Posts Tagged 'melanoma'

L’enzima fotoliasi ripara i danni del DNA causati dal sole

 Per la prima volta un team di ricercatori ha visto come funziona un enzima in grado di riparare i danni al Dna causati dal sole. La scoperta, pubblicata online su ‘Nature‘, apre la strada a futuri rimedi contro le scottature, ma anche a nuove terapie per la prevenzione del cancro della pelle.
Il team della Ohio State University (Usa) diretto da Dongping Zhong, descrive come e’ riuscito a osservare il ‘comportamento’ dell’enzima fotoliasi. Iniettando un singolo elettrone e un protone in un filamento di Dna danneggiato le due particelle subatomiche hanno guarito il danno in pochi miliardesimi di secondo. Il team ha sintetizzato del Dna in laboratorio, esponendolo poi alla luce ultravioletta e producendo cosi’ danni simili a quelli dovuti alle scottature, ben noti ai maniaci della tintarella. Poi i ricercatori hanno aggiunto l’enzima e, utilizzando impulsi di luce ultraveloci, hanno scattato una serie di “istantanee” capaci di rivelare come l’enzima ripara il Dna a livello atomico. Questo prezioso enzima è posseduto da tutte le piante e da molti animali, proprio per riparare i gravi danni legati al sole. Solo i mammiferi ne sono privi. Gli esseri umani possiedono alcuni enzimi che possono contrastare i danni da raggi Uv, ma si tratta di particelle meno efficienti. Gli scienziati hanno collegato proprio a un danno cronico da sole alcune mutazioni del Dna che portano a malattie come il cancro della pelle.  

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Scoperta la semaforina E3, la molecola che regola le metastasi

 

Una molecola chiamata semaforina E3 regola la produzione di metastasi da parte di alcuni tumori, e se la si inibisce si può evitare che il cancro si diffonda nell’organismo. Lo ha scoperto uno studio dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (Torino) pubblicato dal Journal of Clinical Investigation. Le semaforine sono una grande famiglia di molecole che regolano la migrazione delle cellule. In precedenti studi il gruppo piemontese guidato da Luca Tamagnone ha scoperto che anche i tumori hanno le proprie semaforine, che a loro volta sono coinvolte nella produzione delle metastasi. I ricercatori hanno rilevato che quando la semaforina E3, è particolarmente abbondante nei tumori questi sono particolarmente invasivi e formano metastasi. Secondo lo studio questa particolare semaforina è un ottimo indicatore della possibilità di avere metastasi per il melanoma e per il tumore del colon retto e sono già in sperimentazione dei farmaci in grado di bloccarne l’azione agendo su alcune proteine che prendono parte al suo meccanismo di azione. 

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Super ADO l’eroe dei fumetti che combatte il Melanoma

Si chiama Super ADO ed è l’eroe a fumetti che insegna i bimbi a proteggersi dal Melanoma. E’ l’iniziativa lanciata questa estate dall’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI) e dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). Tutto nato da una ricerca dell’Università di Berlino pubblicato sul “British Journal of Dermatology” che ha scoperto che i bimbi se informati adottano maggiore attenzione nel coprirsi, portano il cappellino e utilizzano la crema solare. Il rischio di sviluppare un melanoma, oltre che ai fattori genetici, è ampiamente legato a quelli ambientali, tra i quali l’azione delle radiazioni solari, ormai documentata. E’ da queste premesse che nasce il fumetto, unico nel suo genere in Europa, che vede il protagonista “Super Ado” impegnato a sconfiggere il perfido Mel (il melanoma). Il fumetto si compone di due parti: nella prima c’è una breve simpatica storia con il protagonista che porta due bambini sul “Pianeta Pelle” e sconfigge Mel nascosto in un neo; nella seconda parte sono illustrati alcuni consigli per prendere il sole in maniera corretta e diventare “Ado-boys”.


Melanoma ko con l’estratto di broccoli

Appena qualche giorno fa una ricerca aveva avanzato dubbi sugli effetti preventivi di frutta e verdura nei confronti dei tumori. Ora un nuovo studio si concentra su una particolare neoplasia e afferma che un estratto ricavato dai broccoli è in grado di proteggere l’epidermide dai raggi UV dannosi, riducendo di un quarto le possibilità di sviluppare un melanoma. Lo studio di un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins University ha riguardato topi di laboratorio, ai quali è stato somministrato per 13 settimane un estratto di broccoli. I risultati, pubblicati sulla rivista Photochemistry & Photobiological Sciences, mostrano la riduzione del rischio di insorgenza di cancro alla cute del 25 per cento e una diminuzione della massa tumorale addirittura del 70 per cento in quei topi già colpiti da tumore. Nelle 17 settimane precedenti, i topi erano stati sottoposti ai raggi UV ed erano stati poi divisi nei due consueti gruppi; il primo trattato con placebo e l’altro con l’estratto di broccoli. Il potere terapeutico dei broccoli risiederebbe nei glucosinolati, dei composti glucosidici che contengono zolfo e che arricchiscono le verdure della famiglia delle crucifere, ovvero cavoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles. L’organismo trasforma le sostanze assunte in isotiocianati come il sulforafano, un elemento con proprietà chemopreventive naturali, in grado di interrompere il processo di divisione cellulare. La sostanza ottenuta da questo tipo di verdura si era già segnalata per le sue proprietà nei confronti dell’ipertensione o dell’ulcera causata dall’Helicobacter Pilory. Ora si annunciano studi più approfonditi per confermare o meno l’efficacia dell’estratto sull’uomo, il che potrebbe aprire la strada a una migliore prevenzione e a cure diverse per il melanoma.

Fonte | ITALIAsalute.it

Scoperta proteina che difende le cellule del melanoma

melanomaLa proteina Mcl-1 è la molecola che protegge le cellule tumorali del melanoma, diffuso e pericoloso tumore della pelle, dall’ “anoikis”, una particolare forma del processo di morte cellulare programmata detto anche apoptosi. Lo hanno scoperto i ricercatori della Thomas Jefferson University di Philadelphia e dell’Albany Medical College di New York in uno studio scientifico pubblicato sulla rivista “Molecular Cancer Research”. Mcl-1, secondo gli studiosi, consente alle cellule cancerose del melanoma di difendersi dalla loro morte programmata e, quindi, di poter dare origine a metastasi, impiantando il cancro anche in sedi distanti dalla zona corporea del tumore originario. Riuscire dunque a sviluppare un bersaglio terapeutico contro la proteina Mcl-1 potrebbe in futuro consentire di arginare i fenomeni metastatici del melanoma, che sono quelli che conducono a decessi e peggioramenti nelle condizioni cliniche dei pazienti oncologici. La Mcl-1 appartiene al gruppo delle proteine Bcl-2, il cui funzionamento viene regolato dalle proteine B-RAF, che risultano mutate in circa il 60 per cento dei melanomi umani, patologie tumorali della pelle tra le più pericolose. Nella famiglia delle Bcl-2 sono ricomprese diverse proteine che rendono le cellule resistenti ai meccanismi di apoptosi: gli studiosi americani hanno utilizzato tre di esse per la loro indagine e, più precisamente la Mcl-1, la Bcl-2 e la Bcl-XL. Il coordinatore dello studio, il dottor Andrew Aplin, spiega che privando le cellule tumorali di Mcl-1, esse diventano suscettibili ai meccanismi di apoptosi e questo fenomeno si verifica in maniera molto più evidente quando si agisce sottraendo Mcl-1 alle molecole del melanoma rispetto a quando si eliminano le proteine Bcl-2 e Bcl-XL. Nell’ottica di arrivare a nuovi strumenti terapeutici contro il melanoma è in fase I e II di sperimentazione la molecola “obatoclax”, che si è dimostrata capace di inibire il funzionamento della proteina Mcl-1. Bisognerà attendere l’evoluzione di questi studi per sperare di avere nuove armi contro il melanoma.

La prevenzione resta ancora, comunque, il miglior sistema per difendersi da questo pericolosissimo cancro.

