Posts Tagged 'ipertensione arteriosa'

Zona Franca: Betula Alba

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari. 

Questa settimana parliamo di “Betula Alba”. 

Betula alba utile nella ritenzione idrica, nella cellulite, nei disturbi renali e nei dolori articolari, nei reumatismi e nell’artrosi, ipertensione arteriosa ed iperuricemia. 

BETULLA | famiglia delle Betulacee. Originaria dell’Europa centrale, del Canada, dell’Asia, la corteccia è di colore bianco, era chiamata ” Albero della saggezza”  perchè venivano impiegati i giovami rami a mo di verghe per stimolare la didattica degli allievi. Si usano le foglie, la corteccia, i rami giovani e le gemme. E’ utile per la ritenzione idrica i calcoli delle vie urinarie, la ipertensione, la cellulite, è una pianta diuretica e depurativa, utile anche per i disturbi renali, la litiasi renale, la renella, i reumatismi, la gotta, la cellulite Per uso esterno si usa per i capelli grassi, ha anche proprietà febbrifughe, usata per le malattie della pelle, negli edemi, per l’obesità, per l’uricemia alta, per il colesterolo alto, per la azotemia alta, per la albumina alta, per i parassiti intestinali, azione cicatrizzante e sudoripara. E’ un aiuto per la libido ridotta, è un rimedio prezioso nelle affezioni della vescica, è essenzialmente immunostimolante, drenante, rimineralizzante, tonico, in alcuni casi stimola la attività sessuale, aiuta anche nei casi di impotenza e di frigidità, specie la scorza delle radici.

Le foglie contengono flavonoidi, olio essenziale, ossidi sesquitepenici, tannini (leucoantocianidine), Vitamina C, acido clorogenico e caffeico, resine, alcoli triperpenici (derivati del lupano, lupeolo, betulinolo (alcol triperpenico, responsabile della pigmentazione bianca tipica della scorza di betulla), acido betulinico, dammarano, forse contiene anche saponine). La corteccia contiene triterpeni e loro saponine, betulina, canfora di betulla.

PRINCIPI ATTIVI | Olio essenziale, tannino, catechico, saponine, vitamina C, betulina, flavonide aglicone, miricetina, acido nicotinico, iperoside, ossidi sesquiterpenici, leucoantocianidine, acido clorogenico e caffeico, resine, alcoli triterpenici, derivati del lupano, lupeolo, betulinolo, acido betulinico e dammarano, salicilato, glucosidi.

La foglia, ha proprietà diaforetiche e diuretiche (favorite dalle saponine e soprattutto dai glucosidi flavonici). La diuresi che si ottiene è caratterizzata da un aumento di eliminazione dell’acqua e non dei sali, per quetso motivo sotto controllo medico potrebbe essere utile negli edemi cardio-renali anche se Commissioni Mediche ne sconsigliano l’uso in questi casi. L’olio essenziale di Betulla dovrebbe rafforzare l’attività diuretica, ma tenere presente che l’olio essenziale va somministrato solo dietro consiglio medico.Le foglie sono di aiuto in presenza di reumatismi, gotta, litiasi renale e nella prevenzione della formazione di renella, è un attima pianta per il “lavaggio” nelle affezioni delle vie urinarie. Utile nella cellulite, in quanto   aiuta la eliminazione e la scomparsa dei noduli fibroconnettivali, in quanto esercita una azione nella eliminazione dell’acido urico e del colesterolo. Esternamente le foglie di Betulla sono utili per farne impacchi contro la caduta dei capelli (come coadiuvante insieme ad altre piante) e per le afte. Si possono anche fare dei pediluvi contro il sudore dei piedi. L’estratto fluido e acquoso ottenuto dalle foglie sembra abbia una lieve attività antibiotica

