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Azione anti-infiammatoria degli omega-3

 I ricercatori dell’Università di Pittsburgh (Usa) hanno pubblicato uno studio che spiega il perchè i cibi ricchi di acidi grassi omega-3 riescono a ridurre i rischi cardiovascolari. Il capo-ricerca Francisco J. Schopfer e il suo team hanno infatti scovato una nuova classe di mediatori cellulari che sta alla base dell’azione degli omega-3. All’origine c’è un virtuoso meccanismo di trasformazione cellulare che parte da alcuni tipi di cellule immunitarie presenti nei tessuti infiammati, i macrofagi, e arriva fino ad alcuni sottoprodotti dei grassi ‘buoni’, capaci di un’azione antiossidante e antinfiammatoria. L’interesse per i risultati dello studio pubblicati su Nature Chemical Biology è legato a nuovi farmaci che potrebbero attivare la reazione positiva lì dove l’organismo lo richiede. 


 

Gli OMEGA-3 riducono l’aggressività

Non prevengono solo problemi cardiovascolari, ma anche i comportamenti aggressivi. È la funzione attribuita agli omega-3 da una recente ricerca apparsa sul British Journal of Psychiatry e resa nota dall’Osservatorio FederSalus, secondo la quale gli integratori a base di omega-3, vitamine e minerali somministrati ai detenuti possono ridurre il numero di episodi violenti e aggressivi. Si tratta di uno studio del National Institute on alcohol abuse and alcoholism di Bethesda, negli Stati Uniti condotto dal dott. Joseph Hibbeln. Il medico afferma che una quantità adeguata di omega 3 nelle prime fasi dello sviluppo e nell’età adulta aiuterebbe a prevenire atteggiamenti asociali. Infatti la mancanza di EPA e di Omega–3 durante la gestazione e nei primi anni di vita possono provocare una riduzione nei livelli di serotonina del cervello nei momenti più importanti della formazione e dello sviluppo neurologico, causando un funzionamento inadeguato del sistema limbico e del cortex frontale del cervello. Questo tipo di problema non si evidenzia solo nei carcerati e negli alcolisti, ma anche in molti bambini e adolescenti violenti. Durante lo studio sono stati messi a confronto due gruppi di 200 giovani reclusi: uno ha ricevuto una quantità di vitamine, minerali e acidi grassi, tra cui anche gli omega-3; all’altro gruppo invece è stato somministrato un placebo. Dopo cinque mesi si è riscontrata una minore probabilità di comportamenti asociali nel primo gruppo. Gli integratori alimentari contenenti vitamine, minerali, omega-3 e omega-6 grassi sono stati associati a una riduzione del 34 per cento degli episodi di violenza, secondo i risultati di uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, con oltre 200 detenuti giovani adulti. Ma questo non è l’unico studio effettuato. Ne conferma gli esiti una ricerca condotta dal Ministero della Giustizia dei Paesi Bassi diretta dal dott. Ap Zaalberg e pubblicata sulla rivista European Journal on Criminal Policy and Research. In altre ricerche, inoltre, fatte in scuole primarie o licei, si è evidenziato che i ragazzi con diete ricche di zuccheri erano i più disobbedienti, aggressivi e depressi. Il tipo di alimentazione occidentale moderno è carente di nutrienti essenziali per il nostro organismo, e come risultato portano tanto problemi fisici quanto psicologici. Nel caso di bambini o adulti con problemi di depressione, violenza e/o aggressività, oltre all’appoggio psicologico è importante l’appoggio nutrizionale, il cambio di alimentazione, l’assunzione di vitamine e minerali come lo zinco e quella di omega–3, con il fine di migliorare i sintomi, sempre sotto lo stretto controllo di uno specialista in nutrizione e alimentazione.

Fonte: Osservatorio FederSalus

L’olio di pesce aiuta a prevenire la schizofrenia?

