Posts Tagged 'vitamine'

Le banane per curare i problemi di fertilità

Se gli uomini soffrono di problemi di fertilità dovrebbero provare a mangiare banane regolarmente. Un medico urologo di Singapore ha scoperto che la fertilità può aumentare mangiando banane ogni 3 giorni. Le banane contengono magnesio, vitamina A, B1, C e proteine, aminoacido L-arginina e L-carnitina, tutte sostanze che possono migliorare e stimolare la produzione di spermatozoi. Ovviamente non è l’unico alimento con queste proprietà. Utili possono essere anche cereali, verdure a foglie verdi, piselli, carne senza grasso (filetto) per il suo contenuto in zinco, e le fonti di vitamina D del latte e salmone. Se poi a questa terapia si aggiunge quella di non bere alcolici, fumare, niente stress, niente docce con acqua calda e poche saune si aumenterà ancora di più la possibilità di diventare papà.

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Le vitamine del gruppo B e l’esercizio fisico

esercizio fisicoLa domanda che coloro che praticano attività fisica costante e intensa, sia a livello dilettantistico sia a livello agonistico, si pongono con maggior frequenza è se lo sforzo fisico aumenti effettivamente la necessità di vitamine. Ciò in relazione al fatto che alcune vitamine del gruppo B agiscono come cofattori in numerose reazioni metaboliche che esitano nella produzione di energia… e durante l’esercizio fisico il consumo di energia aumenta. Un’attività fisica intensa può in effetti agire sulle vie metaboliche che dipendono dalle vitamine B1, B2 e B6 e la richiesta può aumentare negli atleti e nei soggetti che praticano sport in modo abituale.

Nonostante un aumento del fabbisogno, se con l’alimentazione viene assunta una quantità di energia sufficiente – tale da mantenere il peso corporeo e da coprire le perdite energetiche – di norma anche l’introduzione di vitamine è sufficiente. Se, al contrario, si adottano regimi alimentari restrittivi, l’organismo potrebbe non riuscire a sostenere lo sforzo imposto da un esercizio prolungato. Si è visto infatti che un deficit, anche subclinico, di vitamina B2 e B6 condiziona in modo negativo le capacità aerobiche e una correzione del deficit migliora la resa sotto sforzo. Inoltre, alcune categorie di atleti, come le ballerine, i ginnasti o i maratoneti, costretti a mantenere un peso basso sia per ragioni estetiche sia per motivazioni legate al tipo di competizione, potrebbero non introdurre con l’alimentazione una quantità sufficiente di vitamine.
I dati scientifici che descrivono e analizzano l’interazione tra metabolismo delle vitamine e attività fisica sono ancora limitati; tuttavia, per ciascuna vitamina è possibile fare alcune considerazioni.

Vitamina B1 (tiamina)

La vitamina B1 ricopre un ruolo chiave nel metabolismo dei carboidrati e delle proteine; pertanto, potrebbe risultare un elemento limitante nella performance sportiva. Il fabbisogno giornaliero è di 1,1 e 1,2 mg/die, rispettivamente, per la donna e per l’uomo. Poiché le richieste dell’organismo dipendono dalla quantità di energia introdotta, il fabbisogno giornaliero corrisponde a 0,5 mg/1000 kcal.
Gli individui attivi dal punto di vista fisico, che consumano più energia, devono assumere una maggiore quantità di vitamina B1. Studi condotti su differenti gruppi di atleti hanno dimostrato un’assunzione corretta e adeguata di vitamina B1, a eccezione dei soggetti che si avvalgono di un’alimentazione a basso livello energetico (per rimanere in una determinata classe di peso) e di quelli che assumono cibi a bassa densità di nutrienti (caramelle, bevande molto zuccherate).
Sebbene una restrizione temporanea non influenzi negativamente la performance atletica, un deficit transitorio di tiamina può determinare un accumulo di piruvato e un aumento di lattato durante lo sforzo, con un aumento del senso di affaticamento e una riduzione dell’allenamento, quindi della resa finale.

