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Una nuova molecola contro la dipendenza da cocaina

Una nuova proteina di origine batterica potrebbe rivelarsi l’ultima arma contro la dipendenza dalla cocaina. Da uno studio condotto dal comitato internazionale di esperti Faculty of 1000 Medicine, emerge infatti che un enzima che si trova naturalmente in alcuni batteri è in grado di dividere la molecola della cocaina, riducendo così le proprietà che rendono il corpo dipendente da essa. Lo studio, pubblicato sul Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics, ha dimostrato che l’enzima (chiamato Cocaina esterasi, o CocE) è efficace nel trattamento delle dipendenze. “Una nuova versione dell’enzima, un doppio mutante chiamato DM CocE, è ancora più efficace rispetto all’enzima naturale, riducendo il desiderio della sostanza stupefacente e prevenendo la morte per overdose”, ha spiegato Friedbert Weiss, a capo del team di ricercatori che ha condotto la ricerca. “In questo studio, dei ratti sono stati tenuti in delle gabbie dove, grazie a un interruttore, potevano ottenere delle dosi regolari di cocaina. In questo modo abbiamo riprodotto gli effetti della tossicodipendenza e della ricerca della dose”. I ratti trattati con DM CocE, infatti, richiedevano dosi meno spesso. “L’enzima è in grado di dividere la molecola di cocaina riducendo gli effetti della dipendenza. E’ altamente specifica per questa sostanza, protegge dalla morte per overdose e permane per poco tempo nel corpo, anche se i suoi effetti sono prolungati”, ha detto Weiss. “Anche se con una larga dose di cocaina può vanificarne gli effetti, rimane comunque una sostanza potenzialmente utile e promettente per trattare la dipendenza da cocaina anche negli esseri umani”.

Fonte AGIsalute   

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In sperimentazione vaccino contro la cocaina (riduce gli effetti della droga nel 38% dei casi)

cocainaLa cocaina è una droga che distrugge l’individuo e dà una forte dipendenza. Per uscire dalla tossicodipendenza occorre una grande forza di volontà e lasciarsi aiutare. L’industria farmaceutica sta lavorando da tempo a un vaccino capace di ridurre gli effetti della cocaina e una ricerca scientifica americana, pubblicata sulla rivista “Archives of General Psychiatry”, descrive i test condotti su un vaccino anti-cocaina.

I dottori Bridget A. Martell e i suoi colleghi della Yale University School of Medicine, nel New Haven, e del Veterans Affairs Connecticut Healthcare System, nel West Haven, hanno sperimentato la profilassi anti-droga su 115 soggetti tossicodipendenti, riscontrando che il vaccino riduceva gli effetti della cocaina nel 38% dei casi. In pratica queste persone non mostravano nelle urine metaboliti della droga e questo fa supporre che questi individui abbiano potuto sviluppare specifici anticorpi anti-cocaina.

La percentuale di successo del vaccino è, comunque, molto bassa: si deve considerare che un vaccino al di sotto del 50% di efficacia non può considerarsi valido né essere immesso in commercio. A questo si aggiunga che i soggetti che avevano sviluppato un sufficiente livello di anticorpi “anti-coca”, lo mantenevano per soli due mesi.

Il nuovo vaccino, inoltre, potrebbe incrementare il consumo di cocaina, anziché ridurlo: i soggetti tossicodipendenti si farebbero più facilmente lasciare andare all’abuso di droga, sapendo che c’è un farmaco che potrebbe aiutarli.

L’ente americano di controllo su droghe, cibi e medicinali, la FDA (Food and Drugs Administration), non ha mai autorizzato nessun vaccino anti-droga: le terapie comportamentali e di recupero psicofisico dell’individuo sono quelle che danno i risultati migliori nel combattere la dipendenza dalle droghe, sia in termini di efficacia a lungo termine che in termini di rafforzamento della personalità dell’individuo, con conseguente modifica dei propri comportamenti errati. In ogni modo, descriviamo i particolari dello studio statunitense, di fase 2b, che ha testato il vaccino anti-cocaina su 115 soggetti dipendenti dalla droga, 58 dei quali selezionati in modo casuale. Questi ultimi hanno ricevuto l’iniezione vaccinale, mentre gli altri il placebo: il trattamento è durato 12 settimane e tutti i soggetti del campione sono stati sottoposti, tre volte a settimana per sei mesi, all’esame delle urine per ricercare in esse i metaboliti della cocaina.

