Archivio per maggio 2010

Rassodate i glutei e tornate in forma!

Il lato B è da sempre considerato una sorta di buon “biglietto da visita” e per questo le donne fanno molta attenzione affinché non sia troppo formoso, ma nel contempo sexy.
Per questo con i primi caldi arriva spesso anche l’ansia da costume da bagno ed ecco quindi che, se non si è fatta troppa attenzione durante l’inverno, bisogna correre ai ripari per tornare in forma.
Ma quali sono i rimedi migliori? Prima di tutto una sana alimentazione associata ad un corretto movimento, ma vediamo nel particolare quali accorgimenti è bene adottare.
Utilizzando pochi minuti del vostro tempo potrete eseguire dei piccoli e rapidi esercizi che vi aiuteranno a portare gli obiettivi prefissati:

  • In acqua | Rimanete sedute con le ginocchia piegate che dovrete poi spingere sui lati per 30 volte.
  • A terra | A gambe tese e con la schiena eretta avanzate poggiando prima su un gluteo e poi sull’altro, rimanendo con le braccia tese e parallele ed eseguendo il movimento per 30 volte.

Non dimenticate assolutamente di camminare il più possibile ogni giorno, poiché stringere i glutei e spingere bene le gambe in avanti durante il movimento consente di fare il minimo sforzo senza compiere esercizi; anche fare le scale è un ottimo rimedio per rassodare i glutei, ma è bene compiere almeno due gradini per volta. Nel caso in cui disponiate di tempo libero potrete poi decidere di praticare degli sport, ovviamente consultando per tempo il vostro medico di fiducia per verificare il vostro stato di salute, tra quelli più adatti vi segnaliamo il trekking, il nuoto (nello specifico l’acquagym), la danza e lo step.

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Alcolici, lo sballo di anziani e giovanissimi

 In Italia è boom di abuso d’alcol soprattutto tra gli over 65 e tra i giovanissimi under 16, ragazzi e ragazze. Gli anziani preferiscono il vino, mentre i giovani, accanto al nettare di Bacco, non disdegnano birra e superalcolici. Sta prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese, inoltre, il fenomeno del binge drinking, l’abbuffata di alcol in una sola occasione. Questi alcuni dati emersi dal rapporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss), di cui si è parlato a Roma durante l’Alcohol Prevention Day (Giovedì 29 aprile 2010 Roma, Istituto Superiore di Sanità, Aula Pocchiari). Sull’esempio di modelli Nord europei, si è consolidata tra i giovani italiani l’abitudine di bere in occasioni particolari più di 6 bevande alcoliche. Nel 2008 si è registrata una prevalenza di binge drinking del 22,1% tra i maschi 18-24enni e del 6,5% tra le coetanee. In media, 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. Indipendentemente dall’età, la distribuzione territoriale dell’abuso di alcol fa rilevare nei maschi il valore più alto nell’Italia Nord-Orientale (15,5%), seguita dall’Italia Meridionale (12,3%) e Nord-Occidentale (12,5%). Preoccupa soprattutto il fatto che il fenomeno sia registrato anche tra i minori di 16 anni, età-soglia al di sotto della quale può essere vietata la somministrazione di alcol, e che tra le ragazzine di 16-17 anni si registrino valori più alti rispetto alla media femminile nazionale – quasi il 4%, rispetto alla media del 2,8% – con un picco per le 18-24 enni (6,5%). Ma a preoccupare non sono solo i giovanissimi. Nel nostro Paese, infatti, la massima frequenza di consumatori a rischio si registra tra gli ultra 65enni. Oltre 4 milioni di bicchieri per i ‘nonni’ e 1 milione circa per le ‘nonne’ vengono consumati in eccesso quotidianamente. E questo spiega anche perché tra gli anziani si registra la più elevata frequenza di consumatori a rischio e di conseguenze alcol-correlate registrate in termini di carico di malattia – cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, incidenti stradali e domestici – con il relativo ricorso ai ricoveri. Gli anziani, infatti, perdono la capacità di metabolizzazione dell’alcol per la riduzione dell’attività dell’alcol-deidrogenasi, un enzima localizzato nel fegato e nello stomaco che consente di smaltire i bicchieri di troppo. Con questo enzima depotenziato, l’alcol circola immodificato incrementando il rischio di conseguenze tossiche e cancerogene. A questo si aggiunge anche la possibilità di interazioni con determinati farmaci. La prevenzione, dunque, è fondamentale. “Non possiamo dimenticare – dice Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – i 30 mila morti l’anno e i 110 mila ricoveri registrati negli ultimi dieci anni. Bisogna aumentare la consapevolezza per dare la possibilità di scegliere di non rischiare. E’ importante – continua Scafato – la ricerca per fare sviluppo e prevenzione. Bisogna fare pubblicità progresso, quella vera, che magari riesca a contrastare i 169 milioni di euro spesi in pubblicità di bevande alcoliche. Fondamentali, poi, il ruolo della scuola e della famiglia per imparare a gestire l’alcol”. 

