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Medico o burocrate?

burocrateSempre più imponente, nella società attuale, la mole di obblighi giuridici a cui deve far fronte il medico di medicina generale. Quello più recente è stato varato dal ministro Brunetta, con un decreto approvato proprio alla metà di maggio dal Consiglio dei ministri: il documento, che prevede una sanzione penale (reclusione fino a cinque anni, oltre a una multa fino a 1.600 euro) per i dipendenti pubblici che si fingono malati presentando false attestazioni e certificati, colpisce anche i medici che documentano il falso. La condanna comporta anche la radiazione dall’Albo e, se dipendente di una struttura sanitaria, il licenziamento “per giusta causa”. Una sanzione molto pesante perché, sostengono i medici a loro difesa, la visita di controllo prevista dalle norme non basta a decidere se un sintomo dichiarato dal paziente sia vero o falso.

Ma il decreto Brunetta non è che l’ultimo capitolo delle nuove preoccupazioni legali che possono affliggere il medico, soprattutto quello generico. Un’altra situazione in cui il medico si deve confrontare quotidianamente con la legge riguarda i casi di lesioni gravi che fanno ipotizzare un reato. Un esempio su tutti: l’osservazione sul corpo dei pazienti (adulti o bambini) di lividi “sospetti”. «Il nostro obbligo — spiega Claudio Cricelli, medico e presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale — è quello di riferire all’autorità competente, che approfondirà le indagini». Se da un lato è obbligatoria la denuncia, dall’altro la deontologia impone di usare la massima cautela per non peggiorare una situazione già molto delicata. Ma la giungla normativa non si arresta. S’infittisce anzi attorno a un nucleo originario (una dei primi obblighi di legge risale al 1956 con la denuncia obbligatoria di certe malattie infettive pericolose per la sanità pubblica, le infezioni veneree), e investe anche il capitolo delle cure. Oggi infatti sempre più persone arrivano dal medico dopo essersi informati superficialmente su Internet e richiedono prescrizioni di esami o di farmaci. Il medico è libero di rifiutarsi di curarli o deve fare valere il diritto del paziente all’autodeterminazione? La risposta, alla luce di quanto accaduto durante il caso Di Bella, non è sempre scontata. Talvolta poi, può accadere l’esatto contrario: le prescrizioni indicate da qualche medico non vengono attuate, come per il trattamento del dolore, limitato da troppe leggi.

A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che non esiste una vera e propria preparazione, in ambito legale, degli aspiranti medici e che le occasioni di formazione sono pochissime.

Il 99% dei medici vede abbattuto il proprio prestigio sociale

Una volta si consideravano un ‘buon partito’. Insieme ad avvocati, ingegneri, architetti, ritenevano, a ragione, di essere una categoria di tutto rispetto. Ora non più. Il 99% dei medici italiani ritiene infatti che, negli ultimi anni, il prestigio sociale del camice bianco si sia progressivamente ridotto: l’87% “di molto”, il 12% “nella norma”. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato fra i camici bianchi da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. Sarà per la grave crisi economica che sta riguardando un po’ tutti, o forse il crescente fenomeno del precariato che ormai investe anche i giovani medici, o perché il rapporto con i pazienti non è lo stesso di una volta, ma un sondaggio che esprime una percentuale ‘bulgara’ di questa portata, non lascia spazio a grossi dubbi. Interessante è però un altro dato emerso dall’indagine di Univadis: l’1% di camici bianchi che non vede per nulla ridimensionato il suo prestigio sociale. Beati loro.

 

fonte Adnkronos Salute


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