Posts Tagged 'sole'

L’enzima fotoliasi ripara i danni del DNA causati dal sole

 Per la prima volta un team di ricercatori ha visto come funziona un enzima in grado di riparare i danni al Dna causati dal sole. La scoperta, pubblicata online su ‘Nature‘, apre la strada a futuri rimedi contro le scottature, ma anche a nuove terapie per la prevenzione del cancro della pelle.
Il team della Ohio State University (Usa) diretto da Dongping Zhong, descrive come e’ riuscito a osservare il ‘comportamento’ dell’enzima fotoliasi. Iniettando un singolo elettrone e un protone in un filamento di Dna danneggiato le due particelle subatomiche hanno guarito il danno in pochi miliardesimi di secondo. Il team ha sintetizzato del Dna in laboratorio, esponendolo poi alla luce ultravioletta e producendo cosi’ danni simili a quelli dovuti alle scottature, ben noti ai maniaci della tintarella. Poi i ricercatori hanno aggiunto l’enzima e, utilizzando impulsi di luce ultraveloci, hanno scattato una serie di “istantanee” capaci di rivelare come l’enzima ripara il Dna a livello atomico. Questo prezioso enzima è posseduto da tutte le piante e da molti animali, proprio per riparare i gravi danni legati al sole. Solo i mammiferi ne sono privi. Gli esseri umani possiedono alcuni enzimi che possono contrastare i danni da raggi Uv, ma si tratta di particelle meno efficienti. Gli scienziati hanno collegato proprio a un danno cronico da sole alcune mutazioni del Dna che portano a malattie come il cancro della pelle.  

Per approfondimenti 


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In spiaggia solo massaggi certificati

Improvvisati e spesso pericolosi per la salute, i massaggi in spiaggia senza valide certificazioni sono vietati dal Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. L’assenza di specifica igiene delle mani può dar origine a infezioni cutanee e oli, pomate ed altri prodotti di ignota provenienza possono generare reazioni allergiche e fotosensibilizzazione della pelle esposta ai raggi solari. “Inoltre, esistono patologie, in particolare dell’apparato vasculo-linfatico e osteoarticolare – ha riferito il Sottosegretario – che possono avere complicanze a seguito di interventi non tecnicamente adeguati”.

Concorde è l’Afpi, l’Associazione fisioterapisti e pazienti italiani, che aveva già richiesto di porre un freno ai massaggiatori abusivi in spiaggia, soprattutto cinesi. “Abbiamo chiesto al legislatore – prosegue l’Afpi – il riconoscimento di corsi di ‘beach massage’, di gran moda sulle spiagge italiane, validati dalle Regioni, corsi aperti a fisioterapisti, diplomati Isef, ma anche ad assistenti bagnanti”.
“È importante rivolgersi esclusivamente a operatori qualificati e abilitati a garanzia della salute dei propri clienti – ha ribadito l’Associazione al Sindacato Italiano Balneari, che raggruppa i gestori di stabilimenti, aderente alla Fipe – attraverso l’apposito tesserino rilasciato dall’Associazione Beach Massage & Reiki Therapy“. «Anche quest’anno chiedo la collaborazione dei Sindaci dei comuni interessati, oltre che ai gestori di tutti gli stabilimenti balneari – conclude il Sottosegretario Martini – affinché vengano evitate situazioni di rischio per la salute di tutti i cittadini italiani e dei turisti che hanno scelto il nostro meraviglioso paese per le loro vacanze”.
Quindi, non si possono più offrire a qualsiasi titolo prestazioni riconducibili a massaggi estetici o terapeutici in spiaggia e sono i sindaci dei litorali italiani a dover applicare e far rispettare l’ordinanza.


Attiva il grasso «buono»: così i raggi del sole combattono l’obesità

 

Tramonto allo Stagnone

Che il sole e la sua luce abbiano effetti benefici sia sul corpo che sulla psiche era risaputo, ma che abbiano capacità di controllo sull’obesità è una novità: ad affermarlo è uno studio dell’Università di Nottingham (Inghilterra) pubblicato sulla rivista Diabetes. La chiave, secondo gli studiosi, è nella luce del sole e nella sua capacità di controllare l’attività del tessuto adiposo bruno (BAT), il grasso “buono” che invece di accumulare energia la brucia per fornire calore al corpo: far aumentare la quantità di BAT nell’organismo, suggeriscono i ricercatori, costituirebbe una terapia nel controllo del peso corporeo. Lo studio condotto su oltre 3.614 pazienti ha analizzato il rapporto tra la presenza di BAT nel corpo, le variazioni mensili della luce del sole e la temperatura ambientale. I ricercatori hanno dimostrato che la presenza del grasso adiposo bruno era più comune nelle donne e che le variazioni nella sua attività erano più strettamente associate alla luce del giorno rispetto alla temperatura ambientale.

Stop all’artrosi con il sole d’inverno

ArtrosiUn gruppo di ricercatori dell’Università della Tasmania ha dimostrato che per ritardare l’insorgenza dell’artrosi alle ginocchia basta prendere il sole anche d’inverno. Lo studio, effettuato su un campione di 880 individui ultracinquantenni residenti nella grande isola a sud dell’Australia, è stato coordinato da Changhai Ding e pubblicato sulla rivista Arthritis & Rheumatism, organo ufficiale dell’American College of Rheumatology. Il clima della Tasmania si è rivelato ideale per portare avanti le indagini dal momento che, nonostante il clima temperato, la brutta stagione è spesso più rigida di quella italiana. I volontari, equamente divisi tra uomini e donne, sono stati sottoposti a radiografia e risonanza magnetica a livello delle ginocchia dopo aver valutato l’eventuale presenza di dolore. Inoltre, a seguito di prelievo ematico, è stata misurata la concentrazione di vitamina D nel sangue: questa sostanza infatti, capace di fissare il calcio nelle ossa e prodotta nell’organismo solo con l’aiuto dell’energia solare, è anche un preciso rivelatore del grado di esposizione al sole. Trascorsi tre anni dal primo screening, ai 350 pazienti che hanno risposto alla chiamata sono state ripetute le analisi ed è emerso che «Le persone con valori più alti di vitamina D e che dichiaravano di esporsi al sole anche durante l’inverno» racconta lo studioso «mostravano una minore perdita di cartilagine e quindi un minor danno all’articolazione esaminata con la risonanza magnetica. Evidentemente avere una quantità sufficiente della vitamina può impedire o ridurre lo sviluppo dell’artrosi del ginocchio». Sebbene l’azione della vitamina D avvenga sull’osso e non sulla cartilagine, è possibile comunque che il rafforzamento dell’osso mediato dal sole abbia prodotto un beneficio su tutta l’articolazione. Nonostante sia sconsigliata l’esposizione al sole di parti del corpo in cui l’artrosi è in fase acuta, lo studio fornisce uno spunto interessante: prendere il sole d’inverno, insomma, può dare una mano a contrastare i sintomi del disturbo. E non occorre esporre necessariamente le parti interessate: la vitamina D infatti si produce in qualunque parte della pelle esposta al sole, e da lì si diffonde in tutto il corpo attraverso il circolo sanguigno.

Occhio all’allergia al sole

soleAttenti all’esposizione al sole se soffrite di fotodermatosi, l’allergia al sole. Quest’antipatica patologia rende intolleranti ai raggi solari e bastano pochi minuti d’esposizione per ritrovarsi la pelle coperta da vescicole e arrossata. Il problema riguarda soprattutto le giovani donne che hanno passato la pubertà (l’80 % dei pazienti), come ricorda, nel suo congresso annuale, la Società di Dermatologia medica (SIDeMaST). I medici segnalano che l’incidenza dell’allergia al sole è raddoppiata negli ultimi dieci anni, ma basterebbe mangiare più frutta e verdura per contrastare l’aumento dei casi. La fotodermatosi è un problema molto ignorato dalle persone comuni e, spesso, viene confuso con l’eritema solare, che fa accusare sintomi simili, come arrossamento e prurito dopo un’eccessiva esposizione al sole. Il coordinatore nazionale pro-tempore del Gruppo Italiano di Fotodermatologia (GIFDE), Antonello Baldo, segnala che i casi di fotodermatosi sono in aumento anche tra coloro che dovrebbero “curarsi” con la tintarella, come gli psoriasici, tra cui si registra un incremento del 7% delle allergie al sole, e le persone colpite da dermatite atopica. Non sono note e universalmente condivise le cause dell’allergia al sole: attualmente si pensa che alla base vi sia una predisposizione individuale, per cui chi si espone molto al sole, se non è incline alla fotodermatosi, non vede aumentare il proprio grado di rischio; al contrario, chi è predisposto all’allergia, diventa rosso con pochi minuti d’esposizione ai raggi solari. La colpa è anche della diffusione della mania della tintarella e della possibilità di fare viaggi in Paesi tropicali. Da non escludere, poi, l’effetto del sole diventato ‘più cattivo’ per l’assottigliamento della fascia d’ozono che filtra meno i raggi UV nocivi. Baldo spiega che bisogna evitare di fare “abbuffate” di sole in due-tre giorni, magari in un fine settimana al mare: tutto questo sole in così poco tempo fa male e rende la pelle più vulnerabile e intollerante. Da non dimenticare è, poi, che i danni solari si accumulano nel tempo nella nostra epidermide, che ne conserva memoria: da qui l’aumento dei casi di allergie e l’accresciuto rischio di melanomi. L’allergia al sole si manifesta con la bella stagione: tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate. I sintomi, già citati e facilmente individuabili da un dermatologo esperto, sono l’arrossamento della pelle e la comparsa su essa di vescicole e bollicine. Nel nostro paese si riscontra, nella maggioranza dei casi, la forma meno aggressiva di fotodermatosi, per cui sono colpiti il décolleté e le braccia, ma viene risparmiato il viso. Secondo alcune stime il 15-20% degli italiani ha avuto un episodio di fotodermatosi che, nella metà dei casi, si ripresenta divenendo un problema abbastanza serio. ”Siamo di fronte ad un incredibile aumento delle fotodermatosi, una patologia emergente, quasi completamente ignorata dalla sanità pubblica perché viene considerata, a torto, minore”, ha spiegato Giovanni Leone, responsabile del servizio di Fotodermatologia dell’Istituto Dermatologico San Gallicano (IRCCS), di Roma e coordinatore del gruppo di Fotodermatologia della SIDeMaST. Le fotodermatosi, infatti, ”provocano sfoghi sulla pelle molto fastidiosi – continua Leone – chi ne è colpito deve usare cortisonici nella fase acuta e non può esporsi al sole. La qualità della vita peggiora e questo, generalmente, accade in periodi ‘strategici’ come quelli delle vacanze”. Per far fronte alla nuova emergenza, all’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, è nato un ambulatorio dedicato alle fotodermatosi, in cui sono a disposizione gli strumenti d’avanguardia per lo screening di queste affezioni. ”Nel nostro centro – precisa Leone – facciamo indagini sofisticate, attraverso un apparecchio speciale, il ‘simulatore solare’, in grado di riprodurre in laboratorio i raggi del sole. In questo modo realizziamo il check-up del fototipo, un esame indolore e non invasivo, che può stabilire con precisione come reagisce la pelle al sole. In base al risultato il medico può consigliare il filtro più adatto dell’esposizione solare”. E’ proprio sull’evoluzione dei filtri solari che puntano i ricercatori per bloccare la crescita esponenziale delle intolleranze al sole ed in particolare tramite l’assunzione di pastiglie per via orale. ”Ci aspettiamo molto, nel prossimo futuro, dalla fotoprotezione per via sistemica – continua Leone – cioè da quei prodotti che contribuiscono ad una protezione solare se presi per bocca”. ”Si tratta -prosegue l’esperto – di mix a base di antiossidanti, di derivati del betacarotene, di alcune vitamine. Oggi si cominciano a prendere circa un mese, o anche più, prima di esporsi al sole, ma non sostituiscono totalmente le creme. Piuttosto aiutano a difendere la pelle. Ma questo è un capitolo importante del prossimo futuro. Non a caso le ricerche sulla pillola protettiva contro il sole sono in continuo avanzamento”. Bisogna comunque evitare di ricorrere continuamente a farmaci e pasticche per ogni problema, anche per quello dei rischi derivanti dall’esposizione solare.

