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Zona Franca: Fitoterapia in età pediatrica

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

 Questa settimana parliamo di “Fitoterapia in età pediatrica”. 

Tra le numerose richieste di consulenza che pervengono al nostro sito, sono sempre più quelle che riguardano l’utilizzo della fitoterapia in età pediatrica. Vorrei quindi affrontare questo argomento, certa di fare cosa utile a chi ha bambini e talvolta ha l’esigenza di avere notizie sicure sull’opportunità di utilizzare le piante officinali, avere indicazioni sui dosaggi, sull’efficacia e sulla durata del trattamento. 

Chiariamo subito che è opportuno rivolgersi al medico ogniqualvolta il proprio figlio presenti problemi di salute; tuttavia vi sono diverse occasioni in cui si può affrontare un disturbo con l’ausilio della fitoterapia, sia da sola sia in associazione alle terapie mediche, alle quali può fare da supporto; la sinergia con le terapie farmacologiche permette in certi casi un uso più limitato dei farmaci, sempre con il conforto e il consenso del medico. 

La sola fitoterapia talvolta può essere sufficiente a portare a risoluzione piccole patologie, disturbi, o situazioni sgradevoli, che non richiedono l’uso di farmaci; altre volte ha un ruolo specifico, oltre che per ridurre al minimo l’uso di farmaci che, lo sappiamo bene, presentano sempre controindicazioni, anche per rendere i bambini più forti e meno esposti alle infezioni o alle ricadute.  

L’età nella quale è opportuno avvalersi della fitoterapia generalmente va dai tre anni in su, salvo poche situazioni che specificheremo nel seguito, poiché non ci sono ancora studi sufficienti a consigliarne un utilizzo veramente sicuro nella primissima infanzia. Solo per quanto riguarda la pelle, la cosmetica fitoterapica ha messo a punto molti preparati per uso esterno a base di piante, che si possono utilmente adoperare per mantenere sana la pelle del nostro bambino, anche neonato, e che aiuteranno a prevenire arrossamenti e irritazioni. I disturbi più comuni dell’infanzia in questa stagione sono quelli a carico delle vie respiratorie, come raffreddore, influenza, faringite, tonsillite, otite, tosse, bronchite. Oltre a queste patologie, i bambini possono presentare in qualunque stagione manifestazioni allergiche come rinite, asma, orticaria, eczemi, oppure problemi intestinali come stitichezza o diarrea, senza contare le malattie esantematiche, cioè le tipiche malattie “infantili”, che però ultimamente mostrano una minore frequenza grazie anche all’uso dei vaccini.

Talora i bambini sono inappetenti e gracili, e allora possiamo stimolare il loro appetito, sempre con sostanze naturali, per vederli crescere forti e sani (ma non grassi!), aiutandoli anche ad affrontare più facilmente l’impegno scolastico. Non pretendiamo naturalmente di risolvere tutti questi problemi solo con la fitoterapia, ma certamente essa potrà essere di valido aiuto e supporto, talvolta anche solo per alleviare i fastidi, i disagi, o il malessere che ha colpito il bambino, e già questo costituirebbe un buon traguardo. 