Il programma completo di vaccinazione è stato ultimato da 51 persone: tra esse 21 (il 38%) hanno sviluppato buoni livelli anticorpali, pari a un minimo di 43 microgrammi per millilitro. Ricerche condotte precedentemente su animali e uomini, avevano dimostrato che anticorpi specifici nel sangue possono bloccare la cocaina prima che danneggi il cervello, riducendo gli effetti psicoattivi della droga e le possibili interazioni pericolose da essa provocate con altre sostanze.
I soggetti che mostravano buone quantità di anticorpi specifici contro la droga, erano gli stessi che, tra la nona e la sedicesima settimana dello studio, avevano livelli più bassi di metaboliti della cocaina rispetto agli altri vaccinati e al gruppo placebo. In particolare i volontari in cui il vaccino aveva aumentato la risposta anticorpale aveano urine senza tracce di cocaina nel 45% dei casi, contro il 35% degli altri partecipanti. Il dimezzamento della presenza della cocaina nelle urine era più frequente nei soggetti con maggior numero di anticorpi rispetto a quelli che ne avevano sviluppati di meno (53% contro il 23 per cento).

Per gli autori dello studio scientifico, sarà necessario ripetere spesso le vaccinazioni anti-cocaina per mantenere adeguati livelli di anticorpi specifici contro la cocaina nel sangue. Molti sforzi andranno fatti anche per convincere le persone tossicodipendenti a continuare il trattamento nelle fasi iniziali, visto che gli anticorpi aumentano molto lentamente di numero nei primi tre mesi di vaccinazioni. I ricercatori sottolineano anche come il vaccino che stanno studiando non può dissuadere i tossicodipendenti dall’assumere nuovamente droga: per questo motivo la profilassi andrebbe applicata a persone già in trattamento con metadone o in affiancamento a terapie anti-dipendenza. L’obiettivo che gli studiosi ora si propongono è quello di aumentare le percentuali di successo del vaccino, con un incremento degli individui con risposta anticorpale adeguata, e l’estensione dei periodi di astinenza, con un programma di lungo periodo di mantenimento dei livelli anticorpali. Lo studio americano non è il primo a occuparsi di un possibile vaccino contro la cocaina: già l’azienda britannica di biotecnologie Xenova aveva sperimentato un vaccino contro la cocaina a efficacia semestrale.

I risultati allora raggiunti, con tre test condotti negli Stati Uniti, indicavano che circa la metà dei tossicomani che avevano ricevuto questo trattamento potevano fare a meno della cocaina, almeno per un periodo. Questo è quanto annunciava alla BBC il direttore dell’azienda Xenova, David Oxlade.

Il vaccino inglese non permette di rimuovere il desiderio di assumere la droga, ma impedisce però il senso di piacere provocato dall’assunzione della cocaina, arrestando così il ciclo di dipendenza generato ad ogni nuovo consumo.

Il vaccino impedisce alla cocaina di circolare dal sangue al cervello, dove si innesca il meccanismo che facilità la dipendenza e dove si genera l’assuefazione.

È possibile che alcuni pazienti decidano semplicemente di passare ad un’altra droga, ammette Oxlade, ma occorreranno nuovi studi per approfondire tale aspetto. Lo studioso, in ogni caso, definisce un risultato notevole quello raggiunto finora. Quello che sembra evidente e raccomandabile, tuttavia, è che dalla droga si esce solo convincendosi che queste sostanze distruggono la vita personale, familiare e sociale di chi le assume. Per smettere e uscire dal tunnel possono essere d’aiuto alcuni farmaci, ma, fondamentalmente, serve un percorso di cambiamento, una continua assistenza psicologica, fisica e spirituale: serve lasciarsi aiutare e convincersi che la bellezza dell’esistenza non sta nell’euforia data da una “sniffatina”, ma nel riuscire a essere stessi con gioia e libertà. La droga, invece, incatena e schiavizza chi ne fa uso. Bisogna abbandonarla per non distruggere se stessi e la vita di chi sta intorno a un tossicodipendente.


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