Le gemme di Betulla hanno una notevole attività coleretica. La corteccia ed il legno di Betulla per distillazione secca danno una sorta di catrame che può essere utile nelle affezioni cutanee. L’olio essenziale, ottenuto dal catrame di Betulla in pomata si utilizza per i reumatismi o in prodotti per il massaggio sportivo. Il carbone di Betulla, finemente polverizzato ha una azione assorbente ed è utile nelle affezioni gastrointestinali accompagnate da meteorismo. La linfa di Betulla contiene due eterosidi, i quali liberano per via enzimatica, salicilato di metile ad attività analgesica, antinfiammatoria e diuretica, è utile per   l’iper-uricemia, in quanto la sua assunzione regolare per 2-3 mesila riduce del 20-30%., ottenendo una diminuzione del rischio  non solo vascolare, ma anche articolare. Sempre per la sua attività diuretica, può essere utile  nella litiasi urinaria. La linfa di betulla viene raccolta seguendo una tecnica particolare, all’inizo del mese di marzo, si praticano alcuni fori sulla corteccia esposta a sud, profondi da 2 a 5 cm leggermente obliqui verso l’alto, nei quali si intoduce un tubicino da cui defluisce il liquido in un recipiente posto a terra, un  tronco di 50 cm di diametro fornisce in 4 giorni una media di 3-4 litri di linfa, la raccolta è più proficua quando le betulle sono di media grandezza. Le foglie si preparano in infuso (mettere in acqua bollente, lasciare in infusione per 10 minuti,filtrare e bere). In commercio si trovano,  la polvere ridotta in compresse, gli estratti fluidi, la tintura madre ricavata dalla corteccia dei giovani rami freschi.

CONTROINDICAZIONI | alle dosi consigliate è una pianta sicura. Non usare in gravidanza e allattamento, cautela negli ipotesi.

 

Bibliografia:

Enrica Campanini ” Dizionario di fitoterapia e piante medicinali” Ed. Tecniche Nuove

A. Bruni – M. Nicoletti ” Dizionario ragionato di Erboristeria e di Fitoterapia” Ed.Piccin

Fonte erboristeria ed altro.com

Annunci

L’ipertensione primitiva in età pediatrica

L’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio cardiovascolare nell’adulto. Fino a non molti anni fa nel bambino l’ipertensione era considerata secondaria ad altre patologie, per lo più di origine renale, vascolare o endocrinologica. Recentemente è stata posta maggiore attenzione alla misurazione della pressione arteriosa in età pediatrica e questo ha permesso di evidenziare una prevalenza non trascurabile di soggetti con valori di pressione elevata di origine primitiva. Anche se è possibile che bambini di peso normale abbiano alti valori pressori, sono principalmente i soggetti in eccesso ponderale a presentare un riscontro di ipertensione primitiva o, meglio, secondaria all’eccesso di peso.

Nel bambino la pressione arteriosa si modifica con l’età e differisce nei due sessi, non esistono quindi valori fissi di cut-off per distinguere normalità e patologia; l’altezza, inoltre è una variabile indipendentemente correlata ai valori pressori. Ne deriva che per valutare correttamente i valori pressori di un bambino dobbiamo conoscere il sesso, l’età e l’altezza del soggetto. Poiché la pressione arteriosa è un parametro che varia con l’esercizio fisico e con lo stato emotivo, è importante rilevarla più volte (almeno tre misurazioni a distanza di tempo) e per ottenere un dato affidabile è consigliabile utilizzare il valore medio. I criteri proposti dal Task Force Report on High Blood Pressure in Children 2004 per l’interpretazione dei valori pressori sono riportati nella tabella (i valori dei percentili sono relativi all’età e all’altezza del bambino): 
 

Tabella. Criteri di interpretazione dei valori pressori nei bambini 


Per la misurazione è fondamentale utilizzare dei bracciali adeguati alla grandezza del braccio del bambino, poiché i bracciali troppo piccoli sovrastimano i valori pressori e quelli troppo grandi li sottostimano. Il monitoraggio della pressione arteriosa delle 24 ore, che nell’adulto è ben standardizzato e ampiamente usato per confermare e guidare la diagnosi di ipertensione, nel bambino non è utilizzabile su larga scala in quanto i valori di riferimento disponibili derivano da un campione numericamente limitato. Il monitoraggio delle 24 ore può essere eseguito, ma solo per integrare e non per sostituire ai fini diagnostici le misurazioni ambulatoriali e deve essere interpretato presso centri con esperienza riconosciuta.
Come nell’adulto, anche nel bambino l’ipertensione si associa a diversi fattori di rischio cardiovascolare. I bambini ipertesi hanno un aumento dei valori di insulinemia, glicemia, HOMA index (HOmeostasis Model Assessment, indice di insulinoresistenza), trigliceridi, colesterolo LDL e una diminuzione di colesterolo HDL rispetto ai soggetti normotesi. Questo fenomeno può essere spiegato con la maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità nei soggetti ipertesi rispetto ai coetanei normopeso e potrebbe essere dovuto, almeno in parte, all’aumentata resistenza insulinica propria dell’eccesso ponderale. In pratica, molti bambini con pressione arteriosa elevata potrebbero essere classificati come portatori di sindrome metabolica; è pertanto opportuno che vengano ricercate le alterazioni proprie di questa condizione nei bambini ipertesi, soprattutto se in eccesso di peso.