Vitamina B2 (riboflavina)

La riboflavina, vitamina fondamentale nel sistema mitocondriale di trasporto degli elettroni, è essenziale per la produzione di energia. Il fabbisogno giornaliero è di 1,1 e 1,3 mg/die, rispettivamente, per la donna e per l’uomo. Le raccomandazioni sull’assunzione di vitamina B2 si basano sulla quantità di energia introdotta: 0,6 mg/1000 kcal sono sufficienti per la maggior parte dei soggetti adulti. È presente in numerosi alimenti, inclusi i latticini, la carne, la verdura e i cereali; pertanto, un deficit di riboflavina è poco comune nei Paesi occidentali. Più comune può invece essere in quelle categorie di atleti che limitano l’assunzione di cibo per controllare/ridurre/mantenere basso il peso in vista della competizione.

Vitamina B6 (piridossina)

La vitamina B6 è richiesta, durante l’esercizio fisico, per la gluconeogenesi e per la glicogenolisi. Secondo i LARN (Livelli di Assunzione Raccomandata dei Nutrienti), il fabbisogno giornaliero è di1,1 e 1,5 mg/die rispettivamente, per la donna e per l’uomo. Si ritiene che gli atleti assumano quantità adeguate di vitamina B6, a meno che non seguano diete a contenuto energetico estremamente ridotto o selezionino alimenti poveri in vitamina B6.

Da quanto sopra menzionato, risulta chiaro che, sebbene nell’atleta e nel soggetto che pratica esercizio fisico costante si possano occasionalmente verificare deficit vitaminici, essi sono rari e correlati per lo più a specifiche necessità agonistiche; al contrario, un’attività fisica moderata non si correla, nel soggetto sano, a carenze di vitamine del gruppo B. Vale la pena sottolineare, tuttavia, che una corretta alimentazione e un programma graduale di allenamento sono elementi importanti per ottenere i migliori risultati senza il rischio di incorrere in carenze di vitamine del gruppo B.

Fonti Bibliografiche

  • Fogelholm M. Micronutrients: interaction between physical activity, intakes, and requirements. Public Health Nutr 1999;2(3A):349-356.
  • Lukaski HC. Vitamin and mineral status: effects on physical performance. Nutrition 2004;20(7-8):632-644.
  • Manore MM. Effect of physical activity on thiamine, riboflavin, and vitamin B-6 requirements. Am J Clin Nutr 2000;72(2 Suppl):598S-606S.

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Tratto dal sito: http://www.benexolb12.bayer.it 

 

  

Conosci i benefici nutrizionali della pizza?

Scopri le virtù della pizza, un piatto completo dal punto di vista nutrizionale, che può costituire un ottimo piatto unico. Grazie al suo sapore inconfondibile, è amatissima dagli adulti come dai bambini: la pizza, simbolo della tradizione gastronomica mediterranea, è anche un alimento molto valido dal punto di vista nutrizionale.

PizzaPer quale motivo? La pizza è innanzitutto un’ottima fonte di energia a lento rilascio grazie ai carboidrati complessi contenuti nell’impasto. L’olio extravergine di oliva della pizza apporta poi preziosi acidi grassi monoinsaturi, tra cui l’acido oleico e vitamine, in particolare la vitamina E.
La mozzarella fornisce poi proteine di origine animale e calcio, importantissimo per il benessere delle nostre ossa, mentre nell’immancabile pomodoro sono contenute vitamine, fibre, sali minerali (soprattutto potassio, magnesio, zinco e selenio) e un potente antiossidante naturale, il licopene, che riduce i danni causati dai radicali liberi.

Quali sono le varianti di pizza più sane sotto il profilo nutrizionale? Oltre alla tradizionale “margherita”, anche la pizza “napoletana”, che apporta anche i nutrienti contenuti nelle acciughe: proteine e acidi grassi polinsaturi omega-3.
Sono invece meno salutari le varianti che prevedono l’aggiunta di ingredienti più insoliti, come per esempio il salame piccante o il würstel.