Parkinson: controllare i sintomi con la chirurgia

La chirurgia cerebrale per trattare il morbo di Parkinson è più efficace delle sole medicine. Lo ha dimostrato uno studio inglese pubblicato dalla rivista Lancet Neurology, che ha esaminato una tecnica che consiste nell’inserire degli elettrodi nel cervello che rilasciano una corrente elettrica. Questa metodologia attiva le aree che controllano il movimento, migliorando i sintomi della malattia. I ricercatori hanno studiato 366 pazienti di cui una parte ha ricevuto sia l’operazione che le medicine, e l’altra solo le medicine. Dopo un anno i soggetti del primo gruppo hanno riportato una migliore qualità della vita. “Questa non è una cura – ha precisato alla Bbc Keith Wheatley dell’University of Birmingham – quello che fa il trattamento è controllare i sintomi, il che lo rende un’opzione importante”. Lo studio è durato 10 anni, ed è il piu’ grande fino a questo momento su questa tecnica. 

Parliamo di Ozonoterapia con …

Oggi parliamo di OZONOTERAPIA con il dott. Del Gaizo Carmine, medico specialista in Ortopedia e Traumatologia e Consulente di NEUROSPINE TEAM [Centro Specialistico di Chirurgia Spinale, con sede a Firenze], nostro Ospite in GALENOsalute.

L’impiego di una miscela di gas costituita da Ossigeno – Ozono viene sempre più largamente utilizzata nel trattamento del dolore di diversa origine. Dopo le prime utilizzazioni nel dolore vertebrale, sia esso dovuto ad una patologia degenerativa cronica della colonna (artrosi) o alla presenza di un vero e proprio conflitto disco – radicolare, questo gas sembra avere un ruolo importante nell’ambito del trattamento conservativo di patologie dolorose, traumatiche e non, che interessano anche muscoli, tendini e articolazioni.

La letteratura scientifica riconosce ampiamente a questo particolare “farmaco” una efficacia terapeutica almeno pari a quella di altri trattamenti, sottolineando sia la bassa incidenza di effetti collaterali dovuti all’azione propria del gas, sia quella di complicanze relative alle tecniche di applicazione, qualora vengano attuate “da mani esperte e nel rispetto delle Linee Guida”.

Meccanismo d’azione dell’ozono | I dati emersi dalla ricerca scientifica, riconoscono a questo gas un duplice ruolo, antiinfiammatorio ed analgesico. Tali effetti sembrano essere dovuti alla combinazione di diversi meccanismi d’azione:

  1. una minore produzione dei mediatori della flogosi (infiammazione) l’ossidazione (inattivazione) dei metaboliti algogeni, che agendo sulle terminazioni nervose inducono il dolore;
  2. un netto miglioramento della microcircolazione sanguigna locale, con un miglior apporto di ossigeno ed una più rapida eliminazione delle sostanze tossiche, indispensabili per la rigenerazione delle strutture anatomiche lese; ciò spiegherebbe i frequenti effetti di riparazione della lesione che possono essere presenti nei controlli diagnostici strumentali eseguiti a distanza dal trattamento;
  3. in riferimento poi al più specifico sistema di percezione del dolore, alcuni studi sembrano anche far ipotizzare, sulla base di un meccanismo riflesso (già dimostrato per altre tecniche terapeutiche, come ad esempio l’agopuntura), un effetto di potenziamento dell’attività del nostro sistema di modulazione del dolore ( un vero e proprio filtro “neuro-chimico” che contrasta l’ingresso dello stimolo doloroso nel nostro sistema nervoso centrale), con conseguente aumento delle endorfine endogene, coè la “morfina” prodotta dal nostro organismo.