Assumere una pillola al giorno di olio di pesce: questa la ricetta, completamente naturale, per evitare lo sviluppo delle malattie mentali nelle persone ad alto rischio. Lo ha scoperto un trial condotto da un’equipe internazionale: una cura a base di supplementi di olio di pesce si e’ rivelata altrettanto efficace dei farmaci e ha ridotto di un quarto l’incidenza delle malattie psicotiche come la schizofrenia. Secondo i ricercatori, sono in particolare gli acidi grassi omega-3 che si trovano nell’olio di pesce ad essere benefici per il cervello (già se ne conoscono i benefici per il cuore). “La scoperta che una cura con una sostanza naturale possa prevenire, o almeno ritardare, la comparsa di una malattia psicotica ci lascia sperare che possano esistere alternative ai farmaci” sottolineano i ricercatori sugli Archives of General Psychiatry. I farmaci antipsicotici sono infatti molto potenti e possono avere gravi effetti collaterali, tanto che alcune persone evitano di prenderli pur avendone bisogno. I supplementi di olio di pesce, invece, sono in genere ben tollerati e facili da assumere, notano gli scienziati. L’equipe internazionale (di Austria, Australia e Svizzera) ha sperimentato questo trattamento su 81 persone valutate “ad alto rischio” di sviluppare una psicosi. La valutazione era legata a una forte storia familiare di schizofrenia, o malattie simili, o al fatto che queste persone già mostravano lievi sintomi di tali patologie. Per il test, metà dei soggetti hanno assunto supplementi di olio di pesce (1,2 grammi di acidi grassi omega-3) per 12 settimane, mentre gli altri hanno preso solo un placebo. Nessuno dei due gruppi sapeva che cosa stava assumendo, se la pillola inattiva o il vero supplemento. Gli studiosi, coordinati dal dottor Paul Amminger della University of Melbourne in Australia, hanno seguito i due gruppi per un anno per vedere quanti, eventualmente, si ammalavano. I risultati sono stati sorprendenti: solo due persone tra quelle che hanno assunto l’olio di pesce hanno sviluppato una malattia psicotica, contro 11 nel gruppo che prendeva il placebo. Questi dati portano gli scienziati a concludere che, assumendo i supplementi, verrebbe protetto un adulto ogni quattro a rischio di malattie psicotiche. La spiegazione sarebbe nella presenza degli acidi grassi omega-3 che sono una componente fondamentale delle cellule cerebrali. Sono importanti anche per il corretto funzionamento di due segnali chimici del cervello, la dopamina e la serotonina, che sembrano implicati nella schizofrenia. L’olio di pesce aumenta anche i livelli di glutatione, un antiossidante che protegge il cervello dallo stress ossidativo. I risultati della ricerca sono stati salutati positivamente dalla comunità medica: se gli oli di pesce sono efficaci, si possono evitare i farmaci antipsicotici, che comportano problemi di varia natura, dall’aumento di peso alle disfunzioni sessuali, mentre gli acidi grassi omega-3 sono benefici per la salute generale. Nuove ricerche dovranno provare che gli effetti dei supplementi perdurano nel lungo termine.

Fonte AGIsalute

Mangiare o curare? Nutraceutici, dal cuore si passa alla memoria

Semplicemente un frullato. No, forse un alimento. Ha il gusto di un frappè alla fragola, la consistenza di un frullato e l’effetto di una “batteria di scorta” per il cervello. Sono le qualità concentrate in una bevanda, ora allo studio dell`American Alzheimer’s association, che se presa una volta al giorno in appena 12 settimane potenzia la memoria.

I ricercatori del Mit di Boston, che hanno partecipato allo studio, hanno pensato al latte materno per mettere a punto il mix di sostanze nutrienti contenute nel minidrink rosa, molto simile ai milkshake venduti nei fast-food. Omega-3, colina e uridina, abbinate alla vitamina B sono gli ingredienti essenziali del cocktail, in grado di rinforzare i neuroni, che secondo la rivista Alzheimer’s & Dementia potrebbe prevenire la perdita di memoria associata alla demenza senile e al morbo di Alzheimer.

I primi test dello studio finanziato dalla Danone confermerebbero gli effetti benefici dell’alimento funzionale sui ricordi a breve termine, i primi che svaniscono con la malattia: il 40% di coloro che avevano consumato la bevanda regolarmente ogni mattina a colazione per tre mesi e mezzo aveva ottenuto un miglioramento nei test della memoria, contro il 24% di chi aveva bevuto una bibita con lo stesso gusto, ma senza il mix di supplementi nutrizionali.

