Posts Tagged 'pressione alta'

Insicuri del partner? Si rischia infarto o ictus

Ecco essere insicuri e sempre preoccupati per la fedeltà del proprio partner, sicuramente non fa bene al cuore. A scoprirlo è una ricerca canadese, pubblicata sulla rivista American Psychological Association. A essere preoccupati si rischia il 50% in più di avere un infarto o un ictus rispetto a chi vive dei rapporti più spensierati.
Lo studio ha preso in esame le pene d’amore di 5.645 persone tra i 18 e i 60 anni, passando ai raggi X lo stato di salute di tutti, soprattutto in relazione a malattie croniche come artrite, mal di schiena, emicrania, allergie stagionali e malattie cardiovascolari, compresa la pressione alta.
Queste ultime sono risultate associate maggiormente a quello che gli studiosi guidati da Lachlan McWilliams definiscono “attaccamento ansioso”, un sentimento di incertezza che porta il partner timoroso ad allontanarsi dagli altri.
“I risultati – spiega McWilliams sulle pagine della rivista – suggeriscono che l’attaccamento ansioso è un fattore di rischio per una vasta gamma di malattie”. Una conclusione che stimola a cercare “strumenti per migliorare la condizione psicologica, incrementando la salute”.

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Pressione alta: dalla Gran Bretagna l’alternativa chirurgica

Stress da strenne natalizie, grandi abbuffate a tavola e incontri ravvicinati con parenti irritanti. Risultato, la pressione sale alle stelle. La soluzione ad un cuore che batte all’impazzata potrebbe arrivare da un intervento chirurgico innovativo sperimentato in Gran Bretagna: un “filo anti-ictus” interrompe i segnali nervosi che in alcune persone causano l’ipertensione.

Il trattamento, chiamato ablazione renale del nervo simpatico, consiste in micro-bruciature praticate nei nervi che stimolano il cervello alzando la pressione sanguigna. Un’alternativa per quei pazienti sui quali non hanno effetto le pillole per la pressione alta o sono intolleranti ai medicinali, spiegano al Daily Telegraph i cardiologi del London Chest Hospital dove sono stati praticati i primi interventi.

Il primo a provare la cura è stato un uomo di 68, Anthony Henry, diabetico e cardiopatico. L’intervento dura circa un’ora, in anestesia locale. La pressione diminuisce nel giro di due settimane, e gli effetti anti-ipertensivi si stabilizzano entro tre mesi. Secondo Martin Rothman, il cardiologo che ha eseguito l’operazione, con questa metodica “si può ridurre la mortalità per ictus del 50%”.

“L’intervento offre un’alternativa alla dipendenza dai farmaci”, assicura al quotidiano britannico David Collier, ricercatore presso l’Unità di Ricerca Biomedica della Queen Mary University di Londra, che però avverte: “Non è il rimedio per una persona pigra alla dieta e all’esercizio fisico”.

Fonte SALUTE24.it 

Non solo sale: la pressione cresce se il potassio scende

Chi è il colpevole della pressione alta? Finora l’unico condannato era il sodio, ma una ricerca statunitense “ha riaperto l’indagine”: anche il potassio è indiziato. Con la differenza che il sodio fa crescere la pressione arteriosa se assunto in eccesso, mentre il potassio la fa salire quando è troppo poco. “C’è stata molta pubblicità – dice l’autrice della ricerca Susan Hedayati, della University of Texas Southwestern Medical Center – circa la riduzione di sale nella dieta, al fine di abbassare la pressione del sangue. Non si è fatto abbastanza, invece, per promuovere l’assunzione di potassio”. La ricerca ha analizzato più di 3300 soggetti (metà dei quali afroamericani), e ha osservato che nei campioni di urine prelevati “più basso è il livello di potassio, quindi inferiore la sua quantità nella dieta, maggiore è la pressione del sangue”. Gli effetti sarebbero addirittura più forti di quelli esercitati dal sodio, e il legame tra basso consumo di potassio e ipertensione è evidenziato anche di fronte ad altri fattori di rischio come età, razza, fumo e diabete.  Studi precedenti avevano collegato pressione alta e carenza di potassio. La nuova ricerca conferma questa ipotesi, concentrando l’attenzione sulla popolazione afroamericana, nota per una dieta tradizionalmente povera di potassio.  Il team di Dallas avrebbe anche individuato uno specifico gene, il WNK1, responsabile della relazione tra potassio e pressione arteriosa: “Stiamo conducendo ulteriori ricerche – aggiunge Hedayati – per verificare come l’attività di questo gene possa legare la scarsità di potassio con la pressione del sangue”. Contro la pressione, quindi, non solo sale: “Integrare la nostra dieta – conclude l’autrice della ricerca – con alimenti ricchi di potassio come banane, agrumi e ortaggi può essere un primo passo per far abbassare la pressione sanguigna”. 

 

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