Come nell’adulto iperteso, anche nel bambino con pressione elevata possono essere presenti iniziali danni d’organo. In età pediatrica l’ipertensione si associa a un ispessimento delle pareti cardiache e a un aumento dell’indice di massa ventricolare, in particolare nei soggetti in cui siano contemporaneamente presenti elevati valori pressori ed eccesso ponderale. Lo spessore intima-media carotideo appare aumentato nei bambini ipertesi. Inoltre, soggetti obesi con elevati valori pressori presentano più frequentemente fenomeni di sleep-apnea rispetto a bambini in marcato sovrappeso, ma normotesi. Recentemente, in una popolazione ipertesa in età pediatrica, è stata dimostrata un’alterazione della funzione barocettiva, indicativa di un’iniziale alterazione neurovegetativa. 

La contemporanea presenza di altri fattori di rischio cardiovascolare o di iniziale danno d’organo impone una particolare attenzione nel trattamento che, pur mirato a ciascuna specifica alterazione, trova il suo minimo comune denominatore nella diminuzione dell’eccesso ponderale. Solo in casi del tutto eccezionali bisogna fare ricorso a farmaci antipertensivi, nella quasi totalità dei casi il trattamento è basato su cambiamenti dello stile di vita e dell’alimentazione. Tuttavia è importante che questi bambini vengano trattati, anche quando l’aumento della pressione supera solo di poco i valori limite, perché è noto che lo stato ipertensivo tende a mantenersi fino all’età adulta: vi è pertanto un lunghissimo periodo di tempo durante il quale si può instaurare un danno d’organo.  

Il trattamento non farmacologico prevede:

● riduzione di peso quando sia presente sovrappeso o obesità

● aumento dell’attività fisica, sia sotto forma di sport che di gioco di movimento

● riduzione delle attività sedentarie (televisione, videogiochi ecc.) a meno di 2 ore al giorno

● modificazioni dell’alimentazione che consistono in:

    – riduzione calorica se è presente sovrappeso o obesità,

   – dieta bilanciata sia dal punto di vista dei nutrienti che della distribuzione nell’arco della giornata,

    – consumo regolare di frutta e verdura,

    – riduzione dell’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico,

   – riduzione del contenuto di sodio (1,2 g/die per bambini da 4 a 8 anni; 1,5 g/die se > 8 anni). 
 

In conclusione: l’ipertensione primitiva in età pediatrica è un reale problema della nostra società e i bambini che vengono riconosciuti ipertesi vanno controllati e seguiti nel tempo, per mettere in atto cambiamenti dello stile di vita e dell’alimentazione, indispensabili per assicurare loro un buono stato di salute in età adulta.  

Fonte Medsolve – Autore Dott.ssa Simona Genovesi 

Bibliografia

National High Blood Pressure Education Program Working Group on High Blood Pressure in Children and Adolescents. The Fourth Report on the Diagnosis, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure in Children and Adolescents. Pediatrics 2004; 114: 555-76

Sorof JM, Lai D, Turner J, et al. Overweight, ethnicity, and the prevalence of hypertension in school-aged children. Pediatrics 2004; 113: 475-82

Sorof J, Daniles S. Obesity hypertension in children. A problem of epidemic proportion. Hypertension 2002; 40: 441-47

Chen X, Wang Y. Tracking of blood pressure from childood to adulthood: a systemtic review and meta-regression analysis. Circulation 2008; 117(25): 3171-80

Daniels SR, Loggie JMH, Khoury P, Kimball TR. Left ventricular geometry and severe left ventricular hypertrophy in children and adolescents with essential hypertension. Circulation 1998; 97: 1907-11