Nel mondo i malati di Alzheimer sono circa 25 milioni, con 4,6 milioni di nuovi casi all’anno. Vale a dire una nuova diagnosi ogni 7 secondi. In Italia, secondo i dati del Censis risalenti al 2006, i malati di Alzheimer sono poco più di 520.000, con 80.000 nuovi casi all’anno. 

Fonte SALUTE24.it

Omega3 cardioprotettivi ma senza esagerare con le quantità

SalmonePer un cuore protetto bastano 200 mg di omega 3 al giorno. Ad affermarlo sono i ricercatori dell’Università di Lione che, nell’articolo pubblicato su The FASEB Journal, sostengono sia la dose “giusta” per allontanare il rischio di incorrere in diversi problemi cardiaci, nell’aterosclerosi e nel diabete. La ricerca è stata condotta su 12 uomini di età compresa tra i 53 e i 65 anni, in buona salute, suddivisi in quattro gruppi che avevano il compito di consumare rispettivamente 200, 400, 800 o 1600 mg di omega 3 al giorno per un periodo di due settimane. Al termine dell’esperimento gli scienziati hanno rilevato che soltanto la dose pari a 200 mg aveva ottenuto l’effetto antiossidante, mentre quantità maggiori risultavano essere controproducenti per la circolazione sanguigna. “Il nostro studio – spiega Michel Lagarde,  ricercatore dell’Università di Lione – dimostra che il consumo regolare di piccole quantità di omega 3 è in grado di migliorare lo stato di salute delle persone, soprattutto a livello cardiovascolare”. Il passo successivo, affermano gli studiosi, consisterà nel realizzare una ricerca su un campione più vasto per confermare i risultati ottenuti.

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Gli integratori alimentari e gli alimenti funzionali

integratoriIntroduzione | Troppo spesso si trascura l’importanza di un regime alimentare equilibrato, fondamentale non solo per che deve dimagrire, ma per tutti quelli che vogliono restare in forma. Da un corretto apporto di principi nutritivi assunti a i pasti dipendono la nostra salute, il benessere psicofisico e l’efficienza del corpo. Gli integratori alimentari sono dei preparati che integrano la normale alimentazione. Sono infatti una fonte concentrata di nutrienti. Possono contenere anche sostanze vegetali, come le erbe, o sostanze non vegetali ma comunque naturali, come la propoli, la pappa reale o il polline d’api.

Sono commercializzati in forme predosate, e cioè studiati per essere assunti in piccole quantità misurabili per garantire ai consumatori sicurezza e correttezza d’uso. Sono disponibili in varie forme: capsule, compresse, preparati in polvere, gocce, sciroppi. Possono essere utilizzati solo per via orale.

Gli integratori alimentari non sono medicine, ma integrano quelli che possono essere gli elementi di cui abbiamo bisogno per carenza sia della dieta che fisiologica. Non sono prodotti dietetici. Non servono a curare delle malattie o a dimagrire. Servono a favorire il benessere dell’organismo. Gli integratori alimentari in considerazione del fatto che apportano delle sostanze in aggiunta alla normale dieta si ritiene che sia necessario utilizzarli solo nei casi di reale necessità, perché adottando una dieta variata ed equilibrata si assumono tutti i principi nutritivi di cui l’organismo necessita.

Classificazione | A seconda dei componenti contenuti, gli integratori si dividono in:

Integratori alimentari o complementi alimentari a base di ingredienti costituiti da piante officinali o derivati: si tratta di integratori a base di principi vegetali, senza alcuna finalità terapeutica, ma solo salutistica. A seconda della concentrazione, del dosaggio e delle indicazioni, le piante officinali possono essere veri e propri farmaci, oppure integratori alimentari che, quindi, hanno lo scopo di coadiuvare o sostenere le funzioni fisiologiche dell’organismo;