INFILTRAZIONE PARAVERTEBRALE: individuato palpatorialmente lo spazio intervertebrale da trattare, si procede alla somministrazione della miscela di gas alla distanza di circa due cm. dalla linea mediana delle apofisi spinose. La somministrazione dell’ozono viene eseguita, previo test di aspirazione negativo, lentamente e a diversi livelli di profondità: muscolare e sottocutaneo. Anche in questo caso vanno garantite le norme di sterilità.

INFILTRAZIONE MUSCOLARE, SOTTOCUTANEA, TRANSLIGAMENTOSA, TRANSTENDINEA, INTRA-PERIARTICOLARE: la terapia iniettiva con miscela bilanciata di Ossigeno-Ozono è indicata nella sindrome miofasciale, nella patologia muscolo-tendinea traumatica e non, nelle artropatie degenerative (artrosi, artriti di anca, ginocchio, caviglia, e anche piccole articolazioni). L’infiltrazione è eseguita, previa accurata disinfezione, inserendo aghi molto sottili, sterili e monouso, utilizzando apposite siringhe e filtri antibatterici (l’Ozono è inoltre un potentissimo agente anti-infettivo) in modo da garantire una assoluta asepsi.

EFFETTI INDESIDERATI DELL’OZONO | E’ necessario distinguere fra gli effetti indesiderati legati direttamente all’azione dell’Ozono ed alla sua modalità di somministrazione, e le complicanze che invece possono essere correlate alla particolare tecnica di impiego.

Effetti indesiderati diretti | La somministrazione di ozono viene in genere ben tollerata, talora si può avvertire una sensazione di pesantezza e/o di lieve dolore urente (bruciore), comunque di breve durata e a risoluzione spontanea. Solo in casi eccezionali, lo stimolo doloroso indotto dalla puntura dell’ago può indurre una crisi vagale (bradicardia, calo pressorio e sudorazione) che per il carattere transitorio il più delle volte non necessita di alcun intervento.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con il nostro Ospite Specialista.

 

Presentazione del Prof. Marianno Franzini, presidente della Sioot (Società Italiana Ossigeno Ozono Terapia) 

Azione anti-infiammatoria degli omega-3

 I ricercatori dell’Università di Pittsburgh (Usa) hanno pubblicato uno studio che spiega il perchè i cibi ricchi di acidi grassi omega-3 riescono a ridurre i rischi cardiovascolari. Il capo-ricerca Francisco J. Schopfer e il suo team hanno infatti scovato una nuova classe di mediatori cellulari che sta alla base dell’azione degli omega-3. All’origine c’è un virtuoso meccanismo di trasformazione cellulare che parte da alcuni tipi di cellule immunitarie presenti nei tessuti infiammati, i macrofagi, e arriva fino ad alcuni sottoprodotti dei grassi ‘buoni’, capaci di un’azione antiossidante e antinfiammatoria. L’interesse per i risultati dello studio pubblicati su Nature Chemical Biology è legato a nuovi farmaci che potrebbero attivare la reazione positiva lì dove l’organismo lo richiede. 


 