Grazie all’apporto bilanciato di carboidrati, proteine, grassi, e micronutrienti quali le vitamine e i sali minerali, la pizza – magari seguita da una buona macedonia di frutta fresca – può essere considerata un golosissimo piatto unico.

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Gli integratori alimentari e gli alimenti funzionali

integratoriIntroduzione | Troppo spesso si trascura l’importanza di un regime alimentare equilibrato, fondamentale non solo per che deve dimagrire, ma per tutti quelli che vogliono restare in forma. Da un corretto apporto di principi nutritivi assunti a i pasti dipendono la nostra salute, il benessere psicofisico e l’efficienza del corpo. Gli integratori alimentari sono dei preparati che integrano la normale alimentazione. Sono infatti una fonte concentrata di nutrienti. Possono contenere anche sostanze vegetali, come le erbe, o sostanze non vegetali ma comunque naturali, come la propoli, la pappa reale o il polline d’api.

Sono commercializzati in forme predosate, e cioè studiati per essere assunti in piccole quantità misurabili per garantire ai consumatori sicurezza e correttezza d’uso. Sono disponibili in varie forme: capsule, compresse, preparati in polvere, gocce, sciroppi. Possono essere utilizzati solo per via orale.

Gli integratori alimentari non sono medicine, ma integrano quelli che possono essere gli elementi di cui abbiamo bisogno per carenza sia della dieta che fisiologica. Non sono prodotti dietetici. Non servono a curare delle malattie o a dimagrire. Servono a favorire il benessere dell’organismo. Gli integratori alimentari in considerazione del fatto che apportano delle sostanze in aggiunta alla normale dieta si ritiene che sia necessario utilizzarli solo nei casi di reale necessità, perché adottando una dieta variata ed equilibrata si assumono tutti i principi nutritivi di cui l’organismo necessita.

Classificazione | A seconda dei componenti contenuti, gli integratori si dividono in:

Integratori alimentari o complementi alimentari a base di ingredienti costituiti da piante officinali o derivati: si tratta di integratori a base di principi vegetali, senza alcuna finalità terapeutica, ma solo salutistica. A seconda della concentrazione, del dosaggio e delle indicazioni, le piante officinali possono essere veri e propri farmaci, oppure integratori alimentari che, quindi, hanno lo scopo di coadiuvare o sostenere le funzioni fisiologiche dell’organismo;

Integratori di vitamine: le vitamine sono dei composti che nella maggior parte dei casi non sono sintetizzati dall’organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione. Esse sono fondamentali per la salute e il buon funzionamento dell’organismo. Si dividono in liposolubili ed idrosolubili. Le prime, cui fanno parte le vitamine A, D, E e K si accumulano in riserve nell’organismo. Le idrosolubili sono la vit. C, il complesso B, la vit. PP, l’acido folico, la vit. H, l’acido pantotenico. Devono essere assunte ogni giorno con i cibi, perché non si immagazzinano;

Integratori di minerali: i minerali sono sostanze inorganiche e partecipano a diversi processi fisiologici e biochimici. Tra le altre funzioni, formano i denti e le ossa e regolano i liquidi corporei. Sono assunti con l’alimentazione perché il nostro organismo non li produce, e si perdono soprattutto con la sudorazione e le urine. Si dividono in minerali o macrominerali (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, zolfo) e microelementi o oligoelementi (cromo, ferro, fluoro, iodio, manganese, molibdeno, rame, selenio, zinco) che devono essere assunti in dosi minime;