Integratori di vitamine: le vitamine sono dei composti che nella maggior parte dei casi non sono sintetizzati dall’organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione. Esse sono fondamentali per la salute e il buon funzionamento dell’organismo. Si dividono in liposolubili ed idrosolubili. Le prime, cui fanno parte le vitamine A, D, E e K si accumulano in riserve nell’organismo. Le idrosolubili sono la vit. C, il complesso B, la vit. PP, l’acido folico, la vit. H, l’acido pantotenico. Devono essere assunte ogni giorno con i cibi, perché non si immagazzinano;

Integratori di minerali: i minerali sono sostanze inorganiche e partecipano a diversi processi fisiologici e biochimici. Tra le altre funzioni, formano i denti e le ossa e regolano i liquidi corporei. Sono assunti con l’alimentazione perché il nostro organismo non li produce, e si perdono soprattutto con la sudorazione e le urine. Si dividono in minerali o macrominerali (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, zolfo) e microelementi o oligoelementi (cromo, ferro, fluoro, iodio, manganese, molibdeno, rame, selenio, zinco) che devono essere assunti in dosi minime;

Integratori alimentari di aminoacidi: gli aminoacidi sono le strutture base delle proteine. Dei 20 aminoacidi di cui l’organismo ha bisogno per la sintesi delle proteine 8 sono detti essenziali, perché bisogna introdurli con l’alimentazione perché l’organismo non li sintetizza. Sono la fenilalanina, valina, treonina, triptofano, isoleucina, metionina, lisina, leucina.Integratori alimentari di proteine: le proteine sono costituenti basilari di tutte le cellule e sono fondamentali nel metabolismo. Sono largamente presenti negli alimenti come carne, uova, legumi, pesce. Il loro fabbisogno varia in rapporto all’età, al peso, alla massa corporea;

Integratori alimentari energetici: sono a base di carboidrati che sono una fonte primaria di energia. Sono presenti in molti alimenti come la pasta e il riso.

Integratori alimentari di acidi grassi: gli acidi grassi si dividono in acidi grassi saturi, detti anche cattivi, e in acidi grassi insaturi, detti anche buoni. Questi ultimi sono fondamentali, in particolare, per la salute del sistema cardiovascolare. Si dividono in omega 3 ed omega 6;

Integratori alimentari a base di probiotici: i probiotici sono microrganismi che hanno effetti positivi sulla salute degli organismi che li ospitano. Aiutano il riequilibrio della flora intestinale, normalizzano le funzioni intestinali, favoriscono l’assorbimento delle sostanze nutritive, controllano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. Sono fondamentali per il mantenimento dell’efficienza del sistema immunitario. Sono presenti nello yogurt e nei formaggi;

Integratori alimentari di fibra: le fibre sono la parte degli alimenti vegetali che l’organismo non assimila. Non vengono degradate dagli enzimi del tratto gastrointestinale. Esercitano importanti funzioni meccaniche e metaboliche in grado di influenzare anche la flora battericaa intestinale. Sono presenti nella frutta, nella verdura, nei cereali e nei semi. Aiutano a migliorare la regolarità intestinale e riducono l’utilizzo di grassi e calorie;

cibo sano‘Cibi buoni’ | Per decenni le raccomandazioni nutrizionali dei vari organismi nazionali sono state focalizzate più su “cosa non mangiare” fatto salvo un adeguato apporto di nutrienti fondamentali come aminoacidi e acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e acqua.

Si raccomandava di limitare l’assunzione di sostanze come acidi grassi saturi, colesterolo e sodio. Oggi gli scienziati riconoscono che l’altro aspetto della nutrizione, cioè “cosa mangiare”, possa essere altrettanto importante, o addirittura più importante. Fino ad ora si è ritenuto che le persone che osservano una dieta ricca di cibi naturali, come frutta, verdura, noci, farine integrali e pesce, tendenzialmente avessero un minor rischio di malattie. L’incidenza di alcuni tumori e di malattie cardiovascolari è notevolmente inferiore rispetto a popolazioni in cui il consumo di tali cibi è più basso. Col tempo e con il progredire delle metodiche analitiche, si è definita meglio la composizione dei “cibi buoni” e si è capito che molti cibi naturali sono utilizzabili sia per la prevenzione sia come coadiuvanti terapeutici per specifiche malattie.