Vorrei sottolineare che l’ambiente familiare è molto importante quando il bambino è malato: se i familiari, e soprattutto la madre, mostrano serenità e non ansia nell’affrontare il periodo di fragilità del bimbo, l’esito del trattamento, sia medico che fitoterapico, sarà senza dubbio più valido ed immediato. Le madri saranno sicuramente meno ansiose, se saranno messe in grado di intervenire prontamente con qualche utile rimedio, all’apparire dei primi sintomi del disturbo, anche in attesa che il medico sia disponibile. Vediamo quindi come si può intervenire nei vari casi. In presenza di un problema legato all’apparato respiratorio in natura troviamo numerose sostanze utili. La prima è sicuramente la Propoli, prodotta dalle api dalla rielaborazione della resina di alcuni alberi, a cui vengono attribuite, e riconosciute dalla moderna fitoterapia, proprietà antivirali e antibatteriche. Si può reperire la Propoli in diverse preparazioni, gradevoli e quindi adatte ai bambini, come sciroppi, pastiglie e caramelle da succhiare, gocce, spray nasali, olii, che si possono utilizzare ai primi sintomi, e in seguito anche in associazione ad eventuali cure farmacologiche. La Propoli può essere utilizzata anche come prevenzione; infatti, se nel periodo freddo, quando il bambino frequenta luoghi affollati in cui può essere esposto al contagio, come la scuola o la palestra, gli somministriamo un preparato a base di Propoli con una certa regolarità, è molto probabile che i microbi non riescano ad insediarsi nel suo organismo e a scatenare la malattia. Ma se questo avviene, l’uso della Propoli, soprattutto se associata a piante disinfettanti, balsamiche, espettoranti, antinfiammatorie, febbrifughe, decongestionanti, come il Timo, l’Eucalipto, la Grindelia, il Mirto, l’Elicriso, la Piantàggine, il Ribes nero, il Sàlice, l’Amamelide, contribuirà ad alleviare i fastidi correlati al disturbo, come il naso chiuso, la tosse, il catarro, gli indolenzimenti articolari, il mal d’orecchio (olio di Propoli tiepido instillato nel dotto auricolare esterno, ma solo se non si sospetta una perforazione del timpano), o una lieve alterazione febbrile, e ad accelerare e favorire la guarigione. Anche la Rosa canina e l’Acerola possono essere un valido supporto, per il loro notevole contenuto in vitamina C che stimola le difese immunitarie. 

Per potenziare il sistema immunitario contro le infezioni utilizzeremo in modo particolare l’Echinacea, che viene proposta con lo scopo di potenziare le difese dell’organismo come profilassi degli stati infettivi, e per accelerarne la risoluzione, riducendo anche la sintomatologia per le sue proprietà antinfiammatorie. L’Echinacea infatti è capace di stimolare la produzione e l’efficienza degli anticorpi, e dei macròfagi, che sono le cellule specializzate nella difesa dell’organismo dagli attacchi di virus e batteri, che essi fagòcitano distruggendoli. 

L’Echinacea è consigliata per i bambini con una somministrazione regolare durante l’autunno e l’inverno, a cicli di 15 giorni al mese, per due mesi, a dosaggi adeguati all’età. Il trattamento può essere ripetuto dopo un intervallo di un mese. 

A proposito dei dosaggi, vi ricordo che nel nostro sito i prodotti riportano le indicazioni d’uso, le dosi e, quando ve ne sia l’esigenza, il momento in cui somministrare la specialità scelta. 

Le erbe balsamiche, supportate da un uso periodico degli oligoelementi specifici, potranno alleviare anche i fastidi derivanti da riniti allergiche e asma, e potranno utilmente accompagnare l’indispensabile terapia medica. Uno spray nasale a base di soluzione salina fisiologica, associata a Propoli ed erbe balsamiche, lenitive e delicatamente decongestionanti, potrà contribuire a mantenere il naso libero, senza dover ricorrere troppo spesso ai decongestionanti nasali di sintesi, il cui abuso può causare ipertrofia delle mucose nasali, aggravando il problema. Mantenere il naso libero, sia in caso di riniti che di occasionali raffreddori, contribuisce a mantenere in buona salute anche le orecchie, poiché una cattiva respirazione nasale si riflette sull’aerazione delle tube auditive, dette trombe di Eustachio, cioè quei canali che mettono in comunicazione l’orecchio medio col naso-faringe, permettendo l’equilibrio della pressione fra l’aria esterna e l’orecchio medio; in caso di raffreddore è facile che le tube si possano intasare per la formazione di catarro e infettare per l’ingresso di microbi, causando l’otite. 

L’argomento è ancora molto vasto perciò per ora mi fermo qui, e vi do appuntamento al prossimo mese, per analizzare le altre numerose problematiche a cui abbiamo accennato, e che la fitoterapia può aiutarci a risolvere.

