Posts Tagged 'tumori'

La morfina blocca la crescita dei tumori!

 

La morfina riesce a bloccare la crescita dei tumori impedendo loro di generare nuovi vasi sanguigni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata dall’American Journal of Pathology su un modello animale di cancro al polmone. I ricercatori dell’Università del Minnesota hanno testato dosi elevate di morfina, simili a quelle che si danno ai malati terminali, su un modello animale di carcinoma del polmone di Lewis, scoprendo che questo farmaco abbassa l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, da parte delle cellule tumorali. Il meccanismo con cui si verifica questo effetto è legato ai recettori di questo oppioide, che interrompono i ‘segnali’ cellulari che danno inizio all’angiogenesi, privando quindi le cellule tumorali dell’ossigeno necessario a sopravvivere. “Questo risultato conferma le potenzialita’ dell’uso della morfina nel trattamento del dolore nei casi di cancro – hanno concluso i ricercatori – perche’ oltre all’effetto analgesico questa molecola puo’ essere sfruttata per il potenziale anti-angiogenico”. 


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I danni dell’acqua clorata

Non si può stare tranquilli neanche in piscina. L’Università dell’Illinos ha scoperto che le sostanze che vengono usate per eliminare i microbi dall’acqua reagiscono con le creme solari e la pelle per creare dei “veleni” in grado di mutare alcuni geni. Sono stati analizzati i campioni di acqua potabile e di acqua prelevata da piscine in cui erano stati usati diversi tipi di disinfezione, trovando che i secondi danneggiano il Dna delle cellule, un processo che può portare ad asma, accelerare l’invecchiamento e causare alcuni tipi di cancro. A quanto pare lo studio dimostra che bisogna fare attenzione ai disinfettanti scelti per le piscine. I dati suggeriscono di evitare agenti che contengono bromo, mentre il metodo migliore sembra essere il trattamento con raggi UV seguito dall’uso del cloro.

Stavo per scrivervi che questa ricerca mi sembrava decisamente esagerata e che ci sono agenti cancerogeni ben peggiori nella vita di tutti i giorni, quando ho scoperto un’altra impressionante ricerca sui danni dell’acqua clorata.

Eccola: http://www.whale.to/a/hatt.html


Alcolici, lo sballo di anziani e giovanissimi

 In Italia è boom di abuso d’alcol soprattutto tra gli over 65 e tra i giovanissimi under 16, ragazzi e ragazze. Gli anziani preferiscono il vino, mentre i giovani, accanto al nettare di Bacco, non disdegnano birra e superalcolici. Sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, inoltre, il fenomeno del binge drinking, l’abbuffata di alcol in una sola occasione. Questi alcuni dati emersi dal rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss), di cui si è parlato a Roma durante l’Alcohol Prevention Day (Giovedì 29 aprile 2010 Roma, Istituto Superiore di Sanità, Aula Pocchiari). Sull’esempio di modelli Nord europei, si è consolidata tra i giovani italiani l’abitudine di bere in occasioni particolari più di 6 bevande alcoliche. Nel 2008 si è registrata una prevalenza di binge drinking del 22,1% tra i maschi 18-24enni e del 6,5% tra le coetanee. In media, 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. Indipendentemente dall’età, la distribuzione territoriale dell’abuso di alcol fa rilevare nei maschi il valore più alto nell’Italia Nord-Orientale (15,5%), seguita dall’Italia Meridionale (12,3%) e Nord-Occidentale (12,5%). Preoccupa soprattutto il fatto che il fenomeno sia registrato anche tra i minori di 16 anni, età-soglia al di sotto della quale può essere vietata la somministrazione di alcol, e che tra le ragazzine di 16-17 anni si registrino valori più alti rispetto alla media femminile nazionale – quasi il 4%, rispetto alla media del 2,8% – con un picco per le 18-24 enni (6,5%). Ma a preoccupare non sono solo i giovanissimi. Nel nostro Paese, infatti, la massima frequenza di consumatori a rischio si registra tra gli ultra 65enni. Oltre 4 milioni di bicchieri per i ‘nonni’ e 1 milione circa per le ‘nonne’ vengono consumati in eccesso quotidianamente. E questo spiega anche perché tra gli anziani si registra la più elevata frequenza di consumatori a rischio e di conseguenze alcol-correlate registrate in termini di carico di malattia – cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, incidenti stradali e domestici – con il relativo ricorso ai ricoveri. Gli anziani, infatti, perdono la capacità di metabolizzazione dell’alcol per la riduzione dell’attività dell’alcol-deidrogenasi, un enzima localizzato nel fegato e nello stomaco che consente di smaltire i bicchieri di troppo. Con questo enzima depotenziato, l’alcol circola immodificato incrementando il rischio di conseguenze tossiche e cancerogene. A questo si aggiunge anche la possibilità di interazioni con determinati farmaci. La prevenzione, dunque, è fondamentale. “Non possiamo dimenticare – dice Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – i 30 mila morti l’anno e i 110 mila ricoveri registrati negli ultimi dieci anni. Bisogna aumentare la consapevolezza per dare la possibilità di scegliere di non rischiare. E’ importante – continua Scafato – la ricerca per fare sviluppo e prevenzione. Bisogna fare pubblicità progresso, quella vera, che magari riesca a contrastare i 169 milioni di euro spesi in pubblicità di bevande alcoliche. Fondamentali, poi, il ruolo della scuola e della famiglia per imparare a gestire l’alcol”. 