alimenti funzionaliAlimenti funzionali | I ‘cibi buoni’ vengono definiti alimenti funzionali quando, al di là delle proprietà nutrizionali di base, è scientificamente dimostrata la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute e/o ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare. Gli alimenti funzionali (functional food) rappresentano una variegata categoria di alimenti che, per definizione, devono rientrare nelle comuni abitudini dietetiche. La capacità di migliorare la salute e il benessere di chi li assume, deve essere apprezzabile quando vengono assunti nelle porzioni previste da un normale regime alimentare. Comprendono alimenti o parti di essi che presentano delle caratteristiche di potenziale effetto addizionale positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute, pur mantenendo l’aspetto, l’odore e il sapore  simili a quelli tradizionali. Gli effetti positivi sono da ricondursi alla presenza di componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo (isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc..). Gli effetti funzionali possono non riguardare tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione (donne in gravidanza, anziani ecc.). Un alimento può divenire funzionale attraverso tecnologie e biotecnologie che consentano di aumentare la biodisponibilità o concentrazione, rimuovere o modificare un componente dalle caratteristiche funzionali. Non rientrano nella categoria integratori e alimenti dietetici, in quanto estranei alle normali abitudini alimentari della popolazione sana. Scopo, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buon stato di salute nei soggetti sani. 

Servono a:

  • rallentare l’invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi;
  • rinforzare le difese immunitarie;
  • migliorare le funzioni intestinali;
  • proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio.

Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l’aiuto dell’industria alimentare abbiamo:

  • Erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di tumore;
  • Pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata;
  • Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita tumorale;
  • Legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono dalle malattie cardiovascolari; carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori.

La differenza tra integratori alimentari e alimenti funzionali consiste nel fatto che mentre gli integratori alimentari sono una fonte concentrata di nutrienti o altre sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico, gli alimenti funzionali, invece, mantengono il loro status di alimento, infatti, sono prodotti alimentari dal quale o che attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta sono arricchiti in sostanze specifiche contenute in matrici alimentari quali vitamine, minerali, omega-3, fitosteroli, fibre ecc.. (es. patate al selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt con aggiunta di fitosteroli).

Vista l’efficacia scientificamente dimostrata di taluni principi attivi contenuti negli alimenti funzionali nell’influire positivamente su una o più funzioni dell’organismo, contribuendo a preservare o a migliorare lo stato di salute e di benessere e/o ridurre il rischio di insorgenza di malattie, vista la loro facile disponibilità sulle nostre tavole, sarebbe auspicabile un incremento del loro consumo da parte della popolazione.

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Cuore e colesterolo: le 4 ragioni di Bacco per preferire il vino

vino2Abbandonata la cattiva compagnia di Tabacco e Venere, Bacco si prende la sua rivincita. A patto di non esagerare, il vino rosso abbassa il colesterolo “cattivo”, incrementa quello “buono” e riduce i rischi cardiovascolari. Ma le sue qualità non finiscono qui: ecco quattro nuove buone ragioni per concedersi un bicchiere di rosso.

Aiuta a mantenersi in forma. Un moderato consumo di vino ritarderebbe lo sviluppo di disabilità fisiche negli anziani. Lo sostiene una ricerca della della University of California di Los Angeles pubblicata sull’American Journal of Epidemiology. Secondo lo studio chi non disdegna un sorso di vino ha meno acciacchi rispetto a chi esagera con l’alcol, ma anche rispetto agli astemi. Attenzione, però: vale solo per chi, pur avanti con l’età, gode di buona salute.

Un`arma contro l’Alzheimer. Merito dei polifenoli, che inibirebbero lo sviluppo delle placche alla base del morbo. Non solo vino: la ricerca pubblicata sul Journal of Biological Chemistry ha affermato che di polifenoli sono ricchi anche altre prelibatezze come tè, noci, frutti di bosco e cacao.

Protegge il cuore, perché aumenta i livelli di Omega-3. Un bicchiere di rosso per le donne, due per gli uomini, incrementano gli omega-3, proteggendo così dalle malattie coronariche. Lo studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition suggerisce anche che un ulteriore protezione può arrivare dagli acidi grassi presenti nel pesce.

