Posts Tagged 'staminali'

Dalla pelle al sangue

La conversione è un processo diretto e non richiede uno stadio intermedio di staminali pluripotenti in grado di differenziarsi in molti altri tipi di cellule umane.

 

Trasformare fibroblasti dermici in cellule ematopoietiche: è questo l’obiettivo raggiunto da un gruppo di ricercatori della McMaster University, che firmano in proposito un articolo sulla rivista Nature.

Il risultato, stato ottenuto diverse volte nel corso di due anni su soggetti di tutte le età, potrebbe aprire nuove prospettive per tutte le persone che attualmente necessitano di trasfusioni di sangue nel caso di interventi chirurgici, di terapie oncologiche o altre patologie ematiche come l’anemia: i primi trial clinici dedicati a questa nuova metodica potrebbero iniziare già nel 2012.

Come sottolineato dagli autori Mick Bhatia, direttore scientifico dello Stem Cell and Cancer Research Institute della McMaster, la conversione è diretta: l’ottenimento di sangue dalla pelle non richiede uno stadio intermedio di staminali pluripotenti in grado di differenziarsi in molti altri tipi di cellule umane.

“Abbiamo mostrato che il metodo funziona con cellule umane: ora non ci resta che verificare la possibilità di utilizzare altri tipi di cellule oltre a quelle epiteliali, per la quale abbiamo già indicazioni incoraggianti”.

Uno studio italiano scopre le staminali che riparano il fegato

 

Scoperto un esercito di cellule staminali che dal midollo osseo si mette in marcia nel sangue per andare riparare il fegato, quando l’organo è compromesso seriamente da malattie e/o quando una parte di tessuto epatico viene asportata chirurgicamente per rimuovere tumori o altre lesioni. Queste cellule staminali aiutano l’organo a rigenerarsi quando da solo non ce la fa piu’ a sostenere, usando le proprie cellule staminali interne, il processo autorigenerativo. 

La scoperta di queste staminali che si mettono in viaggio per andare a porre rimedio in caso di disturbi si deve a un recente studio dell’equipe del professor Antonio Gasbarrini, docente di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Medicina Interna e Gastroenterologia del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma, pubblicato sulla rivista “Digestive and Liver Disease“, ed effettuato in collaborazione con i docenti Gennaro Nuzzo e Felice Giuliante dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale ed Epato-Biliare del Gemelli. 

In pratica il fegato riceve una riserva di cellule staminali dal midollo osseo che lo aiutano a ripararsi quando non puo’ piu’ attingere alle proprie staminali. Per arrivare a questa scoperta sono stati arruolati 29 pazienti che avevano subito una rimozione di parte del fegato per diversi motivi. I ricercatori hanno eseguito su tutti i pazienti ripetuti prelievi di sangue, il giorno prima dell’intervento e poi dopo uno, tre, cinque, sette e 14 giorni dall’intervento. 

Le staminali del sacco amniotico fanno bene al cuore

Un’altra categoria di cellule staminali, stavolta ricavate dalla membrana amniotica, si è rivelata in grado di riparare danni al cuore causati da infarti. Lo sostiene una ricerca giapponese pubblicata sulla rivista specializzata Circulation Research: Journal of the American Heart Association.
I ricercatori hanno utilizzato le cellule staminali provenienti dalla membrana amniotica, la parte interna del sacco che protegge il feto durante la gravidanza. L’autore dello studio, il dott. Shunichiro Miyoshi, della Keio University di Tokyo, ha dichiarato: “la membrana amniotica è considerata un rifiuto, invece dovrebbe essere recuperata e conservata”. Gli scienziati giapponesi hanno usato le cellule per produrre tessuto cardiaco, e un terzo di esso si è rivelato funzionale. Una volta iniettate le cellule cardiache in cavie, i ricercatori hanno verificato un miglioramento della funzione cardiaca misurabile nel 39% e una riduzione dell’area danneggiata del 20%. Oltretutto, le cellule staminali così ricavate non hanno prodotto crisi di rigetto, perché provenendo dalla membrana amniotica non sono associate a una proteina fondamentale nel riconoscimento da parte del sistema immunitario.
Renato Colognato, responsabile Ricerca & Sviluppo di Biocell Center, commenta così gli esiti della ricerca giapponese: “Biocell è impegnato da anni nello studio di cellule mesenchimali da liquido amniotico, detenendo il primato mondiale per la crioconservazione di questa componente cellulare. Proprio recentemente, in accordo con l’Università di Harvard, hanno preso il via nella nostra filiale di Boston, progetti di ricerca finalizzati alle applicazioni nel campo della retinite pigmentosa e della ricostruzione di ossa e cartilagini. Credo fortemente che le staminali contenute nel liquido che circonda il feto costituiscano un patrimonio importantissimo: conservarlo non comporta alcun rischio e significa salvaguardare il futuro dei propri figli”.