Tumori, dubbi su frutta e verdura

Ricerca minimizza gli effetti benefici di un’alimentazione equilibrata


Uno dei capisaldi della medicina preventiva sembra vacillare. Le cinque porzioni di frutta e verdura quotidiane raccomandate dai medici di tutto il mondo per aiutare a prevenire tumori, patologie cardiovascolari e diabete subiscono un ridimensionamento da una ricerca pubblicata sulle pagine del Journal of the National Cancer Institute. La rivista ha diffuso i dati provenienti non da una ricerca qualsiasi, ma dallo studio europeo EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), uno studio portato avanti fra il 1992 e il 2000 su 400 mila individui di 10 nazioni del vecchio continente sulla cui attendibilità non ci sono dubbi. I ricercatori che hanno firmato lo studio, guidati dall’epidemiologo italiano Paolo Boffetta che lavora presso la Mount Sinai School of Medicine di New York, sostengono che le proprietà preventive associate con un consumo regolare di frutta e verdura siano in realtà molto più basse di quanto si credeva. I volontari che hanno partecipato allo studio sono stati seguiti per 8 anni, offrendo una serie di dati preziosi sulle loro abitudini alimentari e lo stile di vita adottato. Nel corso della ricerca, a poco meno del 10 per cento di loro – 30 mila persone – è stato diagnosticato un tumore. Confrontando i dati sul consumo di vegetali fra chi era sano e chi aveva sviluppato una forma di cancro si è scoperto che la protezione offerta da un regime alimentare ricco di frutta e verdura nei confronti del cancro è in realtà debole. Attraverso una serie di calcoli, si è giunti alla conclusione che, a fronte di un consumo pari a 5-6 porzioni di frutta e verdura al giorno, la probabilità di insorgenza di una neoplasia si abbasserebbe soltanto del 3-4 per cento. Pur ammettendo di essersi basati su questionari redatti direttamente dai volontari, i ricercatori hanno comunque tenuto conto di elementi che avrebbero potuto condizionare l’esito della ricerca, vale a dire il fumo, l’alcool, l’obesità, l’attività fisica, l’assunzione della pillola anticoncezionale per le donne ecc.. Com’era facile attendersi, i risultati hanno provocato la reazione di molti specialisti, che continuano a ritenere necessaria un’alimentazione basata su un apporto importante di vegetali. Ad esempio, Andrea Ghiselli dell’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), sottolinea il fatto che i dati provenienti dallo studio EPIC si riferiscono a tutti i tipi di tumori, ottenendo così un valore medio che non tiene conto delle differenze fra i vari tipi di cancro. “Nonostante si siano considerati sullo stesso piano tumori di ogni genere rimane una pur debole correlazione: significa che per i tumori che dipendono da ciò che mangiamo l’effetto è ancora più ampio, come già del resto sappiamo. Il rischio di tumore al colon, ma anche di cancro al seno o alla prostata, diminuisce se la dieta è ricca di frutta e verdura. Per di più, leggendo attentamente i dati, si vede che l’effetto protettivo è marcato in chi beve, sui tumori correlati ad alcol e fumo: vuol dire che i vegetali possono almeno in parte ‘rimediare’ ai danni di uno stile di vita non salutare”. Pare sensato concludere che seppure non sia sufficiente mangiare frutta e verdura nelle quantità raccomandate per sentirsi al riparo da brutte sorprese, persistono comunque dei vantaggi indubitabili nel seguire un regime alimentare più equilibrato, non solo per prevenire i tumori, ma anche altre patologie di carattere cardiovascolare, alle quali lo studio in questione non fa cenno.

