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Il tuo bimbo ha le coliche? Il rimedio è il fermento lattico vivo L. Reuteri

Le coliche intestinali: come si presentano | Le coliche rappresentano uno dei più comuni disturbi nei primi tre mesi di vita del neonato. Con il termine “coliche” ci si riferisce a crisi di pianto intense e prolungate, apparentemente inspiegabili, che possono presentarsi nei neonati nei primi 3-4 mesi di vita, generalmente nelle ore serali o comunque fra il tardo pomeriggio e le prime ore della notte. In presenza di questi segnali è bene anzitutto consultare il pediatra per escludere problemi di altro tipo quali fame, reflusso gastroesofageo, mal d’orecchi, allergie ecc. Esclusi questi fattori, è molto probabile che il medico vi dica che si tratta di coliche che, sebbene mettano a dura prova i genitori causando loro stress e stanchezza, sono destinate a scomparire entro il quarto mese di vita del piccolo. Impariamo a conoscerle meglio e scopriamo insieme le soluzioni naturali per porre rimedio a questo problema… 

Le cause più comuni delle coliche

L’intestino del bambino | Una possibile causa può essere legata al fatto che l’intestino del neonato deve ancora “imparare” a funzionare correttamente e la sua flora batterica non è ancora pienamente formata. Inoltre, possono essere responsabili alcune allergie o intolleranze alimentari, soprattutto quelle alle proteine del latte o al lattosio che possono causare disturbi all’apparato digerente. 

La dieta della mamma | È importante chiedere al pediatra le indicazioni per la dieta che la mamma deve adottare per evitare che il suo bambino abbia le coliche; infatti con l’allattamento al seno alcune componenti degli alimenti assunti dalla mamma possono passare al bambino. Bisognerebbe quindi eliminare, o almeno ridurre, quegli alimenti che possono causare fermentazioni, come cavoli, asparagi, carciofi, lieviti (in pane, pizza ecc.). 

L’ansia e lo stress dei genitori | Oltre alle cause organiche, esistono poi fattori legati all’interazione madre-bambino e all’ambiente familiare: le coliche possono infatti essere più frequenti se i genitori sono inesperti o ansiosi. 

In pratica: cosa fare quando il bambino piange

– Per prima cosa verificare che il pianto non sia provocato da pannolino sporco, troppo caldo o freddo.

– Prendere poi in braccio il piccolo e provare a cullarlo tenendolo a pancia in giù.

– Si può provare a praticare un massaggio in senso orario, oppure mettere un cuscinetto d’erbe (in erboristeria) riscaldato in forno, sul pancino. 

Le ultime ricerche hanno evidenziato che il fermento lattico vivo L. reuteri migliora il comfort gastrointestinale e riduce il rischio di coliche gassose. Il pediatra potrebbe consigliare la somministrazione di questo fermento lattico al piccolo. Il fermento lattico L. reuteri fino ad ora era disponibile solo sotto forma di integratori, da oggi si possono trovare anche dei latti formulati che contengono già questo fermento lattico vivo

Lactobacillus reuteri. La soluzione efficace per il benessere del tuo bambino | Uno studio condotto all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino dall’equipe del dott. Francesco Savino e pubblicato sulla rivista Pediatrics, ha dimostrato l’efficacia di un particolare tipo di fermento lattico vivo, il Lactobacillus reuteri, nel ridurre le coliche infantili. 

La ricerca scientifica | È stato osservato che i lattanti con coliche presentano una microflora intestinale diversa, caratterizzata da minore presenza di bifidobatteri e lattobacilli, con variazioni tra gli stessi lattobacilli intestinali. Il Lactobacillus lactis e il Lactobacillus brevis, produttori di alcol etilico e anidride carbonica, sono stati riscontrati solo nei lattanti con coliche gassose, mentre il Lactobacillus acidophilus è stato evidenziato solo nei lattanti che non presentano questo disturbo: questa diversità di ceppi potrebbe essere coinvolta nell’aumento del meteorismo tipico di tale patologia. Si è quindi ipotizzato che la somministrazione di fermenti lattici probiotici possa alleviare i sintomi delle coliche e quindi favorire il benessere digestivo del lattante.

“Le ricerche condotte – afferma Francesco Savino – si sono concentrate sul Lactobacillus reuteri, una delle poche specie di Lactobacillus endogene del tratto gastrointestinale, talvolta riscontrato anche nel latte materno”.

Nel corso della sperimentazione seguita a tali premesse, si è potuto constatare come la supplementazione con il Lactobacillus reuteri sia particolarmente efficace, migliorando significativamente la sintomatologia già a partire dal settimo giorno di terapia, con una riduzione della durata media di pianto di circa il 75% (da 370 a 95 min/die). Dopo tre settimane di trattamento, il tempo medio delle crisi di pianto nel gruppo di lattanti trattati con Lactobacillus reuteri era ridotto del 90%. Al contempo è stata confermata anche la piena sicurezza e tollerabilità dei fermenti lattici da parte dei neonati. 

Perché il Lactobacillus reuteri è efficace | Il fermento lattico L. reuteri può essere utilizzato in generale per garantire il benessere digestivo del bambino, perché grazie alla presenza dei lattobacilli favorisce una microflora più fisiologica ed inibisce la crescita di microrganismi patogeni tramite la produzione di sostanze con effetto antimicrobico.

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Mirtilli e probiotici: un mix naturale contro la colite

Ricchi di  vitamine e antiossidanti, i mirtilli sono anche in grado di proteggere l’intestino dalle infezioni batteriche se assunti insieme ai probiotici. È quanto emerge dallo studio condotto dai ricercatori della Lund University, in Svezia. Gli studiosi, al fine di scoprire l’effetto dei mirtilli sull’intestino, hanno esaminato l’efficacia di diversi tipi di diete basate sull’assunzione del frutto unito alla crusca di segale, a quella d`avena o ai batteri probiotici come il Lactobacillus e i bifidobatteri. Al termine dell’esperimento è emerso che gli effetti benefici dei mirtilli erano rafforzati se associati con i probiotici: consumarli insieme aiuta infatti a prevenire il rischio di colite ulcerosa e di cancro del colon-retto. Inoltre gli specialisti hanno osservato che il consumo combinato dei due alimenti accresce la presenza nel sangue dell’acido butirrico e dell’acido propionico, due sostanze note per la loro capacità di rifornire di energia le cellule intestinali. “Lo studio dimostra che assumere assieme mirtilli e probiotici aiuta a protegge il fegato, un organo che spesso viene influenzato negativamente dalle infiammazioni intestinali” spiega Åsa Håkansson, ricercatrice della Lund University.

Fonte SALUTE24.it

Fermenti lattici per prevenire l’obesità e il diabete

I probiotici e i cibi che ne favoriscono lo sviluppo riducono il rischio di ingrassare e ammalarsi di diabete.

YOGURTUno yogurt al giorno toglie obesità e diabete di torno. Così si potrebbe riadattare il vecchio detto alla luce di quanto si è discusso a Riccione, al congresso Panorama Diabete della Società Italiana di Diabetologia: secondo gli esperti infatti non c’è alcun dubbio, la flora intestinale conta, eccome, nel decidere il nostro peso sulla bilancia e pure nel proteggerci o meno dal diabete.

STUDI – La convinzione deriva dalle ricerche più recenti: una, pubblicata poco tempo fa da ricercatori finlandesi, ha scoperto che i batteri che stazionano nell’intestino fin dalla prima infanzia condizionano il peso dei bambini. Marko Kalliomaki, dell’università di Turku in Finlandia, ha studiato 49 bimbi valutandone la flora batterica intestinale a un anno di vita; dopo 6 anni ha rivisto i piccoli e ha scoperto che quelli in cui abbondavano i probiotici (i famosi bifidobatteri che si trovano anche nello yogurt) pesavano in media 4 chili di meno rispetto ai coetanei che da neonati avevano l’intestino più ricco di batteri «cattivi», come lo stafilococco. Un dato che si somma ad altri e fa dire ai diabetologi che la flora intestinale «buona», cioè i probiotici o fermenti lattici, aiuta a prevenire l’obesità e il diabete, a questa strettamente correlato. «Credevamo che la flora intestinale avesse effetto solo a livello locale, proteggendo il colon da tumori e malattie infiammatorie croniche: non è così – spiega Rosalba Giacco, relatrice alla sessione del convegno su alimentazione e diabete e ricercatrice all’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino –. I fermenti lattici infatti producono acido acetico, propionico e butirrico: i primi due vanno nel sangue e da qui nel fegato, dove regolano la produzione epatica di glucosio e grassi come colesterolo e trigliceridi; il butirrico invece resta nell’intestino a “nutrire” le cellule dell’epitelio».

PROBIOTICI – Quando la flora «buona» scarseggia e prendono il sopravvento altri batteri, allo stesso modo gli effetti si fanno sentire anche altrove: «I batteri cattivi producono tossine che favoriscono l’infiammazione e l’aterosclerosi, riducono l’attività dell’insulina e promuovono la sintesi di colesterolo e trigliceridi», dice Giacco. Così non stupisce scoprire che negli obesi la flora intestinale è molto diversa rispetto a quella dei magri e che perdendo peso anche i batteri nell’intestino si modificano. «I batteri intestinali buoni regolano l’assorbimento dell’energia dagli alimenti: riducono del 2 per cento l’introito energetico, e ciò nell’arco di anni può fare la differenza fra essere normopeso o sovrappeso – continua la ricercatrice –. Inoltre, i probiotici hanno anche effetto stimolante su ormoni intestinali che portano a un aumento del senso di sazietà, e quindi a mangiare di meno».

PREBIOTICI – I fermenti lattici si possono introdurre da soli attraverso yogurt o simili, ma è utile anche favorirne lo sviluppo mangiando cibi che sono «graditi» ai batteri buoni, i cosiddetti prebiotici: per lo più si tratta di fibre provenienti da frutta e verdura. «Le fibre favoriscono la crescita dei batteri buoni al posto dei cattivi, che invece proliferano se si mangia molta carne o altri prodotti di origine animale – spiega Giacco –. Purtroppo anche in Italia abbiamo un po’ perso le sane abitudini della dieta mediterranea e consumiamo meno fibre rispetto al passato: ora siamo più o meno allineati ai consumi europei, che variano fra i 3 e gli 11 grammi di fibre al giorno. Poche: è bene aumentare l’introito di frutta, verdura, cereali, pasta e pane integrali, oltre che di prodotti come lo yogurt che contengono fermenti lattici. Serve a prevenire l’obesità e quindi il diabete, ma anche tumori, malattie cardiovascolari e molte malattie croniche intestinali», conclude l’esperta.

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Gli integratori alimentari e gli alimenti funzionali

integratoriIntroduzione | Troppo spesso si trascura l’importanza di un regime alimentare equilibrato, fondamentale non solo per che deve dimagrire, ma per tutti quelli che vogliono restare in forma. Da un corretto apporto di principi nutritivi assunti a i pasti dipendono la nostra salute, il benessere psicofisico e l’efficienza del corpo. Gli integratori alimentari sono dei preparati che integrano la normale alimentazione. Sono infatti una fonte concentrata di nutrienti. Possono contenere anche sostanze vegetali, come le erbe, o sostanze non vegetali ma comunque naturali, come la propoli, la pappa reale o il polline d’api.

Sono commercializzati in forme predosate, e cioè studiati per essere assunti in piccole quantità misurabili per garantire ai consumatori sicurezza e correttezza d’uso. Sono disponibili in varie forme: capsule, compresse, preparati in polvere, gocce, sciroppi. Possono essere utilizzati solo per via orale.

Gli integratori alimentari non sono medicine, ma integrano quelli che possono essere gli elementi di cui abbiamo bisogno per carenza sia della dieta che fisiologica. Non sono prodotti dietetici. Non servono a curare delle malattie o a dimagrire. Servono a favorire il benessere dell’organismo. Gli integratori alimentari in considerazione del fatto che apportano delle sostanze in aggiunta alla normale dieta si ritiene che sia necessario utilizzarli solo nei casi di reale necessità, perché adottando una dieta variata ed equilibrata si assumono tutti i principi nutritivi di cui l’organismo necessita.