Integratori alimentari di aminoacidi: gli aminoacidi sono le strutture base delle proteine. Dei 20 aminoacidi di cui l’organismo ha bisogno per la sintesi delle proteine 8 sono detti essenziali, perché bisogna introdurli con l’alimentazione perché l’organismo non li sintetizza. Sono la fenilalanina, valina, treonina, triptofano, isoleucina, metionina, lisina, leucina.Integratori alimentari di proteine: le proteine sono costituenti basilari di tutte le cellule e sono fondamentali nel metabolismo. Sono largamente presenti negli alimenti come carne, uova, legumi, pesce. Il loro fabbisogno varia in rapporto all’età, al peso, alla massa corporea;

Integratori alimentari energetici: sono a base di carboidrati che sono una fonte primaria di energia. Sono presenti in molti alimenti come la pasta e il riso.

Integratori alimentari di acidi grassi: gli acidi grassi si dividono in acidi grassi saturi, detti anche cattivi, e in acidi grassi insaturi, detti anche buoni. Questi ultimi sono fondamentali, in particolare, per la salute del sistema cardiovascolare. Si dividono in omega 3 ed omega 6;

Integratori alimentari a base di probiotici: i probiotici sono microrganismi che hanno effetti positivi sulla salute degli organismi che li ospitano. Aiutano il riequilibrio della flora intestinale, normalizzano le funzioni intestinali, favoriscono l’assorbimento delle sostanze nutritive, controllano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. Sono fondamentali per il mantenimento dell’efficienza del sistema immunitario. Sono presenti nello yogurt e nei formaggi;

Integratori alimentari di fibra: le fibre sono la parte degli alimenti vegetali che l’organismo non assimila. Non vengono degradate dagli enzimi del tratto gastrointestinale. Esercitano importanti funzioni meccaniche e metaboliche in grado di influenzare anche la flora battericaa intestinale. Sono presenti nella frutta, nella verdura, nei cereali e nei semi. Aiutano a migliorare la regolarità intestinale e riducono l’utilizzo di grassi e calorie;

cibo sano‘Cibi buoni’ | Per decenni le raccomandazioni nutrizionali dei vari organismi nazionali sono state focalizzate più su “cosa non mangiare” fatto salvo un adeguato apporto di nutrienti fondamentali come aminoacidi e acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e acqua.

Si raccomandava di limitare l’assunzione di sostanze come acidi grassi saturi, colesterolo e sodio. Oggi gli scienziati riconoscono che l’altro aspetto della nutrizione, cioè “cosa mangiare”, possa essere altrettanto importante, o addirittura più importante. Fino ad ora si è ritenuto che le persone che osservano una dieta ricca di cibi naturali, come frutta, verdura, noci, farine integrali e pesce, tendenzialmente avessero un minor rischio di malattie. L’incidenza di alcuni tumori e di malattie cardiovascolari è notevolmente inferiore rispetto a popolazioni in cui il consumo di tali cibi è più basso. Col tempo e con il progredire delle metodiche analitiche, si è definita meglio la composizione dei “cibi buoni” e si è capito che molti cibi naturali sono utilizzabili sia per la prevenzione sia come coadiuvanti terapeutici per specifiche malattie.

alimenti funzionaliAlimenti funzionali | I ‘cibi buoni’ vengono definiti alimenti funzionali quando, al di là delle proprietà nutrizionali di base, è scientificamente dimostrata la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute e/o ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare. Gli alimenti funzionali (functional food) rappresentano una variegata categoria di alimenti che, per definizione, devono rientrare nelle comuni abitudini dietetiche. La capacità di migliorare la salute e il benessere di chi li assume, deve essere apprezzabile quando vengono assunti nelle porzioni previste da un normale regime alimentare. Comprendono alimenti o parti di essi che presentano delle caratteristiche di potenziale effetto addizionale positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute, pur mantenendo l’aspetto, l’odore e il sapore  simili a quelli tradizionali. Gli effetti positivi sono da ricondursi alla presenza di componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo (isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc..). Gli effetti funzionali possono non riguardare tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione (donne in gravidanza, anziani ecc.). Un alimento può divenire funzionale attraverso tecnologie e biotecnologie che consentano di aumentare la biodisponibilità o concentrazione, rimuovere o modificare un componente dalle caratteristiche funzionali. Non rientrano nella categoria integratori e alimenti dietetici, in quanto estranei alle normali abitudini alimentari della popolazione sana. Scopo, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buon stato di salute nei soggetti sani. 