Fonte |


 

La pelle invecchia? Il 40% delle cause si può prevenire

Il fumo, l’aumento di peso, il mancato uso di creme per la protezione dal sole e l’insorgenza di patologie come i tumori della pelle sono tra i principali fattori responsabili dell’invecchiamento della cute del viso, tutti indipendenti da fattori genetici. A stilare la classifica è uno studio condotto sui gemelli dai ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine di Cleveland, negli Usa, guidati da Kathryn Martires e pubblicato sul numero di dicembre della rivista americana Archives of Dermatology.

A differenza del fisiologico invecchiamento della pelle caratterizzato dallo sviluppo di piccole rughe e di escrescenze, spiegano i ricercatori, il fotodanneggiamento, il sovrappeso e il fumo danno vita a macchie di colore, dilatazione dei vasi sanguigni e rughe grossolane ed evidenti: fino al 40% delle cause del danneggiamento del viso, spiegano gli studiosi, è dovuto a fattori non genetici.

Martires e colleghi hanno analizzato la pelle del viso di 65 coppie di gemelli partecipanti all’incontro annuale del Twin Days Festival in Twinsburg, Ohio, nel 2002, e hanno poi assegnato loro un “punteggio” in base alle rughe e al cambiamento di pigmentazione dovuto al vizio del fumo, al sovrappeso e all’abituale esposizione solare.

“I Twins Days Festival sono una rarissima opportunità per studiare contemporaneamente un gran numero di coppie di gemelli – spiega Martires -. Le relazioni trovate tra il fumo, l’aumento di peso, l’uso della protezione solare e il cancro della pelle indicano che questi fattori sono collegati all’invecchiamento cutaneo indipendentemente da fattori genetici. Per proteggere la pelle si può quindi iniziare a ridurre i comportamenti a rischio“.