Fonte l’erboristeria della Dott.ssa Marina Multineddu



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Sesta malattia

 

La sesta malattia, conosciuta scientificamente come roseola infantum o esantema critico, è una patologia infettiva che si sviluppa esclusivamente nei bambini tra i 6 mesi e i 2 anni di età. I virus responsabili sono l’herpesvirus umano di tipo 6 o di tipo 7, entrambi appartenenti alla famiglia degli herpes simplex. I sintomi tipici sono la febbre molto alta (anche 40° C) seguita dalla comparsa di eruzioni cutanee che si espandano su tutto il corpo (vedi foto). Il bambino perde l’appetito e può apparire più nervoso e suscettibile del solito.

La malattia è molto contagiosa e la trasmissione avviene con le goccioline degli starnuti e della tosse. Il virus si introduce nell’organismo attraverso la congiuntiva dell’occhio o dalle vie aeree superiori (narici, bocca e faringe). In alcuni casi l’aumento eccessivo della temperatura corporea può causare convulsioni febbrili, caratterizzate da temporanea incoscienza, spasmi e perdita di controllo della vescica. Se la crisi è particolarmente intensa può essere necessario chiamare il pronto soccorso, in tutti gli altri casi è comunque consigliabile parlarne al più presto con il pediatra.

Quando, dopo massimo una settimana, la febbre si placa, iniziano a comparire le tipiche eruzioni cutanee rosse-rosate, che possono essere piane o leggermente solevate rispetto alla pelle. L’infiammazione si espande in poco tempo su tutto il corpicino del bambino, coinvolgendo anche il collo, il viso, le gambe e le braccia. 

Per curare la sesta malattia non è necessaria la terapia antibiotica, perché la malattia è causata da un virus e non da un batterio. Il pediatra prescriverà i classici farmaci per abbassare la febbre, come il paracetamolo o l’ibuprofene. E’ invece da evitare l’aspirina, che in questi può avere ripercussioni gravi come la Sindrome di Reye. Durante tutta la malattia è importante dare da bere al bambino, per reidratarlo e incoraggiarlo a mangiare, soprattutto cibi liquidi. Non è necessario interrompere l’allattamento.

  

L’ipertensione primitiva in età pediatrica

L’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio cardiovascolare nell’adulto. Fino a non molti anni fa nel bambino l’ipertensione era considerata secondaria ad altre patologie, per lo più di origine renale, vascolare o endocrinologica. Recentemente è stata posta maggiore attenzione alla misurazione della pressione arteriosa in età pediatrica e questo ha permesso di evidenziare una prevalenza non trascurabile di soggetti con valori di pressione elevata di origine primitiva. Anche se è possibile che bambini di peso normale abbiano alti valori pressori, sono principalmente i soggetti in eccesso ponderale a presentare un riscontro di ipertensione primitiva o, meglio, secondaria all’eccesso di peso.

Nel bambino la pressione arteriosa si modifica con l’età e differisce nei due sessi, non esistono quindi valori fissi di cut-off per distinguere normalità e patologia; l’altezza, inoltre è una variabile indipendentemente correlata ai valori pressori. Ne deriva che per valutare correttamente i valori pressori di un bambino dobbiamo conoscere il sesso, l’età e l’altezza del soggetto. Poiché la pressione arteriosa è un parametro che varia con l’esercizio fisico e con lo stato emotivo, è importante rilevarla più volte (almeno tre misurazioni a distanza di tempo) e per ottenere un dato affidabile è consigliabile utilizzare il valore medio. I criteri proposti dal Task Force Report on High Blood Pressure in Children 2004 per l’interpretazione dei valori pressori sono riportati nella tabella (i valori dei percentili sono relativi all’età e all’altezza del bambino): 
 

