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Puntura accidentale con ago abbandonato nell’ambiente

siringaLa puntura o ferita con aghi abbandonati nell’ambiente (strada, spiaggia, giardini, spazzatura), è causa tutt’altro che rara di accesso alle strutture sanitarie, specie di Pronto Soccorso. Essa può avvenire sia in ambito occupazionale, per esempio negli operatori ecologici, che, in ambito non occupazionale, ed è solitamente associata ad inquietudine e preoccupazione nell’esposto o, in caso di bambini, nei genitori.

Nonostante la plausibilità biologica e la possibilità sperimentale di isolare virus dal sangue contenuto nei sistemi ago-siringa (anche dopo un periodo di alcuni giorni e a diverse temperature o gradi di umidità), non è mai stato documentato alcun caso di infezione da HIV, ed in realtà neanche da HBV o HCV, in seguito ad esposizione con aghi abbandonati nell’ambiente.

Dal punto di vista teorico il rischio di infezione attraverso questa modalità dipende dalla probabilità che l’ago in questione sia stato utilizzato da una persona infetta (praticamente dalla prevalenza di infezione tra i tossicodipendenti) e dalla carica virale in grado di trasmettere l’infezione che residua nel tempo nel sangue contenuto nell’ago. La bassa probabilità che il sangue coagulato eventualmente contenuto nell’ago contenga particelle virali ancora infettanti è la principale spiegazione della mancanza di casi documentati attraverso questa modalità di trasmissione. Nella valutazione epidemiologica, va inoltre considerato l’effetto “meccanico” di rimozione del materiale contaminato che l’ago spesso subisce nell’attraversare indumenti prima di penetrare la cute.

Per tali motivi la Profilassi Post-Esposizione dopo questo tipo di esposizione non è generalmente presa in considerazione e il counselling degli esposti attraverso questa modalità deve pertanto tendere essenzialmente a rassicurare.

La ricerca dell’HIV e il test anticorpale sul materiale residuo nella siringa non sono raccomandati.

Fanno eccezione le raccomandazioni del Gruppo pediatrico SIDA e della Sottocommissione clinica della Commissione federale per i problemi inerenti l’AIDS della Federazione Svizzera, Cantone Italiano, nelle quali si suggerisce il ricorso alla Profilassi Post-Esposizione quando la siringa contenga “sangue fresco visibile e la ferita sia profonda o l’utilizzatore sia noto come soggetto con infezione da HIV“.

TESTS DA ESEGUIRE

– entro una settimana dalla puntura, anti-HIV, HBsAg, anti-HBs, anti-HBc [immunoglobulina M (IgM) ed immunoglobulina G (IgG)], anti-HCV e transaminasi (per escludere una infezione da HCV o HBV preesistente);

– a 30 giorni dalla puntura HCV RNA qualitativo (per cogliere in fase precoce una eventuale infezione da HCV);

– a 3-4 mesi dalla puntura, anti-HIV, anti-HCV e transaminasi (per escludere definitivamente l’infezione da HIV e HCV);

– a 6 mesi dalla puntura, HBsAg, anti-HBs, anti-HBc (per escludere definitivamente l’infezione da HBV);

RISULTATI

Il soggetto è considerato infetto da virus dell’epatite C se risulta anti-HCV positivo;

il soggetto è considerato infetto da virus dell’AIDS se risulta anti-HIV positivo;

il soggetto è considerato infetto da virus dell’epatite B se risulta HBsAg positivo, anti-HBs negativo e anti-HBc positivo. Il soggetto è considerato come non infetto e non protetto se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs negativo e anti-HBc negativo. Il soggetto è considerato come protetto (dalla vaccinazione) se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs positivo e anti-HBc negativo, e come protetto (dal superamento dell’infezione) se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs positivo e anti-HBc positivo.

PROFILASSI POST-ESPOSIZIONE (PPE)

Se il soggetto è HBsAg positivo e non è vaccinato, la PEP prevede una somministrazione di immunoglobuline (Ig) entro 48-72 h dall’incidente e, contemporaneamente, la somministrazione della prima dose di vaccino.

Se il soggetto è HIV positivo, la profilassi post-esposizione deve essere iniziata al più presto possibile, possibilmente entro 4 ore dall’infortunio e, comunque, non oltre le 72 ore. Grazie alla profilassi, c’è una buona probabilità che il virus non riesca a diffondersi a sufficienza per sopravvivere e venga eliminato dall’organismo. La profilassi consiste in un trattamento farmacologico simile alla HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy), la terapia antiretrovirale seguita dalle persone già contagiate da HIV, ma che, invece, ha lo scopo di ridurre la probabilità di contagio dopo una possibile esposizione.

cottone-tm

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Niente digiuni forzati: le regole salva-fegato del giorno dopo