Riduce il rischio di cancro ai polmoni. In un articolo su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, i ricercatori affermano che gli uomini che hanno l’abitudine di consumare uno o due bicchieri al giorno, riducono del 60% il rischio di cancro al polmone. Gli stessi risultati non si sono purtroppo osservati per vino bianco, birra, o altri alcolici.

Gli acidi omega 3 e 6 favoriscono lo sviluppo dei bambini

Migliore capacità di apprendimento: è uno dei benefici legati ad una aumentata assunzione di DHA e AA. Con effetti evidenti fin dai primi mesi di vita, come emerge da uno studio a firma italiana appena pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition. I piccoli con una dieta ricca di queste sostanze hanno imparato a sedersi con sette giorni di anticipo rispetto a coetanei con una alimentazione che ne era carente. Si tratta di un dato di estrema importanza per la salute dei neonati. Lo sviluppo motorio nei primi mesi di vita, infatti, rappresenta un valido marcatore di quello cognitivo. Ma non c’è da stupirsi di questi risultati. Basta leggere la revisione della letteratura scientifica dedicata a queste problematiche pubblicata sul Journal of Perinatal Medicine, che riassume le conoscenze attuali sul ruolo svolto da queste sostanze. “DHA e AA sono cruciali per la crescita e per il corretto sviluppo neurocerebrale e degli organi visivi” spiega il professor Claudio Galli, Professore Ordinario di Farmacologia, Università di Milano. “Queste due sostanze, presenti esclusivamente nel mondo animale e localizzate selettivamente in organi e tessuti ad alto sviluppo funzionale quali il sistema nervoso, hanno un’azione particolarmente importante nel corso degli ultimi tre mesi di gravidanza. Infatti svolgono un ruolo essenziale per un corretto sviluppo strutturale e funzionale del cervello e dell’apparato visivo. Per questo loro ruolo sono preziosi anche nei primi mesi di vita del piccolo, soprattutto nel periodo che coincide con l’allattamento”. Sono dunque composti di primaria importanza per gli organismi in rapida crescita come è il caso dei bimbi. Insomma, “essenziali” di nome e di fatto dal momento che di queste sostanze fanno parte della famiglia degli acidi grassi essenziali, di cui l’organismo ha assoluto bisogno. Hanno tuttavia lo svantaggio di essere presenti in quantità molto limitate nella dieta e solo in specifici alimenti. È pertanto estremamente importante assicurarne un apporto adeguato innanzitutto alle madri durante la gravidanza e successivamente al neonato. Il DHA o acido docosaesaenoico e l’AA, o acido arachidonico, sono acidi grassi polinsaturi della serie Omega 3 e Omega 6 rispettivamente, di natura “essenziale” dal punto di vista nutrizionale. Sono sostanze conosciute da tempo per il loro effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari. E da oggi anche per un ruolo decisamente inaspettato. “Il DHA è un componente fondamentale delle membrane cellulari, in particolar modo del cervello e della retina” spiega il professor Claudio Galli. “Lo stesso vale per l’AA, anche se in tal senso riveste una importanza minore, o meglio meno specifica. In più però è precursore di molecole importanti quali le prostaglandine e i leucotrieni (modulatori della risposta cellulare), coinvolte nella modulazione di vari processi biologici . Sia AA che DHA hanno un ruolo essenziale per la formazione e lo sviluppo delle membrane dei neuroni: spetta a loro ad esempio il compito di favorire lo sviluppo delle connessioni tra sinapsi. Il DHA, in particolare, è il principale componente del segmento esterno dei coni e dei bastoncelli della retina, strutture che sono responsabili della trasmissione del segnale luminoso”.