Sorof JM, Alexandrov AV, Cardwell G, Portman RJ. Carotid artery intimal-medial thickness and left ventricular hypertrophy in children with elevated blood pressure. Pediatrics 2003; 11: 61-66

Genovesi S, Pieruzzi F, Giussani M, et al. Analysis of heart period and arterial pressure variability in childhood hypertension. Hypertension 2008; 51: 1289-94

Srinivasan SR, Myers L, Berenson GS. Changes in metabolic syndrome variables since childhood in prehypertensive and hypertensive subjects: the Bogalusa Heart Study. Hypertension 2006; 48(1): 33-9

Feng JHe, Graham A, Mac Gregor. Importance of salt in determining blood pressure in children: meta-analysis of controlled trials. Hypertension 2006; 48: 861-9  

Scoperto il gene del cancro al surrene!

Una ricerca effettuata in campo internazionale ha identificato il gene responsabile del cancro del surrene. Il gene, chiamato ‘Tmem 127′ e’ descritto sulla rivista Nature Genetics e potrebbe essere responsabile anche di altre forme di tumore. E’ stato isolato e caratterizzato a Padova, dai ricercatori dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) in collaborazione con studiosi texani. Il gene e’ responsabile di una forma di tumore del surrene che puo’ causare crisi ipertensive, il feocromocitoma, un tumore raro ritenuto interessante perche’ puo’ essere geneticamente trasmesso e associato ad altri tumori. La scoperta è stata illustrata da Giuseppe Opocher, endocrinologo dell’universita’ di Padova e responsabile dell’Unita’ Tumori Ereditari dell’Istituto Oncologico Veneto. La ricerca e’ stata condotta in collaborazione con Patricia Dahia, del Cancer Therapy and Research Center di San Antonio.

Fonte Sanitànews

Per approfondimenti: Nature Genetics

Nel sonno il segreto per dimagrire!!

Se pensate al letto come sinonimo di pigrizia e quindi ostacolo per il dimagrimento, sbagliate di grosso. È ormai una realtà scientifica il rapporto fra metabolismo e ciclo naturale del sonno e della veglia, più precisamente fra gli ormoni e le fasi cerebrali. Una quantità di ricerche hanno stabilito una relazione tra la quantità e la qualità del sonno da una parte, e l’indice di massa corporea dall’altra. Sulla rivista specializzata Obesity, la ricercatrice Deanna Arble, che lavora per il Centro del sonno e della biologia circadiana della Northwestern University in Illinois, ha pubblicato uno studio che mette in luce dati interessanti. Analizzando topi da laboratorio, la dott.ssa Arble ha scoperto che una dieta ricca di grassi aumenta il peso in percentuali diverse a seconda dell’ora in cui vengono somministrati gli alimenti. Se durante gli orari diurni il peso sale del 20 per cento, gli stessi alimenti proposti ai topi durante le ore notturne produce un aumento di peso pari quasi al 50 per cento. Altri studi hanno ricavato dati coerenti con lo studio della Arble, anche se relativi alla possibilità di sviluppare il diabete. Secondo una ricerca dell’Università di Chicago, le persone sane costrette a un ritmo di vita che prevede soltanto cinque ore di sonno al giorno perdono progressivamente la sensibilità al glucosio, il che le predispone appunto al diabete, oltre che all’obesità. Un’altra ricerca, stavolta canadese, ha individuato nel cattivo funzionamento della melatonina, l’ormone che regola il rapporto fra le fasi di sonno e di veglia, un aumento del 20 per cento del rischio di insorgenza della malattia. Secondo la dott.ssa Arble, quindi, le prove di una profonda influenza dei ritmi circadiani – ovvero il ciclo dei processi fisiologici di un essere vivente nell’arco di 24 ore – sul metabolismo umano sono indubitabili: “tutti i principali elementi chiamati in causa nella regolazione del peso e dell’appetito sono influenzati dall’alternanza di sonno e veglia e hanno un andamento fluttuante nell’arco della giornata: il metabolismo dell’insulina, la funzionalità della leptina (l’ormone della sazietà), la regolazione della temperatura e molto altro. E questo significa che l’obesità può essere vista anche come una patologia derivante dalla perdita di armonia in questo delicato equilibrio”. A questo punto, quali potrebbero essere le strategie per riequilibrare questo rapporto? Al momento, non esistono farmaci in grado di regolare meccanismi tanto complessi e i medici suggeriscono pertanto di mettere in atto terapie comportamentali mirate, in poche parole di riprendere le vecchie e sane abitudini di una volta. La rivoluzione del tempo quotidiano indotta dalle nuove esigenze economiche che si sono presentate negli ultimi cento anni ha costretto il nostro organismo a far fronte a situazioni inedite. La mancanza del giusto riposo e la diminuzione complessiva delle ore di sonno sono andate di pari passo con l’aumento dei fenomeni di ipertensione, diabete, obesità, problemi cardiaci. Costretti a ritmi esasperati, la qualità della nostra vita peggiora e il nostro organismo alla fine presenta il proprio conto. Se si vuole veramente dimagrire, quindi, occorrerà che ognuno di noi operi una piccola rivoluzione nei comportamenti.