 

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Lampade solari killer: prima causa di melanoma per le donne under 30

Tintarella killer: sotto accusa da parte del Cancer Research Center della Gran Bretagna l’ossessione per l’abbronzatura a tutti i costi e le docce solari, responsabili del cancro alla pelle che, tra le ragazze tra i 20 e i 29 anni, causa più vittime del tumore al collo dell’utero. 

La mania di mantenere un innaturale colorito estivo anche durante i mesi invernali facendo ricorso a cabine solari e lampade a raggi ultravioletti rischia di assumere, secondo gli esperti, le dimensioni di una vera e propria malattia psichica, la tanoressia [*]. Giovani e giovanissime sembrano infatti non ascoltare i ripetuti allarmi di dermatologi e oncologi: la tintarella artificiale è una delle cause scatenanti del melanoma, un tumore con un’incidenza, tra le under 30, del 30% in più rispetto al cancro al seno.

 

La pelle abbronzata sembra quasi un must da difendere dai ripetuti attacchi di medici ed esperti: bando alle creme protettive e agli schermi totali, l’obiettivo primo è raggiungere l’agognato colorito il prima possibile con lozioni che addirittura funzionano da intensificatori della tintarella. In realtà, spiegano i ricercatori, per prevenire il melanoma docce e cabine solari non sono luoghi da evitare in assoluto: basterebbe proteggersi dalla sovraesposizione dei raggi artificiali, che possono arrivare a essere anche 10 volte più potenti di quelli del sole di mezzogiorno, e di conseguenza molto più pericolosi.

 

Visite dermatologiche cautelative, centri estetici con apparecchiature di ultima generazione, creme prottetive adatte al proprio fenotipo: sono questi i consigli dei medici per prevenire le malattie della pelle legate all’iperesposizione alla tintarella. Oppure, evitare lampade e lettini e godersi una giornata di sole all’aria aperta, sempre senza dimenticare di proteggere la pelle con filtri adatti alla propria cute e alla stagione.

 

fonte SALUTE24.it

 

[*] La tanoressia è l’ossessione da abbronzatura: chi ha questo disturbo non può fare a meno di pensare alla propria pelle e al suo colore, e si sente a suo agio solo quando la “tintarella” è perfetta. Non appena l’abbronzatura sbiadisce, si precipita a prendere il sole, se la stagione lo permette, o altrimenti corre al primo solarium disponibile. Per ottenere un effetto abbronzante più rapido molti individui che hanno questo disturbo tendono a esporsi al sole – o alle lampade – privi di ogni protezione. I sintomi sono simili a una vera e propria dipendenza: l’impossibilità di abbronzarsi, in alcuni soggetti, induce a comportamenti simili all’astinenza da alcol e droga.

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Parliamo di Nei con …

Questa settimana tratteremo di NEI o NEVI con il dott. Benedetto Di Trapani, medico specialista in Chirurgia Generale, dirigente medico presso la U.O. di CHIRURGIA PLASTICA del P.O. di Castelvetrano (ASL n.9 Trapani), nostro Ospite in GALENOsalute.

Viene l’estate e ci si espone costantemente al sole per una bella tintarella, ma ci siamo chiesti se i nostri nei sono “in salute”?

I nei ( o nevi) sono delle piccole formazioni scure (di colore dal marrone al nero), piane o in rilievo, presenti sulla pelle di tutte le persone, in numero variabile da poche unità sino a qualche centinaio.

I nei costituiscono quindi un aspetto normale ed innocuo della pelle. Una minoranza è presente sin dalla nascita (2%), mentre altri nei si sviluppano durante la prima metà della vita. Di regola hanno piccole dimensioni: un diametro inferiore ai 6 millimetri. Talvolta un neo può trasformarsi in un melanoma, un tumore maligno che compare quasi esclusivamente sulla cute. E’ necessario allora imparare a conoscere i propri nei e tenerli sotto controllo perché questa è la migliore forma di prevenzione. Inoltre, occorre sapere che circa la metà dei melanomi compare direttamente sulla pelle sana (non deriva cioè dalla trasformazione di un neo) e che la causa è spesso costituita da una eccessiva esposizione ai raggi del sole.