 

Staminali estratte da frammenti di vena riparano i danni dell’infarto

Le cellule staminali estratte dai vasi sanguigni rimossi durante gli interventi di bypass stimolano la crescita di nuove arterie e riparano il cuore colpito da infarto. E’ questa la conclusione di una ricerca condotta da un’equipe della Bristol University capitanata dal ricercatore italiano Paolo Madeddu. Sui topi la tecnica si è dimostrata promettente e le cellule hanno dato il via allo sviluppo di un significativo processo di vascolarizzazione.
Madeddu ha spiegato che i chirurghi negli interventi di by-pass ritagliano sempre un pezzo di vena più lungo del necessario, tanto che ne avanza sempre un tratto. Gli studiosi hanno così verificato che dal materiale in eccesso era possibile estrarrre una quantità considerevole di cellule staminali, la fonte potenziale per la proliferazione di nuove cellule finalizzate alla rigenerazione di nuovi vasi sanguigni. L’equipe di Madeddu, alla luce dei promettenti risultati ottenuti sui topi, ha annunciato un nuovo lavoro che mira a testare le staminali sui pazienti alle prese con la ripresa post-infarto. Se i ‘messaggi chimici’ prodotti da queste cellule verranno identificati, potrebbero essere anche sviluppati dei farmaci che consentiranno un lo sviluppo di nuove terapie. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista
Circulation. 


Ricerca staminali: Cina irrompe nella «top five» mondiale

Un altro primato pronto a sbriciolarsi. E la Cina macina altri successi. Non solo ora è il primo esportatore mondiale, davanti alla Germania, ma dopo aver riversato milioni di dollari nella ricerca sulle staminali è balzata al 5° posto tra i Paesi con il maggior numero di pubblicazioni nel campo della medicina rigenerativa. A dirlo uno studio pubblicato oggi sulla rivista Regenerative Medicine dai ricercatori canadesi del McLaughlin-Rotman Centre for Global Health.

I numeri – Negli ultimi 8 anni, gli studi firmati da scienziati cinesi sull’uso terapeutico delle staminali sono saliti dai 37 del 2000 ai 1.116 apparsi nel 2008 sulle riviste scientifiche di tutto il mondo. La super-potenza che produce circa 400mila laureati in Medicina all’anno e spende 44 miliardi di dollari in Ricerca e Sviluppo, nel campo delle staminali è ormai dietro soltanto a Stati Uniti, Germania, Giappone e Regno Unito. Non per molto. L’obiettivo dichiarato è diventare leader mondiale del settore, sintetizzano gli studiosi del McLaughlin-Rotman Centre. E questo spingendo sull’acceleratore delle applicazioni cliniche, per le quali spendono il 16,8% del budget, contro il 5,2% della ricerca di base. Applicazioni senza troppi vincoli. Etici, soprattutto.

Caccia ai cervelli – Per entrare di prepotenza nel “G-5” dei Paesi che stanno esplorando le applicazioni delle baby cellule – si va dalla rigenerazione di interi organi, alle ossa e ai denti, fino ai tessuti del cuore danneggiati dall’infarto e alle malattie congenite – le autorità cinesi hanno applicato una politica molto aggressiva, commentano gli studiosi canadesi, con investimenti massicci resi possibili grazie alla liquidità in dollari messa in cassaforte in questi anni, ma anche con una campagna acquisti globale che si è concretizzata in una caccia ai “cervelli” stranieri pagati a peso d’oro. Lo scenario che ne esce è pieno di luci e ombre, tanto che il direttore dell’Istituto canadese, Peter Singer, afferma che “quando si guarda alla questione delle staminali in Cina, si vede lo Yin e Yang di una potenza scientifica combinata con la controversa applicazione clinica delle cellule staminali”.