Fonte ITALIAsalute.it

Pressione alta: dalla Gran Bretagna l’alternativa chirurgica

Stress da strenne natalizie, grandi abbuffate a tavola e incontri ravvicinati con parenti irritanti. Risultato, la pressione sale alle stelle. La soluzione ad un cuore che batte all’impazzata potrebbe arrivare da un intervento chirurgico innovativo sperimentato in Gran Bretagna: un “filo anti-ictus” interrompe i segnali nervosi che in alcune persone causano l’ipertensione.

Il trattamento, chiamato ablazione renale del nervo simpatico, consiste in micro-bruciature praticate nei nervi che stimolano il cervello alzando la pressione sanguigna. Un’alternativa per quei pazienti sui quali non hanno effetto le pillole per la pressione alta o sono intolleranti ai medicinali, spiegano al Daily Telegraph i cardiologi del London Chest Hospital dove sono stati praticati i primi interventi.

Il primo a provare la cura è stato un uomo di 68, Anthony Henry, diabetico e cardiopatico. L’intervento dura circa un’ora, in anestesia locale. La pressione diminuisce nel giro di due settimane, e gli effetti anti-ipertensivi si stabilizzano entro tre mesi. Secondo Martin Rothman, il cardiologo che ha eseguito l’operazione, con questa metodica “si può ridurre la mortalità per ictus del 50%”.

“L’intervento offre un’alternativa alla dipendenza dai farmaci”, assicura al quotidiano britannico David Collier, ricercatore presso l’Unità di Ricerca Biomedica della Queen Mary University di Londra, che però avverte: “Non è il rimedio per una persona pigra alla dieta e all’esercizio fisico”.

Fonte SALUTE24.it 

Troppo sale fa venire infarti e ictus: un eccesso di 5 grammi al giorno aumenta il rischio di circa il 20 per cento

«Togliete almeno la saliera dalla tavola». È l’accorata richiesta di Pasquale Strazzullo, del Centro per l’Ipertensione al Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Federico II di Napoli. Strazzullo parla a ragion veduta: ha appena dato alle stampe, sul British Medical Journal un poderoso studio che ha dimostrato in maniera inequivocabile un legame consistente fra il consumo di sale e malattie cardiovascolari come ictus e infarti.

REVISIONE – L’esperto napoletano, assieme a colleghi del Centro Collaborativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’Università inglese di Warwick, ha passato al setaccio 13 studi che in passato hanno messo in relazione il consumo di sale con il rischio di malattie cardiovascolari, mettendo sotto esame un totale di oltre 170 mila persone. Verdetto senza appello: 5 grammi di troppo rispetto al consumo quotidiano raccomandato dall’OMS (pari a 5 grammi) aumentano del 23 per cento il pericolo di ictus, del 17 per cento la probabilità di infarto. «Per di più i dati arrivano da ricerche in cui spesso l’introito di sale è stato valutato attraverso questionari alimentari, cioè con un metodo non troppo preciso – fa notare Strazzullo –. La statistica ci insegna che a una scarsa accuratezza nella raccolta dati si associa una minor capacità di dimostrare l’effettiva esistenza di una correlazione. Noi l’associazione l’abbiamo vista eccome, nonostante le imprecisioni: significa che molto probabilmente l’effetto reale è ancora più marcato».

