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Stress da lavoro, una vera malattia

Lo stress da lavoro è una vera e propria malattia professionale che riguarda ogni lavoratore, ma soprattutto, da ora, riguarderà ogni datore di lavoro, che avrà la responsabilità di monitorare le varie situazioni per tutelare la salute dei propri dipendenti.

A prevederlo una circolare firmata dal ministero del Lavoro in attuazione del “Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro“. Il procuratore Raffaele Guariniello ha spiegato che, se un lavoratore si ammala a causa dello stress, si può incorrere nell’accusa di lesioni colpose o maltrattamenti.
Dal 1 Gennaio 2011 tutti i datori di lavoro pubblici o privati dovranno ottemperare alle disposizioni di legge emanate nel 2008, che in realtà dovevano entrare in vigore dall’agosto scorso, ma una circolare ministeriale aveva dato proroga per il 31 dicembre 2010. L’obbligo per il datore di lavoro consisterà nell’avviare la procedura di valutazione del rischio stress scegliendo un campione da intervistare per valutare le situazioni di rischio.
Tra i fattori di rischio che andranno tenuti sotto controllo gli orari dei dipendenti, i percorsi di carriera, ed anche i conflitti tra colleghi. Nei casi in cui saranno individuati fattori di rischio andranno attuate iniziative per eliminare o ridurre le situazioni stressanti. Tra i punti salienti della circolare prima di tutto c’è la necessità di definire che cosa è lo “stress
lavoro-correlato”, poi la valutazione avviene in due fasi, la prima, obbligatoria, serve a rilevare “indicatori oggettivi e verificabili” di vario tipo.
Il datore di lavoro dovrà poi rendere conto di quanto rilevato nel “Documento di valutazione del rischio“. Se risultano fattori di stress, scatta la seconda fase, cioè l’adozione di “opportuni interventi correttivi” e se la situazione non migliora, bisognerà fare una “valutazione approfondita” utilizzando dei “questionari focus group e interviste semi-strutturate”.
Un numero crescente di ricerche ha messo in evidenza l’effetto negativo dello stress da lavoro sia sul numero di incidenti nel corso dell’attività lavorativa che sulla salute fisica e psichica del lavoratore, in particolare sul rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati che non presentavano nessun altro fattore di rischio per tali patologie. Ormai tutti concordano che alla base dello stress da lavoro vi sia un’interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, vediamo però nello specifico quali possono essere le cause di tale stress secondo due modelli e secondo la Commissione Europea.

Secondo il modello dell’Aggravio di lavoro, Job strain model, lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico. Il modello dello Squilibrio tra sforzo e ricompensa, Effort-rewards imbalance model, ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, approvazione sociale, stabilità lavorativa e opportunità di carriera.

Secondo la Commissione Europea, Direzione generale occupazione e affari sociali, i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:

-Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente
-Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi
-Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica
-Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
-Impossibilità di esprimere lamentele
-Responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati
-Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
-Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
-Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro
-Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
-Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso
-Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.

Se nel nostro ambiente di lavoro si verifica anche solo una delle condizioni summenzionate è probabile che siamo dei lavoratori sotto stress, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra salute. Ovviamente per limitare le cause dello stress bisognerebbe agire a livello sia personale che organizzativo. Ma se ci sentiamo stressati e non sono in vista dei cambiamenti organizzativi nel posto in cui lavoriamo possiamo comunque fare qualcosa per stare meglio.

Ecco alcuni suggerimenti:

1.Acquisiamo consapevolezza di cosa ci sta realmente stressando. Cerchiamo di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio. Quale aspetto della nostra vita lavorativa ci crea maggior sofferenza o tensione? Ci preoccupa di più? È su questo o questi aspetti che è urgente intervenire.

2.Informiamoci sui nostri diritti. Conoscere quali sono i nostri diritti come lavoratori ci fa sentire più “forti”. La conoscenza ci fornisce degli strumenti indispensabili per modificare le cose che non vanno intorno a noi. Se abbiamo dei dubbi, non esitiamo a rivolgerci alle fonti e alle persone giuste per chiarirci le idee (rivolgiamoci ai sindacati, consultiamo testi o siti internet sulla materia, rivolgiamoci ad esperti del settore).

3.Modifichiamo la valutazione cognitiva dell’ambiente. Prima di tutto riconosciamo la differenza tra le cose che possiamo controllare e quelle che non possiamo controllare. Chiediamoci come stiamo vivendo la situazione, se esistono modi alternativi si affrontarla. Se riteniamo la nostra realtà lavorativa immodificabile, cerchiamo di dare minore importanza agli eventi che ci accadono quotidianamente. Se il nostro capo ci bistratta perché ha un brutto carattere, non prendiamola come qualcosa di personale e soprattutto evitiamo di cadere nel circolo vizioso delle ripicche e dei dispetti (magari sotto forma di “dimenticanze” o di ritardi nella consegna del lavoro). Cerchiamo di mantenere comunque un atteggiamento professionale e distaccato.

4. Pianifichiamo le attività e utilizziamo il time management. Spesso ciò che ci stressa è semplicemente la “quantità” di lavoro. Impariamo a delegare tutto ciò che è delegabile e a distinguere tra cose importanti e cose urgenti. Faremo quindi prima le cose importanti e urgenti, poi quelle urgenti e non importanti, quelle importanti e non urgenti, e infine quelle né importanti, né urgenti.

5.Prendiamoci delle pause. Facciamo dei break nel corso della giornata, anche semplicemente per fare dei respiri profondi e sentire che la nostra mente si rilassa. Poi saremo in grado di tornare al lavoro con rinnovata energia e lucidità.

6.Prendiamoci cura del nostro corpo. Dedicarci ad una attività fisica regolare, curare la nostra alimentazione e prevedere degli adeguati periodi di riposi è la migliore cura anti-stress, sia esso lavorativo o di altro genere. In particolare, l’esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirci meglio, e ci aiuta a prevenire sia i danni cardiovascolari che quelli muscolo-scheletrici dovuti allo stress lavorativo.

7.Pensiamo positivo. Prendiamo nota del lavoro fatto bene e ricompensiamoci in qualche modo. Poniamoci degli obiettivi a breve termine e sentiamoci soddisfatti quando li abbiamo raggiunti. Cerchiamo di non considerare le critiche come un attacco personale, pensiamo ad esse come ad un’opportunità per crescere nel nostro lavoro.

8.Rivediamo la scala di valori. Diamo il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro: la famiglia, gli amici, altri interessi. Tutti ambiti in cui la situazione può essere migliore e le soddisfazioni compensare lo stress da lavoro.

9.Impariamo a coltivare lo humor, a ridere di noi.

10.Impegniamoci in attività esterne di gruppo. Gruppi di sport, di volontariato, associazioni culturali, possono fornirci quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo.

11.Ricorriamo all’aiuto di un professionista esterno. Il counselling e la psicoterapia sono gli strumenti più utili per la risoluzione delle tensioni interne che danno origine allo stress.

Comunque sia AUGURI di BUON ANNO !!

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Herpes labiale, prevenzione, cause e cure

 

E’ presente in 8 persone su 10 e per molti si trasforma, con il tempo, in una vera e propria “maledizione”.

Parliamo dell’herpes labiale, quella piccola e subdola pustola che compare sulle nostre labbra, spesso a disturbare la nostra vita quotidiana. A quanti sarà capitato di averlo come “ospite indesiderato”, proprio alla vigilia di un appuntamento importante, quando volevamo essere assolutamente perfetti ed impeccabili nel nostro aspetto?

Può essere utile, a questo punto, conoscere il nostro nemico, tanto popolare e diffuso da avere vari nomi per identificarlo, da “herpes labialis” a “febbre delle labbra”, passando per “febbre sorda” o “febbre nascosta”.