Le misure correttive del Governo sulla spesa farmaceutica

Riduzione dei margini di grossisti e farmacisti, passaggio dell’erogazione di alcuni farmaci dall’ospedale alle farmacie, incentivazione dell’uso dei farmaci generici, il cui prezzo verrà per altro ridotto del 12,5% da giugno a fine dicembre 2010. Sono alcune delle misure previste dalla manovra approvata ieri dal Consiglio dei Ministri, suscettibile di qualche limatura prima della presentazione in Parlamento. Dal 2011 l’intervento è di 600 milioni di euro. In particolare, per il controllo della spesa, la rideterminazione delle quote di spettanza dei grossisti e dei farmacisti sul prezzo di vendita del medicinale al pubblico rispettivamente del 3% (dal 6,65% al 3,65%) per i primi e del 30,35% per i secondi. Il Ssn, nel procedere alla corresponsione di quanto dovuto alle farmacie, trattiene ad ulteriore titolo di sconto, rispetto a quanto già previsto dalla vigente normativa, una quota pari al 3,65% sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell’imposta sul valore aggiunto (Iva). La misura che dovrà consentire di reperire 300 milioni di euro per il 2010, che contribuiranno a garantire le risorse aggiuntive al finanziamento del Ssn, pari a 550 milioni di euro per l’anno in corso (gli altri 250 mln arriveranno dai risparmi ottenuti con il provvedimento nel suo complesso) consiste nel passaggio della distribuzione diretta di alcuni farmaci, per uso ambulatoriale o domiciliare ora somministrati negli ospedali, alle farmacie. A individuare i farmaci che passeranno dall’ospedale alla farmacia sarà l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto che racchiude la manovra, con l’obiettivo di ridurre la spesa farmaceutica ospedaliera, al momento in crescita galoppante. Tali farmaci, una volta che l’elenco sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, saranno “erogati attraverso l’assistenza farmaceutica territoriale e con oneri a carico della relativa spesa, per un importo su base annua pari a 600 milioni di euro”. Si punta a incentivare l’uso dei medicinali equivalenti. Dal confronto fra la spesa farmaceutica territoriale delle singole regioni, l’Aifa dovrà definire soglie di appropriatezza prescrittiva basate sul comportamento delle Regioni in cui si prescrivono più generici, cioè farmaci con un prezzo più basso, rispetto al totale dei medicinali appartenenti alla stessa categoria terapeutica equivalente. L’obiettivo è “mettere a disposizione delle regioni strumenti di programmazione e controllo per realizzare un risparmio di spesa non inferiore a 600 milioni di euro su base annua”. Milioni che restano nelle casse delle Regioni per i servizi sanitari. Con accordo Stato-Regioni saranno fissate linee guida per incrementare l’efficienza delle aziende sanitarie nelle attività di acquisizione, immagazzinamento e distribuzione interna dei medicinali acquistati direttamente, anche attraverso il coinvolgimento dei grossisti. Dal 2011 saranno erogati a carico del Ssn, in fascia A, non più di 4 specialità generiche con gare da parte dell’Aifa al prezzo più basso, a parità di dosaggio, forma farmaceutica e unità posologiche per confezione. La limitazione non si applica ai medicinali originariamente coperti da brevetto o che abbiano usufruito di licenze derivanti da tale brevetto. Il Ssn rimborserà pienamente solo il medicinale con il prezzo più basso. Se il paziente vuole un altro farmaco, la differenza di prezzo sarà a suo carico, come prevede la normativa vigente sull’erogazione dei farmaci equivalenti. Anche in questo caso, i risparmi ottenuti restano ai servizi sanitari regionali. Per i generi si prevede un taglio dei prezzi del 12,5% dal primo giugno al 31 dicembre 2010. E’ considerata una priorità l’esecuzione di “adeguati piani di controllo dei medicinali in commercio, con particolare riguardo alla qualita’ dei principi attivi utilizzati”. In funzione di tutte queste misure, il finanziamento del Ssn vedrà una riduzione di 800 milioni di euro dal 2012. Asl e ospedali dovranno motivare gli acquisti di beni e servizi a prezzi superiori a quelli di riferimento, sottoponendoli agli organi di controllo e revisione.


L’acido fosforico delle bibite gassate accelera l’invecchiamento

La passione per le bibite gassate può accelerare il processo di invecchiamento, per la presenza di acido fosforico, l’ingrediente che regala alla maggior parte dei soft drink il loro gusto particolare. A mettere in guardia i consumatori sono i ricercatori dell’università di Harvard (Usa), in uno studio pubblicato su Faseb. I test condotti sui topi mostrano che l’acido fosforico, presente anche nelle carni processate e nei dolci, fa avvizzire pelle e muscoli e può anche danneggiare cuore e reni. I risultati evidenziano, secondo il team di studio, le conseguenze potenziali di dosi elevate della sostanza incriminata. I ricercatori, coordinati da Shawkat Razzaque, hanno testato gli effetti dell’acido fosforico in tre gruppi di roditori. Al primo, modificato geneticamente, è stato aggiunto il gene klotho, in modo che avessero livelli di acido fosforico più alti del normale. Sono vissuti fra le 8 e le 15 settimane, facendo i conti con numerosi problemi di salute legati all’invecchiamento precoce. Il secondo gruppo, privo del gene in questione e dunque con livelli normali della sostanza, è tranquillamento arrivato alle 20 settimane di vita. L’ultimo gruppo di cavie ha seguito una dieta ricca di acido fosforico e i topi sono morti tutti entro le 15 settimane, come quelli del primo gruppo. 



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