Classificazione | A seconda dei componenti contenuti, gli integratori si dividono in:

Integratori alimentari o complementi alimentari a base di ingredienti costituiti da piante officinali o derivati: si tratta di integratori a base di principi vegetali, senza alcuna finalità terapeutica, ma solo salutistica. A seconda della concentrazione, del dosaggio e delle indicazioni, le piante officinali possono essere veri e propri farmaci, oppure integratori alimentari che, quindi, hanno lo scopo di coadiuvare o sostenere le funzioni fisiologiche dell’organismo;

Integratori di vitamine: le vitamine sono dei composti che nella maggior parte dei casi non sono sintetizzati dall’organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione. Esse sono fondamentali per la salute e il buon funzionamento dell’organismo. Si dividono in liposolubili ed idrosolubili. Le prime, cui fanno parte le vitamine A, D, E e K si accumulano in riserve nell’organismo. Le idrosolubili sono la vit. C, il complesso B, la vit. PP, l’acido folico, la vit. H, l’acido pantotenico. Devono essere assunte ogni giorno con i cibi, perché non si immagazzinano;

Integratori di minerali: i minerali sono sostanze inorganiche e partecipano a diversi processi fisiologici e biochimici. Tra le altre funzioni, formano i denti e le ossa e regolano i liquidi corporei. Sono assunti con l’alimentazione perché il nostro organismo non li produce, e si perdono soprattutto con la sudorazione e le urine. Si dividono in minerali o macrominerali (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, zolfo) e microelementi o oligoelementi (cromo, ferro, fluoro, iodio, manganese, molibdeno, rame, selenio, zinco) che devono essere assunti in dosi minime;

Integratori alimentari di aminoacidi: gli aminoacidi sono le strutture base delle proteine. Dei 20 aminoacidi di cui l’organismo ha bisogno per la sintesi delle proteine 8 sono detti essenziali, perché bisogna introdurli con l’alimentazione perché l’organismo non li sintetizza. Sono la fenilalanina, valina, treonina, triptofano, isoleucina, metionina, lisina, leucina.Integratori alimentari di proteine: le proteine sono costituenti basilari di tutte le cellule e sono fondamentali nel metabolismo. Sono largamente presenti negli alimenti come carne, uova, legumi, pesce. Il loro fabbisogno varia in rapporto all’età, al peso, alla massa corporea;

Integratori alimentari energetici: sono a base di carboidrati che sono una fonte primaria di energia. Sono presenti in molti alimenti come la pasta e il riso.

Integratori alimentari di acidi grassi: gli acidi grassi si dividono in acidi grassi saturi, detti anche cattivi, e in acidi grassi insaturi, detti anche buoni. Questi ultimi sono fondamentali, in particolare, per la salute del sistema cardiovascolare. Si dividono in omega 3 ed omega 6;

Integratori alimentari a base di probiotici: i probiotici sono microrganismi che hanno effetti positivi sulla salute degli organismi che li ospitano. Aiutano il riequilibrio della flora intestinale, normalizzano le funzioni intestinali, favoriscono l’assorbimento delle sostanze nutritive, controllano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. Sono fondamentali per il mantenimento dell’efficienza del sistema immunitario. Sono presenti nello yogurt e nei formaggi;

Integratori alimentari di fibra: le fibre sono la parte degli alimenti vegetali che l’organismo non assimila. Non vengono degradate dagli enzimi del tratto gastrointestinale. Esercitano importanti funzioni meccaniche e metaboliche in grado di influenzare anche la flora battericaa intestinale. Sono presenti nella frutta, nella verdura, nei cereali e nei semi. Aiutano a migliorare la regolarità intestinale e riducono l’utilizzo di grassi e calorie;

cibo sano‘Cibi buoni’ | Per decenni le raccomandazioni nutrizionali dei vari organismi nazionali sono state focalizzate più su “cosa non mangiare” fatto salvo un adeguato apporto di nutrienti fondamentali come aminoacidi e acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e acqua.

