Posts Tagged 'neuroni'

Lo stress aumenta i neuroni

Lo stress sembra legato alla neurogenesi, ovvero alla produzione di neuroni, secondo una recente ricerca. Un gruppo di neurologi dell’Università del Texas ha pubblicato uno studio sulla rivista Pnas nel quale affermano che le persone più sensibili alle situazioni che sviluppano tensione emotiva produrrebbero anche più neuroni. Per dimostrare la loro tesi, i ricercatori hanno portato a termine una serie di esperimenti su alcuni topi da laboratorio, scoprendo che a causa delle esperienze stressanti che avevano inflitto alle cavie, alcuni ratti si erano mostrati più suscettibili di altri e avevano reagito moltiplicando la produzione di cellule, che si dimostravano in grado di sopravvivere più a lungo di quelle prodotte dagli altri topi. Entrambi i gruppi avevano mostrato la stessa produzione di nuove cellule subito dopo l’evento negativo a cui erano stati sottoposti, ma dopo alcune settimane quelli più suscettibili ne avevano prodotte molte di più. Intervenendo sulla neurogenesi dei topi più sensibili, ovvero riducendone la portata, i ricercatori hanno assistito a un atteggiamento più tranquillo ed equilibrato dei topi del primo gruppo. Come ha dichiarato Amelia Eisch, una delle autrici della ricerca, “questo lavoro mostra che c’è un periodo di tempo durante il quale potrebbe essere possibile alterare la memoria riguardo una particolare situazione manipolando le cellule generate nel cervello. Questo ci può aiutare intanto a capire perché le persone reagiscono in maniera così diversa tra loro allo stress”.

Fonte: ITALIAsalute.it

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“Crackato” il codice numerico del cervello

Osservando e analizzando gli schemi di attività cerebrale è possibile capire quale numero abbia appena osservato una persona: lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori dell’INSERM, che firma un articolo online su “Current Biology“.

codice numericoQuesti risultati confermano che i numeri sono codificati nel cervello attraverso dettagliati e specifici schemi di attività e aprono le porte a una più sofisticata esplorazione delle capacità numeriche umane di livello superiore. Sebbene neuroni “sintonizzati” sui numeri siano stati individuati nelle scimmie, nell’uomo finora non si era andati oltre l’individuazione di particolari aree cerebrali. “Non era affatto sicuro che con le tecniche di visualizzazione funzionale fosse possibile rintracciarli”, ha detto Evelyn Eger, che ha diretto lo studio. “Nelle scimmie i neuroni che ‘prediligono’ una certa numerosità o un’altra sono fortemente intrecciati fra loro e con altri che rispondono ad altre cose, e sembrava improbabile che attraverso una risonanza magnetica funzionale con una risoluzione di 1,5 millimetri, in cui un voxel contiene alcune migliaia di neuroni, si potesse riuscire a rilevare differenze negli schemi di attività relativi a singoli numeri. Il fatto che abbia funzionato significa che con tutta probabilità nell’uomo esista per singoli numeri un substrato di preferenze in qualche modo più strutturato e complesso, che andrà rivelato con metodi neurofisiologici.”

Nello studio i ricercatori hanno mostrato ai loro soggetti di studio simboli numerici o gruppi di punti mentre erano sottoposti a fMRI, trattando poi con l’analisi multivariata i dati ottenuti per identificare un modo di decodificare le tracce dei numeri o del numero di punti che erano stati osservati. Per quanto gli schemi cerebrali corrispondenti ai simboli numerici differissero in una certa misura da quelli rilevabili per lo stesso numero di oggetti, la numerosità dei gruppi di punti poteva essere prevista con elevata probabilità a partire dagli schemi di attivazione cerebrale evocati dalle cifre. Almeno per piccoli gruppi di punti, i ricercatori hanno inoltre trovato che questi schemi variano in modo graduale, e che riflettono la natura ordinata dei numeri, permettendo così di concludere che, per esempio (lo schema per il) 6 è compreso fra (quello per il) 5 e (quello per il) 7. Nel caso delle cifre, i ricercatori non sono stati in grado di rilevare analoghi cambiamenti graduali, o per la risoluzione troppo bassa delle apparecchiature, oppure perché le cifre sono codificate come entità più precise e distinte. “Con questi codici siamo soltanto all’inizio dell’individuazione dei blocchi costitutivi più fondamentali su cui probabilmente si fonda la matematica simbolica”, ha osservato la Eger. “Non abbiamo ancora una chiara idea del modo in cui queste rappresentazioni numeriche interagiscano e vengano combinate nelle operazioni matematiche, ma il fatto che possiamo identificarle, ci fa sperare che arriveremo a stabilire dei paradimi che ci consentiranno di farlo”.

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