasi cerebrali: ipertensione endocranica (con cefalea, nausea e vomito).

Come viene diagnosticato il carcinoma della mammella? | È possibile porre diagnosi del carcinoma mammario con le seguenti metodiche:

  • esame clinico: ispezione e palpazione dei seni per verificare l’esistenza di noduli, alterazioni del capezzolo e della pelle, edemi regionali o secrezioni;
  • mammografia: è l’esame più importante per porre diagnosi poiché permette di verificare l’esistenza di noduli, microcalcificazioni, segni di infiltrazione e distorsione del parenchima. La mammografia permette di rilevare anche lesioni di pochi millimetri e, con i nuovi apparecchi, di prelevare un campione per la biopsia;
  • ecografia: è utile come integrazione dell’esame clinico e della mammografia soprattutto in caso di donne giovani e quindi con seni che risultano opachi alla mammografia;
  • esame citologico con aspirazione tramite ago sottile: serve per confermare o escludere la diagnosi di tumore in presenza di esami strumentali dubbi;
  • stadiazione: valuta l’estensione del carcinoma e le eventuali metastasi e andrebbe effettuata prima di qualsiasi intervento terapeutico.

Qual è la terapia per il carcinoma mammario? | Solitamente ci sono terapie locoregionali, che hanno lo scopo di rimuovere il tumore ed hanno un effetto soltanto locale, e terapie sistemiche, che prevengono eventuali recidive o rendono operabili masse tumorali in stadio avanzato. Tra le terapie locoregionali, la chirurgia, sia conservativa (cioè asportazione della sola parte malata del seno), che radicale (completa asportazione del seno colpito) a cui si fa seguire una radioterapia. Per quanto riguarda le terapie sistemiche, la terapia endocrina, efficace soltanto per i tumori caratterizzati dalla presenza di recettori per ormoni steroidei, mira a contrastare l’effetto degli estrogeni sulle cellule tumorali, e la chemioterapia, efficace per tutte le donne, dispone di un’ampia gamma di farmaci chemioterapici, in quanto il carcinoma mammario si è rivelato sensibili a molti farmaci di questo tipo.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.



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