Fonte SALUTE24.it

NUOVA SCOPERTA SULLE STAMINALI PER SCONFIGGERE I TUMORI

Tumori.ricercaSi avvicina il giorno in cui si potrà colpire il cancro in maniera più efficace e mirata. Una ricerca scientifica tutta italiana ha scoperto uno dei meccanismi principali che causano l’accrescimento della massa tumorale e ha trovato una via farmacologica per intervenire su un gene e impedire la crescita del cancro.
Non più dunque attacchi frontali e massicci di chemio e radioterapia, che distruggono tessuti sani e malati, ma un approccio terapeutico specifico che, come un cecchino, colpisce al cuore solo il tumore.
Lo studio italiano, pubblicato sulla rivista “Cell”, ha scoperto che sono delle cellule staminali “impazzite”, che si riproducono in maniera scorretta e inusuale, a colonizzare l’organo malato con moltissime cellule figlie, facendo così aumentare la massa tumorale. Riuscire ad arrestare questa proliferazione incontrollata delle staminali significa bloccare completamente la progressione del tumore, colpendo solo esso e non anche i tessuti sani circostanti.
Questa è la speranza e la missione da tradurre, non senza difficoltà, nella pratica clinica.
La ricerca pubblicata è stata svolta da una squadra di scienziati, coordinata da Pier Giuseppe Pelicci, e condotta da Angelo Cicalese e Giuseppina Bonizzi dell’Istituto europeo di oncologia e dell’Istituto di oncologia molecolare Ifom di Milano.
Questi medici hanno individuato il modo con cui si possono riportare le staminali impazzite del cancro a comportarsi in maniera normale: si tratta del gene p53, che sintetizza un’omonima proteina.
Osservano il tessuto della mammella di alcune cavie malate di cancro, gli studiosi hanno notato che la proteina p53 non funzionava bene e questo causava l’anomalo comportamento delle cellule staminali del tessuto malato della mammella.
Le staminali seguono normalmente una divisione cellulare detta “asimmetrica”: una staminale si divide, cioè, in un’altra staminale e in una cellula che dovrà diventare adulta specializzandosi in uno dei tipi cellulari del nostro organismo. Nel caso osservato in laboratorio, invece, il malfunzionamento della proteina p53 provocava una divisione “simmetrica” delle staminali. Esse, cioè, si replicavano esattamente com’erano, senza generare cellule “bambine” né adulte. Con questa riproduzione incontrollata accrescevano la massa tumorale.
L’arma per vincere contro i tumori non deve, però, colpire queste staminali, ma ripristinare un corretto comportamento della proteina p53, fermando la divisione simmetrica e ripristinando quella asimmetrica. Già ricerche svolte in passato avevano individuato un principio farmacologico capace di ottenere quest’effetto e gli studiosi milanesi l’hanno somministrato ai topolini malati: il risultato è stato che in due mesi il cancro aveva arrestato la sua crescita.
Questa ricerca farà ora partire una serie di test sugli animali malati di questo nuovo farmaco, per sperare di giungere al più presto a una sperimentazione sull’uomo. Ulteriore pregio del lavoro scientifico italiano è quello di aver descritto molto bene i meccanismi proliferativi del cancro e come esso generi le metastasi. E si sa che conoscere il proprio nemico è di fondamentale importanza per batterlo.
Il processo osservato nel carcinoma della mammella potrebbe essere riscontrabile anche in altre forme tumorali: se così fosse si potrebbero allargare di conseguenza le indicazioni terapeutiche della nuova molecola farmacologica, sempre che ne venissero confermate la sicurezza e l’efficacia.
Gli scienziati italiani sono convinti che intervenire sui processi che legano i tumori alle cellule staminali possa non solo colpire la patologia alla radice, ma anche evitare le ricadute che talvolta si verificano per la presenza di staminali malate rimaste nel corpo dopo la guarigione.
In passato i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma avevano diffuso la notizia che un nuovo prodotto potrebbe rendere l’organismo capace di difendersi dai tumori. Questa sostanza riesce a ‘rimettere a posto’ il gene p53, responsabile della proteina in grado di fermare la crescita dei tumori.
L’osservazione condotta dai ricercatori scandinavi è che almeno la metà delle patologie tumorali è associata a una mutazione del gene relativo alla proteina p53, importante perché ‘mette gli argini’ alla crescita incontrollata delle cellule, tipica dei tumori. La p53, infatti, dirige l’apoptosi, ovvero, il meccanismo che soprintende alla morte delle cellule non necessarie o in soprannumero.
Dopo molti tentativi, gli esperti sono arrivati a individuare una sostanza, il ‘PRIMA-1’, che riesce a riattivare il gene p53. Sperimentato in provetta il PRIMA-1 ha ‘risvegliato’ il gene p53 e ha fatto ripartire l’apoptosi. Inoltre, la sostanza e’ stata anche somministrata a topi in cui erano stati fatti crescere dei tumori.
In base ai risultati raggiunti, il trattamento con PRIMA-1 ha ridotto il volume dei tumori e da ciò la speranzosa dichiarazione degli specialisti svedesi, secondo i quali ”questa scoperta apra la strada alla creazione di nuovi e potenti farmaci per combattere il cancro”.

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Le candele potrebbero provocare il cancro

candeleAttenti al romanticismo! In alcuni casi, infatti, puo’ essere dannoso per la nostra salute. Organizzare cene o bagni a lume di candela, utilizzando lumi profumati, puo’ esporci al rischio cancro, ma anche ai rischi di asma o eczema. Secondo uno studio presentato in occasione della conferenza annuale della American Chemical Society’s, il fumo prodotto da queste candele rilascia tossine dannose per la salute. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno bruciato una vasta gamma di candele in laboratorio per raccogliere e analizzare le sostanze da loro emesse. Dai risultati dello studio e’ emerso che le candele di cera paraffina, quelle piu’ comuni, rilasciano quantita’ di sostanze chimiche – in particolare, toluene e benzene – potenzialmente dannose. Alcune sostanze inquinanti sono state inoltre associate al cancro, mentre altre invece potrebbero scatenare attacchi di asma o problemi alla pelle. “Vogliamo rassicurare la gente – ha commentato Noemi Eiser della British Lung Foundation – che l’uso occasionale delle candele di paraffina non comporta alcun rischio per la salute dei polmoni. Tuttavia, vorremmo consigliare le persone a prendere ragionevoli precauzioni durante l’utilizzazione delle candele, come ad esempio l’apertura delle finestre per mantenere la stanza ventilata e per ridurre al minimo la quantita’ di sostanze respirata”.


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