Si raccomandava di limitare l’assunzione di sostanze come acidi grassi saturi, colesterolo e sodio. Oggi gli scienziati riconoscono che l’altro aspetto della nutrizione, cioè “cosa mangiare”, possa essere altrettanto importante, o addirittura più importante. Fino ad ora si è ritenuto che le persone che osservano una dieta ricca di cibi naturali, come frutta, verdura, noci, farine integrali e pesce, tendenzialmente avessero un minor rischio di malattie. L’incidenza di alcuni tumori e di malattie cardiovascolari è notevolmente inferiore rispetto a popolazioni in cui il consumo di tali cibi è più basso. Col tempo e con il progredire delle metodiche analitiche, si è definita meglio la composizione dei “cibi buoni” e si è capito che molti cibi naturali sono utilizzabili sia per la prevenzione sia come coadiuvanti terapeutici per specifiche malattie.

alimenti funzionaliAlimenti funzionali | I ‘cibi buoni’ vengono definiti alimenti funzionali quando, al di là delle proprietà nutrizionali di base, è scientificamente dimostrata la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute e/o ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare. Gli alimenti funzionali (functional food) rappresentano una variegata categoria di alimenti che, per definizione, devono rientrare nelle comuni abitudini dietetiche. La capacità di migliorare la salute e il benessere di chi li assume, deve essere apprezzabile quando vengono assunti nelle porzioni previste da un normale regime alimentare. Comprendono alimenti o parti di essi che presentano delle caratteristiche di potenziale effetto addizionale positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute, pur mantenendo l’aspetto, l’odore e il sapore  simili a quelli tradizionali. Gli effetti positivi sono da ricondursi alla presenza di componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo (isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc..). Gli effetti funzionali possono non riguardare tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione (donne in gravidanza, anziani ecc.). Un alimento può divenire funzionale attraverso tecnologie e biotecnologie che consentano di aumentare la biodisponibilità o concentrazione, rimuovere o modificare un componente dalle caratteristiche funzionali. Non rientrano nella categoria integratori e alimenti dietetici, in quanto estranei alle normali abitudini alimentari della popolazione sana. Scopo, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buon stato di salute nei soggetti sani. 

Servono a:

  • rallentare l’invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi;
  • rinforzare le difese immunitarie;
  • migliorare le funzioni intestinali;
  • proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio.

Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l’aiuto dell’industria alimentare abbiamo:

  • Erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di tumore;
  • Pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata;
  • Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita tumorale;
  • Legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono dalle malattie cardiovascolari; carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori.

La differenza tra integratori alimentari e alimenti funzionali consiste nel fatto che mentre gli integratori alimentari sono una fonte concentrata di nutrienti o altre sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico, gli alimenti funzionali, invece, mantengono il loro status di alimento, infatti, sono prodotti alimentari dal quale o che attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta sono arricchiti in sostanze specifiche contenute in matrici alimentari quali vitamine, minerali, omega-3, fitosteroli, fibre ecc.. (es. patate al selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt con aggiunta di fitosteroli).

Vista l’efficacia scientificamente dimostrata di taluni principi attivi contenuti negli alimenti funzionali nell’influire positivamente su una o più funzioni dell’organismo, contribuendo a preservare o a migliorare lo stato di salute e di benessere e/o ridurre il rischio di insorgenza di malattie, vista la loro facile disponibilità sulle nostre tavole, sarebbe auspicabile un incremento del loro consumo da parte della popolazione.

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Per l’intestino sotto stress dieta leggera e probiotici

Pioggia e freddo, temperature che calano di colpo e con esse le difese immunitarie. Il più colpito è l`intestino. I virus parainfluenzali sono dietro l`angolo: nausea, vomito e diarrea durano pochi giorni, ma mettono a dura prova l`organismo. C`è poi il capitolo infezioni batteriche: bronchiti e otiti sono mali di stagione che richiedono trattamenti antibiotici spesso lunghi e pesanti. In entrambi i casi la flora batterica dell`intestino è sotto attacco, con ripercussioni sulla salute. “L`intestino è il più importante organo immunitario – spiega Lorenzo Morelli, Microbiologo dell’Università di Piacenza -. Qui c`è il maggior numero di cellule immunitarie che vengono “attivate” dai batteri “buoni” presenti nel tubo digerente. Virus intestinali come il comune rotavirus o l`uso prolungato di antibiotici contro i batteri dell`infezione, agiscono a volte anche sui microrganismi “buoni” e possono alterare l`equilibrio del microbiota intestinale“. Lo “stress infettivo” si può arginare con probiotici come i bifidobatteri che, spiega Morelli, “inducono nelle cellule immunitarie un effetto filtro che blocca i batteri negativi e aiuta lo sviluppo di quelli positivi”. I probiotici sono stati studiati anche nel caso del rotavirus, il maggiore responsabile delle gastroenteriti virali nei bambini. “Uno studio francese, che ha interessato 928 bambini tra i 6 e i 24 mesi –  spiega Filippo Salvini, Pediatra Infettivologo presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Milano, Ospedale San Paolo –  ha provato come l’efficacia di Lactobacillus casei in un latte fermentato sia superiore rispetto a quella di un normale yogurt nel ridurre le forme diarroiche da rotavirus. Durante il periodo invernale un consumo quotidiano può ridurre del 50 per cento gli episodi di diarrea rispetto ai bambini che, invece, consumano latte”. L`alimentazione è infatti un fattore strategico, prima e dopo, quando diarrea e disadratazione debilitano l`organismo. “Particolare attenzione va data ai pazienti che hanno difese immunitarie deboli come bambini e anziani – spiega Anna Tagliabue, docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Pavia -. Quando si manifestano questi problemi è preferibile scegliere alimenti facilmente digeribili e graditi dando la preferenza a spremute e frullati di frutta fresca o verdura ricchi di vitamine e di liquidi, carni magre e pesce cucinati con pochi grassi, pasta o riso condite con olio e parmigiano“. Anche qualche dolce semplice, avverte la nutrizionista, purché senza creme o cioccolato, può essere concesso per aiutare a mantenere un buon apporto calorico, “ma è meglio ridurre temporaneamente alimenti integrali e legumi che essendo ricchi di fibra possono favorire disturbi intestinali”.

 

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Yogurt, tra storia e benefici …

La prima volta che l’essere umano ha utilizzato lo yogurt nella sua alimentazione risale nel periodo intorno ai 5.000/ 3.000 prima di Cristo, nell’antica Mesopotamia, nelle vicinanze dei fiumi Tigris e Eufrates. Già in quell’epoca si consumava yogurt. Arriva poi in Europa attraverso la Bulgaria, nel secolo XX, non solo come cibo ma anche per uso terapeutico: già nel II secolo, il medico Greco Galeno utilizzava lo yogurt come terapia per le malattie dello stomaco.

Lo yogurt è un alimento del gruppo dei latticini, importante per la buona salute di bambini, adulti e anziani. Si trova di origine naturale o industriale, di tipo intero o scremato. E’ un alimento con una alta acidità, ricco di calcio e proteine. A differenza del latte, lo yogurt è molto più digeribile, e non crea intolleranze o allergie, è ottimo per le persone che devono seguire una dieta ricca di calcio ma che sono allergici o intolleranti al latte, poiché il suo contenuto di lattosio è solo del 3 %.

Ci sono gli yogurt interi, che sono ottimi per bambini e adulti sani, poi ci sono quelli scremati, buoni per gli adulti con problemi di sovrappeso, obesi e adulti che voglio solo mantenere un peso giusto, e per gli anziani che non possono consumare alimenti ricchi di grassi saturi e colesterolo. C’è poi ancora lo yogurt alla frutta, che porta più gusto al prodotto e più vitamine (derivati dalla frutta).

Lo yogurt è gustoso ed ottimo per la flora intestinale, per il suo contenuto di “probiotici”. Ma che cosa sono i probiotici?. Sono batteri vivi non patologici, che possono essere ingeriti senza causare danni, ma portano solo benefici al buon funzionamento del nostro intestino.

Benefici per la salute:

Il consumo di yogurt produce un cambio nell’ecosistema batteriologico del nostro intestino, perchè diminuisce la quantità di batteri negativi per il buon funzionamento dell’intestino e incrementa la flora intestinale positiva. Per questo motivo si utilizzano gli yogurt nei casi di diarrea, per risolvere un problema di stitichezza, per problemi di malattie infiammatorie intestinali e per prevenire il cancro al colon.