Tabella. Criteri di interpretazione dei valori pressori nei bambini 


Per la misurazione è fondamentale utilizzare dei bracciali adeguati alla grandezza del braccio del bambino, poiché i bracciali troppo piccoli sovrastimano i valori pressori e quelli troppo grandi li sottostimano. Il monitoraggio della pressione arteriosa delle 24 ore, che nell’adulto è ben standardizzato e ampiamente usato per confermare e guidare la diagnosi di ipertensione, nel bambino non è utilizzabile su larga scala in quanto i valori di riferimento disponibili derivano da un campione numericamente limitato. Il monitoraggio delle 24 ore può essere eseguito, ma solo per integrare e non per sostituire ai fini diagnostici le misurazioni ambulatoriali e deve essere interpretato presso centri con esperienza riconosciuta.
Come nell’adulto, anche nel bambino l’ipertensione si associa a diversi fattori di rischio cardiovascolare. I bambini ipertesi hanno un aumento dei valori di insulinemia, glicemia, HOMA index (HOmeostasis Model Assessment, indice di insulinoresistenza), trigliceridi, colesterolo LDL e una diminuzione di colesterolo HDL rispetto ai soggetti normotesi. Questo fenomeno può essere spiegato con la maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità nei soggetti ipertesi rispetto ai coetanei normopeso e potrebbe essere dovuto, almeno in parte, all’aumentata resistenza insulinica propria dell’eccesso ponderale. In pratica, molti bambini con pressione arteriosa elevata potrebbero essere classificati come portatori di sindrome metabolica; è pertanto opportuno che vengano ricercate le alterazioni proprie di questa condizione nei bambini ipertesi, soprattutto se in eccesso di peso.

Come nell’adulto iperteso, anche nel bambino con pressione elevata possono essere presenti iniziali danni d’organo. In età pediatrica l’ipertensione si associa a un ispessimento delle pareti cardiache e a un aumento dell’indice di massa ventricolare, in particolare nei soggetti in cui siano contemporaneamente presenti elevati valori pressori ed eccesso ponderale. Lo spessore intima-media carotideo appare aumentato nei bambini ipertesi. Inoltre, soggetti obesi con elevati valori pressori presentano più frequentemente fenomeni di sleep-apnea rispetto a bambini in marcato sovrappeso, ma normotesi. Recentemente, in una popolazione ipertesa in età pediatrica, è stata dimostrata un’alterazione della funzione barocettiva, indicativa di un’iniziale alterazione neurovegetativa. 

La contemporanea presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare o di iniziale danno d’organo impone una particolare attenzione nel trattamento che, pur mirato a ciascuna specifica alterazione, trova il suo minimo comune denominatore nella diminuzione dell’eccesso ponderale. Solo in casi del tutto eccezionali bisogna fare ricorso a farmaci antipertensivi, nella quasi totalità dei casi il trattamento è basato su cambiamenti dello stile di vita e dell’alimentazione. Tuttavia è importante che questi bambini vengano trattati, anche quando l’aumento della pressione supera solo di poco i valori limite, perché è noto che lo stato ipertensivo tende a mantenersi fino all’età adulta: vi è pertanto un lunghissimo periodo di tempo durante il quale si può instaurare un danno d’organo.  

Il trattamento non farmacologico prevede:

● riduzione di peso quando sia presente sovrappeso o obesità

● aumento dell’attività fisica, sia sotto forma di sport che di gioco di movimento

● riduzione delle attività sedentarie (televisione, videogiochi ecc.) a meno di 2 ore al giorno

● modificazioni dell’alimentazione che consistono in:

    – riduzione calorica se è presente sovrappeso o obesità,

   – dieta bilanciata sia dal punto di vista dei nutrienti che della distribuzione nell’arco della giornata,

    – consumo regolare di frutta e verdura,

    – riduzione dell’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico,

   – riduzione del contenuto di sodio (1,2 g/die per bambini da 4 a 8 anni; 1,5 g/die se > 8 anni). 
 

In conclusione: l’ipertensione primitiva in età pediatrica è un reale problema della nostra società e i bambini che vengono riconosciuti ipertesi vanno controllati e seguiti nel tempo, per mettere in atto cambiamenti dello stile di vita e dell’alimentazione, indispensabili per assicurare loro un buono stato di salute in età adulta.  

Fonte Medsolve – Autore Dott.ssa Simona Genovesi 

Bibliografia

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Genovesi S, Pieruzzi F, Giussani M, et al. Analysis of heart period and arterial pressure variability in childhood hypertension. Hypertension 2008; 51: 1289-94

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