Come si viene contagiati e le cause più frequenti della sua comparsa

Si viene contagiati dall’herpes principalmente per contatto e per via orale, anche se esistono persone, geneticamente predisposte all’attacco del virus, che hanno ricevuto il virus dalla madre, al momento della nascita o durante la gravidanza, e persone che invece resistono bene e potremmo definire “immuni”, poiché anche a contatto, difficilmente vengono aggredite dal virus.

Anche se le cause che portano alla sua comparsa e, soprattutto, alla comparsa delle recidive, non sono ancora del tutto chiare, sicuramente si viene contagiati per contatto diretto e si è più sensibili nei casi di indebolimento delle proprie difese immunitarie, quando si sottopone il proprio organismo all’esposizione aggressiva degli agenti esterni e quando si vive particolari condizioni di stress.

Ecco la lista dei responsabili principali:

  • condizioni particolari di stress nervoso ed affaticamento dell’organismo;
  • infezioni febbrili;
  • esposizione prolungata ai raggi solari, al vento, alla salsedine;momenti di variazioni ormonali, ad esempio, durante il periodo di ciclo mestruale;
  • freddo improvviso, cambio di stagione, in cui l’organismo è più debole ed il metabolismo risulta più rallentato.

      

Come si manifesta e quali sono le cure più efficaci?

Il primo campanello d’allarme è la sensazione di bruciore e di prurito insistente che avvertiamo sulle labbra e che ci porta a toccarle e sfregarle insistentemente. Qualche ora dopo compaiono le classiche bollicine a grappolo, contenenti pus ed acqua, assai dolorose e fastidiose, soprattutto perchè impediscono i normali movimenti delle nostre labbra e rendono dolorose le normali azioni quotidiane, come mangiare, bere e parlare.

Dopo qualche giorno, le bolle si sostituiscono con lesioni e crosticine, che cicatrizzano in circa 8-10 giorni. Purtroppo non esistono cure definitive, per impedire la sua ricomparsa, ma possiamo tenerlo sotto controllo il più possibile, limitando le situazioni che possono favorirne la presenza e rendendo più rapidi i tempi di guarigione.

 

Innanzitutto bisogna limitare le situazioni di stress e mantenere sempre alti i livelli di difesa del nostro organismo, aumentando l’apporto di vitamine, sali minerali e principi nutritivi funzionali al nostro sistema immunitario. Quando ci esponiamo al sole, proteggiamo sempre le nostre labbra, evitando i casi in cui si disidratano eccessivamente. Nel caso in cui l’infezione si manifesta, limitiamo i contatti fisici, baci, uso comune di piatti, stoviglie ed asciugamani, per proteggere dal contagio chi ci è vicino.

 

Inoltre manteniamo al meglio le nostre condizioni di igiene e cura personale, utilizzando detergenti viso specifici, prodotti cicatrizzanti e creme disinfettanti. Le più comuni, sono quelle a base di aciclovir, che però, per fare effetto immediato e ridurre l’infezione, devono essere applicate ai primi segnali di bruciore, così da evitare la comparsa delle fastidiose pustole.

Inoltre, è fondamentale evitare di grattarsi e toccarsi, per scongiurare l’estensione dell’infezione anche nelle altre aree del viso (occhi, naso, orecchie, mucose).

Scoperto un gene iperattivo nella depressione

Il risultato apre le porte allo sviluppo di nuovi farmaci per la terapia dei casi di depressione refrattari ai trattamenti attualmente disponibili.