Cos’è la Fotodermatologia: Reazioni al sole, filtri solari, prevenzione dei danni legati ai raggi solari come l’invecchiamento della pelle, le macchie e persino i tumori cutanei. Sono alcuni argomenti studiati dalla fotodermatologia, quella branca delle dermatologia che si occupa degli effetti dei raggi ultravioletti, sia in negativo che in positivo. La prevenzione, dunque, non è l’unico obiettivo di questa specialità. Ci sono anche le terapie, ovvero la cura di malattie della pelle con i raggi ultravioletti. La fototerapia è molto utilizzata, in particolare, per due malattie: la psoriasi e la vitiligine, anche se oggi viene impiegata per curare persino particolari linfomi, la dermatite atopica, alcune allergie da contatto. L’evoluzione della disciplina è quella di utilizzare i raggi in modo sempre più circoscritto e mirato. Gli studi puntano, infatti, sulla messa a punto di luce molto selettive, che abbiano lunghezze d’onda che curano meglio e più velocemente, con meno danni sulla pelle.

Si riprende!!

Siamo oggi tornati dalle brevi ferie natalizie e riprendiamo la nostra rubrica informativa sui vari argomenti inerenenti la Salute!

Sole e vacanze: così la vitamina D fa da guardia del corpo

Alla vitamina D sono stati affibbiati, da diverse ricerche, grandiosi poteri: protegge dall`osteoporosi, limita il rischio di tumori, influisce sul morbo di Parkinson, salvaguarda il cuore. Avere la virtuosa vitamina come “guardia del corpo” è facile come fare quattro passi: per stimolarne la produzione non c`è niente di meglio di una passeggiata all`aria aperta. Sono i raggi solari, infatti, a stimolare la produzione di questa vitamina. Secondo secondo una ricerca della Loyola University di Chicago, “la carenza di vitamina D può essere colpevole di malattie cardiache, ipertensione e sndromi metaboliche”. Le rigide temperature in inverno spingono a rintanarsi in casa e questo porta spesso, durante l`inverno, a un abbassamento dei livelli di vitamina D, una condizione pericolosa per chi soffre di cuore. A testimonianza dell`importanza della vitamina D – e quindi dei raggi solari – per la salute del cuore, i ricercatori americani spiegano che i tassi di mortalità possono aumentare dal 30 al 50% tra i pazienti cardiopatici che si privano della luce solare. In molti casi sarebbe necessario un vero e proprio trattamento farmaceutico, ma purtroppo pochi medici testano i livelli di vitamina D dei propri pazienti, “nonostante la maggior parte degli esperti – dicono gli studiosi di Chicago – concordino sul fatto che gli adulti a rischio di malattie cardiache o di altri disturbi, come la depressione, dovrebbero controllare continuamente i loro livelli di vitamina D”. Anche se a volte non è sufficiente, è comunque importante avere un`alimentazione ricca di vitamina D. E in una delle tante abbuffate delle festività, perché non provare cibi che ne sono particolarmente ricchi? Ci si potrebbe cimentare ai fornelli, ad esempio, con la pasta con le sarde (che abbondano di vitamina D), tipico piatto natalizio siciliano. Per secondo si potrebbe decidere per una bella porzione di salmone o di sgombro. E se non si riesce a concludere senza il dolce, meglio sceglierne uno fatto con le uova (tuorlo e albume contengono una discreta quantità di vitamina D) e latte.

Fonte Salute24.it

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