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Risonanza magnetica per diagnosticare l’epilessia

Un’attenta valutazione clinica rimane ancora il cardine per la diagnosi di epilessia.
Alcuni ricercatori dell’Università Magna Graecia di Catanzaro hanno recentemente firmato uno studio relativo alla presenza di anomalie di scarso significato sulla risonanza magnetica cerebrale in soggetti volontari sani che potrebbero indurre ad una diagnosi erronea di epilessia. Tale studio è stato pubblicato sulla più autorevole rivista scientifica del settore della neurologia clinica, “Neurology” , organo ufficiale dell’American Academy of Neurology. E’ stato con notevole entusiasmo e soddisfazione che il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo catanzarese, prof Giovan Battista De Sarro ha accolto e reso nota la notizia della pubblicazione. Tale scoperta porta ulteriore lustro al lavoro prodotto dalla cattedra di neurologia diretta dal prof. Aldo Quattrone nella comunità scientifica nazionale ed internazionale. Lo studio dal titolo “Temporal lobe abnormalities on brain MRI in healthy volunteers: a prospective case-control study. ” (Anomalie del lobo temporale miste alla risonanza magnetica in soggetti sani: uno studio prospettico caso/controlli) è stato condotto dai professori, Umberto Aguglia, Antonio Gambardella ed Angelo Labate della cattedra di neurologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Da diversi anni il nostro gruppo riesce ad ottenere ottimi risultati nel campo dell’epilessia dal punto di vista sia genetico sia di neuroimmagini, afferma il prof Gambardella, e ciò grazie alla stretta collaborazione tra l’Università Magna Graecia di Catanzaro e l’Istituto di Scienze Neurologiche del CNR di Piano Lago(CS) dove i soggetti arruolati per questo studio sono stati sottoposti all’esame di risonanza magnetica. Nel dettaglio, 99 pazienti affetti da epilessia del lobo temporale e 51 volontari sani hanno partecipato a questo studio prospettico caso/controllo e sono stati sottoposti allo stesso protocollo diagnostico di risonanza magnetica. Sorprendentemente circa il 30% dei soggetti sani presentava una iperintensità delle strutture mesio temporali ed in particolare dell’ippocampo dapprima considerato un segno esclusivo di epilessia. Il messaggio più importante che emerge da questa scoperta è che l’attenta valutazione clinica rimane ancora il cardine per la diagnosi di epilessia. Purtroppo ancora oggi si verifica una elevata frequenza di diagnosi erronea di epilessia in soggetti le cui crisi hanno una origine diversa quale psichica, cardiaca o metabolica. Un autorevole ricercatore americano, Selim Benbadis, professore di neurologia presso l’Università della Florida (U.S.A.) nel commentare questo scoperta dei ricercatori catanzaresi ne ha sottolineato la notevole importanza perché “ormai troppa enfasi viene data a indagini strumentali molto costose quali la risonanza magnetica che sono utili solo se correttamente inseriti nel contesto clinico del paziente per supportarne la diagnosi clinica”.

Fonte Redazione MolecularLab.it (09/03/2010)

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TEST SCOPRE RISCHI INSUFFICIENZA CARDIACA

cuore-ecgUn gruppo di esperti britannici ha annunciato di aver trovato un sistema per prevedere quali pazienti affetti da talassemia svilupperanno l’insufficienza cardiaca. La nuova tecnica usa una macchina per la risonanza magnetica capace di misurare i livelli di ferro nel cuore, che si puo’ accumulare in quantita’ molto pericolose in alcuni soggetti. Lo studio, pubblicato dalla rivista Circulation, indica che in questo modo si possono ridurre le morti del 71%. I gruppi di ricerca del Royal Brompton Hospital e dell’Imperial College hanno testato il loro sistema su 652 pazienti per sette anni. La talassemia e’ una malattia ereditaria del sangue che causa una carenza di emoglobina, una proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno dai polmoni al resto del corpo. La mancanza di ossigeno puo’ causare affanno, letargia e svenimenti, ovvero anemia. Le persone affette da talassemia devono spesso ricorrere a trasfusioni (due o tre al mese). In ogni trasfusione ricevono circa 250 milligrammi di ferro nel sangue e per questo devono anche prendere farmaci per smaltire l’eccesso di ferro (la normale assunzione con la dieta e’ di 30 milligrammi al giorno). Ciononostante, nel 50-60% dei pazienti si puo’ verificare un accumulo potenzialmente fatale. Il ferro si deposita in minuscole particelle nelle cellule del cuore. Tali particelle di ferridrite rompono il segnale delle macchine per la risonanza magnetica. Piu’ ferro e’ presente, piu’ l’immagine risulta scura. Cosi’ gli scienziati hanno realizzato una scala (chiamata cardiac T2) che misura l’accumulo di ferro e permette di individuare i pazienti a rischio di insufficienza cardiaca. “I nostri dati dimostrano che la cardiac T2 consente di prevedere con accuratezza quali pazienti svilupperanno l’insufficienza cardiaca”, ha dichiarato il Professor Dudley Pennell del Royal Brompton Hospital. “T2 ha lo stesso effetto della penicillina rapportato al mondo della talassemia: la penicillina ha salvato molte vite e T2 fara’ lo stesso”. La tecnica T2 e’ gia’ stata implementata in 50 centri di cura di tutto il mondo.


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