Tra panettoni, brindisi e dolciumi, viaggi e mete esotiche, il fegato non va in vacanza, tutt`altro: le feste natalizie comportano un elevato potenziale di rischio per i disturbi e le patologie epatiche. Si tratta infatti spesso di malattie asintomatiche, con un decorso che può durare decenni e che quindi potrebbero essere aggravate da uno stile di vita poco sano.
L`Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) ha stilato un elenco di suggerimenti cui attenersi per non affaticare il fegato durante le feste natalizie. Prima accortezza per salvaguardare la funzionalità epatica è mantenere i corretti comportamenti alimentari. Se si sta seguendo una dieta, è il caso di consultare il medico e di evitare digiuni autoimposti per compensare le abbuffate del giorno prima. Gli esperti consigliano di limitare i cibi grassi o fritti e di approfittare delle vacanze per dedicare un po` di tempo all`attività fisica. Un consumo moderato di bevande alcoliche, un bicchiere di vino o di spumante a pasto, non comportano problemi, a meno che non si sia affetti da una patologia epatica. In ogni caso, i medici ricordano di fare attenzione a non assumere insieme alcol e medicine, una vera e propria miscela esplosiva per il fegato. Tutti farmaci, infatti, per essere assimilati passano attraverso il fegato, per cui non bisogna mai andare oltre le dosi indicate dal medico o dal foglietto illustrativo.
Non trascurare, in casa così come in viaggio, le corrette abitudini igieniche.  L`epatite A ad esempio si trasmette tramite bevande o cibi infetti: se panettone e cotechino sono pietanze pesanti ma comunque sicure, attenzione ad acqua, verdura, frutti di mare, soprattutto se si progetta una vacanza-lampo in un luogo esotico.
Per monitorare il corretto funzionamento del fegato, è opportuno sottoporsi periodicamente a semplici analisi del sangue che permettono di verificare se parametri quali bilirubina, colesterolemia e transaminasi sono nella norma. Non è il caso però di fare queste analisi dopo un pranzo o una cena un po` troppo abbondante: meglio aspettare qualche giorno perché i valori potrebbero altrimenti risultare falsati.

fonte SALUTE24.it

Parliamo di … Epatiti

epatiti-virus.jpgL’epatite è l’infiammazione del fegato, dovuta a cause diverse: virus, farmaci, alcool, ecc. Molti virus possono modificare la morfologia del fegato nel contesto di infezioni che possono diventare anche di carattere sistemico. Tuttavia solo una minoranza di virus è epatotropa, cioè capace di portare come manifestazione clinica principale l’epatite. Alcuni (HAV e HEV) sono virus a trasmissione prevalentemente enterale, non cronicizzano e danno una infezione acuta; altri (HCV, HBV e HDV) sono virus a trasmissione prevalentemente parenterale e possono persistere nel tempo e quindi dare infezione e malattia di carattere cronico.Le epatiti possono essere acute o croniche. Le forme acute sono rappresentate dall’epatite virale e dall’epatite suppurata. L’epatite acuta virale è un processo con caratteristiche necrotiche infiammatorie del fegato indotto da virus che porta a: rigonfiamento cellulare degli epatociti infetti, flogosi, rigenerazione epatocitaria.L’epatite virale può anche essere causata, come prima accennato, da numerosi altri agenti virali. I più comuni sono il virus di Epstein-Barr (in corso di mononucleosi infettiva), il cytomegalovirus, il virus dell’herpes simplex, il virus della varicella-zoster, il gruppo dei virus coxsackie, il virus della febbre gialla.Le epatiti virali attualmente conosciute sono 6, ognuna delle quali provocata da un virus differente con caratteristiche molto diverse: Epatite A (HAV), Epatite B (HBV), Epatite C (HCV), Epatite D (HDV), Epatite E (HEV), Epatite cronica virale. Per ciò che concerne la sintomatologia la malattia insorge dopo un periodo di incubazione che va dalle 4 alle 12 settimane, a seconda del tipo di virus.Il suo quadro clinico si distingue in tre fasi:

  1. fase iniziale, con nausea, vomito, astenia, e febbre (più frequente nelle epatiti A ed E);
  2. fase itterica. La pelle e la sclera (la parte bianca dell’occhio) assumono una tipica colorazione giallastra (aumento di produzione di bilirubina da parte del fegato); si ha anche un forte aumento delle transaminasi;
  3. fase di guarigione. Se il decorso è normale, senza complicazioni, i sintomi generali si attenuano gradatamente, con una completa guarigione che va dai 1-2-mesi (epatite A ed E) ai 3-4 mesi (epatite B e C).

Nel 30% dei casi l’infezione persiste per più di 6 mesi, si parlerà di epatite virale cronica, con l’interessamento soprattutto dei virus B, C e D.Le forme croniche si evidenziano soprattutto negli stati di cirrosi epatica. Per ciò che concerne altri aspetti, specifiche, la terapia e l’assistenza per non dilungarmi Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti. Contattateci!!

www.galenosalute.net


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