Il consumo di 90 gr. di yogurt, due volte al giorno, durante 6 settimane di continuo, produce una diminuzione del solfuro di idrogeno che causa alitosi e cancro al colon.

Molti studi scientifici hanno dimostrato che il consumo di yogurt produce un aumento nelle difese dell’ organismo contro batteri, virus e funghi. Specialmente in bambini e anziani, lo yogurt produce una fortificazione per il sistema immunitario.

È certamente un alimento molto utile per i bambini sotto i 5 anni che soffrono spesso di diarrea causata da rotavirus (una gastroenterite molto diffusa). E per tutte le persone che soffrono di diarrea da post-terapia antibiotica.

Ma lo yogurt inoltre:

·         Migliora la digestione

·         Favorisce lo svuotamento gastrico

·         Apporta un importante contenuto di calcio

·         Non produce allergie

·         Non produce intolleranze

·         Può essere utilizzato a qualsiasi età, condizione fisiologica e in qualsiasi periodo dell’anno.

·         È tollerato meglio del latte e del formaggio.

·         Aiuta a diminuire i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue

·         Aiuta contro i problemi di stitichezza.

·         Previene il cancro di colon, mammelle, e il cancro rettale.

·         Migliora la salute degli anoressici.

·         Apporta un gran quantità di proteine.

·         E’ ideale per le merendine dei bambini e per le diete, visto che, soprattutto se scremato, apporta poche calorie.

·         Previene le gastroenteriti

 Sapevate che …. ?

·         Una tazza da 250 ml di yogurt apporta 400 mg di calcio, mentre un bicchiere di 250 ml di latte apporta solo 300 mg di calcio?

·         Una tazza da 250 ml di yogurt ha la stessa quantità di proteine di una banana, e la stessa quantità di proteine di 30 gr. di carne di pollo o tacchino?

 

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

Nuovi probiotici contro la malattia di Crohn

Sono circa 100.000, in Italia, le persone affette da questa patologia infiammatoria cronica dell’intestino

Un gruppo di ricercatori dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi e dell’Istituto Pasteur a Lille ha identificato una specie batterica che potrebbe rappresentare la chiave di volta per la terapia della malattia di Crohn, una patologia infiammatoria dell’intestino, uno dei cui fattori scatenanti sembra essere l’abnorme attivazione del sistema immunitario, che finisce per danneggiare l’organo, e che potrebbe avere come concausa principale uno sbilanciamento nella composizione della flora batterica intestinale.

La malattia, – che solitamente ha un andamento cronico, con un’alternanza di periodi con manifestazioni infiammatorie di gravità variabile con altri, anche prolungati, di remissione – si ritiene che interessi in Italia almeno 100.000 persone.

In studi precedenti, lo stesso gruppo di ricercatori diretti da Philippe Langella aveva mostrato che nei pazienti affetti dalla malattia di Crohn si rilevava una marcata deficienza dei batteri del gruppo Clostridium leptum. Ora – come riferiscono in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – i ricercatori hanno potuto dimostrare che all’origine di questa deficienza di batteri è la marcata diminuzione di uno specifico batterio, Faecalibacterium prausnitzii.

In particolare i ricercatori sono riusciti a scoprire che F. prausnitzii è il responsabile della secrezione di sostanze biochimiche che sono in grado di ridurre i processi infiammatori intestinali.

Facendo riferimento ai dati ottenuti da uno dei più vasti studi sulla malattia, hanno inoltre scoperto che i pazienti affetti da morbo di Crohn sottoposti in passato a interventi chirurgici sull’intestino avevano maggiori probabilità di incorrere in ricadute della malattia se avevano livelli di F. prausnitzii inferiori al normale.

I risultati sono stati poi controllati in una serie di esperimenti eseguiti in vitro, nei quali hanno potuto evidenziare come il liquido di coltura in cui erano state fatte crescere colture di F. prausnitzii era in grado di esercitare un effetto antinfiammatorio sugli animali da esperimento. Se gli esperimenti verranno confermati, la scoperta potrebbe portare a un nuovo trattamento terapeutico dei pazienti attraverso la somministrazione di probiotici a base di F. prausnitzii.



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