Il melanoma si vede, ma non sempre dà dei fastidi, come dolore, anche se è molto sviluppato. Bisogna imparare a conoscere e ricordare le caratteristiche più importanti che servono a riconoscere precocemente la trasformazione di un neo già esistente in un melanoma o la pericolosità di un nuovo neo.

Scopo di ogni indagine diagnostica relativa ai nevi è il cercare di individuare il più precocemente possibile la eventuale insorgenza di un melanoma, tumore maligno del neo.

I criteri clinici più sottili per l’individuazione del melanoma maligno sono stati compendiati nella “regola ABCDE“: Asimmetria, irregolarità dei Bordi, variazioni del Colore, Dimensioni superiori ai 6 mm, tendenza all’Estensione.

Oggi è di grande aiuto la Microscopia ad Epiluminescenza, chiamata anche dermatoscopia, una tecnica non invasiva di esame microscopico in vivo, in cui la superficie cutanea è illuminata da raggi di luce incidenti obliquamente. L’interposizione di una goccia di olio tra la superficie cutanea in esame ed il vetro del età microscopio, permette di studiare le strutture pigmentate dell’epidermide, della giunzione dermo – epidermica e del derma superficiale.

I nevi si riscontrano, senza predilezione di sesso, in più del 95% dei soggetti adulti di razza bianca e in una percentuale di poco inferiore nelle altre razze. Esistono peraltro marcate differenze in rapporto all’eta. I nevi sono infatti presenti solo nell’1% dei neonati e la lesione è abitualmente unica o duplice. Dopo la nascita la percentuale dei soggetti colpiti aumenta rapidamente e gli elementi si moltiplicano sino a raggiungere nella vita adulta il numero medio di 15-20 per persona. Questo numero si riduce poi lentamente, ma nuovi nevi possono comparire dopo i 30 anni e raramente anche in persone anziane.

Si discute ancora circa la trasmissione ereditaria dei nevi, anche se in alcuni casi, si osservano lesioni neviche localizzate nelle stesse sedi e con le medesime caratteristiche morfologiche per più generazioni.

La trasformazione di un nevo in un melanoma rappresenta la più grave patologia delle lesioni pigmentate, a causa dell’alto grado di malignità e mortalità di questo tumore.

Nell’approccio ad un paziente affetto da nei si deve partire dal presupposto che quasi tutti i nei possono potenzialmente degenerare e trasformarsi in un melanoma. Esistono dei nevi a maggiore probabilità di trasformazione maligna (nei a rischio) e ciò giustifica l’asportazione chirurgica preventiva di tali lesioni. Si possono perciò asportare i nei congeniti di piccole dimensioni, i nei acquisiti piani o papulosi in rapida crescita, i nei displasici, tutti i nei di aspetto morfologico atipico, soprattutto se comparsi dopo i 30 anni. E’ importante inoltre sensibilizzare la popolazione con campagne di prevenzione, stimolandola ad un autocontrollo ed a sottoporsi a visite dermatologiche di screening.

Se la nostra cute è sede di numerosi nei, è bene rivolgersi al dermatologo per creare una mappa completa della propria pelle, da controllare ogni 6-12 mesi, e segnalargli casi di melanomi avuti in famiglia. Indicare eventuali nuove macchie o nei sospetti allo specialista. Evitare di esporsi al sole dalle ore 11 alle 16. Valutare il proprio fototipo con l’aiuto di uno specialista che proponga la crema solare protettiva adatta. Applicare regolarmente filtri solari secondo il proprio fototipo e ripetere più volte l’applicazione, soprattutto dopo aver fatto il bagno o dopo aver sudato molto. Indossare abiti che coprono il corpo ed il viso quando si è costretti a stare al sole. Evitare dosi in più di raggi ultravioletti, come le lampade abbronzanti. Proteggere i bambini dal sole.

NON DIMENTICARE CHE LA TEMPESTIVA ASPORTAZIONE CHIRURGICA DI UNA LESIONE SOSPETTA TI PUO’ SALVARE LA VITA.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

 


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