DHA e AA: come agiscono | La revisione della letteratura è stata possibile grazie a dodici specialisti dei Dipartimenti di ginecologia, di pediatria e di scienza dell’alimentazione di diverse università statunitensi ed europee, Italia compresa. Nel documento sono riportate le raccomandazioni basate sui consensi e sulle linee guida, supportate dall’Associazione Mondiale di Medicina Perinatale, dalla Early Nutrition Academy e dalla Child Health Foundation. Gli specialisti sono concordi nel ribadire che per garantire lo sviluppo cognitivo e visivo, è già durante la gravidanza che la mamma deve fornire al suo piccolo un’adeguata assunzione di DHA e la giusta disponibilità di AA. “Si verifica un continuum di sviluppo più efficiente dalla nascita fino al primo anno e mezzo di vita, nei bimbi nati da mamme con livelli elevati di DHA e AA nel sangue” chiarisce il professor Galli. “Il feto riceve queste sostanze per via transplacentare. Vengono trasportate attraverso il circolo sanguigno dall’organismo della donna al feto grazie a specifiche proteine chiamate “carriers”. Attivano vere e proprie “vie preferenziali”, in modo da assicurare al piccolo i dosaggi di DHA e di AA adeguati alle sue necessità. Questo processo, assolutamente fisiologico, viene chiamato “biomagnificazione” e scatta a partire dal sesto, settimo mese di gravidanza”. I benefici per il neonato continuano anche durante l’allattamento. Si concretizzano sia in ambito neurocerebrale, sia per quanto riguarda l’apparato visivo. Uno studio pubblicato sull’American Journal Clinical Nutrition ha evidenziato a questo proposito una maggiore acuità visiva nei bimbi nutriti con latte ricco di DHA e AA. “Gli aspetti positivi sono anche per la mamma” aggiunge il professor Galli. “Uno studio epidemiologico internazionale pubblicato sul Journal of Affective Disorders ha dimostrato che con livelli più elevati di DHA nell’organismo materno, si verifica nelle madri una riduzione del rischio di depressione post-partum”. A livello internazionale gli Esperti hanno stabilito che l’assunzione di DHA da parte della mamma durante la gravidanza e l’allattamento deve essere aumentata dell’ordine di qualche centinaia di mg /die, anche in dipendenza di eventuali abitudini alimentari materne che comportino un inadeguato apporto. Non è invece richiesto che venga aumentato l’apporto di AA, in quanto nella madre una certa quota di questo acido grasso viene prodotta, e successivamente trasferita al feto e poi al neonato durante l’allattamento, a partire dal precursore acido linoleico, che è sempre presente in quantità abbondante nella dieta. “Nell’alimentazione il DHA è presente essenzialmente nel pesce, mentre l’AA è più abbondante in natura e viene fornito anche da fonti animali, quali uova e carni magre” dice il professor Galli. “Per quanto riguarda in particolare il DHA, il raggiungimento di un’assunzione ritenuta ottimale viene garantita da un paio di porzioni di pesce alla settimana”. I pesci più ricchi? Sono soprattutto gli sgombri e il tonno, seguiti dalle aringhe e dal salmone. Piccole quantità di DHA sono contenute anche nel tuorlo d’uovo e nelle carni magre di animali erbivori non ruminanti, che sono invece ricche di AA. Il DHA si trova anche in microalghe, e nelle alghe di cui si nutrono i pesci. “Studi epidemiologici hanno evidenziato una relazione tra elevati livelli di assunzione di pesce da parte della mamma e sviluppo neurocerebrale e visivo del piccolo” chiarisce il professor Galli. “In particolare secondo uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives migliorerebbe la memoria visiva nel corso del primo anno di vita”. Ma c’è di più. L’ALSPAC Study, un vasto studio tutt’ora in corso che segue il bambino dalla nascita all’età scolare, ha messo in luce nei piccoli di età inferiore agli otto anni, nati da mamme che hanno seguito un’alimentazione ricca soprattutto di DHA, un punteggio superiore per quanto riguarda il quoziente di intelligenza verbale. Sì allora all’allattamento al seno, che grazie a questi nuovi studi garantisce un vantaggio in più, oltre ai numerosi già noti.
Che cosa può fare però la mamma che non può allattare il suo piccolo? “Sono disponibili formule per lattanti e di proseguimento con dosaggi calibrati di DHA e di AA” risponde il professor Galli. “I benefici per il bambino sono sovrapponibili a quelli garantiti dal latte materno, come ha messo in luce uno studio pubblicato su Early Human Development. Non sono infatti emerse differenze nello sviluppo visivo e cognitivo misurato a 4 anni, tra i bambini allattati al seno e quelli nutriti con latti addizionati di AA e DHA nelle prime 17 settimane di vita”. Attenzione poi durante lo svezzamento. Il pesce va introdotto intorno al sesto mese di vita. “Il cervello continua a svilupparsi durante la prima infanzia,” conclude il professor Galli, “per questo è necessario abituare i bimbi fin da subito a una dieta variata, che comprenda anche il pesce due volte alla settimana”.