Un gene che sembra avere un ruolo particolarmente inmportante nello sviluppo della depressione è stato identificato nel corso di una ricerca condotta da neurobiologi dell’Università di Yale, ora pubblicata sulla rivista Nature Medicine. “Questa potrebbe essere una causa primaria, o quanto meno uno dei principali fattori causali di quelle anomalie nelle vie di segnalazione che portano alla depressione”, ha detto Ronald S. Duman, che ha diretto la ricerca. Il gruppo di ricerca di Duman ha condotto un’ampia indagine sul genoma grazie a campioni di tessuto cerebrale di 21 pazienti affetti da depressione deceduti, confrontandolo con quello di 18 persone che non erano affette dalla patologia. In questo modo i ricercatori hanno potuto scoprire che un gene, chiamato MKP-1, aveva un livello di espressione doppio nel cervello delle persone depresse. Questo gene ha la funzione di inattivare una via molecolare essenziale per la sopravvivenza e il buon funzionamento dei neuroni ed era già apparso coinvolto, ma non in modo così centrale, nella genesi sia della depressione sia di altri disturbi mentali. Grazie alla messa a punto di un gruppo di topi ingegnerizzati in modo da silenziare il gene MKP-1, i ricercatori hanno quindi appurato che essi risultavano particolarmente resilienti allo stress, e che quando invece il gene in questione veniva riattivato, iniziavamo a mostrare sintomi di tipo depressivo. La scoperta che un regolatore negativo di una importante via di segnalazione neuronale sia particolarmente attivo nella depressione permette di annoverare fra gli obiettivi terapeutici anche il gene MKP-1 e, in prospettiva, di sviluppare nuovi farmaci che potrebbero rivelarsi utili per la terapia dei casi di depressione che risultano refrattari ai trattamenti attualmente disponibili.

Più vicini ad un vaccino contro lo stress

Dimenticate lo yoga o le pillole tranquillizzanti. Alleviare lo stress cronico potrebbe presto essere semplice come farsi un’iniezione. Un articolo pubblicato sulla rivista Wired rivela che oggi si è arrivati molto vicini a sviluppare il primo vaccino anti-stress in grado di rilassare le persone. Dopo 30 anni di ricerca per la cura dello stress, Robert Sapolsky, professore di neuroscienze all’Università di Stanford in California, ritiene che sia possibile alterare la chimica del cervello per creare uno stato di ‘calma concentrata’. Sapolsky sostiene di essere sulla strada verso la messa a punto, tramite le tecniche di ingegneria genetica, di un rimedio capace di eliminare la necessita’ di terapie di rilassamento o di farmaci da prescrizione. Lo stress cronico, al contrario delle preoccupazioni quotidiane, è legato a malattie che vanno dal diabete agli attacchi di cuore. Sapolsky, che per primo osservo’ i danni causati dallo stress sugli animali in Kenya, ha studiato ormoni chiamati ‘glucocorticoidi’, che fanno parte del sistema immunitario del corpo e aiutano a combattere il cancro e le infiammazioni. Tutti i mammiferi producono questi ormoni, che li aiutano a fronteggiare una minaccia, spesso con la fuga. Ma Sapolsky ha osservato che, mentre una zebra ‘spegne’ l’interruttore per la produzione delle sostanze chimiche legate allo stress dopo la fuga da un leone, l’uomo moderno non solo produce un numero eccessivo di ‘glucocorticoidi’ in risposta alle preoccupazioni di tutti i giorni ma non riesce neanche a ‘spegnere’ questo interruttore dopo. L’ormone in questione diventa tossico sia biologicamente, distruggendo le cellule cerebrali e indebolendo il sistema immunitario, che socialmente, quando la gente ha scatti d’ira contro i loro amici o la famiglia. Dopo diverse battute d’arresto, ora i ricercatori di Stanford sono riusciti ad adattare, tramite tecniche di ingegneria genetica, il virus herpes come ‘neuroprotettivo’ con lo scopo di neutralizzare gli ormoni dello stress prima che possano causare danni. Il virus ha lavorato bene sui topolini. “A essere onesti, io sono ancora stupito che funzioni”, ha ammesso Sapolsky. Dopo aver precisato che la sperimentazione umana è ben lontana, ha aggiunto: “Abbiamo dimostrato che è possibile”. “Siamo in grado di ridurre il danno neurale causato dallo stress“, ha concluso lo scienziato.

Psoriasi: cos’è e perché viene …

 

Oggi vogliamo parlarvi di una malattia cronica, infiammatoria della pelle: la psoriasi è la dermatite più comune, che colpisce il 4 % degli italiani ed in media il 2% della popolazione dei paesi occidentali. Nella maggior parte dei casi si manifesta con chiazze rosse ricoperte da squame argentee, ma può assumere anche forme diverse. Così come diversa è la sua localizzazione. Dal cuoio capelluto ai gomiti, alle ginocchia e ai piedi, ma può comparire anche sulle mani o nel resto del corpo (compresa l’area genitale).

Ancora non si hanno certezze sulle cause, benché sembra ormai accertata una sua componente ereditaria. Pensate che circa il 36 % dei pazienti possiede dei familiari con sintomi simili, dermatiti o la psoriasi stessa. Ma questo non basta a scatenarla. Sicuramente partecipano dei fattori immunologici, alimentari, chimici ecc…

Lo stress gioca un ruolo determinante: in alcune forme infatti si manifesta con maggiore frequenza e preponderanza nei periodi di stanchezza fisica ed emotiva, o anche impegnativi per l’organismo, come nel caso della pubertà o della menopausa. Non è contagiosa e non possiamo definirla una malattia di genere, cioè colpisce indifferentemente i due sessi. Questo anche se di recente vi abbiamo raccontato di una ricerca che parlava di predisposizione femminile, in concomitanza con l’assunzione di birra!

L’unica certezza che si ha è quello che avviene alla pelle: le cellule dell’epitelio muoiono rapidamente, senza attendere il normale processo di maturazione. Non sempre provoca prurito, rispetto a ciò che si pensa: dipende dalla sua localizzazione. Nella maggior parte dei casi non è neppure invalidante dal punto di vista fisico, ma lo è di certo se si analizza lo stato psicologico dei pazienti. Specie quando la dermatite è visibile, comporta necessariamente un disagio sociale, che scatena ansia e dunque stress che aumenta la sintomatologia. Non conoscendone le cause precise, non è possibile una prevenzione, come pure una cura definitiva. Si usano in genere creme e lozioni per applicazione locale che riducono o cancellano la macchia eritematosa, ma solo momentaneamente.

Finora la cura migliore si è dimostrata la fototerapia, cioè attraverso il sole.

Lo specialista competente è il dermatologo.

Stressati si nasce!

C’è chi nei momenti più difficili riesce a mantenere il sangue freddo e chi invece soccombe letteralmente allo stress. La spiegazione di questa differenza si nasconde dietro un gene che si eredita dalla famiglia. A identificarlo è stato un gruppo di ricercatori del Donders Institute for Brain, Cognition and Behaviour di Nimega (Paesi Bassi) in uno studio presentato al Forum Europeo di Neuroscienze ad Amsterdam.

Gli scienziati hanno utilizzato lo scanner cerebrale per analizzare come il cervello di un gruppo di persone reagisce allo stress. Per indurre la condizione i soggetti sono stati invitati a vedere una scena violenta in un film, seguita da una serie di immagini raffiguranti volti arrabbiati e spaventati. Ebbene, i ricercatori hanno osservato che l’amigdala, una ‘regione primitiva’ del cervello che aiuta a tenere sotto controllo le nostre emozioni, è più attiva in coloro che hanno ereditato il gene dello stress. Secondo gli scienziati, circa la metà di tutte le persone hanno questo gene che li rende più cauti nell’affrontare i problemi, ma anche più vulnerabili alle pressioni.

“Questa differenza genetica individuale – ha spiegato Guillen Fernandez , ricercatore che ha coordinato lo studio – si manifesta solo quando le persone sono sottoposte a stress. Questa è la prima volta che è stata trovata – ha continuato – una variazione genetica responsabile di una risposta diversa agli stimoli emotivi solo quando gli individui sono stressati”. Attualmente “stiamo valutando – ha concluso Guillen – se queste persone sono anche piu’ inclini a sviluppare disturbi da stress post-traumatico dopo aver vissuto un vero trauma”.

Zona Franca: Stress ed insonnia, i rimedi naturali

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

Questa settimana parliamo di “Stress ed insonnia, i rimedi naturali”.

Il Biancospino e la Melissa possono essere utili al mantenimento della fisiologia del sistema neurovegetativo, favorendo la distensione ed il rilassamento.

BIANCOSPINO (Crataegus oxyacantha) fiori e fogie: Oltre alla nota azione inotropa positiva, il biancospino è in grado di prolungare il periodo refrattario assoluto del miocardio, attività questa che giustifica l’effetto batmotropo negativo della pianta (regolazione del tono vagale) ed il suo uso terapeutico nello scompenso cardiaco e in alcune forme di tachiaritmie. Il Biancospino, inoltre, ha anche una discreta azione sedativa a livello centrale, utile soprattutto nei pazienti distonici, nei quali riduce l’emotività, lo stato ipertensivo e migliora il sonno. Essa sembra dovuta soprattutto ai flavonoidi, in particolare ai glucosidi dell’apigenolo, poichè alcuni di loro potrebbero esplicare effetti miorilassanti, ansiolitici e moderatamente ipnogeni, legandosi ai recettori delle benzodiazepine sia centrali che periferici. Inoltre, altri flavonoidi contenuti nella pianta, quali la quercetina, il kempferolo e i loro esteri, causano inibizione parziale dell’enzima di conversione dell’angiotensina, con conseguenti possibili effetti ipotensivi. Tale azione sarebbe potenziata dalla contemporanea capacità degli antocianosidi di indurre vasodilatazione in svariati distretti arteriosi, in particolare su quelli splenico e coronarico, tramite un aumento del rilascio di prostaglandine ad azione vasodilatatoria (PGI2) prodotte dall.endotelio vasale e l’inibizione dell.enzima catecol-O-metil-transferasi, responsabile del catabolismo delle catecolamine. Tali caratteristiche farmacologiche dell’estratto consentono anche una cardioprotezione dai danni ischemici prodotti dall’ipertensione stessa nei soggetti giovani-adulti e nei soggetti con ipertono simpatico.

MELISSA (Melissa officinalis) foglie: E’nota per avere azioni sul sistema nervoso centrale di tipo miorilassante, sedativo, ansiolitico e moderatamente ipnoinducente; può avere anche azione antidolorifica. Per tali motivi la Melissa officinalis viene diffusamente utilizzata, sia da sola sia in associazione con altri fitocomplessi, come tranquillante e sadativo, specie nei quadri lievi di ansia ed insonnia – i più frequenti nella pratica quotidiana – dove l’uso di farmaci ansiolitici può risultare esagerato sia per l’entità della patologia che per gli effetti negativi che questi possono avere sull’attenzione e sulla vigilanza.

 

Bibliografia:

– Al Makdessi S. et al. Protective effect of Crataegus oxyacantha against reperfusion arrhythmias after global no-flow ischemia in the rat heart. Basic Res. Cardiol. 94, 71-77, 1999.

– Holubarsch C.J. et al. Survival and prognosis: investigation of crataegus extract WS 1442 in congestive heart failure (SPICE) rationale, study design and study protocol. Eur. J. Heart Fail. 2, 431-437, 2000.

– Visioli F. et al. Cardiovasc. Diet and prevention of coronary heart disease: the potential role of phytochemicals. Cardiovasc. Res.47, 419-425, 2000.

– McGuire H.H. et al. Hawthorn: pharmacology and therapeutic uses. Am. J. Health Syst. Pharm. 59, 417-422, 2002.

– Kennedy D.O. et al. Modulation of mood and cognitive performance following acute administration of single doses of melissa officinalis (lemon balm) with human CNS nicotinic and muscarinic receptor-binding properties. Neuropsychopharmacology. 28(10):1871-81, 2003.

– Hanus M. et al. Double-blind, randomised, placebo-controlled study to evaluate the efficacy and safety of a fixed combination containing two plant extracts (Crataegus oxyacantha and Eschscholtzia californica) and magnesium in mild-to-moderate anxiety disorders. Curr Med Res Opin. 20(1):63-71, 2004.


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