I dubbi bioetici – I ricercatori canadesi coordinati da Abdallah S. Daar sono riusciti intervistare 50 tra scienziati, politici, medici e manager cinesi e hanno trovato di tutto un pò. Un ospedale di Shangai coltiva fin dal 2002 cellule da un tessuto cerebrale umano a partire da campioni prelevati da una bacchetta per il riso finita accidentalmente nell’occhio dell’avventore di un ristorante. C’è poi il fenomeno-chimera: l’incubo del mix tra Dna umano e animale ha i contorni della realtà in un altro laboratorio cinese in cui il nucleo di una cellula di pelle umana è stato trasferito in ovuli di coniglio per aumentare la produzione di staminali. Neppure il numero di linee cellulari attive è certo: 25 secondo le stime ufficiali, circa 70 secondo altri osservatori.

Viaggio in Oriente – In Cina, nonostante i timidi tentativi di regolamentazione, attualmente sono oltre 200 gli ospedali che praticano iniezioni di staminali per moltissime malattie, dalla sclerosi multipla all’autismo, contro diabete e Parkinson, come terapie contro la paralisi. Uno dei maggiori centri, il Beike Biotechnology, ha trattato finora circa 5.000 pazienti, di cui 900 stranieri, mentre lo Stem Cell Center propone iniezioni di staminali neuronali contro il Parkinson, l’ictus e altre lesioni cerebrali. E parallelamente cresce anche il turismo delle staminali. Molte speranze, tante delusioni. Parcelle salatissime.

L’esperto – Fare attenzione ai viaggi della speranza. “Soprattutto quando non si sa cosa e come viene iniettato, con quali criteri e su quali basi scientifiche”, spiega a Salute24 Gianvito Martino, direttore della Divisione Neuroscienze del San Raffaele Milano e autore del libro La medicina che rigenera (Edizioni Fondazione San Raffaele). “Sono noti casi in cui cellule coltivate in maniera non adeguata hanno provocato infezioni”, aggiunge l’esperto italiano che ricorda come nel caso del midollo osseo “ci siano voluti 50 anni dalle prime ricerche per arrivare a trapianti efficaci”. Un atteggiamento prudente, ma anche positivo rispetto alla novità rappresentata dalla Cina “che se accetterà gli standard internazionali di ricerca, la verifica dei risultati e le garanzie nei confronti dei pazienti coinvolti nelle sperimentazioni, potrà – conclude Martino – dare un impulso importante ai progressi terapeutici su scala internazionale”.

Fonte SALUTE24.it

Sangue da staminali pronto in tre anni in Gran Bretagna è polemica

globuli rossiSangue umano “sintetico” in quantità illimitata, senza rischio di rigetto e a prova di infezioni: gli scienziati britannici potrebbero presto porre fine al problema di trasfusioni, donazioni e gruppi sanguigni incompatibili. 

Il gruppo “universale” – Grazie alle cellule staminali embrionali, infatti, gli studiosi dello Scottish National Transfusion Service, dell`NHS Blood and Transplant e del Wellcome Trust cercheranno di sviluppare campioni di sangue 0 negativo, gruppo raro – solo il 7% della popolazione mondiale vi appartiene – e compatibile con tutti gli altri, quindi in grado di essere trasfuso a chiunque: una soluzione che, oltretutto, potrebbe salvare le vite di vittime degli incidenti stradali, dei militari, e di qualsiasi paziente il cui gruppo sanguigno è sconosciuto. Una soluzione sicura anche in altre circostanze di emergenza, quando il sangue “giusto” non è immediatamente disponibile. 

 

Dal laboratorio agli ospedali – I ricercatori hanno annunciato che verrano selezionati gli embrioni del gruppo 0 rimasti abbandonati nei centri per la fertilità e le loro cellule staminali stimolate per ottenere globuli rossi. Prossima sfida sarà quella di produrre sangue sintetico su vasta scala: “Dovremmo avere presto i primi risultati – ha spiegato all`Indipendent Marc Turner, coordinatore delle ricerca – ma sono necessari tra i cinque e i dieci anni di ulteriori sperimentazioni perché il trattamento sia effettivamente disponibile per i pazienti”.

 

I limiti bioetici – L`obiettivo di indiscusso valore medico-scientifico, perseguito contemporaneamente da diversi istituti di ricerca in tutto il mondo, è destinato a suscitare polemiche dal punto di vista etico.  Il rischio è quello che gli embrioni da cui ricavare cellule staminali e quindi sangue universale per le trasfusioni diventino un vero e proprio business.

 

 

fonte SALUTE24.it


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