Servono a:

  • rallentare l’invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi;
  • rinforzare le difese immunitarie;
  • migliorare le funzioni intestinali;
  • proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio.

Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l’aiuto dell’industria alimentare abbiamo:

  • Erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di tumore;
  • Pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata;
  • Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita tumorale;
  • Legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono dalle malattie cardiovascolari; carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori.

La differenza tra integratori alimentari e alimenti funzionali consiste nel fatto che mentre gli integratori alimentari sono una fonte concentrata di nutrienti o altre sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico, gli alimenti funzionali, invece, mantengono il loro status di alimento, infatti, sono prodotti alimentari dal quale o che attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta sono arricchiti in sostanze specifiche contenute in matrici alimentari quali vitamine, minerali, omega-3, fitosteroli, fibre ecc.. (es. patate al selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt con aggiunta di fitosteroli).

Vista l’efficacia scientificamente dimostrata di taluni principi attivi contenuti negli alimenti funzionali nell’influire positivamente su una o più funzioni dell’organismo, contribuendo a preservare o a migliorare lo stato di salute e di benessere e/o ridurre il rischio di insorgenza di malattie, vista la loro facile disponibilità sulle nostre tavole, sarebbe auspicabile un incremento del loro consumo da parte della popolazione.

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Alimentazione in gravidanza

Tratteremo di ALIMENTAZIONE in GRAVIDANZA con la dott.ssa Giovanna Tranchida, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione,  nostro Ospite in GALENOsalute.

 Ascolta l’audio-intervista realizzata dalla Redazione di Marsala.it

L’alimentazione corretta rappresenta uno dei presupposti fondamentali per la normale evoluzione della gravidanza e il normale accrescimento del feto: quantità e qualità del cibo e delle bevande vanno scrupolosamente controllate. La paziente che mantenga in gravidanza lo stesso tipo di alimentazione con il quale rimaneva in equilibrio ponderale prima della gravidanza, tenderà inevitabilmente ad aumentare in eccesso. L’aumento ponderale a termine di gravidanza, partendo da un peso teorico ideale, non dovrebbe superare i 9 Kg (= 225 grammi alla settimana per 40 settimane). Bisogna prendere l’abitudine di pesarsi sempre sulla stessa bilancia, alla stessa ora del giorno, preferibilmente al mattino, a digiuno, dopo aver vuotato la vescica.

L’eccessivo aumento di peso al momento del concepimento o durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza comporta un affaticamento per la madre e può predisporre al diabete ed alla gestosi, condizione tossica nella quale compaiono una serie di alterazioni quali aumento della pressione arteriosa, comparsa di notevoli quantità di proteine nelle urine, comparsa di edemi. Inoltre può favorire altre condizioni spiacevoli quali smagliature cutanee, varici alle gambe, infezioni delle vie urinarie, parto prematuro, parto più laborioso, probabilità di taglio cesareo, complicazioni vascolari durante il puerperio, obesità del nascituro (condizione di rischio per l’età adulta). Pertanto: attenzione alla quantità di cibo ingerito ed ai repentini aumenti di peso! 

Per quanto riguarda la distribuzione dei pasti è importante che la gestante si nutra in modo regolare, evitando di saltare pasti o, al contrario, di nutrirsi in modo pressoché continuo, perdendo completamente il controllo dell’introduzione alimentare giornaliera.

È consigliabile il frazionamento dei pasti:

  • colazione;
  • spuntino;
  • pranzo;
  • spuntino;
  • cena.