Le domande all’Esperto

Qual è il fabbisogno ottimale di DHA e AA per la mamma durante la gravidanza e l’allattamento? Viene raccomandato un incremento dell’assunzione di DHA dell’ordine di circa 200 mg al giorno che corrisponde in pratica a due porzioni di pesce alla settimana. Diverso invece è il discorso per quanto riguarda l’AA. L’apporto di questo acido grasso essenziale alla madre, e di seguito al neonato, non è critico durante la gravidanza dal momento che è presente in molti alimenti sia come tale, sia come precursore acido linoleico abbondante in quasi tutti i cibi.

Il fabbisogno di questi due composti è uguale a tutte le età, oppure le over 35 devono avere delle accortezze in più? No, è il medesimo. C’è da dire fra l’altro che le donne, rispetto agli uomini, hanno una maggiore efficienza di utilizzazione del DHA: la maggiore efficienza metabolica è legata al ruolo degli ormoni femminili. Gli studi per approfondire questo aspetto sono ancora in corso. L’ipotesi però è che questa efficienza metabolica nella donna durante il periodo fertile rappresenti una strategia biologica per “attrezzarla” in modo ottimale in vista delle gravidanze e dei successivi allattamenti.

Ci sono fattori che possono influenzare il metabolismo di queste sostanze? E’ certo il ruolo del fumo. Una ricerca a firma italiana ha riscontrato nelle donne che fumano in gravidanza livelli più bassi di DHA e in parte anche di AA nel latte dopo il parto. Tali acidi grassi sono ridotti anche nei neonati da madri fumatrici. La ragione non è ben chiara. Sembrerebbe però legata ad alcune sostanze “tossiche” e pro ossidanti che si sviluppano durante la combustione del tabacco, che inibirebbero la sintesi soprattutto di DHA e in parte di AA, da un lato, e ne favorirebbero l’ossidazione dall’altro, diminuendone la disponibilità.

Un aumento dell’assunzione di DHA dell’ordine di circa 200 mg è uguale per tutte le donne? No, va aumentata di concerto con il ginecologo nel caso di gravidanze gemellari. Altrettanto vale quando ci sono gravidanze ravvicinate, cioè con un intervallo tra la prima e la seconda al di sotto di diciotto mesi, dal momento che l’organismo della donna non ha una pausa sufficientemente lunga per “ricostruire” il suo patrimonio di nutrienti in modo adeguato.

Il pesce è l’alimento-principe: quale scegliere però, viste le notizie recenti sulla contaminazione da sostanze tossiche? L’EFSA, European Food Safety Authority, ha dichiarato che con due porzioni di pesce alla settimana non ci sono rischi di esposizione dell’organismo a sostanze tossiche quali la diossina e il mercurio. In linea di massima comunque è meglio consumare solo una volta alla settimana salmone e aringhe provenienti dal mar Baltico perché potrebbero essere maggiormente a rischio di contaminazione da diossina, e i grossi predatori quali il pesce spada, perché potrebbero avere un contenuto più elevato di mercurio.

Se la mamma non allatta, priva il suo piccolo di queste importanti sostanze? Assolutamente no. Oggi esistono formulazioni di latte con DHA e AA in un dosaggio equilibrato, tanto da renderli simili per composizione al latte materno.

Come regolarsi durante lo svezzamento, per continuare a garantire al piccolo il giusto apporto soprattutto di DHA e AA? A partire dal sesto mese circa va inserita anche la carne magra che fornisce anche AA. Dall’ottavo-decimo mese di vita nella dieta del bimbo va quindi inserito il pesce due volte alla settimana.


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