DIMEZZARE IL SALE – Nel mondo occidentale, dice ancora l’esperto, in media ingoiamo 10 o più grammi di sale al giorno: visti gli effetti, bisognerebbe almeno dimezzarlo. Ma come? Oltre al trucco della saliera, Strazzullo suggerisce: «A livello del singolo è bene usare la minor quantità di sale possibile durante la preparazione dei cibi: meno sale nell’acqua della pasta, nell’insalata, sulla carne e così via. Consiglio di farlo con gradualità, in maniera da abituare pian piano il gusto». Poi però c’è il sale “nascosto” nei cibi che compriamo: due terzi di quello che introduciamo arriva da lì. «Quando facciamo la spesa sarebbe opportuno far caso ai contenuti di sale dei prodotti che acquistiamo: se ne trova anche nei dolci, nei cereali, nei formaggi, nelle carni preparate, negli insaccati – consiglia ancora Strazzullo –. Purtroppo non sempre viene segnalato nelle etichette nutrizionali, ma si è aperta una fase di collaborazione e negoziazione fra le autorità sanitarie del Paese e le aziende produttrici per fare maggiore chiarezza e anche per arrivare a una riduzione dell’uso del sale nella preparazione dei cibi industriali: ad esempio, si sta discutendo con i panificatori per ottenere un taglio del sale nel pane, alimento fondamentale e anche simbolico nell’alimentazione italiana. Se non si arriverà ad accordi positivi, credo che bisognerebbe intervenire per legge per ridurre le quantità di sale permesso negli alimenti: gli effetti sulla salute sono troppo evidenti per ignorarli».

PAZIENTI – Anche perché c’è un piccolo dettaglio che fa riflettere: le persone coinvolte nelle ricerche appena analizzate erano sane. «Chi già ha un fattore di rischio cardiovascolare rischia presumibilmente ancora di più – dice l’esperto –. D’altro canto, un paziente può ricevere benefici più ampi e rapidi da una riduzione del sale nella dieta». Non bisogna por tempo in mezzo, insomma: al prossimo pasto, niente saliera sul tavolo.

Parliamo di DEFICIT ERETTILE con …

Tratteremo di DEFICIT ERETTILE con il dott. Antonino Pipitone, medico specialista in Endocrinologia e Malattie del Ricambio, Responsabile del Servizio di Diabetologia ed Endocrinologia dell’Ospedale di Adria (Rovigo), Esperto in Diabetologia, Diabete Gestazionale, Obesità, Disturbi dell’Alimentazione, Dislipidemie, Impotenza Sessuale, nostro Ospite in GALENOsalute.

Il deficit erettile è presente in molti pazienti diabetici sopratutto se associato all’ipertensione. Le cause e i modi con cui l’impotenza si manifesta possono essere diversi a seconda dei pazienti e dello stato di avanzamento della malattia diabetica.

Inizialmente si tratta di deficit erettile transitorio o temporaneo dovuto principalmente a problemi psicologici (il dover accettare la malattia, le cure, le paure per il futuro) che determinano calo dell’autostima (il paziente per ovvi motivi si sente menomato e ha scarsa fiducia nel futuro), si chiude, è depresso e si distacca dalle attività della vita personale e di relazione. Questa fase coincide solitamente con il periodo di difficile controllo metabolico a cui conseguono stati di grave iperglicemia. Il buon controllo terapeutico della glicemia, la stabilizzazione e l’accettazione della malattia consentono in questa fase il ripristino della attività sessuale spontanea ed è quindi fondamentale la tempestività nella diagnosi di malattia diabetica, il supporto psicologico e il controllo terapeutico del metabolismo glicidico.

In una fase più avanzata della malattia diabetica il deficit erettile diviene persistente a causa della neuro-angiopatia diabetica che determina una graduale e irreversibile compromissione vascolare e neurologica (ridotta elasticità dei vasi specialmente quelli dei microcircoli periferici e compromissione nervosa) con alterate risposte ai test di trasmissione e percezione nervosa centrale e periferica e agli esami dinamici per lo studio dei distretti vascolari.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con il nostro Ospite Specialista.


da gennaio 2011 ci trovi su HarDoctor News, il Blog

da gennaio 2011!

Il Meteo a Marsala!

Il Meteo

Bookmark & Share

Condividi con ...

Farmaci a prezzi imbattibili!

Farmacia On Line

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: