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O Bella Ciao!

Il 25 aprile, in Italia, è festa nazionale, la Festa della “Liberazione”. In quella data infatti, nel 1945, i partigiani cacciano da Milano i soldati nazisti che la occupavano, prima dell’arrivo dell’esercito americano, ormai vicinissimo alla città. Per questo la Festa della “Liberazione” è considerata la festa della libertà dall’oppressione e dalla dittatura e anche la data di nascita della nostra democrazia.
Ogni anno quindi, in tutte le città italiane, il 25 aprile si festeggia questo anniversario con manifestazioni di piazza, discorsi e musica. Uno dei canti più diffusi in questo giorno è la celebre canzone popolare “Bella Ciao“: canto di origine comunista, è diventato l’inno della lotta partigiana contro i tedeschi. Negli anni Sessanta poi questa canzone diventa popolarissima anche fra giovani e studenti, come inno della libertà.

Conosciuta in tutto il mondo, cantata in tutto il mondo rimane tutt’oggi il canto di protesta dei deboli e degli oppressi!

Una mattina mi son svegliato
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir

 Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior

 E le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
e le genti che passeranno
mi diranno che bel fior

 Questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.

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Giornata della Memoria: 27 gennaio

AuschwitzLa  “Giornata della Memoria” è stata istituita dal Parlamento Italiano nel 2000 per ricordare le vittime delle persecuzioni fasciste e naziste degli ebrei, degli oppositori politici, di gruppi etnici e religiosi dichiarati da Hitler  indegni di vivere La data prescelta è quella dell’ anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz  (vicino a Cracovia in Polonia) avvenuta ad opera delle avanguardie della Prima Armata dell’Armata Rossa (comandata dal maresciallo Koniev) il 27 gennaio 1945.

Gli ebrei deportati dall’Italia e dal Dodecaneso furono 8.566, di cui 5.557 morirono di stenti o nelle camere a gas. 

Nella “Giornata della memoria” si ricordano anche quanti lasciarono la vita ad opera del fascismo e del nazismo durante gli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale e, durante questo conflitto scatenato in Europa dalla Germania, e in Asia dal Giappone, cui si affiancò, in Europa e in Africa, l’Italia di Mussolini.

Mai nella storia dell’ umanità vi era stata  una catastrofe di tale portata provocata da esseri umani. Nelle guerre d’invasione e coloniali, nella Guerra di Spagna e nella prima fase della Seconda Guerra Mondiale i militari italiani sacrificati dal fascismo furono circa  da 400 a 500 mila tra morti accertati e dispersi. Nella seconda fase, dopo l’8 settembre 1943, con l’invasione del nostro territorio da parte della  Germania, cui si unirono i collaborazionisti della Repubblica di Salò, la Resistenza ebbe 53.500 partigiani e patrioti uccisi,  più di 40mila militari morirono nei lager nazisti, 87 mila nel corso della campagna d’Italia del Corpo Italiano di Liberazione inquadrato nelle forze armate degli Alleati, 52.127 civili morirono a causa delle stragi nazifasciste o sotto i bombardamenti.

Complessivamente le vittime della Seconda Guerra Mondiale sono 32 milioni, di cui 20 milioni civili  i più vecchi, donne, bambini. A loro bisogna aggiungere le  vittime dei campi di sterminio nazisti e giapponesi : 26 milioni, di cui 6 milioni di ebrei. Nei lager nazisti  furono soppressi  anche detenuti politici, militari catturati durante la campagne di Polonia, Russia, nei Balcani, zingari, testimoni di Geova, omossessuali, appartenenti a etnie slave.

Gli ebrei romani deportati sono 1023, di cui 16 sopravvissuti, una sola tra le donne. Non pochi romani non di religione ebraica morirono nei campi di lavoro forzato. E’ ancora in corso la ricerca da parte dell’ANED e dell’ANPI. Nel ricostruire la storia   della deportazione, l’ANED e l’ANPI  hanno trovato ad esempio documenti relativi alla partenza  da Roma il 5 gennaio 1944 di un convoglio diretto a Dachau, in Germania, e poi dopo cinque giorni di sosta dirottato a Mauthausen, in Austria,  con 480 uomini, di cui 11 ebrei, gli  altri schedati come politici antifascisti, anche di vecchia data, cui nomi, come quelli degli ebrei rastrellati nel Ghetto e in altre zone della capitale il 16 ottobre 1943, figuravano nelle liste consegnate ai nazisti dai collaborazionisti fascisti.

La ricerca dell’ANED e dell’ANPI,  relativa ad altre deportazioni di italiani non ebrei  – ancora incompiuta nonostante siano trascorsi più di sessant’anni – è dunque, prima di giungere ad un risultato esaustivo, ancora in parte da svolgere, resa difficile dalle difficoltà di reperire documenti  e testimonianze, disperse o occultate, come accadde con le stragi di cittadini innocenti, commesse dai nazifascisti, certamente,  anche queste,  più numerose di quante ne annoveri la storia.

 


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