La dieta dovrà essere varia, sana, digeribile. Limitare il consumo di cereali molto raffinati, dando la preferenza ad alimenti integrali. Utilizzare giornalmente verdura e frutta fresca. Preferire l’olio extravergine di oliva ad altri grassi di condimento. Evitare i cibi preconfezionati e conservati. Molti medici negano che l’aumento di peso costituisca un elemento di rischio per il parto.

Consigli generici (laddove non sia necessaria una dieta specifica):

  • A volontà frutta e verdura fresca (più verdura e meno frutta): fibre, vitamine, minerali;
  • Costante apporto di carne e pesce: proteine, minerali, vitamine;
  • In quantità contenuta pane, patate, riso, pasta, cereali: carboidrati, fibre, vitamine, proteine;
  • In quantità ridotta i latticini (latte, formaggio, yogurt): calcio, proteine, vitamine;
  • Evitare caramelle, biscotti, marmellata, bevande zuccherine, pasticceria, cioccolato, caffè, cibi grassi, fritti, burro, sughi e condimenti elaborati;
  • Bere molto;
  • Prima di coricarsi la sera, è possibile assumere uno yogurt o due cucchiaini di miele;
  • Fumo e alcolici sono assolutamente da proscriversi (con il fumo, ossido di carbonio e nicotina passano nei polmoni e nel torrente circolatorio: il bimbo riceve meno ossigeno e può crescere meno del dovuto). Smettendo di fumare il bambino sarà più sano e più resistente di fronte ad eventuali complicazioni (avvertendo bisogno estremo di fumare: telefonare a un’amica, fare un esercizio fisico, leggere, prepararsi una bevanda, comperarsi qualcosa coi soldi risparmiati).

Attenzione

  • le uova devono essere ben cotte, per prevenire la salmonellosi;
  • evitare paté e formaggi molli (brie, camembert, taleggio, gorgonzola, etc.); per prevenire la listeriosi
  • lavare bene le mani prima di maneggiare i cibi;
  • lavare verdure e frutta con particolare attenzione;
  • cuocere la carne ed accertarsi che i pasti preconfezionati vengano serviti ben caldi;

Supplementazione con vitamine e minerali | Benché una dieta libera e varia costituisca la base di un’alimentazione corretta in gravidanza, oggi le modalità e i tempi di distribuzione degli alimenti riducono notevolmente il loro contenuto vitaminico. Oltre alla conservazione anche la cottura dei cibi riduce le vitamine. Queste sostanze non possono essere prodotte nel corpo umano, ma devono essere fornite dall’esterno. Pertanto è sempre necessaria durante la gravidanza e l’allattamento la supplementazione vitaminica. Solitamente si somministra un polivitaminico in compresse effervescenti o in capsule.

Inoltre in gravidanza raddoppia il fabbisogno di acido folico (vitamina B9), utile per la crescita del feto e per la prevenzione dei difetti del tubo neurale: è indicata l’assunzione quotidiana di una compressa di acido folico dal periodo preconcezionale fino alla 16a settimana.

N.B. Nei vegetali surgelati si verifica una riduzione del contenuto di vitamine, così come avviene nelle verdure a seguito dei trattamenti con acqua bollente o vapore ai quali vengono sottoposte prima dell’inscatolamento. Anche la conservazione della verdura fresca a temperatura ambiente riduce le vitamine. Pertanto è importante consumare alimenti freschi e frutta di stagione.

Infine è necessario un apporto aggiuntivo di sali minerali (calcio, ferro, magnesio, potassio, etc.), che sono generalmente compresi nel polivitaminico. Spesso in gravidanza si aggiunge una dose supplementare di ferro (essenziale nel trasporto dell’ossigeno attraverso i globuli rossi), per giungere al momento del parto senza problemi di anemia. Infatti uno stato anemico potrebbe essere aggravato dalla perdita di sangue dopo il parto. Il ginecologo prescrive questo elemento se e quando è necessario.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.  

 



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